Il Grande assedio di Gibilterra (; ) fu un infruttuoso tentativo compiuto da parte della Spagna, in alleanza con la Francia, di sottrarre Gibilterra al controllo della Gran Bretagna, durante la guerra anglo-spagnola. Si trattò della più ampia operazione militare in termine di schieramenti messi in campo, specialmente con riferimento al grande assalto del 18 settembre 1782. L'episodio è inoltre ricordato per essere stato il più lungo assedio subito dalle forze britanniche, oltre a essere uno dei più estenuanti in assoluto della storia.
L'attacco e il susseguente blocco durò per tre anni, dal 1779 al 1783. Il 14 settembre 1782 gli anglosassoni distrussero le batterie galleggianti francesi e spagnole che assediavano la rocca e nel febbraio 1783 avviarono le trattative preliminari di pace, per cui lo stato di assedio cessò.
Contesto storico
Il terzo assedio a Gibilterra eseguito dalla Spagna era stato scatenato da dispute relative agli scambi di merce tra Europa e America. Già verso la fine del 1738 le relazioni diplomatiche tra Spagna e Gran Bretagna si acuirono: su richiesta della prima, si tentò di tenere un incontro nel Palazzo Reale di El Pardo, nel gennaio dell'anno 1739, ma il Parlamento britannico non accettò la mediazione del suo ministro Robert Walpole, che si mostrava a favore di un accordo con Madrid. Poco dopo avrebbe avuto luogo la guerra dell'orecchio di Jenkins, che indusse entrambi i paesi a dichiarare guerra il 23 ottobre del 1739 e ad avviare i primi piani di costituzione di fortificazioni difensive, in particolare, trincee, davanti a Gibilterra, da sempre fonte di liti tra le due potenze. Vedendo questi primi movimenti, la Gran Bretagna ordinò al viceammiraglio Edward Vernon di salpare da Portobelo e prestare rinforzo al contingente capeggiato dall'ammiraglio Nicholas Haddock di stanza nella baia di Algeciras.
Nonostante le ostilità permanessero negli anni successivi all'esaurimento del conflitto, non si verificò una nuova lotta subito dopo. Il 9 luglio 1746 il re Filippo V morì a Madrid: il suo successore, Ferdinando VI, avviò presto trattative con la Gran Bretagna per raggiungere accordi in ambito commerciale. Anche il parlamento inglese desiderava porre fine alle acredini e vide con ottimismo persino l'annullamento dell'atto che vietava di intrattenere relazioni economiche con la Spagna e la possibilità di cedere il possesso dello stretto alla corona iberica. La conferenza tenutasi ad Aquisgrana il 18 ottobre del 1748, che pose fine alla guerra di successione austriaca, terminò con la firma di un'intesa tra Spagna, Francia, Austria, oltre che con la Gran Bretagna, assicurando a quest'ultima Gibilterra e Maiorca. La politica di neutralità adottata da Ferdinando VI terminò alla sua morte, avvenuta nel 1759. Il nuovo monarca, Carlo III, sottoscrisse nel 1761 un "patto di famiglia" con il re di Francia Luigi XV: la Gran Bretagna reagì dichiarando guerra alla Spagna, causando gravi perdite per il suo commercio marittimo, e acquisendo le città di Manila (nelle Filippine) e L'Avana (a Cuba). Due anni dopo, una volta cessate le lotte, la Spagna se ne reimpossessò in cambio dei suoi possedimenti in Florida. Pochi anni dopo, nel 1779, con il trattato di Aranjuez Carlo III si assicurò un'alleanza con la Francia contro Londra a causa dei suoi interessi comuni in America e le rimostranze che entrambe le nazioni affermavano di soffrire a causa dalla Gran Bretagna.. In virtù di detto atto, entrambe le nazioni avrebbero dovuto agire di concerto per il recupero di Gibilterra, Minorca e di varie località spagnole in America. Nello stesso anno fu dichiarata guerra alla Gran Bretagna.
Il grande assedio
Il 21 giugno 1779, il confine con Gibilterra fu chiuso dagli iberici e, al contempo, sotto la direzione del governatore di Gibilterra George Eliott venne imposta la creazione di una corte marziale. Nella zona spagnola, il blocco era guidato da Martín Álvarez de Sotomayor e le forze di terra iberiche si componevano di due battaglioni di "guardie spagnole", due valloni, mille artiglieri e dodici squadroni di cavalleria, per un totale di circa truppe.. L'artiglieria eseguiva gli ordini di Rudesindo Tilly, mentre la cavalleria e i dragoni francesi facevano capo al marchese di Arellano.. Le forze marittime che dovevano svolgere azioni di supporto e contrasto nella baia erano sotto il comando di Antonio Barceló, il cui quartier generale aveva sede ad Algeciras: il militare aveva al suo seguito anche una flotta composta da diversi sciabecchi e cannoniere. Una flotta di undici navi e due fregate si trovava di stanza nel golfo di Cadice al comando di Luis de Córdova, con l'obiettivo di impedire il passaggio dei rinforzi britannici. Fin dai primi giorni dell'assedio, si iniziarono a ricostruire le vecchie postazioni per l'artiglieria dell'istmo, che andarono a completare quelle già realizzate negli anni '30 sotto la supervisione del marchese de Verboom. Questi lavori, parte di un ambizioso progetto di fortificazione realizzato in tutta la baia di Algeciras, fortificarono in particolare l'area dell'istmo nella cosiddetta linea di contrapposizione (o demarcazione) di Gibilterra, mentre il resto della costa appariva rinforzato da un gran numero di forti e batterie che erano in grado di scagliare il fuoco contro un singolo nemico. La costruzione di questi forti e delle batterie d'artiglieria era iniziata nel 1729, suscitando delle perplessità da parte delle autorità di Gibilterra durante gli anni seguenti. Nel mese di ottobre, uomini arrivarono in zona radunandosi in un punto di ritrovo ancora oggi chiamato Campamento, nei dintorni del forte di Punta Mala.. L'artiglieria doveva posizionarsi nell'area di La Atunara, vicino all'omonima postazione difensiva e più a ridosso del confine settentrionale.
Il governatore di Gibilterra, sir George Augustus Eliott, aveva a sua disposizione uomini, mentre l'ammiraglio Robert Duff, sempre di stanza presso lo stretto, una flotta composta da una nave da guerra, tre fregate e una goletta. La città scaricò il fuoco sui lavori di riparazione del forte il 12 settembre dalle postazioni di Green's Lodge, Wills e Queen Charlotte, vicino agli assedianti. La contro risposta iberica avvenne in maniera immediata e presto le batterie dell'istmo aprirono il fuoco su quelle situate alle pendici della roccia.
Il fulcro principale dell'assalto non riguardò però l'azione dell'artiglieria e un'aggressione frontale; questo tipo di strategia si era già dimostrata insufficiente nei precedenti assedi del 1704 e del 1727. Il blocco dei rifornimenti alla città costituiva un passaggio fondamentale, poiché nei precedenti tentativi di conquista era stato dimostrato che finché l'avamposto avrebbe disposto di viveri sarebbe stato in grado di resistere. In questo modo, durante le prime settimane, la flotta di Juan de Lángara y Huarte, situata in prossimità dello stretto, riuscì ad evitare l'arrivo di aiuti a Gibilterra, tanto che dopo pochi mesi la situazione all'interno delle mura si fece difficilmente sostenibile. Dalla città, la corte marziale aveva garantito, non appena nota la chiusura del confine, i contatti con il regno del Marocco per ricevere i rifornimenti necessari dai vicini porti nordafricani..
Fallimento dei negoziati
Nell'ottobre 1779 iniziarono i negoziati tra i governi spagnolo e britannico, al fine di esaurire i dissapori tra le due fazioni, essendo tra l'altro a quel tempo appena iniziata la guerra d'indipendenza nelle Tredici colonie, la quale non avvantaggiava affatto gli inglesi. Tramite il commodoro Johnstone, furono inviate comunicazioni al conte di Floridablanca per far sapere al governo spagnolo che Lord North, primo ministro del Regno Unito, era disposto a negoziare con Gibilterra per raggiungere una tregua. A partire dal 29 dicembre 1779, si tennero incontri tra Floridablanca e il chierico irlandese Hussey. Al suo ritorno a Londra, fu concordato che una cessione avrebbe avuto luogo solo se la Spagna avesse accettato di cedere alla Gran Bretagna le isole di Porto Rico, la fortezza di Omoa, un porto e un'area di estensione sufficiente nella baia di Orano oltre all'acquisto delle unità di artiglieria esistenti a Gibilterra e al risarcimento delle spese di fortificazione che erano state effettuate in città. Questi punti preliminari furono comunicati ai ministri britannici, rigettando fermamente la cessione dell'avamposto a qualsiasi titolo e mettendo in dubbio la capacità del commodoro Johnstone di mediazione tra i due paesi. Quando gli esiti delle deliberazioni vennero comunicati al ministro spagnolo, questi accettò di proseguire i dialoghi, accantonando la questione di Gibilterra. Le nuove pretese britanniche prevedevano che la Spagna rompesse i suoi legami di amicizia con la Francia: i termini, tuttavia, andarono totalmente respinti da Floridablanca.
L'approvvigionamento di Gibilterra
In città la fame cominciò a farsi sentire sugli assediati, mentre le autorità di Gibilterra attendevano l'arrivo dell'ammiraglio George Brydges Rodney che era salpato all'inizio del 1780 da Londra con l'ordine di sbarcare nel porto della città a tutti i costi.. Il cibo, in particolare il pane, scarseggiava, mentre i beni di prima necessità erano forniti a prezzi esorbitanti in quel momento. Malgrado varie navi fossero riuscite a portare cibo nello stretto dal Marocco, molti gibilterrini cominciavano a patire gli effetti di una cattiva alimentazione..
Il 16 gennaio la flotta che doveva rifornire la città assediata, composta da 21 navi di linea, avvistò le undici imbarcazioni che, al comando di Lángara, sostavano nei pressi di Cabo de São Vicente, allo scopo di impedire il passaggio di navi britanniche. Gli spagnoli non furono in grado di notare il gran numero di navi che si avvicinavano ad essi a causa della fitta nebbia che stava interessando la zona in quel momento; quando si riuscì finalmente a confermare la superiorità degli inglesi, Lángara scelse di ritirarsi fino a Cadice prima di affrontare il nemico.. Le navi britanniche intrapresero l'inseguimento di Lángara convinte del vantaggio che possedevano. Alle quattro del pomeriggio di quel 16 gennaio, entrambe le flotte si lanciarono in combattimento, nonostante il fatto che Rodney disponesse del doppio (secondo alcuni addirittura il triplo) delle unità. Dopo un'ora di feroci scontri, la spagnola Santo Domingo subì un incendio, il quale uccise tutti i suoi occupanti. Gli iberici ripiegarono verso Cadice, venendo inseguiti e intercettati in un breve lasso di tempo. Poco dopo, la nave dell'ammiraglio, la Fénix, fu circondata da un massimo di cinque vascelli britannici: il capitano fu ferito nel corso di un ammutinamento all'orecchio sinistro, vide cadere l'albero di mezzana e, constatando che si stava pure imbarcando acqua, alzò bandiera bianca. Dopo aver catturato cinque navi spagnole, l'ammiraglio Rodney giunse a Gibilterra il 18 gennaio con i rifornimenti necessari. Dopo aver lasciato diversi mezzi navali nella zona, marciò con il grosso della sua flotta verso Marbella, abbandonando le acque della baia e sfruttando il mare aperto prima del possibile arrivo dei rinforzi ostili da Cadice..