I Dialoghi platonici rappresentano la quasi totalità della produzione letteraria e filosofica di Platone: il suo corpus ne conta ben 34, a cui si aggiungono un monologo (Apologia di Socrate) e 13 Lettere.
Per quanto riguarda la scelta stilistica del dialogo come forma espositiva, è importante sottolineare come, in quegli anni, vi fossero tutte le condizioni per questa particolare scelta: da una parte, la sempre più vasta popolarità e fortuna della tragedia e della commedia, dall'altra il dialogare dei sofisti e di Socrate. Se non è dunque possibile sostenere che Platone sia stato il creatore del dialogo come genere letterario, è però verosimile che egli abbia colto la comune abitudine al dialogare e al porre quesiti, iniziando forse a stendere semplici questionari senza personaggi, affidando poi, in una seconda fase, alla figura di Socrate la funzione di protagonista di opere più strutturate e complesse.Secondo la testimonianza di Aristotele (Poetica 1447b), il dialogo socratico, genere di cui fanno parte anche i dialoghi di Platone, è stato fortemente influenzato dal genere teatrale dei mimi, in particolare quelli di Sofrone di Siracusa e Senarco.
Alcuni dialoghi, definiti pseudo-platonici o spuri (in greco nothoi, cioè apocrifi), sebbene attribuiti a Platone, erano considerati non autentici già dall'antichità, e per questo motivo esclusi dal corpus delle sue opere. Di alcuni ci sono noti solo i titoli (Midone, FeaciDiogene Laerzio III, 62.), mentre di altri sei possediamo il testo completo: Sulla giustizia, Sulla virtù, Demodoco, Sisifo, Erissia, Assioco. Oltre a questi, gli studiosi moderni concordano nel considerare spuri anche alcuni dialoghi ritenuti autentici dagli antichi: Definizioni, Ipparco, Minosse, Amanti, Teagete.F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, p. 26.
Il sistema di riferimento usato per la citazione di passi dai dialoghi di Platone è l'edizione della sua Opera omnia curata nel 1578 dal tipografo francese Henri Estienne (la famosa Edizione di Stephanus).
Cronologia dei dialoghi platonici Platone è l'unico filosofo antico di cui ci sono giunti tutti gli scritti, ordinati in nove tetralogie dal grammatico alessandrino Trasillo di Mende (I secolo d.C.). Già a partire dai primi decenni dell'Ottocento, però, filosofi e filologi si sono posti il problema dell'autenticità e della datazione dei singoli dialoghi, e a questo scopo sono state percorse due strade: da un lato, si è studiata l'evoluzione del pensiero dell'autore, ordinando i dialoghi in base allo sviluppo delle sue dottrine principali (specie la dottrina della idee); dall'altro, sapendo da fonti antiche che l'ultimo suo scritto dovrebbe essere Le leggi, si è tentato di individuare un'evoluzione stilistica in base alla somiglianza con lo stile di quest'ultima opera. A ciò si sono aggiunte, a fine Ottocento, le analisi stilometriche, che hanno confermato (eccetto che in rari e curiosi casi) i risultati fino ad allora raggiunti. Si è potuto così dividere la produzione di Platone grossomodo in tre momenti: uno giovanile, uno della maturità e uno della vecchiaia.F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, pp. 19-26.
Da un punto di vista stilistico, invece, i dialoghi sono suddivisibili in dialoghi diretti (o drammatici) e dialoghi narrati (o diegematici): mentre i primi riportano direttamente le affermazioni e i discorsi dei personaggi, i secondi sono riportati da un narratore presente alla discussione. Spesso è lo stesso Socrate a ricordare interi dialoghi, talvolta narrandoli ad amici, talvolta rivolgendosi direttamente al lettore; altre volte, voce narrante del dialogo può essere un personaggio che ha assistito alla discussione senza prendervi parte (come nel Fedone), o che ne ha semplicemente sentito parlare da altri (come nel Simposio o nel Parmenide). Non mancano poi casi di dialoghi misti, in cui ad una cornice in forma drammatica segue un dialogo narratoJohn E. Ziolkowski, The Bow and the Lyre: Harmonizing Duos in Plato's "Symposium", The Classical Journal, Vol. 95, No. 1 (Oct. - Nov., 1999), pp. 19-35..
Inoltre, va ricordato che in nessun dialogo Platone compare in prima persona:Platone cita il proprio nome solo in Apologia 34a, dove viene elencato tra gli amici disposti a pagare un'eventuale multa per Socrate, e in Fedone 59b, dove - non a caso - dice di essere assente all'esecuzione del maestro perché malato. gli studiosi quindi, di volta in volta, hanno cercato di individuare un personaggio che fosse il portavoce dell'autore. Solitamente questo ruolo spetta a Socrate, sebbene con l'avanzare degli anni il maestro ceda il posto ad altri eminenti personaggi (Parmenide nel Parmenide, lo Straniero di Elea nel Sofista e nel Politico, e via dicendo). Tuttavia, come suggerisce la stessa natura letteraria di questi scritti, è bene tenere presente che per comprendere il pensiero platonico non ci si può attenere ai discorsi di un solo personaggio, ma bisogna prendere in esame la struttura stessa del dialogo, le strategie argomentative adottate, i riferimenti testuali interni ed esterni, e infine lo sfondo su cui Platone mette in scena le discussioni.I dialoghi platonici hanno una forte componente teatrale, in cui gioca un ruolo chiave l'ironia. Cfr. Leo Strauss, The City and Man, Chicago 1966, pp. 58-59.
Gli albori della produzione platonica Gli studiosi sono oggi concordi nel ritenere che Platone abbia iniziato a scrivere i suoi dialoghi nei primi anni successivi alla morte di Socrate (399 a.C.). Prima di tale data, sembra che il giovane filosofo si sia dedicato alla composizione di tragedie, date alle fiamme a seguito dell'incontro con il maestro.Diogene Laerzio III, 4-5. Non mancano tuttavia ipotesi che anticipano la data d'inizio della produzione platonica. Alcuni autorevoli studiosi hanno infatti posto l'attenzione su un aneddoto narrato da Diogene Laerzio, secondo il quale si diceva che Socrate avesse letto il Liside di Platone e lo avesse trovato poco fedele alla realtà:Diogene Laerzio III, 35. tuttavia, anche in questo caso bisogna avere cautela, poiché se da un lato è possibile ipotizzare che Platone abbia iniziato a scrivere quando Socrate era ancora in vita, ciò d'altra parte non è dimostrabile, poiché non c'è modo di verificare l'attendibilità di questa e simili affermazioni, che lo stesso Diogene sembra riportare come dicerie allo scopo di dimostrare che il Socrate dei dialoghi non è il Socrate storico, ma un Socrate reinterpretato da Platone. Inoltre, va ricordato ancora una volta che queste tesi riscuotono scarso successo tra i membri della comunità scientifica.F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, p. 25.
Dialoghi aporetici o giovanili Il primo scritto di Platone, sulla cui autenticità non vi è controversia alcuna, è lApologia di Socrate, scritta probabilmente attorno al 395 a.C. nello stesso periodo del Critone, di cui è incerta l'antecedenza allApologia. Dopo la morte di Socrate, Platone, insieme ad altri socratici, aveva preferito riparare a Megara, presso la scuola del condiscepolo Euclide. Nei dodici anni seguenti, trascorsi tra brevi soggiorni ad Atene e una serie di viaggi dentro e fuori dai confini dell'Ellade (Italia meridionale, Egitto), due fatti lo convincono a riprendere la scrittura a favore dell'insegnamento del maestro: l'opuscolo diffamatorio di Policrate contro Socrate, e l'apertura della scuola di retorica di Isocrate (390 a.C.).F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, pp. 24-25, 35.
I dialoghi "socratici" di Platone vengono dunque a contrapporsi agli scritti polemici e retorici che circolavano ad Atene. Anzitutto, il dibattito verte sulla figura di Alcibiade e sul suo rapporto con Socrate: com'era stato possibile che il più famoso discepolo del filosofo si fosse reso protagonista dello scandalo delle erme, e fosse poi risultato un politico corrotto? E inoltre, era lecito equiparare Socrate ai sofisti?
In questo clima di dubbi e accuse, in cui anche la letteratura apologetica socratica sembrava incapace di rendere merito alla levatura di Socrate, Platone inizia la composizione di una serie di dialoghi (scritti generalmente in forma drammatica) che hanno come argomento la figura del maestro e la sua arte confutatoria: lApologia di Socrate e il Critone, lAlcibiade primo e Secondo (di autenticità dubbia), il Teage (spurio), lIppia maggiore e Minore (anche questi ultimi di autenticità contestata), il Lachete, lEutifrone, lo Ione, il Carmide e il Liside.
Anzitutto, Platone difende la figura di Socrate come educatore, mostrando come il giovane Alcibiade, fortemente legato al filosofo, fosse stato da lui ammonito a non cadere in un facile entusiasmo per la carriera politica: il suo comportamento nefando non è dunque da imputare a Socrate, bensì alla scarsa applicazione dell'allievo allo studio della filosofia.R. Li Volsi, Sulla cronologia dei dialoghi platonici, «Giornale di metafisica», XXIII, 2 (2001), pp. 225-229. Inoltre, connessa alla difesa di Socrate è anche la critica della cultura tradizionale ateniese, che investe l'ipocrisia religiosa (Eutifrone), la poesia (Ione), la vacuità dell'oratoria democratica (Menesseno). In tutti questi dialoghi Socrate pone delle domande ai suoi interlocutori, solitamente alla ricerca di una definizione a cui però il dialogo non giunge mai, poiché il filosofo si limita a confutare le affermazioni, mostrandone le contraddizioni (per questo motivo si parla di "dialoghi aporetici").F. Adorno, Introduzione a Platone, Roma-Bari 1997, pp. 33-34. Oltre a ciò, Platone si discosta via via dalla pura dottrina socratica per formulare un quadro introduttivo alla sua indagine, dimostrando che la filosofia:R. Li Volsi, Sulla cronologia dei dialoghi platonici, «Giornale di metafisica», XXIII, 2 (2001), p. 233.
deve mirare a un sapere “misurato”, e non ad un numero indeterminato di nozioni (Amanti, dialogo che però è considerato generalmente spurio); si qualifica come «scienza di sé e delle altre scienze» e «conoscenza del bene e del male» (Carmide);Carmide 168a, 174b. mira alla conoscenza dell'«amico primo, a causa del quale diciamo che tutte le altre cose sono amiche tra loro» (Liside).Liside 219c.
A chiusura del periodo giovanile trovano posto il Gorgia, il Protagora e il Menone. Questi dialoghi concludono una fase della produzione platonica per aprirne un'altra, e vediamo Platone mettere in campo temi che verranno poi approfonditi negli anni a venire (etica e politica, primato del Bene, reminiscenza e via dicendo). A questo gruppo è ascrivibile anche il Libro I della Repubblica (il cosiddetto Trasimaco).
Dialoghi centrali o della maturità L'apertura dell'Accademia nel 387 a.C. spinse Platone a indicare gli obiettivi del suo insegnamento, cercando di far leva sugli aspetti della disciplina che sarà oggetto di studio. A tale scopo, Platone adotta una nuova forma letteraria, passando dal dialogo diretto a quello narrato: come scrive nel Libro III della Repubblica, un uomo saggio, quando riporta un fatto, deve preferire la forma narrata a quella mimetico-drammatica, tipica invece dei poeti.Repubblica 392c-396e.
In questi anni, che vengono definiti "della maturità", Platone continua a nascondersi dietro la figura del maestro, dedicandosi però allo studio della «scienza del Bene»: il filosofo formula infatti quella che poi sarà ricordata come la dottrina delle idee, sviluppando temi che erano già presenti negli ultimi dialoghi aporetici. Nel Fedone, il dialogo dedicato alla morte di Socrate, Platone torna sulla dottrina della reminiscenza e fornisce l'unica definizione di «idea» dell'intero corpus; nel Simposio tema centrale è l'Eros filosofico, che tanta fortuna avrà nella filosofia e nella letteratura occidentale successiva; vi sono poi il Cratilo, dedicato ad argomenti di carattere semantico, e lEutidemo, teso a dimostrare l'inconsistenza dell'eristica.