La Confessione augustana è la prima esposizione ufficiale dei princìpi del Luteranesimo, redatta nel 1530 da Filippo Melantone per essere presentata alla Dieta di Augusta. A tutt'oggi è considerata uno dei testi base delle Chiese protestanti di tutto il mondo.

La Confessione augustana è formata da una prefazione, 28 articoli e una conclusione. In proposito venne composta da diversi teologi cattolici, su incarico di Carlo V, la Confutatio Pontificia, cioè un testo con osservazioni e critiche su ciascun punto della confessione di cui si riporta una sintesi. La Confessione è inoltre divisa in due parti concettuali: la prima parte, intitolata «I principali articoli della fede» contiene i primi ventuno articoli, che enumerano e spiegano i capisaldi della fede che sarà poi detta "protestante"; la seconda parte del documento (artt. 22-28), intitolata Articoli nei quali si passano in rassegna gli abusi che sono stati corretti, espone una serie di abusi diffusi nella vita spirituale del tempo e spiega le soluzioni proposte dalla nascente dottrina luterana. In tutta la seconda parte del documento trapelano sentimenti di sdegno e di esasperazione per il danno che le coscienze subivano da tali abusi. La Chiesa cattolica non negò che tali abusi esistessero o che andassero corretti, ma non ritenne che le cause o i modi di correggerli potessero essere quelli proposti.

Articolo 22: Delle due specie nel Sacramento Ai laici viene offerto tanto il vino quanto il pane nella mensa del Signore, perché questa usanza ha comandamento da parte del Signore in Mt 26, 27: «Bevetene tutti», dove Cristo ha chiaramente dato comando sulla coppa da cui tutti dobbiamo bere.

E per evitare che qualcuno sostenga artificiosamente che ciò ci riferisce ai soli sacerdoti, san Paolo in 1Cor 11,27 porta un esempio in cui appare che la congregazione tutta usasse di entrambe le specie. E questa usanza rimase a lungo nella Chiesa né si sa quando o per quale autorità sia stata cambiata. (…)

Anche in questo caso la Chiesa cattolica chiamò a sostenere la tesi opposta la sua stessa tradizione, i Padri della Chiesa stessa e il Vangelo nel solo episodio di Emmaus in cui Gesù, mostrandosi ai discepoli, officiò la comunione con solo il pane e non anche il vino. La Chiesa spiegò, inoltre, che il problema che si era posto, nei tempi antichi, e che aveva condotto al cambiamento era la difficoltà di amministrare un liquido a folle di persone tra cui vi erano sempre numerosi vecchi, malati e handicappati. Il prezioso sangue di Cristo non poteva correre il rischio di finire per terra a causa di una mano malferma e questo tendeva a succedere con una certa frequenza. Dunque si era ritenuto che 'Bevetene tutti' andesse inteso come rivolto solo ai sacerdoti e non a tutte le persone indiscriminatamente. Ai laici si sarebbe offerto il solo pane e una opinione contraria sarebbe equivalsa ad uno scisma.

Articolo 23: Del matrimonio dei preti Vi sono state frequenti lamentele per l'esempio di preti che non erano casti. Per questa ragione anche papa Pio si riporta che abbia detto che vi erano motivi per i quali il matrimonio doveva venire tolto ai preti, ma ben più gravi erano quelli per cui avrebbe dovuto venirgli reso. (…) Per questo i nostri sacerdoti erano desiderosi di evitare scandali evidenti e pertanto presero moglie e gli venne insegnato che era legittimo per loro contrarre matrimonio. Primo, perché san Paolo dice (1Cor 7,2-9): «Per non fornicare lasciate che ogni uomo abbia la sua propria moglie» ed anche «È meglio sposarsi che ardere». Secondo, Cristo dice (Mt 19,11): «Non tutti gli uomini possono ricevere queste parole», là dove egli insegna che non tutti gli uomini sono fatti per condurre una vita da soli; perché Dio creò l'uomo per la procreazione (Gen 1,28). Né è nel potere dell'uomo senza un dono particolare e per opera di Dio di alterare questa (volontà espressa nella sua) creazione.

Perché è evidente e molti hanno ammesso che da questo tentativo non è risultato alcun bene, alcuna vita onesta e casta, nessuna condotta Cristiana, sincera e retta, piuttosto un terribile e orrendo tormento di coscienze senza pace è stato provato da molti sino alla fine dei loro giorni.

E perciò coloro che non sono adatti a condurre una vita da soli debbono contrarre matrimonio. Perché nessuna legge umana, nessun voto possono annullare il comandamento e l'ordine posto da Dio. Per queste ragioni i preti insegnano che è legittimo per loro prendere moglie.

È inoltre evidente che nella Chiesa antica i preti fossero uomini sposati. Perché san Paolo dice (Tim 3,2), che va scelto come vescovo chi sia maritato. E in Germania, quattrocento anni fa per la prima volta, i preti furono violentemente obbligati a condurre una vita solitaria, il che incontrò una tale resistenza che l'arcivescovo di Magonza, quando fu per pubblicare il decreto pontificio su questa faccenda venne quasi ucciso nel tumulto che i preti inferociti scatenarono. E la gestione della cosa fu tanto crudele che non soltanto vennero proibiti matrimoni nel futuro, ma persino i matrimoni esistenti vennero stracciati, contrariamente ad ogni legge divina e umana, contrariamente persino ai Canoni stessi, posti non solo dai Papi, ma dai maggiori sinodi. Inoltre, molte persone di alta carica, intelligenti e timorate di Dio sono note avere spesso espresso timore che questo celibato forzato e il privare gli uomini del matrimonio (che Dio stesso ha istituito come libera scelta per l'uomo) avesse mai prodotto alcun risultato apprezzabile, ma avesse introdotto mali grandissimi e vizi perversi e molte inquità.

Vedendo inoltre che, all'invecchiare del mondo, la natura dell'uomo diviene più debole, è bene vigilare perché nessun altro vizio faccia danno in Germania.

Inoltre Dio ordinò il matrimonio come aiuto alla inferimità umana. I Canoni stessi dicono che il vecchio rigore deve, ora e da qui in poi, negli ultimi tempi venire allentato a causa della debolezza dell'uomo, il che è auspicabile venga applicato anche in questa faccenda. E ci si può aspettare che le chiese manchino di pastori una volta o l'altra se il matrimonio sarà ancora a lungo proibito.

Ma mentre la legge di Dio è in pieno vigore, mentre i costumi della Chiesa sono ben noti, mentre celibati impuri causano tanti scandali, adulteri ed altri crimini che meritano la punizione di un giusto magistrato, da tuttavia meraviglia che in nulla ci si applichi tanto crudelmente quanto nel matrimonio dei preti. Dio ha dato disposizione di onorare il matrimonio. In tutte le leggi delle società civili, persino tra i pagani, il matrimonio è tenuto in grande onore. ma ora uomini, e quindi, preti vengono crudelmente condannati a morte contrariamente agli intenti delle leggi Canoniche per nessun'altra causa che il matrimonio. San Paolo in Tim 4,3, riporta una dottrina malvagia che proibisce il matrimonio. Questo può venire prontamente compreso quando la legge contro le unioni venga mantenuta con tali punizioni.

Ma se alcuna legge dell'uomo può annullare le disposizioni di Dio, nemmeno può farlo un voto. In tal senso san Cipriano consiglia che le donne che non abbiano mantenuto la castità che avevano promesso debbano sposarsi. Queste sono le sue parole, libro I, epistola XI: ma se esse non vogliono o non sono in grado di perseverare, è meglio per loro sposarsi che cadere nelle fiamme della loro lussuria, non daranno certo offeso ai loro fratelli e sorelle.

E persino le leggi canoniche mostrano una certa indulgenza verso coloro che abbiano preso i voti prima di una età appropriata, come è stato sin qui generalmente facile (che si verificasse)."

La Chiesa cattolica manifestò su questo punto non solo un totale dissenso, ma anche un vero sbigottimento. Questo traspare dal tono della risposta e dal lungo elenco di esempi storici che portò a sostenere la tesi che i sacerdoti fossero i guardiani della Castità, della purezza, una virtù suprema senza la quale la santificazione del genere umano (e dunque la sua salvezza) non sarebbe stata possibile. La questione era, infatti, destinata a restare altamente controversa poiché entrambe le tradizioni si ritrovano nel corso della storia della Cristianità sin dai suoi primi inizi. Lo testimoniano le stesse parole dell'Apostolo Paolo sulla Castità che non è la chiamata di tutti e sul "meglio sposarsi che ardere" che entrambe le parti chiamarono a sostegno di tesi diametralmente opposte.

La Chiesa Romana fondamentalmente sostenne che la Castità fosse sempre stata richiesta per l'avvicinarsi a Dio e che fosse stato così anche ai tempi dei patriarchi soggetti alla "vecchia legge": quando officiavano si astenevano dalla moglie. Poiché la nuova legge, quella del Vangelo, chiama a un officio perenne, un sacerdozio ininterrotto, ne consegue che il sacerdote debba astenersi sempre e vivere in Castità perpetua. Come avrebbero potuto, infatti, due coniugi dedicarsi solo al Signore senza mancare verso l'uno verso l'altra?

Per la Chiesa di Roma la dedizione a Dio completa e profonda era basata su una preghiera ininterrotta che escludeva a priori la possibilità dell'amore terreno. In tal senso i matrimoni che erano stati sciolti, cui alludeva la Confessione, non lo erano stati davvero poiché, in quanto illegittimi e contrari alla Legge Canonica, non erano mai esistiti come legame reale, ma solo come reale malcostume.

La via della Castità restava incrollabilmente valida e resa possibile dall'esclusione dalle donne, dalla penitenza fisica e spirituale, dal lavoro, dal castigare i sensi dell'udito (e non prestare ascolto a sciocchezze, pettegolezzi, vanità) e della vista."Ma la Chiesa - termina la confutatio pontificia - non proibisce, perciò il matrimonio, tanto che lo enumera tra i sette sacramenti; Con ciò, comunque, è chiaro che sulla base del loro ministero superiore essa debba contare sulla superiore purezza degli ecclesiastici".

Articolo 24: Della messa "Le nostre chiese vengono falsamente accusate di abolire la messa; perché la messa è mantenuta presso di noi e celebrata con la massima reverenza. Circa tutte le cerimonie solite sono anch'esse mantenute, salvo che le parti cantate in latino vengono qua e là inframmezzate da inni in Tedesco, che sono stati aggiunti per insegnare alla gente. Perché le celebrazioni sono necessarie a questo solo fine, che gli ignoranti vengano istruiti su ciò che hanno bisogno di sapere di Cristo.

E non solo san Paolo ha comandato di usare nelle chiese un linguaggio compreso dalla gente, 1 Cor 14, 2-9, ma è anche stato ordinato dalla legge Civile. La gente viene abituata a partecipare insieme al Sacramento, se qualcuno ne ha le caratteristiche necessarie, ed anche questo aumenta la reverenza e la devozione del culto pubblico. Perché nessuno viene ammesso prima che sia stato esaminato. La gente viene anche ammaestrata sulla dignità e l'uso del sacramento, quanta gran consolazione porti ad una coscienza inquieta, che possono imparare a credere in Dio, ed attendersi da Lui ed a Lui chiedere tutto ciò che vi è di buono. (…) Questo culto è caro a Dio; questo uso del Sacramento nutre la vera devozione verso Dio. Non sembra, inoltre, che la messa venga celebrata con maggior devozione tra i nostri avversatori che tra di noi.