Il Partito Democratico () è un partito politico liberale statunitense, nonché uno dei due principali partiti del sistema politico statunitense insieme al Partito Repubblicano. Nel contesto politico statunitense odierno è considerato come il partito di centro-sinistra e della sinistra liberale (pur con le sue fazioni interne più conservatrici di centro e più socialdemocratiche di sinistra) in contrapposizione al Partito Repubblicano, che è invece diventato il partito della destra conservatrice, un'unione del liberalismo con il conservatorismo sociale e il tradizionalismo.

Nel 119º Congresso (in carica nel 2025-2027), il Partito Democratico è in minoranza sia alla Camera dei rappresentanti (conquistata nel 2018 ma persa nel 2022), sia al Senato (conquistato nel 2020 ma perso nel 2024).

Fondato col nome moderno nel 1828 dai sostenitori di Andrew Jackson, il Partito Democratico è il più antico del mondo tra quelli attivi, originando dal Partito Democratico-Repubblicano fondato da Thomas Jefferson, James Madison e altri influenti anti-Federalisti nel 1792. Dopo la spaccatura dei Democratici-Repubblicani nel 1828 si è posizionato alla destra dei centristi Whig, partito predecessore del Partito Repubblicano, che si può considerare con termini odierni di sinistra per quanto riguarda la questione della schiavitù. Il Partito Democratico dominò la politica statunitense dagli anni 1830 fino agli anni 1860, quando prese il sopravvento il recente Partito Repubblicano, formato nel 1854 da ex esponenti dei Whig e del Suolo Libero nonché da militanti di preesistenti movimenti antischiavisti, per contrastare la temuta espansione a ovest del sistema schiavistico degli Stati meridionali, dominati dai Democratici.

L'elezione del Repubblicano Abraham Lincoln nel 1860 portò a una cruenta guerra civile tra i Democratici secessionisti schiavisti sudisti che formarono gli Stati Confederati d'America e i Repubblicani, che erano a favore dell'Unione. Ciò causò diversi dissidi interni al partito, con fazioni in favore dell'Unione e fazioni schiaviste intransigenti (già alle elezioni presidenziali del 1860 vinte da Lincoln i Democratici proposero due candidati, uno del nord e uno del sud). Il Democratico Andrew Johnson, favorevole all'Unione, fu scelto come vicepresidente da Lincoln per le elezioni presidenziali del 1864, con i due che si presentarono insieme come il Partito dell'Unione Nazionale così da favorire il consenso dei Democratici che non avrebbero votato per un duo Repubblicano, mentre i Democratici presentarono il generale filo-sudista George B. McClellan. Il Proclama di emancipazione abolì la schiavitù, ma Lincoln fu assassinato nel 1865 e Johnson prese il suo posto. Ciò causò tensioni con i Repubblicani, soprattutto alla fazione più radicale in fatto di diritti civili per gli ex schiavi afroamericani. Durante l'era della ricostruzione i Democratici cercarono di bloccare l'emancipazione civile e politica degli afroamericani, soprattutto nel Sud, riuscendoci nel 1877 come parte di un accordo bilaterale per eleggere il Repubblicano Rutherford B. Hayes alla carica di presidente a seguito delle controverse elezioni presidenziali del 1876. I Democratici presero di nuovo il controllo degli Stati del Sud, tenendo una politica segregazionista.

Nonostante la questione schiavista, il Partito Democratico proponeva certe politiche egualitarie, era a favore della democrazia e si proclamava partito della gente comune. Si spostò più a sinistra nelle questioni economiche dopo la vittoria dell'ala populista di William Jennings Bryan nel 1896 e con il New Deal («nuovo corso»), conservando tuttavia nelle proprie file fino agli anni 1980 molti Democratici conservatori e populisti degli Stati meridionali ancora favorevoli alla segregazione razziale.

Il supporto dei sudisti favorevoli a politiche economiche di sinistra fu importante nell'attuazione del New Deal di Franklin Delano Roosevelt. La filosofia attivista a favore della classe lavoratrice di Roosevelt ha infatti rappresentato gran parte del programma del partito sin dal 1932. A partire dal 1948, con la desegregazione delle Forze armate statunitensi attuata dal presidente Harry S. Truman, i Democratici si sono spostati a sinistra anche sulle questioni sociali. L'azione a favore dei diritti civili della presidenza di Lyndon Johnson negli anni 1960 ruppe la fedeltà di partito dei Democratici del sud, ancora segregazionisti, che iniziarono ad abbandonare il partito per votare Repubblicano a livello nazionale a partire dalle elezioni presidenziali del 1968, continuando a votare Democratico per le elezioni locali fino agli anni 1980.

Dal 1972, con personalità quali George McGovern (che in quell'anno vinse le primarie), Edmund Muskie e Larry O'Brien, il partito si orientò su posizioni socialdemocratiche, ambientaliste e femministe, attraverso la promozione della controcultura, e al Free Speech Movement. Da allora il partito può essere definito di centrosinistra.

A partire dagli anni 1990 i Democratici hanno approvato il programma di Bill Clinton, la cosiddetta terza via; il movimento New Democrats, al quale apparteneva Clinton ha inoltre espresso come presidenti della repubblica successivamente Barack Obama e Joe Biden.

Sulle questioni di politica estera entrambi i partiti, Democratici e Repubblicani, hanno cambiato diverse volte le rispettive politiche. Inizialmente promotori del destino manifesto e dell'espansione a ovest, i Democratici sono diventati anti-imperialisti e isolazionisti sotto la presidenza di Grover Cleveland (liberista) e poi interventisti e internazionalisti a partire dalla presidenza di Thomas Woodrow Wilson (liberal-progressista). Durante la guerra fredda furono promotori dell'anticomunismo, ma avversari dell'ultraconservatore Repubblicano Joseph McCarthy. Molti attivisti Democratici si opposero alla guerra del Vietnam, alienati dal crescente militarismo e della nuova sinistra. Da allora il partito è diventato più pragmatico, aperto al multilateralismo; in tema di guerra, i Democratici approvarono l'interventismo in Jugoslavia negli anni 1990 e quello in Medio Oriente negli anni 2010, ma rigettarono in gran parte la guerra in Iraq a inizi anni 2000.

Struttura Come è tipico dei partiti politici degli Stati Uniti, il Partito Democratico non ha forme di iscrizione a livello nazionale e l'unica forma riconosciuta di adesione è quindi una dichiarazione di appartenenza (non vincolante) ai Democratici, ai Repubblicani oppure come indipendente all'atto della registrazione per il voto (che negli Stati Uniti avviene solo su richiesta). Tale dichiarazione in alcuni Stati federati è necessaria per la partecipazione alle primarie di partito (primarie chiuse).

A livello locale il Partito Democratico ha comunque partiti affiliati (uno per ogni Stato federato), ciascuno dei quali può prevedere forme di adesione di vario tipo, ma in generale l'appartenenza a un partito comporta obblighi meno stringenti rispetto ai partiti politici europei. L'unico organismo centrale al vertice del partito è il Comitato nazionale democratico, che non ha però il compito di fissazione del programma o di controllo dell'operato degli eletti, bensì quello di raccolta fondi e di coordinamento delle campagne elettorali nazionali e può appoggiare ufficialmente la campagna elettorale di un candidato, ma non ha la possibilità di selezionare le candidature.

Il suo simbolo informale è l'asinello con i colori statunitensi, la cui origine è da trovarsi in una vignetta satirica del 1837 che dipingeva Andrew Jackson come un Balaam moderno sul dorso di un'asinella, insinuandolo come sciocco e ignorante. In seguito rivendicarono con orgoglio questo simbolo, che rimase popolare per oltre un secolo.

Organizzazione statale Il partito presenta una organizzazione che prevede la propria presenza diretta in ognuno dei 50 Stati e dei Territori non incorporati tramite comitati, uffici e organizzazioni territoriali del Partito Democratico, ognuno guidato da un Presidente eletto dai funzionari statali e territoriali del partito, che possono essere eletti in elezioni interne. I funzionari e i comitati statali del partito organizzano convention, feste, iniziative sul territorio e supervisionano primarie ed elezioni locali per i propri candidati. La finanziazione diretta dei comitati statali del Partito Democratico è presente dal 2005, quando l'allora presidente del DNC Howard Dean ha avviato il progetto "50 States Strategy", che prevedeva il pagamento delle spese per tutte le attività dei comitati statali e del personale coinvolto.

I comitati statali si occupano di eleggere i delegati che prenderanno parte a tutte le iniziative nazionali del Partito Democratico, come le Convention Nazionali (convenzione generale del partito nazionale, che si svolge ogni 4 anni) o la presenza nel Comitato Nazionale.

Il Partito Democratico ha inoltre una propria organizzazione, che è strutturata come i comitati statali, per gli iscritti residenti all'estero, i Democrats Abroad.

I comitati statali del Partito Democratico sono chiamati con il nome "Partito Democratico" seguito dal nome dello Stato o Territorio in cui è presente (es. Partito Democratico della California), eccezion fatta per 2 Stati in cui il partito statale ha un nome diverso dal Partito Democratico:

In Minnesota, il comitato statale del Partito Democratico è presente come Partito Democratico-Contadino-Laburista del Minnesota (DFL), nato nel 1944 in seguito alla fusione del Partito Democratico del Minnesota e il Partito Contadino-Laburista del Minnesota. Nel Dakota del Nord, il comitato statale del Partito Democratico è presente come Partito Democratico-Lega Apartitica del Dakota del Nord (NPL), fondato nel 1956 dalla fusione del Partito Democratico del Dakota del Nord e della Lega Apartitica del Dakota del Nord.

I membri dei 2 partiti statali eletti a livello statale e federale sono catalogati con il nome del partito statale affiancato dal nome del Partito Democratico (D-DFL, D-NPL).

Storia Origini

Il Partito Democratico, il secondo più antico del mondo tra quelli attivi dopo il partito Conservatore britannico (Tory), Witcover, cap. 1, p. 3, 2003. ha origine dallo storico Partito Democratico-Repubblicano (inizialmente chiamato Partito Repubblicano essendo il termine «democratico» utilizzato principalmente dai suoi avversari per accusarlo di simpatie verso la Rivoluzione francese e preceduto dal Partito Anti-Amministrazione), fondato da Thomas Jefferson nel 1792. Questo partito propugnava una democrazia di piccoli proprietari terrieri indipendenti (soprattutto i nuovi pionieri dell'Ovest) e per questo avversava il potere centrale, visto come fautore degli interessi del capitale finanziario della Nuova Inghilterra, sostenuto dal Partito Federalista. Per questo il partito si fece sostenitore di una maggiore autonomia degli Stati federati rispetto alle decisioni di Washington e trovò sostegno anche presso i latifondisti schiavisti del sud.

Con la scomparsa del Partito Federalista negli anni successivi, il Partito Democratico-Repubblicano acquisì un vero monopolio sulla vita politica statunitense vincendo tutte le elezioni presidenziali dal 1800 al 1824 (rispettivamente con Thomas Jefferson, James Madison e James Monroe), tanto da dare vita a una sorta di regime monopartitico e per fare politica a livello nazionale era di fatto obbligatorio farne parte.

In breve tempo però comparve al suo interno una corrente erede dei Federalisti e degli interessi degli Stati del Nordest che finì col prendere il controllo del Partito Democratico-Repubblicano. La reazione degli Stati del sud e dell'ovest trovò il proprio capo partito in Andrew Jackson, che pose la propria candidatura autonoma alle elezioni presidenziali del 1828, causando la divisione del Partito Democratico-Repubblicano.