La storia dell'urbanistica è la disciplina che studia l'evoluzione degli insediamenti umani, a partire dall'antichità fino agli sviluppi contemporanei e contemporaneamente l'evoluzione dell'urbanistica come attività e disciplina che ha come fine la pianificazione, il riordinamento, il risanamento, l'adattamento funzionale di aggregati urbani già esistenti e la progettazione di nuovi aggregati.Giovanni Astengo, voce Urbanistica, in "Enciclopedia Universale dell'arte", vol XIV, 1970 Definizione
La storia dell'urbanistica studia in particolare l'evoluzione dei nuclei urbani abitativi, gli schemi delle città di fondazione nate sulla base di un preciso progetto urbanistico ed un intervento unitario, le conformazioni spontanee determinate spesso dall'orografia dei luoghi, la stratificazione storica degli impianti urbani e le logiche di crescita nel tempo.
Tali aspetti hanno avuto una complessa evoluzione, accompagnando sia la storia delle forme architettoniche sia i cambiamenti nella struttura sociale e politica nelle varie culture.
Nelle scuole si individuano spesso discipline più specifiche come la "Storia della città", "Storia delle teorie urbanistiche", "Storia urbana" (evoluzione sociale), lasciando alla "Storia dell'urbanistica" lo studio delle attività di pianificazione (progettazione delle strutture urbane).
Civiltà antiche
La necessità di avere un insediamento urbano in cui concentrare le attività di una comunità abbastanza vasta nacque solo in epoca neolitica, quando lo sviluppo dell'agricoltura e l'abbandono delle abitudini nomadi, resero necessaria un'organizzazione sociale complessa ed un insediamento stabile. La disposizione dell'agglomerato di capanne risponde a precisi intenti difensivi o simbolici e prevalgono le forme planimetriche circolari o subcircolari.
Successivamente una vera e propria rivoluzione urbana portò alla nascita di vere e proprie città in zone fertili, lungo grandi fiumi e vaste pianure agricole che consentivano di accumulare ricchezza con la produzione agricola, o in punti che costituiscono passaggi obbligati delle vie di transito e favorivano le attività artigianali e commerciali. I primi centri urbani dei quali abbiamo notizia, situati comunque al centro di un'intensa opera di organizzazione del territorio, erano situate in Mesopotamia (Uruk e Ur), in Palestina (Gerico), lungo il Nilo, nella vallata dell'Indo ed in Cina. Le ricerche archeologiche hanno messo in luce per questi insediamenti risalenti prevalentemente al IV millennio a.C., ma anche precedenti, tutti gli elementi costitutivi di ogni struttura urbana: diversificazione produttiva, diversificazione sociale nella conformazione delle abitazioni, strutture difensive, presenza di edifici e spazi specialistici. Non esisteva ancora, nei centri più antichi, una chiara ed intenzionale disposizione spaziale, anche se progressivamente si va a configurare un centro in cui si concentrano i templi ed il palazzo del re, l'edificio più vasto della città, che tende ad avere, sempre più, una struttura ordinata.
La fondazione di un insediamento urbano fu fin dall'inizio un'operazione non solo profana, talora di carattere politico-militare, ma anche e soprattutto religiosa. Di fatto predisporre lo spazio della città era ed è come se si disegnasse quello di un tempio. La scelta del luogo ideale, del tipo di terreno più adatto e della sua posizione rispetto all'orizzonte circostante, la determinazione del tempo e del momento astrale più favorevole per fondare una città erano elementi indispensabili per l'individuazione dello spazio umano da delimitare e da sottrarre al caos della natura e dell'imprevedibile ove non regna altra legge se non quella della sopraffazione.Le dieci città più antiche al mondo sempre abitate fino ad oggi sono: Gerico (Palestina, 10.000 a. Cristo); Damasco (Siria, 9000 a. C.); Argo (Grecia, 5000 a.C.); Biblo (Libano, 4500 a. C.); Faiyum (Egitto, 4200 a. C.); Sidone (Libano, 4000 a.C.); Erbil (Iraq, 3300 a. C.); Aleppo (Siria, 3000 a.C., ma già nel VI millennio a. C. vi fu probabilmente il primo nucleo cittadino); Gerusalemme, (Israele, 3000 a.C.); Beirut (Libano, 3000 a.C.). (Focus, n. 378, aprile 2024, pagg. 124-125).
Urbanistica greca
L'antica Grecia mise a punto, durante la sua complessa evoluzione culturale, ed in particolare nel V secolo, un modello di strutturazione urbana che ebbe molta importanza nella successiva evoluzione dei modelli urbanistici. Si tratta di un impianto costituito da una rete stradale ortogonale, fatto di strade principali (plateiai) e strade secondarie (stenopoi), che divide lo spazio in isolati quadrangolari regolari, spesso in strigae molto allungate (come a Neapolis). In questo tipo di impianto, mancando un centro integrato nella griglia ortogonale, i singoli quartieri e isolati avevano tutti un'importanza equivalente. Il centro simbolico e funzionale della città era invece quasi sempre in posizione decentrata, tradizionalmente posizionato su alture (acropoli). Questo schema urbanistico viene spesso chiamato "ippodameo" perché tradizionalmente la sua invenzione viene attribuita a Ippodamo di Mileto che probabilmente teorizzò l'applicazione di un metodo urbanistico già applicato empiricamente in precedenza, regolarizzando la disposizione a scacchiera regolare, ipotizzando un preciso ordinamento sociale e precisando l'importanza dell'orientamento.Emanuele Greco, La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane, 1999, 195 pp. ISBN 88-7989-507-9 In effetti molte anticipazioni di questa concezione di controllo geometrico della conformazione di una città si possono rintracciare nella costruzione di nuove città sulla costa ionica come Smirme (VII secolo) nella Magna Grecia come Metaponto o in Sicilia come Megara Iblea (VI secolo), che si differenziano da altre colonie per la regolarità degli isolati e per l'ortogonalità di alcuni assi viari.Piero Lo Sardo, Verso il canone della Polis, in "La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane" 1999, pag.85, ISBN 88-7989-507-9 Assi ortogonali adattati alla natura orografica dei luoghi si ritrovano in molte altre colonie come Siracura, Taranto, Locri, Selinunte, Poseidonia.Piero Lo Sardo, Verso il canone della Polis, in "La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane" 1999, pag.86-87, ISBN 88-7989-507-9
L'applicazione dello schema ippodameo così come teorizzato, si ebbe probabilmente per la prima volta nella ricostruzione di Mileto città dalla quale era originario Ippodamo. Un altro esempio ricordato speso è la città portuale del Pireo. Tuttavia la prima realizzazione esemplare della scacchiera con modulo quadrato progettato da Ippodamo potrebbe essere la città della Magna Grecia Thurii, presso Sibari, città di fondazione nata nel 444 a.C. su iniziative di Pericle e di molte città della madrepatria, che rappresentò l'intento di tradurre un progetto politico in architettura urbana, con il probabile intento di farne un centro coloniale panellenico;Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Laterza, 1990 (pp. 6-7) tra i suoi "padri" fondatori, oltre Pericle, potrebbero essereci il sofista Protagora ed il progettista Ippodamo di Mileto, facendola ritenere da alcuni studiosi il vero modello dell'impianto ortogonale e reticolare "ippodameo". Altre applicazioni si ebbero in epoca ellenistica (Pella, Priene) quando si andò configurando un centro urbano localizzato nel centro geometrico della città.
Città romane
Lo schema ortogonale greco influenzò anche la cultura etrusca, che quando si trattò di fondare nuove città lo utilizzò (Marzabotto, Gonfienti), dando all'atto fondativo un valore simbolico e sacro, regolando la pianificazione e la fondazione, secondo canoni rituali: linauguratio (la consultazione degli dei, prima della fondazione), la limitatio (il tracciamento del perimetro e dei limiti interni della città) e la consacratio (il sacrificio celebrato alla fondazione).
L'urbanistica romana fu l'erede degli schemi ortogonali di origine greca e della tradizione rituale etrusca relativa alla fondazione delle nuove città, fin da quella di Roma stessa così come narrata dai miti.
L'urbanistica romana, trovò attuazione nella fondazione di molti nuovi centri urbani sia nella penisola sia nelle province. La fondazione di nuove colonie fu infatti frequente sia in epoca repubblicana che in epoca imperiale e fu uno degli elementi duraturi ed essenziali dell'espansionismo romano. Per tali fondazioni o rifondazioni di insediamenti esistenti venne messo a punto uno schema generale basato sulla conformazione dell'accampamento militare (castrum). Tale schema, forse derivato da quello greco, era basato su due assi perpendicolari: il cardo massimo (molto spesso in asse nord-sud) e il decumano massimo (est-ovest): al loro incrocio, al centro simbolico e funzionale sorgeva il foro si svolgevano le riunioni politiche, veniva amministrata la giustizia, si esercitava il commercio e si svolgevano le cerimonie religiose. La forma della città era generalmente quadrangolare e l'applicazione dello schema era piuttosto flessibile, adattato alla conformazione dei luoghi, dando origine a schemi quasi mai completamente simmetrici in cui l'incrocio degli assi principali non sempre era il centro geometrico della città.
Lo schema di questo impianto ortogonale è ancora riconoscibile in numerosi centri urbani grandi, medi e piccoli in tutta Europa, per esempio Firenze, Pistoia, Lucca, Fondi, Aosta, Verona, Vicenza, Como, Aquileia, Torino, Jesi, Pavia, Cremona, Modena, Fano, Benevento, Parma, Ascoli, Padova, Trento, Asti, Imola, Bologna, Milano, Silchester, Colonia, Saragozza, Treviri.
La strutturazione urbana si estendeva, con modalità simili, anche al territorio circostante, soprattutto pianeggiante, mediante la centuriazione cioè la suddivisione geometrica del terreno agricolo secondo una scacchiera regolare che corrispondeva anche al reticolo idrico di bonifica.
Urbanistica medievale
Nel passato lo studio dell'urbanistica medievale era piuttosto trascurato,Luigi Piccinato, Urbanistica medievale, 1993 (1978) nonostante in tale periodo siano nati un gran numero dei centri urbani.
I nuovi insediamenti ebbero origine in due distinte fasi storiche. Nell'alto medioevo e fino all'XI secolo vengono creati, soprattutto per iniziativa feudale, nuovi insediamenti in altura, con funzione difensiva e scarsa regolarità d'impianto (castelli), per farne il rifugio di abitanti della costa o del piano al fine di sottrarli a minacce ed impaludamenti. A tale tipologia corrispondono anche i castelnau francesi. Forse a questo periodo sono dovuti i primi schemi urbanistici radiali, dovuti alla posizione su un'altura tondeggiante che conduce ad un perimetro tendente al circolare ed a un doppio sistema stradale concentrico o radiale.
Invece a partire dal XII secolo, ma soprattutto tra XIII e XIV secolo, sorsero in tutta Europa numerosi centri urbani di "colonizzazione", al fine di popolare o ripopolare e controllare aree poco urbanizzate o rimaste in posizione marginale durante l'Alto medioevo, ed in particolare alle aree di pianura, impaludate, da bonificare. Le cause di questo fenomeno, particolarmente imponente nelle aree fuori dall'Italia, meno urbanizzate in epoca romana,Luigi Piccinato, op. cit., 1993 pag.5 ma anche nell'Italia centro-settentrionale, sono molteplici e variabili a seconda delle regioni geografiche. Si impose nuovamente lo schema urbanistico ortogonale sia pure con notevoli varianti.