Biografia
Laurea e insegnamento Laureatosi in lettere a Firenze nel 1895, inizialmente si dedicò alla storia medioevale, sotto la guida dello storico Pasquale Villari, dimostrandosi uno dei migliori giovani storici della sua epoca. Dopo aver insegnato latino dall'ottobre 1895 in una scuola media di Palermo, fu professore di Storia e Geografia dal 1896 nel Liceo Torricelli di Faenza e dal 1898 nel liceo classico "Pietro Verri" di Lodi.
A ventotto anni ottenne la cattedra di Storia moderna a Messina (1901). Qui nel 1908, a causa del catastrofico terremoto, perse la moglie, i cinque figli e la sorella, rimanendo l'unico sopravvissuto di tutta la sua famiglia; aveva 35 anni. Dal 1910 insegnò storia all'Università di Pisa e infine dal 1916 a quella di Firenze. Tra i suoi allievi vi furono Carlo Rosselli, Federico Chabod, Ernesto Rossi e Camillo Berneri.
Fu membro dell'Accademia Peloritana dei Pericolanti.
La scuola pubblica Nel 1901 fu tra i promotori della Federazione nazionale insegnanti scuola media, fondata a Bologna insieme a Giuseppe Kirner, che ne divenne il primo presidente. L'associazione si proponeva di organizzare i docenti della scuola media italiana e di sostenere il miglioramento delle loro condizioni professionali e giuridiche, collegando la tutela degli insegnanti a una più ampia riforma democratica della scuola.
Socialista federalista Aderì al Partito Socialista Italiano e alla corrente meridionalista, collaborando, dal 1897, alla rivista Critica Sociale, mostrandosi tenace sostenitore del suffragio universale e del federalismo, visto come unica possibilità per risolvere la questione del MezzogiornoZeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994. ISBN 88-420-4380-X, cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del nord e contadini del sud, sulla necessità dell'abolizione del protezionismo e delle tariffe doganali di Stato (che proteggono l'industria privilegiata e danneggiano i consumatori), e della formazione di una piccola proprietà contadina che liquidasse il latifondoLauria Pierpaolo, Le prime battaglie di Gaetano Salvemini: Socialismo, meridionalismo, interventismo, scuola e laicità, Roma: Drengo, Rivista di Storia e Cultura del Mediterraneo: 2, 1 2, 2013..
Salvemini denunciò il malcostume politico e le gravi responsabilità di Giolitti (dissesto della Banca Romana) con il libro: "Il ministro della mala vita" (1910). Esponente della corrente meridionalista del PSI, si scontrò sui temi sopra citati con la corrente maggioritaria di Filippo Turati, alimentando il dibattito interno al partito. In seguito però a una mancata manifestazione del partito contro lo scoppio della guerra italo-turca (1911),Alla guerra si disse decisamente ostile anche Leone Caetani che, anche per l'amicizia con Salvemini e per sederglisi vicino in Parlamento, ebbe dai suoi detrattori il soprannome di "Principe rosso". uscì dal partito socialista.
Assiduo collaboratore della rivista fiorentina «La Voce», nell'autunno del 1911 il periodico sceglie di appoggiare la Campagna di Libia. In predicato di assumerne la direzione, Salvemini abbandona La Voce per fondare, il 16 dicembre 1911, il settimanale «L'Unità»Francesco Giubilei, Strapaese, Odoya, 2021, pp. 47-48.. Il programma della rivista rispecchia le idee del fondatore: la vera unità italiana deve essere realizzata con l'autonomia e il federalismo. Salvemini diresse L'Unità fino al 1920; nello stesso periodo lavorò al progetto di fondare un nuovo partito, meridionalista, socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio: la Lega Democratica per il rinnovamento della politica nazionale. Mussolini nel 1914 lo invitò a rientrare nel Partito Socialista.
Interventista Nel 1914 passò su posizioni interventiste, dichiarandosi convinto del carattere "anacronistico" degli imperi austro-ungarico e tedesco e auspicandone la distruzione, nell'interesse dell'Italia. Nell'ottobre 1914 si complimentò con lo stesso Mussolini quando abbandonò le posizioni neutraliste. Salvemini fu uno dei capifila del cosiddetto interventismo democratico, che giustificava la guerra da posizioni "di sinistra": in nome cioè dell'ostilità all'antico ordine e in funzione dell'autoaffermazione dei popoli. Un'impostazione, questa, in linea con quella del presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, fautore dell'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America a fianco delle potenze dell'Intesa. Con l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, si arruolò volontario ma fu congedato per malattia nel dicembre del 1915.
Sul finire della guerra Salvemini espresse però la propria delusione per la mancata realizzazione delle speranze in un superamento delle rivalità antipopolari tra gli Stati e in una partecipazione democratica dei popoli alle decisioni dei governi.
Deputato e antifascista Eletto deputato nel 1919 in una lista combattentistica, lo rimase fino all'aprile 1921, quando non si ricandidò, invitando a votare PSI. Apprese a Parigi della marcia su Roma, nell'ottobre 1922, e con l'avvento del fascismo, si schierò contro Mussolini, aderendo al PSU di Turati. Tuttavia, Salvemini, come altri intellettuali del tempo, sottovalutò inizialmente il fascismo, ritenendolo una «disgustosa tragedia brigantesca e carnevalesca» che non sarebbe durata a lungo dopo il delitto Matteotti, nel giugno 1924Cosimo Ceccuti, Mussolini nel giudizio dei primi antifascisti (1921-1925), Mondadori, 1983, p.67. Strinse dal 1923 un profondo sodalizio ideale e politico con i fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli e con Ernesto Rossi, che videro in lui un comune maestro.
Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, mentre nello stesso anno Salvemini, i due Fratelli Rosselli, Ernesto Rossi, Nello Traquandi e Dino Vannucci fondarono a Firenze un giornale antifascista clandestino, il Non Mollare.
Arrestato a Roma dalla polizia fascista l'8 giugno del 1925, dopo esser stato processato insieme con Ernesto Rossi, poté godere di un'amnistia in luglio.
L'esilio Nell'agosto 1925 si rifugiò in Francia e in novembre si dimise dall'università di Firenze. Raccolse elementiPer alcuni appunti manoscritti tratti dalla sua lettura degli atti processuali, v. Manoscritti di Salvemini contenuti nel patrimonio archivistico della fondazione Giangiacomo Feltrinelli, pp. 2-3. sulle accuse mosse da Giuseppe Donati contro il direttore generale della pubblica sicurezza generale De Bono, in ordine al delitto Matteotti, nonché la copia dell’istruttoria del processo Matteotti svolta inizialmente da Mauro Del Giudice, presidente della Sezione d'accusa della Corte d’Appello di Roma; li utilizzò per la pubblicazione, nel 1927 a New York, e Londra nel 1928, di The Fascist Dictatorship in Italy:
A Parigi fu poi raggiunto dai fratelli Rosselli e nel novembre del 1929 fu tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (GL), nato per iniziativa dei fratelli Rosselli e di altri intellettuali democratici tra cui Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Francesco Fausto Nitti e Alberto Cianca. Gruppi di GL si formarono in Italia soprattutto tra studenti universitari. Molti degli aderenti di GL (tra cui Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Leone Ginzburg) furono arrestati e condannati a lunghe pene detentive.
Salvemini si trasferì poi in Gran Bretagna, dove fu protagonista di una dura polemica con George Bernard ShawGaetano Salvemini. Fascism At Home, Economist, [London, England], 11 July 1931: 72+. The Economist Historical Archive, 1843-2012..
Professore all'Università di Harvard Arthur Meier Schlesinger Sr., presidente del dipartimento di storia dell'Università di Harvard degli Stati Uniti d'America, nel 1929 invitò Gaetano Salvemini a insegnare a Harvard e Salvemini dal 1933 fu membro a pieno titolo del dipartimento, ottenendo una cattedra di storia della civiltà italiana e prendendo anche, alla fine del 1940, la cittadinanza statunitense.
A partire dal 1943 pubblicò Le lezioni di Harvard sulle Origini del fascismo in Italia. Destinate a suoi studenti statunitensi, esse chiarificavano e rendevano più comprensibili situazioni e fenomeni della storia italiana, con un'esposizione di straordinaria nitidezza, facendo di quest'opera uno strumento prezioso per coloro che non conobbero il fascismo. Le lezioni hanno un tono più meditato e meno polemico rispetto ad altri scritti precedenti sul fascismo; quest'opera costituisce quindi il pensiero salveminiano più maturo intorno al fascismo, riconfermando l'idea di Salvemini che l'insegnamento della storia sia il più valido strumento di libera educazione civile.
Salvemini fu inoltre una figura familiare negli anni della gioventù di Arthur Schlesinger Jr., redattore dei discorsi elettorali detti allora della Nuova Frontiera per John F. KennedyStrategia di pace. I discorsi della Nuova Frontiera. John F. Kennedy. Mondadori. 1965. ASIN B00A30WRXULa nuova frontiera. John Fitzgerald Kennedy. Scritti e discorsi (1958-1963). Donzelli Editore. 2009, pp. 160. ISBN 8860363837..
Profonda, pur con molti dissensi, l'amicizia che lo legò in questi anni a un altro grande esule antifascista: don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, testimoniata da un fitto carteggio. Fu inoltre in rapporti di reciproca stima con Arturo Toscanini.
Docente itinerante
Durante la seconda guerra mondiale Salvemini tenne negli Stati Uniti d'America, nel Regno Unito e in Francia, conferenze e lezioni universitarie, si batté per una politica contro fascismo, bolscevismo, clericalismo e monarchia italiana. Nel 1939 fondò la Mazzini Society, insieme con un gruppo di aderenti a GL, di repubblicani e antifascisti democratici, tra cui Lionello Venturi, Giuseppe Antonio Borgese, Randolfo Pacciardi, Michele Cantarella, Aldo Garosci, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani e Max Ascoli. La loro posizione era contraria alla monarchia e all'accordo stipulato a Tolosa fra comunisti, socialisti e altri aderenti a GL.
In questo periodo di esilio Salvemini pubblicò vari volumi in lingua inglese, tra i quali The Fascist Dictatorship in Italy (1928), Under the Axe of Fascism (1936) e Prelude to World War II.
Rientro in Italia Dopo un breve viaggio nel 1947, tornò definitivamente in Italia nel 1949 e riprese l'insegnamento all'Università di Firenze per un biennio. In occasione della lezione inaugurale, esordì con la frase: "Come stavamo dicendo l'ultima volta...", riprendendo un espediente retorico codificato in una storica frase d'autore latina, "dicebamus externa die".
Continuò a vari livelli la sua lotta politica, ispirata a una visione laica della vita, all'avversione contro dogmatismi e fumosità ideologiche, contro la burocrazia, il clericalismo e lo statalismo, quale fautore di un riformismo democratico, in comunità d'intenti con Ernesto RossiDa Il Mondo di Mario Pannunzio: "si schiera incondizionatamente a favore della Legge truffa. La frase: “Turatevi il naso e votate i laici alleati con la Dc” è di Gaetano Salvemini, che la dice in quell’occasione"; v. S. Truzzi, Stefano Rodotà, l’autobiografia in un’intervista: formazione, diritti, giornali, impegno civile e politica, Il Fatto quotidiano, 24 giugno 2017..
Si oppose al governo democristiano e al Fronte Democratico Popolare, sostenendo la necessità di abrogare il Concordato e i Patti Lateranensi e difendendo la scuola pubblica contro le riforme, da lui giudicate reazionarie, dei governi. Nel 1954 rinunciò alla cittadinanza statunitense per motivi politici.
Nel 1955 ottenne dall'Accademia dei Lincei il premio internazionale Feltrinelli per la storia e la laurea honoris causa dall'Università di Oxford.
Morte ed eredità