La lingua sogdiana (o sogdiano) è una lingua medio-iranica del ramo orientale parlata principalmente nella regione dell'Asia centrale detta Sogdiana (situata a cavallo dell’odierno Uzbekistan, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan) e il cui centro principale era la città di Samarcanda.

È uno degli idiomi medio-iranici meglio conosciuti e attestati insieme al medio-persiano e al partico.

Non sono attestate fasi della lingua precedenti al cosiddetto “antico sogdiano” (inizio IV secolo d.C.), sebbene il fatto che la regione sia menzionata nelle iscrizioni antico-persiane faccia supporre che la lingua fosse identificabile già durante l'era degli achemenidi (559–323 a.C.).

Come il khotanese, il sogdiano potrebbe aver posseduto una grammatica e una morfologia più conservative rispetto al medio-persiano. La moderna lingua iranica orientale yaghnobi è la discendente di un dialetto sogdiano parlato intorno all'VIII secolo nell'Ostrushana, una regione meridionale della Sogdiana.

Introduzione La lingua sogdiana fu identificata per la prima volta da Friedrich Carl Andreas1 Friedrich Karl Andreas (14 aprile 1846, Batavia, Indie orientali olandesi, ora Jakarta, Indonesia - 3 ottobre 1930, Göttingen, Germania) - Linguista tedesco, orientalista, iranista. Rappresentante dell'antica famiglia reale armena dei Bagratuni. in alcuni manoscritti manichei scoperti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo nell'oasi di Turfan (Turkestan orientale, odierno Xinjiang).

Il termine "Sogdiani" (suγδīk) non è un etnonimo ma si riferisce alla popolazione multietnica che parlava questa lingua (cfr. Erodoto sogdoi), mentre Sogdiana/Sogd (greco: Sogdianē, Avestico: Suγδīa-, Suxda-) indica la zona dove essi vivevano. Nei documenti sogdiani si trova il coronimo suγδ- (scritto swγδ) e con metatesi sγuδ- (scritto sγwδ, antico-persiano Sug(u)da-; nelle fonti cinesi è indicata come Suli). La Sogdiana è menzionata nell'iscrizione rupestre trilingue a nome di Dario I (fine VI - inizio V secolo a.C.) a Bisotun.

Il territorio dei Sogdiani era situato tra la valle del fiume Zeravshan in Asia centrale avente per centro principale la città di Samarcanda (cioè il territorio dell'attuale Uzbekistan e Tagikistan) e l’Ostrushana (una regione montuosa nel corso superiore del fiume Zeravshan). L'insediamento degli antichi Sogdiani in questo territorio è datato alla seconda metà del II/inizio del I millennio a.C. Secondo Erodoto (n. tra 490 e 480 a. C. - m. 424 ca.), Tolomeo (n. 100 d. C. circa - m. dopo il 170) e Strabone (n. 60 aC. ca. - 20 d.C. ca.) il confine meridionale della Sogdiana era rappresentato dal fiume Oxus (Amu Darya). Lo spostamento dei Sogdiani al di fuori della valle dello Zeravshan (fine IV-III secolo a.C.) è probabilmente da collegare all'invasione dell’esercito di Alessandro Magno. Secondo fonti cinesi, la penetrazione dei Sogdiani nell'Asia centrale, la conseguente creazione di insediamenti nelle oasi del Turkestan orientale nella Cina occidentale e in Mongolia sulle rotte del commercio carovaniero tra Cina e Asia Minore, iniziò già nel III secolo a.C.

A partire dal V-VI secolo, numerosi insediamenti sogdiani apparvero nella valle del Fergana, nell'oasi di Chach (l'area dell'odierna Tashkent) e nel Semireč'e (la parte sud-orientale dell'odierno Kazakistan). Nelle fonti cinesi del VI secolo, la Sogdiana è indicata come un vasto territorio che va dal Semireč'e alla valle del fiume Kashka-Daria. Nel periodo precedente alla conquista dell'Asia centrale da parte degli arabi, tra il VII e l’VIII sec., il dominio della lingua sogdiana comprendeva un vasto territorio che si estendeva dalle valli dei fiumi Zeravshan e Kashka-Darya (Kesh era la residenza dei sovrani sogdiani di Samarcanda a metà del VII secolo), Ustrushana, l'oasi di Chach e altri aree lungo il fiume Syr Darya e del Semirechye fino al lago Issyk Kul. Successivamente, ci fu sia un processo di migrazione di una parte dei parlanti sogdiano da queste aree che un concomitante assorbimento dei restanti in altre famiglie linguistiche iraniche e non (tagico e turco), che si è concluso dopo l'XI secolo.

Nella remota valle del fiume d’alta quota Yaghnob, affluente sinistro dello Zeravshan, tra le cime di Zeravshan e Gissar, in Tagikistan, è sopravvissuto un dialetto sogdiano rappresentato oggi dalla moderna lingua Yaghnobi.

Varietà diatopiche La lingua sogdiana era presumibilmente divisa in due sottogruppi di dialetti; quello occidentale e quello orientale. Il gruppo occidentale è rappresentato dai documenti ritrovati entro i limiti della Sogdiana propriamente detta e nelle colonie sogdiane della Cina occidentale. Il dialetto orientale, che continua nella moderna lingua yaghnobi, non è testimoniato in testi scritti.

Sociolinguistica La lingua sogdiana era una lingua franca che serviva come principale mezzo di comunicazione sia orale che scritta per la popolazione multietnica di quella regione e delle colonie (sogdiane) della Cina occidentale.

Dopo l'invasione araba nel VII sec. e la diffusione dell'Islam in questi territori, il ruolo della lingua araba aumentò e la lingua persiana iniziò a diffondersi ampiamente. Nei secoli IX-X la maggior parte della popolazione delle città dell'Asia centrale parlava ormai persiano e la lingua sogdiana era stata relegata nelle zone rurali. Secondo il geografo arabo al-Muqaddasī (sec. X d.C.), la lingua sogdiana sopravviveva ancora nelle aree rurali di Bukhara e Samarcanda nel X secolo ed era rappresentata da diversi dialetti. Dopo l'XI secolo al processo di erosione della lingua sogdiana contribuirono anche le lingue turche ed essa alla fine scomparve dalla regione di Semireč'e. Nelle regioni montuose lungo il corso superiore del fiume Zeravshan la lingua sogdiana è sopravvissuta probabilmente per un tempo piuttosto lungo, come testimonia la toponomastica di quest'area, in cui lo strato sogdiano è riccamente rappresentato.

La grande varietà della documentazione, che va dai testi religiosi ai documenti legali ed economici, nonché il diverso grado della loro elaborazione unitamente allo status di ufficialità di cui essa era evidentemente investita, testimoniano il fatto che esisteva una consolidata tradizione di insegnamento e formazione degli scribi in questa lingua.

Diglossia Si individuano due varietà linguistiche dei documenti che sono arrivati fino a noi: quella letteraria e quella colloquiale. La prima è rappresentata dai testi religiosi buddhisti e, in parte, manichei in traduzione. La seconda è rappresentata da due tipologie: le cosiddette "Lettere antiche" (https://sv.zarnews.uz/post/sogdiyskie-stare-pisma) (inizio IV secolo) e i testi cristiani tradotti (VII-X secolo).

La scrittura La ricca documentazione arrivata fino a noi è stata realizzata per mezzo di tre varietà di scrittura tutte derivate da quella aramaica: la sogdiana (buddista e alcuni testi manichei, "lettere antiche", documenti del Monte Mug); la manichea (testi religiosi manichei); la siriaca (testi religiosi cristiani). Questi alfabeti conservavano del prototipo aramaico anche la notazione facoltativa delle vocali, che dipendeva nel sogdiano dalle caratteristiche quantitative e dalla posizione delle vocali. Il numero dei grafemi variava dai 29 dell'alfabeto manicheo ai 17 della scrittura sogdiana dei documenti successivi (a partire dal IV secolo).

La direzione della scrittura è da destra a sinistra oppure, disponendo la linea verticalmente, dall'alto verso il basso. Questo perché a volte il foglio era girato di 90° in senso antiorario com’è ancora oggi in uso per la grafia araba in alcune madrase africane o negli alfabeti tradizionali mongolo e mancese (sempre derivanti da quello aramaico/sogdiano/uiguro). Le linee verticali ovviamente vanno lette da sinistra a destra e non da destra a sinistra come nella scrittura cinese tradizionale. Esistono inoltre delle iscrizioni rupestri e murali in scrittura sogdiana propriamente detta.

In tutti e tre i tipi di scrittura, i segni diacritici erano ampiamente utilizzati per: 1) differenziare la qualità delle vocali (lettera y con due punti per /ē/ĕ/, y con un punto per /ī/ĭ/, nei testi cristiani); 2) l’indicazione di suoni che erano stati omessi per iscritto per non interrompere il legamento delle lettere alla fine di una riga, infatti, come ancora oggi per l’arabo, le parole non venivano spezzate per andare a capo, ma allungate o accorciate graficamente a seconda del bisogno (ad esempio, i diacritici potevano indicare una vocale lunga nei testi manichei); 3) distinguere tra un numero di lettere che coincidevano nell'ortografia (ad esempio, un trattino sotto per z e ž, in contrasto con n in corsivo sogdiano), ecc.

Nella scrittura sogdiana sorse molto presto la tendenza a usare le matres lectionis sia per le vocali lunghe che per quelle brevi in tutte le parole. Dunque, non solo le lettere ', y, w, ma anche le loro combinazioni con l'aleph venivano usate per designarle. Tuttavia, i testi realizzati in questa scrittura si distinguono per la massima irregolarità nell’indicazione delle vocali a causa della presenza di diverse lettere con pronuncia multipla, nonché un numero significativo di ortografie storiche (e pseudostoriche) fossilizzate.

Gli alfabeti dei testi manichei e cristiani contenevano più grafemi dell'alfabeto sogdiano. Ciò ha permesso di rendere in modo più univoco quasi tutti i fonemi consonantici, e in alcuni casi anche le loro varianti posizionali. L’indicazione delle vocali in questi testi è molto più rigorosa che in Sogdiano. Le deviazioni nei testi manichei dalle norme stabilite per la resa delle vocali sono molto rare e nei testi cristiani sono praticamente inesistenti.

Sempre nei testi in scrittura sogdiana sono presenti anche i cosiddetti ideogrammi o meglio “arameogrammi”: cioè l’uso di una parola aramaica avente un dato significato che veniva però letta come l’equivalente sogdiano. Di norma si tratta di parole aventi funzioni basilari e importanti: ’P letto [ut] 'e', YWM letto [mēθ] 'giorno'. Come per il giapponese moderno o l'accadico, il nome nel caso obliquo era rappresentato da un ideogramma + la flessione scritta in sogdiano. Nella trascrizione scientifica, gli ideogrammi sono riportati in maiuscolo.

Documentazione Tutti i documenti riflettono un periodo relativamente tardo (medio iraniano) dello sviluppo del sogdiano. Le prime iscrizioni sulle monete risalgono tra il I secolo a.C. e il I d.C. Tuttavia, la maggior parte di essi, su cui si basa la conoscenza moderna di questa lingua, sono di origine molto tarda: VIII-IX secolo.

Dal punto di vista delle caratteristiche linguistiche storiche e tipologiche, la documentazione può essere divisa cronologicamente in tre gruppi: 1) monumenti scritti in lingua letteraria, che riflettono la più antica fase linguistica (la maggior parte dei quali risale ai secoli VIII-IX); 2) la fase intermedia, rappresentata dalle "Lettere Antiche" (inizi del IV secolo); 3) la fase tarda, rappresentata dal linguaggio colloquiale dei testi cristiani (VII-X secolo).

Le "Lettere antiche" sono lettere private dei Sogdiani provenienti dalle oasi del Turkestan orientale (nove documenti su carta e seta), sono state trovate nel 1906 da Aurel Stein tra le rovine di una delle torri di guardia della Muraglia cinese, a ovest di Dunhuang.

La collezione dei documenti Mug rappresenta i resti di diversi archivi. Si tratta di corrispondenza diplomatica, documenti economici e legali, lettere personali, nonché un calendario. Questi documenti risalgono al primo quarto dell'VIII secolo. Furono trovati nel 1932 tra le rovine di una piccola fortezza di guardia Mug-kala, vicino al villaggio di Kum, distretto di Zakhmatabad nel Tagikistan.

I testi sogdiani-buddisti, tradotti principalmente dal cinese, furono creati e copiati nei monasteri buddisti dell'Asia centrale. La maggior parte dei manoscritti sono stati trovati nelle vicinanze di Dunhuang, alcuni frammenti sono stati trovati nell'oasi di Turfan.