Operazione Albion fu il nome in codice dell'assalto anfibio lanciato, il 12 ottobre 1917, dalle forze dell'Impero tedesco contro le isole dell'arcipelago dell'Estonia occidentale, all'epoca controllate dalla Repubblica russa, nell'ambito dei più ampi scontri del fronte orientale della prima guerra mondiale.

Dopo aver occupato la città di Riga all'inizio di settembre 1917, le forze tedesche pianificarono una vasta operazione per aprire al proprio traffico navale le acque del Golfo di Riga e scacciarvi le unità navali russe che ancora vi stazionavano. Per fare ciò, i tedeschi dovevano impossessarsi delle isole dell'arcipelago estone, protette da postazioni di artiglieria costiera e da estesi campi di mine navali; una vasta flotta di navi da combattimento e da trasporto della Kaiserliche Marine venne quindi radunata sotto il comando dell'ammiraglio Ehrhard Schmidt, al fine di sbarcare sbarcare sulle isole le truppe del generale Ludwig von Estorff.

Le operazioni di sbarco iniziarono il 12 ottobre 1917 prendendo di mira la più grande delle isole dell'arcipelago, Ösel; sostenuti dal fuoco delle navi da battaglia della Hochseeflotte, i reparti tedeschi stabilirono rapidamente una testa di ponte mentre i reparti russi, demoralizzati dall'andamento negativo del conflitto e dagli sconvolgimenti politici causati dalla precedente Rivoluzione di febbraio, offrirono una resistenza altalenante. Entro il 16 ottobre i tedeschi avevano conquistato Ösel, consentendo ai dragamine di aprire rotte sicure nelle acque attorno all'isola; la flotta tedesca poté quindi penetrare nel Golfo di Riga e, il 17 ottobre, sconfisse le navi russe dell'ammiraglio Mikhail Bakhirev nella battaglia dello stretto di Muhu, obbligandole a ritirarsi dalle acque dell'arcipelago. L'isola di Moon fu poi conquistata il 18 ottobre, seguita infine dall'isola di Dagö il 20 ottobre; dopo alcune ultime scaramucce, le forze navali tedesche conclusero l'operazione il 3 novembre seguente. Albion fu un completo successo, con più di soldati russi catturati a fronte di perdite leggere per i tedeschi.

Antefatti

Nel settembre 1915, verso la fine dei più ampi eventi dell'offensiva di Gorlice-Tarnów, l'estremità settentrionale del fronte orientale aveva visto le forze dell'Impero tedesco occupare la grande penisola della Curlandia, allora nel territorio dell'Impero russo, per poi attestarsi lungo le rive del fiume Daugava a sud-est dell'importante città di Riga; qui il fronte si era stabilizzato, e nonostante alcune operazioni offensive delle due parti la situazione rimase sostanzialmente stazionaria per i successivi due anni. Le forze navali russe erano rimaste padrone delle acque del golfo di Riga, e le navi da battaglia della Flotta del Baltico erano frequentemente intervenute con i loro grossi calibri per bombardare le postazioni tedesche davanti Riga. Gli accessi navali al golfo vennero attentamente fortificati dai russi, stendendo ampi sbarramenti di mine e predisponendo postazioni di artiglieria costiera sulla terraferma delle isole dell'arcipelago dell'Estonia occidentale, che chiudevano l'accesso al golfo da ovest; queste difese si rivelarono molto solide: nell'agosto 1915 una grossa flotta tedesca aveva tentato di dragare dalle mine le vie d'accesso al golfo e penetrare nelle sue acque per scacciare le navi russe, ma era stata efficacemente fronteggiata dai russi e infine costretta a ritirarsi al termine degli scontri della cosiddetta "battaglia del golfo di Riga". Da allora, anche in mare la situazione non era cambiata: le forze navali russe, pur non rinunciando a sferrare alcune incursioni con naviglio leggero, erano sostanzialmente rimaste all'interno dei golfi di Riga e di Finlandia attenendosi a una stretta strategia di "flotta in potenza" contro le superiori forze navali tedesche...

La situazione iniziò a mutare nel corso del 1917. Gli eventi della Rivoluzione di febbraio, la deposizione dello zar e la nascita dell'instabile Repubblica russa avevano scosso la tenuta interna della Russia: la gran massa della popolazione e dei soldati avversava ormai la continuazione della guerra, e il fallimento dell'offensiva Kerenskij del luglio 1917 non aveva fatto altro che aggravare la situazione. Il morale basso si traduceva in diserzioni di massa nei reparti al fronte e in pericolosi episodi di ammutinamento tra gli equipaggi delle navi della flotta, esposti anche più dei reparti tedeschi alla propaganda dei partiti politici più estremisti. A complicare la situazione, nel settembre 1917 un gruppo di alti ufficiali dell'esercito russo aveva tentato di mettere in atto un colpo di Stato contro il Governo provvisorio russo insediato a Pietrogrado: il cosiddetto "caso Kornilov" era stato infine soffocato senza portare a niente, ma l'episodio aveva distrutto il rapporto di fiducia tra ufficiali e soldati e convinto il grosso della truppa che il governo non aveva la capacità di porre fine alla guerra, deprimendo ancora di più il morale della truppa...

I tedeschi erano più che intenzionati ad approfittare dello stato di prostrazione che la Russia metteva ormai in mostra, ma le pressanti esigenze del fronte occidentale limitavano le risorse disponibili per lanciare operazioni su vasta scala sul fronte orientale. Ciò nondimeno, tra il 1º e il 3 settembre 1917 l'8ª Armata tedesca del generale Oskar von Hutier sferrò un'offensiva attentamente pianificata sul fronte di Riga: le difese russe furono travolte, e i tedeschi si impossessarono della città e del suo porto.. Il generale Max Hoffmann, comandante supremo delle forze degli Imperi centrali sul fronte orientale (Ober Ost), era più che intenzionato a capitalizzare questo successo: la cattura di Riga e il forzamento delle linee difensive russe sul fiume Daugava aprivano all'allettante prospettiva strategica di un'avanzata tedesca attraverso la Lettonia e l'Estonia, potenzialmente fino a raggiungere le porte della capitale russa Pietrogrado; e per quanto le risorse tedesche sul fronte orientale fossero troppo ridotte per tentare una conquista della grande città, anche solo la minaccia di un attacco alla capitale avrebbe potuto aumentare la pressione sul governo russo perché concludesse un armistizio con gli Imperi centrali...

Prima di pensare a qualsiasi operazione in direzione di Pietrogrado, era però necessario per i tedeschi assicurarsi il possesso delle isole principali dell'arcipelago estone. Neutralizzare i campi minati intorno alle isole e l'artiglieria costiera russa che li difendeva avrebbe consentito di aprire il porto di Riga ai trasporti navali tedeschi, semplificando la catena logistica di un'eventuale avanzata attraverso la Lettonia e l'Estonia; catturare le isole avrebbe poi consentito di scacciare le navi da battaglia russe dal golfo di Riga, fermando i loro cannoneggiamenti e mettendo in sicurezza l'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco, anche contro possibili sbarchi anfibi dei russi alle spalle delle forze intente ad avanzare su Pietrogrado. Le isole fungevano inoltre da base per le incursioni delle forze navali leggere russe (e di una piccola flottiglia di sommergibili della Royal Navy britannica penetrati nelle acque del mar Baltico): catturare l'arcipelago avrebbe messo in sicurezza le rotte navali che collegavano la Germania e la Svezia, vitali per il commercio tedesco..

L'idea di una grande operazione di assalto anfibio per catturare le isole attrasse l'attenzione dell'alto comando della Kaiserliche Marine tedesca. Dopo il parziale successo della battaglia dello Jutland del 31 maggio – 1º giugno 1916, le grandi navi da battaglia della flotta d'alto mare tedesca (Hochseeflotte) era fondamentalmente rimaste fermo in porto, mentre l'attenzione della Marina tedesca si spostava sempre di più verso la conduzione di una guerra sottomarina indiscriminata contro le rotte commerciali degli Alleati nell'oceano Atlantico; questo aveva portato anche, nell'estate del 1917, a casi di indisciplina e agitazioni tra gli equipaggi delle corazzate. Impiegare le navi da battaglia in una grande operazione nel Baltico avrebbe quindi rappresentato un modo per rinsaldare il morale dei loro equipaggi, e il comandante della Hochseeflotte ammiraglio Reinhard Scheer diede il suo benestare. Meno entusiasta si rivelò il comandante in capo delle forze navali tedesche nel Baltico, il principe Enrico di Prussia: se per la Hochseeflotte era facile distaccare nel Baltico le grandi navi da battaglia, non altrettanto facile era inviare nel bacino un adeguato numero di dragamine, essenziali per contrastare la minaccia degli ordigni russi disposti in gran numero nelle acque delle isole estoni ma altrettanto essenziali nelle acque del Mare del Nord per tenere pulite dagli ordigni depositati dai britannici le rotte in uscita dai porti tedeschi, e consentire così le operazioni dei sommergibili. Enrico e i suoi sottoposti ritenevano poi completamente sproporzionato l'impiego di così grandi risorse per conseguire un obbiettivo strategico relativamente ridotto, anche vista la dubbia fattibilità di una futura offensiva in direzione di Pietrogrado; paventavano inoltre il rischio di mettere in atto un'operazione anfibia ormai alle porte dell'inverno. Quali che fossero i dubbi, questi furono però messi a tacere e, il 18 settembre 1917, il generale Hoffman approvò, sotto il nome in codice di "operazione Albion", il piano per la cattura delle isole estoni tramite un'azione combinata delle forze navali e terrestri...

Il territorio

L'arcipelago dell'Estonia occidentale si compone di quattro grandi isole e di un ampio numero di isolette più piccole e secondarie. Le isole principali (oggi ribattezzate con nomi estoni, ma all'epoca dell'operazione Albion ancora note con nomi in lingua tedesca) sono disposte grossomodo come i vertici di un quadrato: a sud-ovest Ösel (oggi Saaremaa), l'isola più grande dell'arcipelago; a nord-ovest Dagö (Hiiumaa); a nord-est Worms (Vormsi); e a sud-est Moon (Muhu). Lo stretto di Moon o Moon Sund (oggi noto come Mare di Väinameri) divide a est l'arcipelago dalla terraferma dell'Estonia oltre a mettere in comunicazione il golfo di Riga a sud con l'imboccatura del golfo di Finlandia a nord: nel 1917 questa era la principale via utilizzata dalla Flotta del Baltico russa per far entrare e uscire le proprie navi dal golfo di Riga, e i russi stessi avevano provveduto a dragare il fondale per aumentarne la profondità e consentire il transito anche ad alcune delle loro grandi corazzate. Nella sua parte meridionale il Moon Sund si biforca in due canali distinti, detti "Grande Sund" (oggi stretto di Suur, tra Moon a ovest e la costa estone a est) e "Piccolo Sund" (stretto di Väike, tra Moon a est e Ösel a ovest). Attraverso il Piccolo Sund era stata costruita una diga in pietra sormontata da una strada rialzata (oggi nota come Väinatamm), lunga circa tre chilometri e mezzo e larga cinque metri, che congiungeva le isole di Ösel e Moon..

Lo stretto di Soelo o Soelo Sund separa l'isola di Dagö a nord da quella di Ösel a sud; subito a est di questo, la baia di Kassar Wick mette in comunicazione il Soelo Sund con il Moon Sund. Lo stretto di Irbe infine separa Ösel a nord dalla parte settentrionale della penisola della Curlandia, sulla terraferma lettone, a sud; da Ösel, la stretta penisola di Sworbe (oggi Penisola di Sõrve) si protende verso sud attraverso lo stretto di Irbe.