Il delta del Po è l'insieme delle diramazioni fluviali che permettono al fiume Po di sfociare nel mare Adriatico settentrionale alla fine del suo corso che inizia dal Monviso ed attraversa tutta la Pianura Padana. L'assetto idraulico recente è anche conseguenza del terremoto di Ferrara del 1570 e del taglio di Porto Viro, grande opera idraulica realizzata dalla Repubblica di Venezia nel 1604.
Descrizione È costituito dall'insieme dei rami fluviali e, per estensione, dal territorio tra di essi compreso. La sua superficie è di circa 18.000 ettari. Secondo questa definizione, il delta del Po ricade interamente nella provincia di Rovigo o Polesine e ne occupa una porzione enorme, quella orientale (dall'incile del Po di Goro sino al mare) e rappresenta un esempio di "delta attivo".
In senso lato abbraccia un'area più vasta del delta storico, quella compresa tra gli antichi rami deltizi del Po. In passato esistevano importanti diramazioni meridionali del corso d'acqua, come il Po di Volano e il Po di Ferrara o Po di Primaro, e questo permette di considerare come territorio del delta anche la parte della provincia di Ferrara a forma di cuspide racchiusa tra i vertici di Stellata, Sacca di Goro e Valli di Comacchio.
L'assetto idraulico recente del delta del Po avvalora la definizione più restrittiva, anche se le parti litoranee della provincia di Ferrara (in particolare quella tra la bocca del Po di Goro e il Lido di Volano e la parte comprendente le Valli di Comacchio) conservano un aspetto paesaggistico di carattere tipicamente deltizio - paludoso.
Il delta del Po è stato inserito nel 1999 tra i patrimoni dell'umanità d'Italia dall'UNESCO come estensione del riconoscimento conferito alla città di Ferrara nel 1995.
Geografia
La superficie dell'area deltizia è interessata da una progressiva espansione (pari a circa 60 ettari l'anno) dovuta all'avanzamento verso est delle foci dei vari rami del delta. Tale spostamento avviene per il progressivo deposito del considerevole trasporto solido del fiume sul basso fondale dell'Adriatico, che ne determina l'innalzamento e quindi il costante prolungamento a mare del letto delle diverse diramazioni. La provincia di Rovigo è pertanto l'unica area del territorio italiano soggetta ad espansione, con la conseguente necessità di aggiornare periodicamente i dati statistici relativi alla sua superficie.
Le diramazioni deltizie attive e che nel loro complesso costituiscono il delta sono, da settentrione a meridione, il Po di Maistra, il Po di Venezia - Po della Pila (che sfocia in mare attraverso tre distinte bocche: Busa di Tramontana, Busa Dritta e Busa di Scirocco), il Po delle Tolle (con le diramazioni di Busa Bastimento e Bocca del Po delle Tolle), il Po di Gnocca (o della Donzella, anch'esso con una biforcazione terminale) e il Po di Goro.
Discorso a parte merita il Po di Levante, il quale, pur essendo collegato al corso principale del fiume attraverso la conca di navigazione di Volta Grimana, ne è idraulicamente separato e non ne recepisce le acque. Infatti, in seguito alle imponenti opere di sistemazione idraulica dell'idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco, effettuate negli anni trenta del secolo scorso, quest'antica diramazione settentrionale del fiume fu separata dal corso principale per divenire unicamente collettore terminale del Canalbianco. Il sistema Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante costituisce un'importante via navigabile che consente il collegamento tra il mare Adriatico, i laghi di Mantova, il lago di Garda e i porti fluviali della conca di Canda e di Torretta di Legnago.
A sud del delta il mare forma un'insenatura che, pur non chiamandosi golfo, ne ha tutte le caratteristiche.
Il delta comprende le aree naturali protette istituite nel territorio geografico di riferimento: Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna - istituito nel 1988, ma funzionante solo dal 1996, include anche territori e vaste zone umide che fanno parte del bacino idrico di altri fiumi (tra cui il Reno e il Lamone). Comprende gran parte del delta storico del Po, che aveva il suo ramo principale nel Po di Primaro (divenuto fiume Reno), ma solo una minima parte del delta attuale; Parco regionale veneto del Delta del Po - istituito nel 1997 e funzionante dallo stesso anno, comprende gran parte del delta geografico attuale del Po, come sopra definito. Parco interregionale Delta del Po è il nome del parco che le Regioni del Veneto e dell'Emilia-Romagna avrebbero dovuto costituire congiuntamente entro il 1993 (Legge n. 394 del 1991, art. 35). Non essendo stato trovato un accordo tra le parti, sono stati costituiti i due distinti parchi regionali.
Geologia L'intera Pianura Padana ha subìto nel corso delle ere geologiche profonde modificazioni che hanno portato a ripetuti avanzamenti e arretramenti della linea di costa. Di conseguenza la foce del Po si è spostata di centinaia di chilometri e ha modificato innumerevoli volte la sua forma e la sua estensione.
Tra i fattori che hanno causato questi fenomeni sono lo scontro tra la placca euroasiatica e la placca africana (che determina da milioni di anni un lento innalzamento delle Alpi e Appennini correlato a fenomeni di subsidenza dei territori pianeggianti circostanti, variamente compensata dai depositi alluvionali), la variazione del livello del mare (correlata alle fasi di glaciazione), l'erosione delle catene montuose (con conseguente deposito sul fondale marino del materiale asportato) e in generale il fenomeno del trasporto solido.
Il maggior apporto di sedimenti trasportati dagli affluenti appenninici del Po rispetto agli affluenti alpini (che scaricano parte dei sedimenti nei laghi attraversati) ha comportato nei secoli il progressivo spostamento del delta del Po verso nord con interramenti o separazione dei vecchi alvei a sud. Questi spostamenti sono avvenuti a seguito di alluvioni.
Era glaciale
La Pianura Padana fino a circa un milione di anni fa non esisteva ed al suo posto vi era un grande golfo che giungeva quasi alle Alpi Occidentali e all'Appennino ligure. In seguito, durante le grandi glaciazioni dell'era quaternaria, il fondale marino del golfo divenne più volte terra emersa, sia a causa dell'incremento dei ghiacci sulle aree emerse e del conseguente abbassamento del livello del mare sia per l'ingente accumulo dei sedimenti erosi dai monti circostanti. Al termine dell'ultima glaciazione, la linea di costa congiungeva direttamente l'attuale regione delle Marche con la zona centrale della Dalmazia.
Successivamente, con la progressiva fusione ed il conseguente ritiro dei ghiacciai, il mare tornò ad incrementare il suo livello. A quest'ultimo periodo risale la sedimentazione dei terreni limitrofi della bassa pianura, che presentano un grande interesse per la notevole produttività agricola. A testimonianza della giovinezza del territorio, i terreni sono torbosi, argillosi e diventano più sabbiosi a mano a mano che ci si avvicina al mare.
Valle Padusa La valle Padusa fu una vastissima area paludosa, che nell'antichità si estendeva a nord e a sud del Po, da Nonantola (10 km da Modena) fino a Ravenna, per una lunghezza di oltre 100 km. Essa costituisce il prodromo del delta antico e di quello attuale.
La mano dell'uomo e l'evoluzione storica
La presenza dell'uomo nell'antico delta del Po risale già ad epoche preistoriche, come testimoniano i resti di alcuni villaggi di palafitte, ad esempio quello di Canàr nei pressi di San Pietro Polesine, in comune di Castelnovo Bariano (alto Polesine).
Epoca greco-etrusca e romana Le bonifiche delle paludi nei dintorni di Comacchio, soprattutto quella di Trebba (valle Trebba), nel 1922 portarono alla scoperta della necropoli di Spina, che data attorno al VI secolo a.C. e che testimonia la presenza degli Etruschi che vi avevano fondato un porto commerciale situato tra le vie di comunicazione fluviale, marittima e terrestre (Reno, Po e Adriatico). Nel corso dei risanamenti delle paludi di Pega nel 1954-60 (valle Pega) e del Mezzano nel 1960 (valle del Mezzano) furono portate alla luce e poi esposte al Museo archeologico nazionale di Ferrara altre importanti scoperte.
La penetrazione dei Romani più a sud del delta comincia con la fondazione di Senigallia (Sena Gallica 290 a.C.) e di Rimini (Ariminum 268 a.C.) sull'Adriatico, quindi si dirige più a nord ma senza creare colonie al passaggio, eccetto le stazioni di posta, come risulta dalla mappa Peutingeriana. È soltanto a partire dal I secolo con i fabbisogni di legno e di attrezzature da costruzione (piastrelle e mattoni in terracotta) che i Romani si stabilirono in questa regione ricca in foreste, dal suolo argilloso. La scoperta di necropoli a Voghenza (Vicus Habentia), a 10 km da Ferrara, permette di attestare, grazie al materiale numismatico ritrovato risalente all'epoca di Claudio (anni 41-54) e Massimino Trace (235-238) che i Romani si erano insediati in questa zona tra la fine del I secolo d.C. e gli inizi del III d.C.
Nel I secolo d.C. esistevano le fosse Augusta, Clodia, Filistina, Flavia, Messanicia e Neronia che permettevano di navigare da Ravenna ad Aquileia rimanendo sempre all'interno di lagune e percorrendo canali artificiali e tratti di fiumi. In epoca romana i porti più importanti sul Po furono Cremona, Pavia (sul tratto terminale del Ticino), Piacenza, Brescello, Ostiglia, Vicus Varianus (poi Vigarano) e Vicus Habentia (poi Voghenza, prima della fondazione di Ferrara).
Il taglio o centuriazione romana delle terre a sud del delta mostra il lavoro dei Romani che bonificarono le terre scavando i canali di scarico lungo le strade. Del resto, molti monumenti di Ravenna testimoniano il loro passaggio e il lavoro colossale compiuto: il drenaggio delle paludi e lo sfruttamento delle saline tra Cervia e Cesenatico, la piantagione di pinete in direzione di Ravenna per trattenere la sabbia al bordo delle coste.
Il declino progressivo di Ravenna favorì lo sviluppo di Ferrara che faceva parte dell'Esarcato di Ravenna ed il cui nome venne citato per la prima volta nel 754.
Epoca medioevale e rinascimentale
In epoca medievale il Po di Volano, che attraversava Ferrara, fu il corso principale; questa situazione si protrasse fino al 1152, quando il fiume ruppe la diga del nord presso i "giunti delle braccia" (rotta di Ficarolo), a Ficarolo in provincia di Rovigo, e il suo corso si modificò, assumendo per quel tratto la conformazione attuale.
Restano scarse testimonianze del periodo che seguì alla drammatica alluvione e delle difficoltà incontrate nel risanamento del delta. È lecito immaginare una situazione molto grave, visti gli scarsi mezzi esistenti all'epoca per lottare contro fenomeni naturali come inondazioni e mutamenti rapidi del livello delle acque.
Dalla fine del XVI secolo al XIX secolo
Nel giro di pochi anni si verificarono due avvenimenti che incisero drasticamente sull'assetto idraulico del delta. Il primo fu il sisma del 17 novembre del 1570: se durante tutto il dominio della signoria Estense il braccio principale del Po scorreva per Ferrara per poi dividersi nei rami di Volano e Primaro, successivamente l'acqua prese a incanalarsi con forza nel ramo più settentrionale, fino ad allora marginale nell'immensità del delta.
Il secondo fu l'apertura del taglio di Porto Viro nel 1604 dai Veneziani. L'imponente opera di deviazione del corso principale del fiume fu realizzata al fine di contrastare il progressivo processo di traslazione verso nord delle diramazioni fluviali causata dalle ragioni geologiche di cui si fa cenno nel relativo capitolo.