La Repubblica di Lettonia (in lettone: Latvijas Republika) è lo Stato che esistette in Lettonia dal 1919 al 1940: lo stato indipendente era situato nel Nord Europa sulle rive del Mar Baltico e subentrò agli effimeri Ducato di Curlandia e Semigallia e Ducato Baltico Unito dopo la sconfitta dell'Impero tedesco nella prima guerra mondiale nel 1918 e la precedente Rivoluzione russa nel 1917, che ingenerarono l'indipendenza della Lettonia. Proclamata il 7 dicembre 1918 e formalmente riconosciuta con il trattato di Riga dell'agosto 1920, la repubblica durò per tutto il periodo interbellico fino alla sua invasione e occupazione da parte dell'Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale, la quale ne sancì la scomparsa come Stato sovrano: a subentrare fu la Repubblica Socialista Sovietica Lettone.

In termini politici, la Lettonia risultò una democrazia parlamentare durante gli anni 1920 e la prima metà degli anni 1930; il partito di centro-sinistra socialdemocratico dei lavoratori e l'Unione degli agricoltori lettoni di centro-destra, guidata da Kārlis Ulmanis furono le principali formazioni politiche a contendersi il governo nel periodo democratico. Durante la maggior parte del periodo repubblicano, il Partito Comunista di Lettonia era bandito, sebbene fosse solito candidarsi alle elezioni sotto altre liste, tutte via via eliminate dopo le elezioni. Nel maggio 1934, Kārlis Ulmanis ideò e realizzò un colpo di Stato non violento con cui istituì un regime autoritario. Tutti i partiti politici andarono incontro alla soppressione, la stampa alla censura e si introdusse la legge marziale. Ulmanis assorbì vari poteri nella sua figura, diventando di fatto un dittatore.

Poco prima dello scoppio del conflitto globale, come gli altri Stati baltici, la Lettonia si sentiva minacciata da una possibile invasione, sia dalla Germania nazista sia dall'Unione Sovietica, ragion per cui il regime di Ulmanis iniziò a sottoscrivere patti con entrambi paesi: malgrado lo scopo fosse quello di mantenere rapporti pacifici, la sovranità lettone finì di fatto per assottigliarsi. A seguito dell'ultimatum emesso alla Lituania nel giugno 1940, il governo lettone accettò l'idea che l'occupazione fosse inevitabile. Il 17 giugno 1940, l'Armata Rossa fece il suo ingresso sul suolo lettone senza incontrare alcuna resistenza armata; a luglio si tennero poi delle elezioni palesemente truccate finalizzate a eleggere un nuovo organo legislativo di stampo comunista, l'Assemblea del popolo, che il 21 luglio proclamò l'instaurazione della "Repubblica Socialista Sovietica Lettone". Il 5 agosto, il governo sovietico accettò la "proposta" della Lettonia di diventare una repubblica dell'Unione. A seguito della parentesi nazista (1941-1944), la Lettonia fu raggiunta una seconda volta dalle truppe sovietiche e incorporata alla fine della guerra. L'indipendenza della Lettonia, insieme a quella degli altri paesi baltici, non sarebbe stata effettivamente ripristinata se non nel 1990, anno in cui il processo di dissoluzione dell'Unione Sovietica era in corso.

Storia Antefatti Indipendenza durante la prima guerra mondiale La prima guerra mondiale coinvolse direttamente i lettoni e il territorio lettone e portò all'idea di dare vita a uno Stato sovrano. Durante l'estate del 1915, l'esercito imperiale tedesco conquistò la costa livoniana e la Semgallia, provocando un esodo dei lettoni dalle due aree. I politici locali acquisirono un certo grado di esperienza nell'organizzazione degli aiuti ai rifugiati e nella vita culturale: contesi tra tedeschi e russi, i fucilieri lettoni (latviešu strēlnieki) combatterono dalla parte russa durante il conflitto e cominciarono a nutrire un senso di rigetto nei confronti dello Zarato. Durante la guerra civile russa, un gruppo noto come i fucilieri rossi prese le parti dei bolscevichi: al contempo, la Germania e i tedeschi del Baltico progettarono di annettere al loro impero le ex terre di Livonia ed Estonia. Durante le caotiche fasi della Rivoluzione di febbraio e quella di ottobre, vi furono vari tentativi per stabilire uno Stato in Lettonia, non necessariamente indipendente. La maggior parte dei lettoni auspicava infatti di diventare dopo il febbraio del 1917 uno stato federato nella nazione russa (il motto comune era "Libera Lettonia in libera Russia"). Il 12 e il 13 marzo 1917 si tenne a Valmiera il congresso della regione di Vidzeme, da cui nacque un comitato provvisorio. La Curlandia fu occupata dai tedeschi, favorevoli alla costituzione del Ducato di Curlandia e Semigallia, uno Stato fantoccio.

Il 5 luglio 1917, il governo provvisorio russo riconobbe i consigli eletti nella zona occidentale del paese e in Curlandia.. Incoraggiati dal liberalismo del governo provvisorio, i lettoni avanzarono proposte che prevedevano un'ampia autonomia locale: il 12 agosto 1917, le organizzazioni lettoni presentarono una petizione congiunta al governo provvisorio per l'autonomia e l'autodeterminazione. Durante un incontro tenutosi l'11 e il 12 agosto a Riga, i socialdemocratici di sinistra, fortemente influenzati dai bolscevichi, istituirono un governo chiamato Iskolat: dopo che la città fu occupata dai tedeschi, il 3 settembre 1917 la Iskolat si spostò a Vidzeme, dove assunse i poteri esecutivi.. La cosiddetta Repubblica di Iskolat esistette dal 21 novembre 1917 al 3 marzo 1918, evacuando prima a Cēsis e poi a Valka, prima di essere sciolta nel marzo 1918 dopo la conclusione del Trattato di Brest-Litovsk, con cui la Lettonia (tranne la Letgallia) passava alla Germania.

Dopo la riunione preliminare del 14 settembre 1917, il successivo 23 settembre, nella Riga occupata, le maggiori formazioni politiche locali crearono un blocco democratico, il quale presentò una petizione all'Ober Ost per il ripristino del consiglio comunale eletto di Riga, la riapertura delle scuole e la libertà di stampa. I socialdemocratici lettoni appartenenti al blocco sfruttarono i contatti di lunga data con il Partito socialdemocratico tedesco per esercitare pressioni dirette sui politici a Berlino. Il 19 ottobre 1918, i rappresentanti del blocco democratico presentarono una petizione al cancelliere imperiale tedesco, il principe Massimiliano di Baden, in cui chiedevano l'allontanamento delle forze di occupazione, il rilascio dei prigionieri di guerra e il riconoscimento di uno stato indipendente, la Lettonia.

Nell'ottobre del 1917, i politici centristi si incontrarono a Pietrogrado e decisero di creare un Consiglio unito di tutti i partiti lettoni, organizzazioni di sostegno ai rifugiati e comitati di soldati. Il 2 dicembre 1917 questo dichiarò l'autonomia della Lettonia e si autoproclamò l'unico organo rappresentativo dei lettoni. Il consiglio annunciò tre obiettivi principali: la convocazione di un'Assemblea costituente, la creazione di autonomia politica e l'unificazione di tutte le terre etniche lettoni abitate. Fu inviata una delegazione nei paesi alleati per ottenere il loro sostegno per l'indipendenza della Lettonia. Il consiglio operò mentre i bolscevichi controllavano ancora l'Iskolat nella piccola città di Valka, al confine tra le terre etniche estoni e lettoni, restando per un paio di mesi la capitale virtuale dei lettoni.

Il 5 gennaio 1918, durante l'unica riunione democraticamente eletta dell'Assemblea costituente della Russia, poi abolita dai bolscevichi, il parlamentare lettone Jānis Goldmanis, l'ideatore nel 1915 della creazione di unità fuciliere lettoni, lesse la dichiarazione di secessione della Lettonia dalla Russia. Nella seconda riunione, tenutasi a Pietrogrado, il Consiglio nazionale lettone il 30 gennaio 1918 dichiarò che la Lettonia sarebbe diventata una repubblica democratica e indipendente e che avrebbe dovuto includere la Semgallia, Vidzeme e la Letgallia: solo le prime due passarono alla Lettonia dopo il trattato di Brest-Litovsk nel 1918. L'11 novembre 1918, l'Impero britannico riconobbe il Consiglio nazionale lettone come governo di fatto, confermando una precedente comunicazione verbale del 23 ottobre a Zigfrīds Anna Meierovics da parte del ministro degli esteri britannico, Arthur James Balfour.

Nell'ottobre 1918, il governo tedesco propose di sostituire l'amministrazione militare nel Baltico con un'autorità civile. La nuova politica è stata affermata in un telegramma del ministero degli esteri tedesco all'amministrazione militare baltica: "Il governo del Reich si esprime a favore di un cambiamento sostanziale della nostra politica nei confronti dei paesi baltici, cioè in primo luogo le relazioni con i popoli baltici". Il Partito socialdemocratico e il Blocco democratico furono unificati nel Consiglio dei Popoli della Lettonia (Tautas Padome) che il 17 novembre 1918 dichiarò l'indipendenza della Repubblica: Kārlis Ulmanis divenne primo ministro.

Guerra d'indipendenza

Il 1º dicembre 1918, la Russia sovietica invase la Lettonia con l'obiettivo di annetterla. Gran parte degli attaccanti apparteneva ai fucilieri rossi lettoni: l'offensiva sovietica incontrò poca resistenza entro poche settimane dal crollo dell'Impero tedesco e dalla proclamazione dell'indipendenza della Lettonia. A questo punto, il Partito socialdemocratico decise di lasciare il Consiglio del popolo e vi rientrò solo nell'aprile 1919. Il 17 dicembre 1918, il governo provvisorio dei lavoratori e dei contadini, guidato dal politico di sinistra veterano Pēteris Stučka, proclamò l'istituzione di un governo sovietico. Il 18 dicembre Lenin riconobbe ufficialmente la nuova Lettonia sovietica e il 3 gennaio 1919 Riga finì in mano ai sovietici.

Entro la fine di gennaio, il governo provvisorio e le restanti unità tedesche si ritirarono a Liepāja, ma poi l'offensiva rossa si arrestò lungo il fiume Venta. La Repubblica Socialista Sovietica Lettone venne ufficialmente proclamata il 13 gennaio con il sostegno politico, economico e militare della Russia sovietica. Stučka si concentrò sull'imposizione di un regime comunista radicale, eseguendo nazionalizzazioni, espropri ed esecuzioni di nemici dello Stato. Furono istituiti tribunali rivoluzionari che condannarono a morte circa persone tra nobili tedeschi, religiosi, ricchi mercanti e contadini che si rifiutarono di consegnare il loro grano. A causa delle interruzioni dell'approvvigionamento alimentare, abitanti di Riga morirono di fame.

Il 3 marzo 1919, le forze tedesche e lettoni iniziarono un contrattacco contro le forze della Lettonia sovietica. Il 16 aprile, la nobiltà baltica organizzò un colpo di Stato a Liepāja e fu istituito un governo fantoccio sotto la guida di Andrievs Niedra. Il governo nazionale provvisorio si rifugiò a bordo del piroscafo Saratov sotto la protezione britannica nel porto di Liepaja. Il 22 maggio 1919 Riga fu riconquistata dai Freikorps e il terrore bianco fu usato contro tutti i sospetti simpatizzanti sovietici. Allo stesso tempo, l'esercito estone, compresa la brigata lettone settentrionale, fedele al governo Ulmanis, lanciò un'importante offensiva contro i sovietici nel nord della Lettonia. A metà giugno 1919 il regime sovietico dovette trasferire il suo governo in Letgallia.

Fu solo il 23 giugno 1919 che con la firma dell'armistizio di Strazdumuiža, i tedeschi lasciarono la Lettonia. Invece di partire, le forze tedesche si unirono però ai volontari della Russia occidentale: Il 5 ottobre, un'offensiva iniziò a Riga che coinvolse la riva occidentale del fiume Daugava: alla fine di novembre, grazie al supporto dell'artiglieria navale britannica, Riga fu liberata.

Il 3 gennaio 1920, le forze congiunte di Lettonia e Polonia lanciarono un attacco contro l'esercito sovietico in Letgallia e, dopo la battaglia di Daugavpils, la nazione poté definirsi libera dagli invasori.

Organizzazione dello stato lettone (1918-1920)