La società italiana durante il fascismo cominciò a essere guidata, a partire dal 3 gennaio 1925, da un regime avente tra i suoi scopi quello di mutare il modo d'essere e comportarsi degli italiani, in definitiva il loro stile di vita, per uniformarli al modello sociale ed etico dettato dell'ideologia fascista.
La propaganda del regime propugnava la conformazione a ideali quali il nazionalismo, il patriottismo, il militarismo, l'eroismo e l'esaltazione della civiltà romana.
Il fascismo volle infatti presentarsi come "terza via" alternativa a capitalismo e socialismo.
Obiettivo finale era la creazione di un nuovo tipo d'uomo, destinato, negli auspici del regime, a guidare l'Italia e Roma a nuovi fasti imperiali.
Simboli del fascismo
Agli italiani veniva insegnato a riconoscersi in simboli come il fascio littorio, portato dagli uomini come distintivo a spilla sul bavero sinistro della giacca, e la camicia nera, indumento della divisa della milizia volontaria per la sicurezza nazionale e più in generale indossato da coloro che apertamente desideravano mostrare la loro adesione al fascismo.
In un'ottica patriottica e tradizionalista, si esaltava il tricolore italiano (viene introdotto il reato di vilipendio alla bandiera), la figura del re (che incarna l'unità della patria) e del duce (presentato come salvatore della patria) e la religione cattolica, quest'ultima non tanto intesa nei suoi principi etici e morali ma piuttosto esaltata come un simbolo politico della romanità e come strumento di coesione nazionale (a seguito dei Patti Lateranensi diventa nel 1929 la religione di Stato), si diffondono inoltre numerosi motti e inni a carattere nazionalista. Tra gli inni più diffusi vi furono Giovinezza, divenuto l'inno del Partito Nazionale Fascista, Fratelli d'Italia (assunto a inno nazionale solo con l'attuale Repubblica Italiana) e "l'Inno a Roma" di Puccini,L'inno, commissionato nel 1919 dal sindaco di Roma venne cooptato dalla propaganda fascista nella sua enfasi sulla grandezza di Roma antica tuttavia alle manifestazioni ufficiali veniva sempre eseguita anche la Marcia reale.
Viene anche modificata la datazione: pur conservando il calendario gregoriano, vengono indicati in maniera diversa gli anni tramite una doppia numerazione, in cifre arabe l'anno secondo l'Era cristiana e in cifre romane quello secondo l'era fascista, conteggiato a partire dal giorno successivo alla Marcia su Roma.
Il fascismo tentò inoltre, ma senza successo, di abolire l'uso della stretta di mano, considerata anti-igienica, da sostituire con il saluto romano obbligatorio nelle circostanze ufficiali e nelle parateLa guerra dei pronomi nell'Italia in orbace Repubblica — 27 gennaio 2008 dove le truppe devono marciare al passo romano.
Modello maschile fascista
Il maschio ideale per il fascismo deve avere un fisico atletico: si incoraggia l'attività sportiva e quella ginnica nelle scuole, mediante l'opera propagandistica, la creazione di strutture apposite e cospicui finanziamenti pubblici.
Il fascismo esaltava la semplicità e la compostezza rispetto alla frivolezza e al disordine: pertanto l'aspetto fisico del perfetto fascista non deve essere trasandato e il volto deve essere sbarbato. Si incoraggia la sicurezza e la compostezza anche nel modo di porsi, financo in quello di camminare.
In un'ottica tradizionalista, mirata soprattutto alle aree rurali del paese, il regime spinse per il recupero delle caratteristiche degli abiti tradizionali delle regioni italiane."Vestiti, usciamo...", articolo di Silvia Baragagia, Focus Storia n. 3, estate 2005, pag. 56 e seguenti
Modello femminile fascista
Seppure originariamente, nel programma di San Sepolcro del 23 marzo 1919, il fascismo presentasse diverse proposte innovative sotto il profilo della politica femminile, proponendo di concedere il voto alle donne, ciò non avvenne. Infatti il regime mantiene la già presente divisione tra educazione scolastica maschile e femminile: le classi miste non sono ammesse. Il ruolo sociale femminile è quello della madre di famiglia: il regime insiste sulla necessità di un popolo numeroso e giovane come condizione necessaria per la realizzazione dell'Impero italiano .
A tal fine, la donna fascista ideale deve avere un fisico prestante, che le permetterà di esser madre di tanti e sani figli: per questo viene introdotta una preparazione ginnica di alto livello negli istituti femminili e si sviluppano le discipline sportive femminiliHelga Dittrich-Johansen, Immagini e volti del fascismo al femminile (1919-1943), in Andrea Bonoldi, Hannes Obermair (a cura di), Tra Roma e Bolzano. Nazione e provincia nel ventennio fascista, Bolzano, Città di Bolzano, 2006. ISBN 88-901870-9-3.
In linea con una politica di sobrietà e semplicità incoraggiata dal regime, la moda del tempo scoraggia la cosmesi, rifacendosi a uno stile che riprendeva la moda francese degli anni venti: si riteneva il trucco una manifestazione di vanità e frivolezza, non in linea con i canoni pragmatici del fascismo.
In questi anni nasce la moda italiana e si afferma anche nel paese la sfilata di moda con la passerella rialzata (per permettere la vista, oltre che del vestito, anche delle scarpe indossate), al posto delle precedenti rappresentazioni teatrali. Inizia a essere diffuso anche l'uso di modelle e attrici come testimonial pubblicitarie.Alessandra Mammì, Fashion & fascism , articolo de L'Espresso, del 17 dicembre 2009
Educazione dei giovani
Il controllo sulla educazione e crescita dei giovani e il loro inquadramento nella dottrina fascista fu uno dei principali impegni del governo fascista. Ciò provocò uno scontro con le autorità ecclesiastiche quando, nonostante i Patti Lateranensi firmati, Mussolini sciolse temporaneamente nel 1928 l'Azione Cattolica. Tale scontro si concluse nel 1931 quando la Chiesa accettò di relegarne l'attività alla semplice sfera religiosa e preferì sacrificare lo scautismo cattolico anche per arrivare alla firma del Concordato.
Le associazioni scout italiane tra il 1927 e il 1928 furono sciolte. Numerosi gruppi proseguirono tuttavia clandestinamente le loro attività e alcuni di questi scout presero parte alla Resistenza. Il Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani chiama questo periodo Giungla silente. Anche sul versante cattolico dello scautismo, molti gruppi dell'Associazione Scautistica Cattolica Italiana non si lasciarono intimidire. Il gruppo clandestino più famoso fu quello delle Aquile randagie, che in seguito diede anche vita all'OSCAR, un'organizzazione per sostenere rifugiati, perseguitati politici e prigionieri di guerra alleati.
Bambini e ragazzi sono quindi inquadrati in organizzazioni giovanili ed educati alla disciplina militare. Per i loro esercizi usano moschetti finti di legno. A sei anni un bambino italiano diventa figlio della lupa e indossa la sua prima camicia nera. A otto diventa balilla e a quattordici avanguardista. Analogamente le ragazze, dopo essere state figlie della lupa, sono organizzate prima nelle piccole italiane e poi nelle giovani italiane. Gli studenti universitari vengono organizzati nei Gruppi Universitari Fascisti (Guf).
L'educazione fisica e lo sport diventano un fenomeno di massa: tutti sono sollecitati a praticare l'attività fisica. Ogni sabato, il sabato fascista, vi sono riunioni, inquadrate nelle attività del partito, per lezioni di dottrina fascista e per praticare sport, e dare sfoggio della propria abilità. I ragazzi fanno volteggi, maneggiano il moschetto, si lanciano attraverso cerchi di fuoco. Le ragazze, in camicetta bianca e gonna nera, fanno roteare cerchi, clave, bandiere e si esibiscono nella corsa e nel salto. Vengono creati i Littoriali della cultura e quelli dello sport. Le attività sportive vengono regolate nel 1928 all'interno del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).
Nel piano di inquadramento del tempo libero rientrano anche il Dopolavoro nazionale, agevolazioni per viaggi familiari e svaghi collettivi. Lo stato organizza le colonie estive, suddivise in alpine e marine, per i figli dei lavoratori fino all'età di 16 anni, ove i ragazzi sono sempre organizzati in strutture di tipo militare e in divisa.Omar Calabrese, Appunti per una storia dei giovani in Italia, in P. Aries e G. Duby Nel 1939 ebbe inizio il Servizio Premilitare dei giovani, con l'obbligo di presentarsi, ogni sabato pomeriggio, ai rispettivi Gruppi Rionali. Nel 1940, ebbe luogo la Marcia della Gioventù, attraverso le città d'Italia, con la partecipazione della classe 1922.
Battaglie interne Quella fascista è l'epoca delle "grandi battaglie", campagne esaltate dalla propaganda del regime: La battaglia del grano per aumentare la produzione interna e ridurre le importazioni, anche tramite dazi su queste ultime, che, pur raggiungendo i suoi obiettivi, ebbe come conseguenza l'abbandono di altre coltivazioni più produttive e utili.Isabella Ruschena, A conti fatti..., in Focus Storia n. 3, estate 2005, pag. 47 e seguenti. La battaglia delle bonifiche, con la quale vari territori sono strappati all'acqua e alla malaria e trasformati in campi coltivabili. Con l'inizio della guerra alcune di queste opere, pur sempre presenti nella propaganda del regime, furono interrotte per la mancanza di finanziamenti. La battaglia demografica (con la tassa sul celibato) per accrescere la popolazione italiana secondo il concetto, ereditato da una tradizione agricola, che più figli significano più lavoratori disponibili e soprattutto più soldati: nei suoi ultimi discorsi prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, Mussolini per affermare la potenza militare italiana parlerà di "8 milioni di baionette". Per questo motivo il matrimonio con molti figli è favorito in tutti i modi: i padri con famiglie numerose ricevono salari maggiori, le madri sono premiate con nastri, diplomi, medaglie d'argento e d'oro; alle nuove coppie vengono dati premi in denaro o fatti prestiti pubblici che devono essere restituiti allo Stato solo se non nascono figli o se ne nascono pochi; essere celibi è un ostacolo alla carriera ed è un impedimento assoluto alla promozione per gli impiegati dello Stato; tutti gli uomini non sposati dovevano pagare la tassa sul celibato creata allo scopo di motivare al matrimonio.
Censura e controllo politico della società
A partire dal delitto MatteottiIl vocabolo spregiativo quartarellismo comparve per la prima volta in un articolo, su Cremona nuova del 13 settembre 1924, di Roberto Farinacci che invitava alla soppressione dei giornali dell'opposizione: esso sarebbe stato «destinato ad entrare nel linguaggio ufficiale del fascismo per designare la campagna di coloro che accusavano il governo a partire dal delitto Matteotti»: C. Fracassi, Matteotti e Mussolini. 1924: il delitto del Lungotevere, Mursia, 2004, p. 380., il fascismo nel corso degli anni radicalizza le sue posizioni censurando sempre di più la libertà di opinione e perseguendo coloro che criticano il governo, esprimendo opinioni diverse dal pensiero ufficiale.
Permangono tuttavia alcuni giornali non in linea col pensiero ufficiale o esplicitamente critici del fascismo e taluni intellettuali, come Benedetto Croce, proseguono la propria attività, spesso critica del fascismo.