La letteratura spagnola si compone di tutte quelle opere in lingua spagnola, manoscritte e a stampa, che sono state create in Spagna dal X secolo fino ai giorni nostri.
Storia Le origini Prima della nascita della lingua castigliana propriamente detta, è da registrare la presenza di una produzione lirica mozaraba, cioè un insieme di canzoni scritte e cantate dai cristiani durante la dominazione musulmana dei territori della Penisola iberica.. La lingua in cui erano composte tali liriche era un «proto-spagnolo». che contribuì largamente, più del latino, alla formazione del castigliano. La composizione più diffusa all'epoca era la moaxaja, un lungo e complesso componimento poetico, che narrava storie d'amore in stile raffinato e ricercato. Queste muwāšaḥaāt erano talvolta concluse da una kharǧāt, cioè una strofa finale che chiudesse le composizioni: tali kharǧāt derivavano dalle canzoni d'origine mozaraba, e venivano incluse nelle muwāšaḥaāt inizialmente solo ricopiandole al termine delle stesse; tuttavia, Ibn Sanāʾ al-Mulk, trattatista egiziano del XII secolo, riporta la creazione di nuove kharǧāt originali. La tradizione della kharǧāt, iniziata nel IX secolo da un poeta di Cabra, proseguì fino al XII secolo, estendendosi anche in altri territori esterni alla Spagna; per esempio, furono composte della in lingua inglese e in persiano, e uno dei principali autori a riprenderne le caratteristiche fu il poeta ebreo Yehuda Ha-Levi.. Nel XII secolo emerse un nuovo stile poetico, lo zéjel, che consisteva di una «glossa a un ritornello, con parole romanze sparse qua e là tra l'arabo o l'ebreo»..
Il poema epico L'epica spagnola subì l'influsso della chanson d'origine francese e ne riportò svariati tratti. Il primo poema epico in lingua spagnola apparve intorno al 1100: secondo Ramón Menéndez Pidal, studioso di letteratura, il Poema del mio Cid (o anche Cantar de mío Cid) fu composto proprio in quel periodo. Secondo Menéndez Pidal il poema fu scritto da due diversi autori: al primo sarebbe da attribuire la stesura iniziale, di circa 500 versi, composta nel 1110; il secondo invece avrebbe aggiunto altri elementi (tra cui l'episodio del viaggio da Valencia a Burgos.), verso il 1140, esaltando il provvidenziale matrimonio tra una discendente del Cid e il figlio di Alfonso VII volto a evitare una guerra: per via del contenuto delle aggiunte del «secondo poeta» egli può essere definito un «cantore di palazzo», vicino all'aristocrazia;. sempre secondo Menéndez Pidal, non sono da escludersi interpolazioni successive o intermedie. Nel Cantar del Cid appaiono diversi elementi che sarebbero poi stati ripresi dalle opere successive della letteratura spagnola: l'economia del linguaggio, la verosimiglianza (questa in contrasto con il senso del mito presente nella chanson), i presentimenti. e l'esattezza delle indicazioni geografiche.. Il Cantar del Cid non fu l'unico poema epico del periodo pre-XIII secolo, ma delle restanti opere rimangono poche e frammentarie testimonianze: è di Menéndez Pidal la ricostruzione dell'opera Cantare degli Infanti di Salas, mentre un brano inerente alle vicende di Roncisvalle rappresenta i personaggi di Carlomagno e Orlando come figure positive, in controtendenza rispetto all'usanza castigliana di vederli come nemici..
Oltre all'epica, a comporre il corpus della poesia castigliana vi erano delle brevi canzoni, spesso non scritte ma riportate solo oralmente (e trascritte in epoche successive), con strofe di 2-3 versi.. La letteratura in lingua galiziano-portoghese si distingueva invece per le poesie complesse e raffinate, che tuttavia conservavano caratteri popolari. Nel XIII secolo nacque un nuovo genere di poesia, che consisteva di poemetti dai versi «brevi e ritmati» che risentivano dell'influenza franco-provenzale e il cui esempio più noto è il Razón de amor.. L'unico componimento considerato «teatrale» è l'Auto de los Reyes Magos: oltre a quello, fino al XV secolo non ve ne saranno altri, e a riportare il linguaggio teatrale nella letteratura spagnola fu Gómez Manrique.. Nei conventi, invece, si originò il cosiddetto mester de clerecía, un genere che riprende l'epopea, attribuendole però una forma più popolare. Scritti in alessandrini, i poemi di tale genere trattarono dapprima storie a sfondo religioso, per poi cambiare e giungere a parlare dei costumi. Con il mester de clerecía scompare anche la musica che, in varie forme, aveva sempre accompagnato le liriche spagnole: ad esempio, il cantore che rappresentava il Cantar del Cid usava per sottofondo musicale dei semplici strumenti a percussione.
Il primo poeta spagnolo del quale si conosce il nome è un prete, Gonzalo de Berceo, che scrisse alcune vite di santi e 25 narrazioni di interventi miracolosi della Vergine che raccoglie nei Milagros de Nuestra Señora (Miracoli di Nostra Signora). Berceo viveva nel monastero di San Millán de la Cogolla, e operò intorno alla metà del secolo XIII; fu uno dei primi autori a presentare se stesso nelle sue opere, raffigurandosi spesso, nelle miniature, intento a raccogliere documenti per poi riportarne i contenuti nei suoi versi.. Berceo infatti dichiarava spesso, nei suoi scritti, di trarre le informazioni da documenti latini; egli adottò uno stile «semplice e diretto», con una forma delicata;. la sua fama si esaurì abbastanza presto, venendo quasi dimenticato durante il Siglo de Oro, ma fu poi rivalutato e preso a modello dai poeti spagnoli del XX secolo. Il Poema de Alexandre, di Juan Lorenzo de Astorga, è invece opera rilevante per ricostruire la natura del sapere medioevale spagnolo: difatti, in essa sono contenute molte informazioni sulla cultura spagnola dell'epoca, che riprese in gran parte la tradizione classica. Partendo da una biografia di Alessandro Magno, il poema trattò numerose altre vicende in un susseguirsi d'anacronismi (per esempio, la Guerra di Troia), evidenziando quanto la cultura medioevale si rifacesse all'antichità classica (specialmente al mondo ellenico).. Anche il Libro de Apolonio, anonimo come buona parte delle prime opere della letteratura spagnola, mostra caratteri ripresi dall'antichità, ma presenta dei tratti che si ritroveranno poi nel romanzo bizantino, come l'ambientazione greco-orientale.
La scuola di Alfonso X il Saggio Sotto Fernando III furono tradotti vari testi di carattere giuridico, confluiti nel Fuero Juzgo, e alcune opere di Ximémez de Rada. Nella seconda metà del secolo XIII notevole è l'opera del figlio di Fernando III, il re di Castiglia e di León Alfonso X, detto il Saggio (1252-1284). La letteratura di Alfonso X il Saggio favorì il consolidamento e la diffusione del volgare castigliano, portando la prosa a livelli di maggiore maturità. Egli infatti compose o fece comporre trattati di astronomia, libri sui giochi, sulle pietre, traduzioni. Promosse la Scuola di traduttori di Toledo. A lui si deve il più importante codice legislativo del Medioevo, Las siete partidas, e soprattutto la Crónica general, storia della Spagna, che è da considerarsi la prima opera storiografica in castigliano.. Ad Alfonso X dobbiamo anche i Cantigas de Santa María, 430 poesie scritte in galiziano-portoghese..
Il Trecento Il XIV secolo, è, per la letteratura spagnola, «un secolo di rinnovamento, inquietudine e diversità».. Esauritosi il periodo del mester de clerecía dopo la comparsa del suo testo più rappresentativo, il Libro de Buen Amor scritto da Juan Ruiz, Arciprete di Hita, composto d'oltre settemila versi, Don Juan Manuel diede nuova linfa alla prosa introducendovi nuovi argomenti: infatti, mentre Alfonso X si era concentrato su opere scientifiche, Juan Manuel inaugurò una prosa caratterizzata dalla maggior attenzione verso lo stile e dalla volontà di rendere la scrittura una forma d'arte. Tra le forme d'importanza secondaria si trova la poesia aljamiada, a opera di arabi durante la dominazione cristiana; a Pedro López de Ayala si deve invece il Rimado de Palacio (Rimario di Palazzo), un poema morale.
Il Libro de Buen Amor di Ruiz (l'autore fornisce scarse informazioni circa se stesso, e non è da escludersi che possa non essere chi sostiene di essere.) venne composto inizialmente nel 1330 e poi rielaborato nel 1343: esso racchiude in sé vari stili, tra cui lo zéjel, la lirica, l'allegoria e la satira; le storie sono narrate in toni scherzosi, e sono una mescolanza di generi e argomenti che rendono il Libro un'opera fortemente eterogenea... Il poema è caratterizzato da una grande ricchezza, sia dal punto di vista linguistico e lessicale che da quello puramente formale; contrariamente a quanto accadeva nel Medioevo, alle citazioni prese dalla tradizione classica è dedicato poco spazio, ed esse sono riportate con scarsa fedeltà e anzi con intenzionali modifiche. L'opera di Ruiz pose quindi fine, in via praticamente definitiva, alla parte centrale del Medioevo letterario spagnolo..
Pedro López de Ayala (1332-1407) era un cancelliere: il suo Rimado de Palacio tratta della vita politica spagnola, concentrandosi in special modo su quella vissuta all'interno della corte reale; in esso risaltano le riflessioni morali, in cui vengono descritte le degenerazioni sociali del periodo, sia nei ceti meno abbienti (per esempio i commercianti) che in quelli più elevati, teatri di complessi intrighi di potere.. Tra le varie critiche ve n'è una rivolta al clero, accusato di eccessiva attenzione ai beni materiali.. Ayala fu anche autore di opere prosastiche di storiografia: le cronache da lui scritte riportano le gesta di vari re dell'epoca, anche in chiave critica..
Don Juan Manuel (1282-1348), considerato uno degli autori più capaci e influenti del Trecento spagnolo, scrisse diverse opere, che poi elencò in un codice (andato perduto) che rigorosamente le raccoglieva al fine di evitare errori di copia. Tra gli scritti di Juan Manuel vi sono il Libro del caballero et del escudero, opera ricca di dettami morali; il Libro de los castigos, incentrato sulla condotta da tenere in guerra e a corte; il Libro de los estados parla invece della struttura della società, con particolare attenzione alla famiglia reale.. Il Conte Lucanor, detto anche il Libro de Patronio o Libro degli esempi, è l'opera principale di Juan Manuel: esso è una raccolta di favole, parabole, novelle satiriche e allegoriche. Lo stile del Libro de Patronio è ricercato, con «semplice eleganza espressiva».
L'esperienza cortese, sviluppatasi in Francia, non raggiunge invece la Spagna, anche se non mancarono traduzioni di romanzi cortesi.
Il Quattrocento e l'Umanesimo Poesia: Manrique e l'avvento del romance