Con il termine campagna di Montenotte si designano i combattimenti della fase iniziale della campagna d'Italia durante la guerra della prima coalizione tra la Francia e le potenze monarchiche europee dell'Antico regime. Il giovane generale Napoleone Bonaparte, appena nominato comandante della debole e disorganizzata Armata d'Italia, dimostrò per la prima volta le sue grandi qualità di stratega e di tattico sorprendendo con le sue audaci e rapide manovre gli eserciti nemici austro-piemontesi. In dieci giorni le truppe francesi, male equipaggiate ma combattive e fortemente motivate dai proclami del generale, sconfissero in una serie di continue battaglie le forze austro-piemontesi.

Il generale Bonaparte, coadiuvato da abili luogotenenti, prima frammentò lo schieramento difensivo nemico ai piedi delle Alpi e poi ne sconfisse separatamente le due parti, ottenendo un successo strategico decisivo che costrinse il Re di Sardegna a uscire dalla guerra e concludere un armistizio. L'esercito austriaco, duramente battuto, ripiegò verso il Veneto, abbandonando la Lombardia al generale Bonaparte che poté agevolmente sboccare in pianura e raggiungere importanti risultati politico-militari.

Le battaglie della campagna di Montenotte furono la prima applicazione pratica delle innovative e sorprendenti strategie ideate e applicate con intelligenza e determinazione da Napoleone Bonaparte durante tutta la sua lunga carriera.

Il generale Bonaparte in comando

Il 12 ventoso anno IV (2 marzo 1796) il generale Napoleone Bonaparte, divenuto personaggio di rilievo della vita politico-militare francese per la sua energica condotta durante la crisi del 13 vendemmiaio, venne nominato comandante in capo dell'Armata d'Italia; l'assegnazione del giovane e ambizioso generale era stata favorita dalla sua amicizia con il potente Paul Barras e dalla influenza della fidanzata Giuseppina Beauharnais su quest'ultimo di cui era stata in precedenza l'amante. La nomina era stata approvata anche da Lazare Carnot che apparentemente era ben consapevole dei vasti progetti bellici che il generale era intenzionato ad applicare in Italia anche in contrasto con le prudenti direttive del Direttorio..

Il generale Bonaparte partì da Parigi per raggiungere il suo nuovo incarico l'11 marzo; due giorni prima si era sposato in tutta fretta con Giuseppina; durante il viaggio il generale, che provava una forte passione per la donna, inviò quotidiane lettere d'amore alla nuova consorte. Dopo undici tappe giunse al quartier generale di Nizza; osservando la costa nemica, egli scrisse della "felicità", che egli possedeva a Parigi accanto alla moglie che amava, e soprattutto della "gloria", che egli voleva e che si trovava oltre i monti, nella "terra nemica"..

Da molto tempo il generale Bonaparte aveva presentato al Comitato di salute pubblica, nell'anno II e nell'anno III, una serie di progetti offensivi per invadere l'Italia settentrionale sfruttando le caratteristiche del territorio e la debolezza degli eserciti nemici.; egli aveva ideato una serie di istruzioni dettagliate e di proposte operative che erano state inviate al precedente comandante, generale Barthélemy Schérer, che tuttavia, infastidito dall'invadente generale, aveva ripetutamente respinto questi piani ritenuti fantasiosi e inattuabili e aveva infine presentato le sue dimissioni..

In effetti i piani di Carnot e del Direttorio prevedevano nel 1796 una campagna decisiva per provocare la dissoluzione della prima coalizione e raggiungere la vittoria, ma assegnavano il compito di sferrare l'offensiva principale alle armate schierate in Germania. Nel teatro bellico tedesco l'Armata di Sambre e Mosa del generale Jean-Baptiste Jourdan e l'Armata di Reno e Mosella del generale Jean Victor Moreau, costituite ognuna da soldati, avrebbero attaccato tra Magonza e la Svevia; avrebbero sconfitto gli eserciti austriaci dell'arciduca Carlo e del feldmaresciallo Dagobert von Wurmser e avrebbero invaso la Franconia e la Baviera. Raggiunti questi successi, il generale Moreau avrebbe proseguito verso il Tirolo. Il compito assegnato all'Armata d'Italia era relativamente secondario; l'armata avrebbe attaccato soprattutto per attirare le forze nemiche nel teatro italiano; quindi, se la situazione fosse stata favorevole, avrebbe potuto proseguire fino all'Adige dove avrebbe dovuto fermarsi in attesa dell'arrivo delle truppe del generale Moreau dal Tirolo..

I progetti del generale Bonaparte erano invece molto più ambiziosi; egli riteneva che l'Italia fosse il vero punto debole della coalizione. Il generale, riprendendo i suoi piani precedenti, intendeva sfruttare la scarsa coesione tra gli eserciti austriaco e piemontese, che sbarravano gli sbocchi delle Alpi e degli Appennini, per dividerli e batterli separatamente e quindi irrompere dalle montagne nella Pianura Padana, avanzando oltre l'Adige e precedendo nel Tirolo le truppe del generale Moreau. Questi piani erano conosciuti dal Direttorio che in effetti il 6 marzo 1796 parve mostrare maggiore aggressività in Italia dando istruzione al generale di attaccare Torino e schiacciare la dinastia sabauda; nel mese precedente era inoltre giunto all'Armata d'Italia come commissario Antoine Christophe Saliceti, il giacobino còrso con cui il generale aveva avuto controversi rapporti di collaborazione e amicizia in precedenza, che mostrò grande impegno per migliorare le condizioni delle truppe..

L'arrivo del generale Bonaparte, ufficiale conosciuto soprattutto per le sue frequentazioni politiche, in un primo momento suscitò sorpresa e disappunto tra i comandanti dell'Armata d'Italia, generali veterani, cinici e sfiduciati, spesso in contrasto fra loro ma ugualmente sospettosi verso l'inatteso nuovo comandante in capo. Tra i generali c'erano ufficiali impetuosi e combattivi di umili origini con torbidi passati, come Pierre Augereau e Andrea Massena, ed ufficiali esperti ma provenienti dal vecchio esercito regio come Jean Mathieu Sérurier e Amédée Laharpe; tutti erano delusi e pessimisti riguardo alle condizioni dell'armata e all'andamento della guerra.. Piccolo di statura, magro, dal viso scavato, i capelli scompigliati lunghi sulle spalle, il generale Bonaparte, questo "scaramouche sulfureo" cupo e angoloso., diede invece, appena giunto nel quartier generale di Nizza, subito dimostrazione della sua grande autorità e della sua decisione..

Nonostante l'aspetto fisico non dominante e la giovane età, impressionò per la sua determinazione, per la sua austera personalità e per la brutale chiarezza di idee. Egli stabilì immediatamente la sua superiorità, intimorì i suoi generali e ne rafforzò la coesione; presto ottenne la loro fiducia, dimostrando il suo spirito di militare rivoluzionario e affermando l'ambizioso ruolo che egli intendeva riservare ai militari all'interno del contrastato sviluppo della Rivoluzione.. Il generale era inoltre accompagnato da alcuni giovani ufficiali che avrebbero ben presto giocato un ruolo importante nell'Armata d'Italia; il generale Louis-Alexandre Berthier, eccellente ufficiale di stato maggiore, il generale Auguste Marmont, il maggiore Jean-Andoche Junot e il colonnello Gioacchino Murat, che aveva collaborato con il generale Bonaparte anche durante la crisi del 13 vendemmiaio..

Piani e preparativi

L'Armata d'Italia si trovava, al momento dell'assunzione del comando da parte del generale Bonaparte, in mediocri condizioni; soprannominata spregiativamente "l'armata dei cenciosi", era costituita ufficialmente da soldati, ma la forza effettivamente disponibile per impieghi operativi ammontava a soli uomini. Il morale dei soldati non era molto alto, erano presenti fenomeni di sedizione e insubordinazione fino ad episodi di ammutinamento di interi reparti; i soldati, mal nutriti, poco equipaggiati, senza mezzi, con armi insufficienti, senza paghe, impegnati da oltre due anni in un'aspra e sterile guerra di montagna, erano esasperati e riottosi.. Il generale Bonaparte era pienamente consapevole delle difficoltà e delle deplorevoli condizioni materiali dei suoi uomini; provenienti in gran parte dalle regioni della Francia meridionale, erano soldati coraggiosi, impetuosi, passionali, agguerriti nonostante la scarsa disciplina. Le truppe in realtà non furono immediatamente trascinate dal nuovo comandante; i soldati erano ancora scettici sulle capacità del generale, che appariva inesperto e fisicamente debole.. Egli seppe ben presto sollevarne il morale e sollecitarne la combattività con le sue dimostrazioni di attivismo e di autoritaria energia, con la sua sollecitudine per migliorare le condizioni dell'armata e soprattutto con proclami in cui, dopo aver riconosciuto il loro sfortunato coraggio, faceva esplicito riferimento a "gloria e preda" come prospettive che si aprivano per loro, passando risolutamente all'offensiva, superando le montagne e penetrando nelle fertili e ricche regioni dell'Italia settentrionale..

Oltre a sostenere il morale delle truppe con la promessa del bottino e della gloria attraverso la conquista militare della Pianura Padana, il generale Bonaparte fece strenui sforzi, con la collaborazione soprattutto del commissario all'armata Saliceti, per migliorare la situazione materiale dell'esercito. Entro due settimane i soldati ricevettero le paghe arretrate, il vettovagliamento venne assicurato con regolarità, l'armamento individuale migliorato e completato, l'artiglieria venne portata a ottanta cannoni campali e 24 pezzi da montagna. L'Armata d'Italia era ancora male equipaggiata ma la coesione era stata ristabilità e il generale aveva suscitato il rispetto, la fiducia e l'apprezzamento dei suoi uomini.

Dopo la campagna del 1795 l'Armata d'Italia aveva raggiunto posizioni strategiche favorevoli per un'offensiva allo sbocco delle montagne; sulla riviera ligure occupava Finale Ligure, Vado e Savona; soprattutto aveva preso il controllo dell'alta valle del Tanaro e dei passi verso i due rami della Bormida. I francesi occupavano il col di Tenda a ovest e l'importante colle di Cadibona che a est dava accesso sia al Piemonte che alla Lombardia attraverso la valle della Bormida.; da queste posizioni il generale Bonaparte riteneva possibile organizzare un'offensiva decisiva a sorpresa contro lo schieramento nemico. L'armata si mise in marcia fin dal 31 marzo 1796; il generale Bonaparte trasferì il suo quartier generale prima ad Albenga e quindi il 9 aprile a Savona, egli prevedeva di sferrare l'attacco principale il 15 aprile 1796.

Il generale Bonaparte impegnò le prime giornate del suo incarico nello studio continuo di piani e di dettagli operativi e organizzativi; impressionò i suoi collaboratori per la grande capacità di lavoro teorico e per lo spirito impetuoso e fiducioso. Egli "passava per un matematico o un visionario".. Il generale disponeva di forze molto inferiori numericamente rispetto a quelle nemiche ma egli intendeva sfruttare le debolezze dello schieramento avversario e la scarsa coesione tra le truppe piemontesi e quelle austriache per frantumare il loro fronte difensivo e, manovrando con rapidità e audacia, sconfiggere i due eserciti nemici. Le forze complessive austro-piemontesi disponibili ammontavano a cira uomini ma, disperse in gruppi separati e mal collegati tra loro e inoltre guidati da generali diffidenti e poco disposti a collaborare, queste truppe erano molto esposte a una vigorosa offensiva francese allo sbocco delle montagne. In realtà i comandanti delle potenze coalizzate non sembravano preoccupate per l'arrivo del nuovo comandante, personaggio poco noto, ritenuto privo di esperienza e definito un "terrorista còrso"..