La società Film artistica Gloria, comunemente conosciuta come Gloria Film, è stata una casa di produzione cinematografica torinese del periodo del muto la cui attività si sviluppò dall'inizio del 1913 sino alla fine del 1916. Nonostante la brevità della sua vita aziendale è riconosciuta come una delle più significative imprese italiane del settore negli anni precedenti la prima guerra mondiale.
Storia Un inizio pieno di speranze L'azienda venne costituita nella forma giuridica di una accomandita semplice in data 20 aprile 1913 con una durata prevista di 25 anni ed un capitale sociale di 250.000 lire, suddiviso tra 14 soci, tra i quali le quote prevalenti erano attribuite a Domenico Cazzulino e Mario CaseriniFranco Prono, Atti di nascita del cinema a Torino, in Fabbriche della fantasticheria, cit. in bibliografia, p.120-122.. Il primo, imprenditore nel settore dell'esercizio di sale cinematografiche, era stato tra i pionieri del cinema torinese, affiancando sin dal 1901 Roberto Omegna nella gestione di una "Sala Edison" ove venivano proiettati cortometraggi di produzione franceseMario Verdone, intervista a Roberto Omegna pubblicata su Cinema, seconda serie, n.4 del 15 dicembre 1948., espandendosi poi anche in altre città del nord, tra cui BolognaElena Napoli, I cinefili a Bologna nel 1911, in Immagine. Note di Storia del Cinema, quarta serie, n. 1. gennaio - dicembre 2010.. Mario Caserini, che aveva iniziato la sua attività di cineasta presso la "Cines", si era trasferito, assieme alla moglie Maria Gasperini ed altri collaboratori, a Torino presso la "Ambrosio" con un vantaggioso contratto che lo impegnava sino al marzo 1915Prolo, cit. in bibliografia, p.56..
Tuttavia, mosso da un temperamento esuberante egli decise di interrompere tale collaborazione in quanto «non mi bastava essere parte, per quanto di una macchina interessantissima, ma desideravo diventare io stesso la forza motrice, [quindi] ottenni lo scioglimento del contratto che mi legava alla "Ambrosio"Caserini, intervista in Vita cinematografica, n.1 del 15 gennaio 1913.». Caserini sarà quindi il direttore artistico della nascente impresa.
Nel concreto, come traspare sia dalle dichiarazioni di Caserini che dalla documentazione disponibile, l'effettiva operatività dell'azienda aveva preceduto il suo atto costitutivo. Infatti sin dal gennaio 1913 era stata individuata una sede da destinare all'attività produttiva nella via Quittengo, che all'epoca era nell'estrema periferia della cittàCfr, La "Film artistica Gloria", una grandiosa cerimonia di battesimo in Vita cinematografica, n. 11 del 15 giugno 1913.: si trattava di un'area di 3.600 m² sulla quale preesisteva una fonderia i cui fabbricati vennero riutilizzati per i nuovi fini, mentre ex novo venne realizzato solo il teatro di posaFriedemann, cit. in bibliografia, p.117., sulla base di una autorizzazione edilizia del 30 gennaio 1913. Gli uffici amministrativi furono invece collocati in via Ospedale.
A differenza di altre aziende analoghe, la "Gloria Film" scelse di non dotarsi al suo interno di laboratori per sviluppo e stampa delle pellicole, appoggiandosi a tale fine sullo stabilimento BIAK di Lione (che aveva anche una filiale a Torino) nel quale era interessato quell'ing. Adolfo Pouchain che era stato amministratore della "Cines" dal 1906 al 1911, quando nell'azienda romana lavorava Caserini. I preparativi per l'avvio dell'attività produttiva impegnarono i primi mesi del 1913: già all'inizio di marzo il nuovo teatro di posa erano quasi ultimato, cosicché ad aprile si potevano avviare le riprese, mentre proseguivano gli ingaggi degli artisti destinati a lavorare nella nuova azienda, spesso provenienti dalle concorrentiBernardini, cit. in bibliografia, p.522-525..
Nello stesso periodo iniziava una martellante campagna pubblicitaria che impegnava pagine e pagine delle riviste del settore per annunciare che «La "Gloria" produrrà esclusivamente film artistiche di lungo metraggio da soggetti di autori di fama indiscussaInserzione in Vita cinematografica, n. 4 del 28 febbraio 1913.». Intanto Cazzulino, nominato amministratore della società, si occupava di organizzare la distribuzione, associando la "Gloria" alla "De Giglio", per utilizzare i canali distributivi di cui tale azienda disponevaLa società "mista", costituita il 17 maggio 1913 con un capitale di 100.000 lire, prese il nome di "De Giglio e Gloria". Cfr. Prono, cit., p.122..
Il successo Gli ambiziosi progetti aziendali diventarono realtà alla metà di giugno 1913 quando la "Gloria Film" aprì il suo teatro di posa in occasione delle ultime riprese del suo primo lungometraggio, Il treno degli spettri. Con una iniziativa inedita, giornalisti ed autorità vennero invitati ad assistere alla lavorazione delle scene finali, dando vita nel complesso di via Quittengo ad un evento mondano che attirò sulla neonata casa di produzione simpatia ed attenzione, replicate quando dello stesso film fu organizzata una "prima" al cinema "Borsa" di Torino (di proprietà di Cazzulino) alla mezzanotte del 28 giugno, esaltandone così il sapore di "thriller".
Dopo un secondo film (la farsa Florette e Patapon) le prospettive della "Gloria" decollarono quando riuscì a scritturare una delle più note ed applaudite attrici teatrali del momento, Lyda Borelli. Su di lei due autori non professionisti genovesi (il medico, ma anche appassionato di spettacolo e musica, Emiliano Bonetti, e l'insegnante e giornalista Giovanni Monleone) costruirono un soggetto drammatico cui attribuirono come titolo l'ultimo verso della Manon Lescaut di Puccini. Nacque così Ma l'amor mio non muore, che segnò il costume e rappresentò la cultura di un'epoca, quale capostipite del dramma cinematografico di ambientazione borghese moderna, Il film di Caserini (per diversi osservatori il suo capolavoroCfr. Roberto Paolella, voce Caserini Mario nel Filmlexicon degli autori e delle opere, Roma, 1951.) ebbe un successo straordinario e venne venduto in tutto il mondo, tanto che arrivarono notizie di sue acclamate proiezioni anche da località lontane come Melbourne o La PazGiovanni Monleone, Confessioni sul valico, Genova, Pagano, 1954, p.44..
Lo straordinario riscontro di pubblico e di critica del primo film interpretato dalla Borelli indusse la "Gloria" a metterne immediatamente in cantiere un secondo, La memoria dell'altro, che, uscito nel gennaio 1914, ebbe anch'esso un notevole successoCfr. Aldo Bernardini, Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano - i film degli anni d'oro - 1913, Roma, 1995.. Sulla scia di questi successi, la "Gloria" riuscì, in poco tempo, a garantire ai suoi prodotti una vasta distribuzione internazionale rivolta sia ai principali mercati europei (Spagna, Francia, Gran Bretagna, paesi Scandinavi) che agli Stati Uniti,.
A quel punto la "Gloria", benché nata da meno di un anno, veniva già annoverata tra le sette principali aziende di produzione cinematografica torinesi (a fronte delle 4 romane, 3 milanesi e 2 napoletane) nel cui ambito s'era conquistata in quel poco tempo un posto di riguardoVedi Elenco delle case fabbricanti films in Il Maggese cinematografico, n.17 del 25 dicembre 1913.. Le prospettive di un impetuoso sviluppo erano così concrete che si diede il via ad alcune iniziative di potenziamento dell'impresa: venne acquistato un lotto di terreno di circa 3000 m², adiacente a quello di primo impianto, per poter ampliare lo stabilimento e fu rilevato un teatro di posa a Pegli (a quel tempo ancora Comune autonomo da Genova) per utilizzare le migliori condizioni di luce naturale che esistevano in prossimità del mareFriedemann, cit. p.120 - 122. Questa struttura, che da qualche tempo era inattiva, venne rapidamente rimessa in funzione a partire dal gennaio 1914 da Paolo Cantinelli ed in essa furono girate da Caserini diverse scene di Nerone ed Agrippina, oltre a funzionare anche con due "troupes" contemporaneamente al lavoroLa cine-fono, n.296 del 12-30 dicembre 1913.. La Liguria fu interessata, sempre nel gennaio 1914, da una seconda iniziativa espansiva della "Gloria" quando Cazzulino, confermando il suo spirito di esercente oltre che di produttore, rilevò la "Universale" una delle sale cinematografiche centrali di Genova, nella quale i film della "Gloria" venivano proiettati in esclusivaCfr. inserzione aziendale in Vita cinematografica, n.11 del 30 marzo 1914..
Nella seconda metà del 1913 Caserini e la "Gloria" subirono una prima battuta d'arresto, frutto anche del clima di concorrenza, spesso sleale, che caratterizzava a qual tempo le case cinematografiche, provocando non pochi strascichi giudiziari. Decisero infatti di produrre una seconda edizione de Gli ultimi giorni di Pompei, per le cui riprese si volle utilizzare il prestigioso scenario dell'Arena di Verona, dove si trasferì un cast di rilievo in cui Caserini era affiancato da Alberto Degli Abbati e Giuseppe De LiguoroL'arrivo in città della folta troupe della "Gloria" costituì un evento a cui L'Arena dedicò due articoli il 19 e 20 settembre 1913.. Ma nello stesso periodo anche la "Ambrosio" e la "Pasquali" avevano messo in cantiere un film tratto da quel romanzo. Nonostante fossero state già girate diverse scene, la "Gloria" decise di sottrarsi allo scontro diretto, destinando quelle riprese ad un altro film, Nerone ed Agrippina, che uscirà nel marzo dell'anno successivo, riscuotendo però scarso successo.
Crisi e chiusura La crescita qualitativa e quantitativa che nel 1913 aveva permesso alla "Gloria" di assumere un ruolo di primo piano nel panorama della cinematografia italiana, si infranse a metà del 1914 in un primo momento a causa d'un dissidio tra Caserini e la società di cui non si conoscono le cause, se non che si trattò di «un disaccordo con gli azionisti» che il 16 giugno 1914 indusse il regista a lasciare l'impresa da lui stesso fondata per rientrare alla "Ambrosio"La sintetica motivazione si trova senza ulteriori spiegazioni nell'articolo Mario Caserini: un maestro di "Veritas" [Alberto A. Cavallaro], in Vita cinematografica, numero speciale, dicembre 1914..
Ma se alla perdita del suo regista più importante la "Gloria" rispose accentuando l'attività dei suoi sostituti, ben più grave doveva essere, due mesi dopo, lo scoppio della Guerra che, benché l'Italia fosse ancora neutrale, comportò un arresto dell'attività dovuto al contingentamento dei conti bancari disposto dal governo,Con il R.D. 4 agosto 1914 fu posto un limite ai prelievi dai conti pari al 5% delle giacenze. Il successivo R.D. 27 settembre 1914 elevò il limite a non più del 10% mensile. Cfr. Umberto Rava, I 4 maggiori istituti di credito, Genova. Valugani, 1928, p.48 ed alla difficoltà di approvvigionamento di pellicola vergine. Come molte altre aziende anche la "Gloria" fu costretta a ridurre le lavorazioni ed a tagliare le paghe del personale di circa il 50 per centoCfr. La nostra crisi in Vita cinematografica, n.30, 15-22 agosto 1914..
Le crescenti difficoltà portarono rapidamente alla crisi quella che all'inizio s'era dimostrata una fortunata iniziativa industriale. Nel 1915 la produzione proseguì, ma alla chiusura dell'esercizio, nel maggio 1916, la società denunciò una perdita di 231.000 lire, che quasi azzerava il capitale sociale. Nonostante ciò, si decise di proseguire sperando in un miglioramento della situazione, ma sei mesi dopo, nel corso di un'assemblea straordinaria che si tenne il 6 novembre, si dovette prendere atto che ogni speranza di rilancio era vana e si deliberò la scioglimento e la messa in liquidazione della societàFilm, notizia nel n.37 del 20 novembre 1916
La cessazione della attività produttiva della "Gloria" lasciò tuttavia in funzione gli impianti di via Quittengo che per qualche tempo vennero affittati ad altre produttrici, Poi nel 1918 essi furono venduti alla società "Electa Film"Araldi, cit. in bibliografia, p.53., costituita dall'imprenditore Alberto Fasola e dell'attore regista Mario Bonnard, che però se ne allontanò quasi subitoBernardini, cit, p.601..