La Milano Films è stata una casa di produzione cinematografica attiva nel periodo del cinema muto fra le principali in Italia e la più importante a Milano per quantità di opere realizzate. Nata dalla trasformazione di una precedente azienda, e legata per diversi anni all'ambiente dell'aristocrazia imprenditoriale milanese, restò attiva dal 1910 al 1926, anche se ebbe il suo maggiore sviluppo negli anni precedenti la prima guerra mondiale.
Storia Origini (1907 - 1909)
La "Milano Films" deriva dall'attività pionieristica svolta da Luca Comerio che aveva iniziato sin dal 1894 un'attività nel campo della fotografia, diventando "fotografo personale di S.M. il re", ma anche documentando i sanguinosi Moti di Milano del 1898Emilio Ceretti, Il fotografo di S.M. il re, in Cinema, prima serie, n.92 del 25 aprile 1940. In questo stesso anno aveva ampliato il proprio campo d'azione iniziando a realizzare brevi filmati, tra cui diversi incentrati sulla figura di Fregoli. Nel 1907, per meglio supportare l'attività, costituì la "Luca Comerio e C. s.a.s." che produsse in tale anno e nella prima parte del 1908 circa 60 titoli, sia documentari che cortometraggi a soggettoCarla Manenti, Nicolas Monti, Giorgio Nicodemi, Luca Comerio, fotografo e cineasta, Milano, Electa, 1979, p.104.
Nel frattempo un gruppo di esercenti e noleggiatori milanesi (Pietro Tonini, fondatore del periodico Rivista Fono-cinematografica e proprietario del cinema "Marconi" in Milano, Gino Protti, direttore della Sala "Volta" di Milano, Enrico Roatto e Ludovico RigottiTra una film e l'altra. Materiali sul cinema muto italiano, Venezia, Marsilio, 1980, p.32) aveva fondato il 6 febbraio 1908 la "Società Anonima Fabbricazione Films italiane - S.A.F.F.I."Aldo Bernardini, Il cinema muto italiano - I film dei primi anni (1905-1909), p.8 - 12, la quale però, mancando di un proprio impianto produttivo, dopo la costituzione non aveva potuto realizzare alcuna pellicolaRoberta Maietti, Le manifatture cinematografiche in Comunicazioni sociali, n.3-4, luglio-dicembre 1994, p.252-255. Passarono solo pochi mesi ed il 17 giugno 1908, le due aziende si unirono, dando vita alla "S.A.F.F.I. - Comerio", che venne dotata del consistente capitale sociale di 600.000 lireBrunetta, cit. in bibliografia, p.33-34, e la cui sede fu stabilita in via Boscajola, 1, con un allargamento del Consiglio di Amministrazione a 7 membri, tra cui ComerioIl Sole, 18 giugno 1908. Lo stabilimento di via Arnaldo da Brescia sino ad allora utilizzato da Comerio per produrre, con semplici e provvisorie scenografie, i suoi primi titoli, fu assorbito dalla nuova impresa, che aveva anche una sede a PrecottoLorenza Sardi, Luca Comerio, pioniere del cinema milanese in Comunicazioni sociali, cit. p.279-281..
Avvalendosi della nuova configurazione strutturale e finanziaria, nella seconda metà del 1908 e per gran parte del 1909 la "S.A.F.F.I. - Comerio" ampliò l'attività produttiva, affiancando ai documentari una serie di pellicole a soggetto. A tal fine venne assunto inizialmente Mario Morais, noto come autore di racconti per l'infanzia, al quale si deve la prima delle tante trasposizioni cinematografiche dei Promessi sposi, dove l'ampio romanzo manzoniano venne riassunto in un cortometraggio di 235 metri, a cui seguì, ancora diretto da Morais, un altro inedito, la Francesca da Rimini di 300 metri. Poco dopo, con l'arrivo di Giuseppe De Liguoro, la produzione dell'azienda milanese si rafforzò verso il filone storico, tendenza già diffusa nelle altre imprese di produzione sia a Torino che nella romana "Cines", in questa seconda, in particolare, grazie all'opera di Mario CaseriniProlo, cit. in bibliografia, p.35-42.
Lo slancio dell'attività indusse i rappresentanti dell'azienda milanese a partecipare nel febbraio 1909 al primo Congresso Internazionale degli editori di films che si tenne a Parigi, dove si istituì un'organizzazione imprenditoriale permanente nel cui comitato centrale venne eletto Riccardo Bollardi, consocio di ComerioAl Congresso di Parigi parteciparono le più importanti aziende di produzione di diversi paesi, tra cui la "Eastman Kodak", la "Gaumont", Georges Méliès e la danese "Nordisk". Erano presenti anche tutte le principali imprese italiane. Nell'organismo internazionale fu nominato un secondo membro italiano nella persona di Camillo Ottolenghi della "Aquila Films" di Torino. Notizie in Lux, n.3, febbraio 1909.
Nei titoli di questo anno e mezzo di attività si trovano anche i primi cortometraggi comici (definiti "farse"), benché ancora non basati su un personaggio tipico e riconoscibile. Venne mantenuta una forte presenza nel campo dei documentari, tra i quali uno raffigurante la visita del re sui luoghi del disastroso terremoto di Messina, i funerali milanesi di Bocconi e due relativi a gravi incidenti ferroviari, sui cui luoghi Comerio era riuscito ad arrivare con notevole tempismoProlo, cit. p.123. Complessivamente nel periodo "S.A.F.F.I. Comerio" la produzione si moltiplicò per 20 rispetto agli anni precedentiGiuseppe Turroni in Luca Comerio fotografo e cineasta, cit. p.12-14 e l'azienda milanese iniziò a crearsi un suo spazio tra le imprese della nascente cinematografia italiana, pur restando ancora lontana nel campo dei film a soggetto (31 editi nel 1908) dagli oltre 100 prodotti dalla "Itala" (compresi quelli della precedente "Rossi & C.").
Ma sotto il profilo economico, la società non andava bene, ed alla fine del 1909 si trovò ad aver perso i tre quarti del capitale inizialeFriedemann, cit. in bibliografia, p.14, anche perché Comerio era spesso assente, attratto dai viaggi esplorativi su cui fondava i suoi "réportages" più che dalla gestione aziendale. A causa di queste difficoltà si parlò di liquidazione della societàAldo Bernardini, Storia del cinema muto italiano, vol.IIº Industria ed organizzazione dello spettacolo 1905-1909, Bari. Laterza, 1981, p.166., ma a quel punto intervenne invece un fatto nuovo che portò ad un rilancio sotto diversa denominazione.
Avvio societario e primi successi (1910 - 1911) La svolta fu sancita in una assemblea tenutasi il 30 dicembre 1909 quando la "S.A.F.F.I. - Comerio" diventò "Milano Films". Non si trattò solo di un cambio di nome, ma di una radicale modifica dell'assetto societario dovuta all'intervento di 24 finanziatori appartenenti ad alcune delle principali famiglie della nobiltà milanese, interessati ad investire nella nuova realtà industriale rappresentata dalla cinematografia unendovi intendimenti artistici ed imprenditorialiRoberta Maietti, Le manifatture cinematografiche in De Berti, cit. in bibliografia, p.44-48. L'operazione comportò anche il ripristino del capitale sociale, riportato a 500.000 lire, grazie all'intervento finanziario dalla "Società Bancaria Italiana", all'epoca terzo istituto di credito italiano, ma con solide radici nella realtà milanese in cui aveva avuto origine.
La nuova azienda erede della "S.A.F.F.I. - Comerio" ne mantenne inizialmente le struttura amministrativa (sede in via Lauro, poi trasferita nel giugno 1910 in via San PaoloLux, n.55 del 24 luglio 1910) e quella produttiva (stabilimento di via Arnaldo da Brescia), ma quanto al resto la trasformazione fu totale: il conte Pier Gaetano Venino, esponente della famiglia a quel tempo azionista delle Ferrovie Nord MilanoGiulio Venino, fratello di Pier Gaetano, nel 1910 era Presidente del Consiglio di Amministrazione della società ferroviaria. Cfr. L'economista italiano, n.17 del 30 aprile 1910 divenne Presidente della società, nel cui Consiglio di Amministrazione gli si affiancarono il barone Paolo Airoldi di Robbiate (che fu nominato direttore generale), il principe Urbano Del Grande, il conte Carlo Porro ed il conte Giovanni Visconti di ModroneAldo Bernardini, Storia del cinema muto italiano, vol.IIIº Arte, divismo, mercato, Roma, Laterza, 1981, p.166-173
La conseguenza più importante del nuovo assetto societario fu l'allontanamento dall'azienda del suo fondatore Luca Comerio. Pur avendo partecipato alla sua trasformazione, se ne distaccò quasi subito, all'inizio del 1910, ufficialmente per motivi di salute dovuti ad una malattia contratta in uno dei suoi viaggi, ma molto più probabilmente per dissidi quasi subito sorti con i subentranti investitori, i cui programmi male si conciliavano con l'interesse di Comerio per le esplorazioni e per una dimensione "artigianale" della produzione.Comerio, senza alcuna polemica, annunciò il suo disimpegno «per attendere con maggior cura allo stabilimento fotograficoLa lettera di Comerio fu pubblicata in Lux, n.8 del 19 dicembre 1909».
Una delle prime iniziative dei nuovi azionisti fu la decisione di dotare l'azienda di un nuovo, grande stabilimento ed a tal fine venne acquistato un terreno di circa un ettaro nella zona della Bovisa sul quale si avviò la costruzione di un teatro di posa di 650 metri quadratiVita cinematografica, n.4 del 28 febbraio 1911; in attesa che tale impianto venisse completato, la "Milano Films" continuò a produrre in via Arnaldo da Brescia.
Poiché le modifiche societarie erano avvenute a fine dicembre, nel 1909 i titoli editi con la nuova sigla furono solo 2, ma già nell'anno successivo, benché caratterizzato dalla necessità di riorganizzare la situazione precedente, vennero realizzati 45 film a soggetto, situandosi in tal modo al quinto posto tra le 18 società di produzione attive in quell'anno in ItaliaAldo Bernardini, Il cinema muto italiano. I film dei primi anni - 1910, Roma, C.S.C.- ERI, 1996, p.6.. Nonostante l'allontanamento dello specialista Comerio, l'azienda rimase anche ben presente con 35 titoli nel campo dei documentari, di cui il primo fu Attraverso la Mesopotamia, di 112 metri di lunghezzaAldo Bernardini, Cinema muto italiano: i film "dal vero" : 1895-1914, La cineteca del Friuli, 2002, p.116. L'interesse verso tale settore aveva portato alcuni azionisti della "Milano Films" a dar vita anche ad una "Panorami italici".
Nel 1910 si verificò un notevole aumento delle tematiche legate a vicende e personaggi storici, spaziando in tutte le epoche, da quella babilonese (Sardanapalo, re dell'Assiria, per il quale furono scritturate molte ballerine della Scala) a quella romana, con un Bruto ed un Attila, ed a quella medievale e rinascimentale, con titoli come Odio, ovvero scene della congiura dei Pazzi, Carlo IX, Re Artù ed i cavalieri della Tavola Rotonda, Giotto da Bondone.
Quanto alla storia moderna ebbe particolare rilievo un Gioacchino Murat, dalla locanda al trono per il quale non solo si fecero le cose in grande impiegando 400 comparse, ma vi fu il diretto coinvolgimento della cerchia di famiglie nobiliari che aveva da poco preso in mano le sorti della cinematografia milanese: alcuni esponenti si prestarono a figurare tra gli attori ed altri misero a disposizione le loro dimore - come fece il conte Arnaboldi con il suo castello di Carimate - e le loro scuderie per i cavalli di scena.
L'intendimento artistico - didattico voluto dalla nuova dirigenza trovò un importante riscontro nell'ottobre 1910, quando il San Paolo dramma biblico venne presentato al concorso riservato a film inediti di argomento religioso e morale, superiori a 130 metri, svoltosi al teatro milanese di Santa Cunegonda (vi furono presenti altre 12 aziende, 6 italiane e 6 straniere) e lo vinse, ricevendo quale premio la coppa del Cardinal FerrariVita cinematografica, n.9, 5 giugno 1911.
Ma nello stesso anno si svilupparono anche iniziative più imprenditoriali: a maggio la "Milano" stipulò un accordo di "cartello" con "Ambrosio", "Itala" e "Cines" per imporre le programmazioni agli esercenti milanesi, mentre a luglio individuò quale proprio distributore il napoletano Gustavo Lombardo, dando così un importante contributo allo sviluppo di un'impresa che evolverà poi nella storica "Titanus"Bernardini, Le imprese di produzione...., cit. p.650-655.