Sherlock Holmes (IPA: italiano , inglese ) è un personaggio letterario ideato da Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo. Apparso per la prima volta nel romanzo Uno studio in rosso del 1887, è protagonista di quattro romanzi e cinquantasei racconti, questi ultimi pubblicati singolarmente su riviste e poi raccolti in cinque volumi antologici.
Baciato da immediata e duratura fortuna di pubblico e critica, il personaggio è assurto al ruolo di icona della letteratura gialla, in particolare è il più famoso protagonista del genere letterario del giallo deduttivo, avendo ispirato numerose opere teatrali, cinematografiche, televisive e di altri mass media. Secondo alcuni critici, è la più celebre figura di investigatore della storia del giallo e uno dei più famosi personaggi della storia della letteratura mondiale in genere.
Biografia del personaggio
Le origini del personaggio non vengono rivelate dall'autore, che sul suo passato si limita a brevi cenni. Nel racconto L'ultimo saluto. Un epilogo, ambientato nel 1914 (e compreso nella raccolta L'ultimo saluto di Sherlock Holmes), si dice che ha circa 60 anni.Christopher Morley, studioso di Sherlock Holmes, basandosi su alcuni dettagli del romanzo La valle della paura, ha addirittura immaginato che il detective potesse essere nato il 6 gennaio, come ricorda Les Klinger, autore di una versione annotata delle storie.Leslie S. Klinger, The New Annotated Sherlock Holmes, New York, 2005 Le storie del personaggio sono quasi tutte raccontate in prima persona dal personaggio del dottor John Watson – suo amico e biografo – che Holmes conosce nel 1881 quando cerca un coinquilino con cui dividere l'appartamento al 221B Baker Street.
Il personaggio e il suo successo segnarono profondamente la carriera di scrittore di Doyle, il quale giunse a volersi liberare drasticamente della sua troppo ingombrante creatura. Nel racconto L'ultima avventura (1893), il personaggio venne fatto morire nel corso di un duello con il suo arcinemico, il professor Moriarty, inabissandosi insieme a questi nelle cascate di Reichenbach, Svizzera. In seguito alla richieste dei lettori, Doyle fu convinto a scrivere un nuovo romanzo, Il mastino dei Baskerville (1902), comunque ambientato prima della morte di Holmes, per poi farlo definitivamente ritornare in vita ne L'avventura della casa vuota (1903), ove si scopre che Holmes è sopravvissuto alla cascata e riprende il suo sodalizio con Watson e le sue indagini.
Infine, dopo una lunga carriera, Holmes si ritira prima nel Sussex a studiare l'apicoltura, quindi in una fattoria vicino a Eastbourne, dedicandosi alla filosofia e all'agricoltura, non prima di aver aiutato l'Inghilterra nel corso della prima guerra mondiale come agente del governo.
Caratterizzazione
Le caratteristiche fisiche vengono delineate nel primo romanzo, Uno studio in rosso, nel quale dà sfoggio delle sue abilità deduttive, descrivendo minuziosamente la sua attività di consulente investigativo per coloro che sono vittime di casi apparentemente irrisolvibili. Nello stesso romanzo Watson descrive le caratteristiche salienti di Holmes: (Dal secondo capitolo di "Uno studio in rosso")
In realtà questa lista, compilata da Watson pochi giorni dopo aver conosciuto Holmes, si rivela parzialmente fuorviante, in quanto il personaggio era ancora in fase di sviluppo. In numerosi racconti Holmes rivela di possedere un vasto interesse letterario e filosofico, citando numerose volte la Bibbia, Shakespeare e Goethe. In seguito Conan Doyle preciserà che Holmes aveva frequentato l'università, abbandonandola però prima di laurearsiArthur Conan Doyle, The Original illustrated 'Strand' Sherlock Holmes, 1893. Le sue conoscenze in vari campi sono tali da avergli fatto anche scrivere dei trattati – come un trattato navale e una monografia sul tabacco (come lui stesso afferma nel romanzo Il segno dei quattro). Inoltre, come rivela Watson, Holmes è un eccellente schermidore e pratica il pugilato a mani nude; nel racconto L'avventura della casa vuota, Holmes afferma inoltre di conoscere il bartitsu, un sistema di lotta derivato dal jujitsu giapponese, il che lo rende uno dei primi occidentali ad aver praticato le arti marziali orientali.
Una tipica frase di Holmes è poi:
Altre caratteristiche salienti sono la grande conoscenza del tessuto criminale londinese, al cui interno ha numerosi informatori – in genere ragazzini – e le sue grandi doti di trasformista, che l'aiutano nella raccolta di prove per la risoluzione dei suoi complicati casi. Holmes possiede un cane segugio, che in certi racconti è utile alla soluzione del caso; è estremamente scettico sul paranormale e l'irrazionale come si vede ad esempio ne Il mastino dei Baskerville. Non è molto chiara invece la sua posizione riguardo alle religioni ma, come si nota nel racconto Il mistero di Boscombe Valley, pare che creda nell'esistenza di una giustizia divinaConan Doyle, Tutto Sherlock Holmes, Newton Compton Editori, Roma, 2016:
In altri racconti fa dei riferimenti espliciti a Dio e alla Provvidenza (ad esempio ne L'ultimo saluto. Un epilogo e L'avventura del cliente illustre), seppur sottolinei sempre che ciò che è spirituale non rientra nel suo campo, quindi non se ne occupa. È probabile che sia quindi privatamente di religione anglicana, ma non lo si vede mai partecipare a riti religiosi o fare esplicite professioni di fede. In contrapposizione al personaggio di investigatore cattolico padre Brown di G.K. Chesterton, Holmes è stato descritto come (si veda la critica fatta a Doyle da Antonio Gramsci nelle Lettere dal carcere) "il poliziotto 'protestante' che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione". Nonostante questi elementi, nelle rappresentazioni non canoniche viene talvolta rappresentato come un ateo razionalista.
In alcuni racconti come L'avventura degli occhialini d'oro – contenuto nella raccolta Il ritorno di Sherlock Holmes – Holmes viene indicato come insignito della Legion d'onore. Nel racconto L'avventura dei tre Garrideb, incluso nella raccolta Il taccuino di Sherlock Holmes, Watson afferma che Holmes, nel giugno 1902, rifiutò un cavalierato offertogli per servizi da lui resi al governo. Ne L'avventura dei piani Bruce-Partington, avendo Holmes rifiutato le onorificenze ufficiali offerte da suo fratello Mycroft, alto funzionario governativo, riceve in dono però una preziosa spilla di smeraldo probabilmente dalla stessa regina Vittoria, dopo aver passato una giornata al castello di Windsor. Inoltre ha avuto come clienti anche il papa, il sultano di Turchia, i reali di Olanda e Scandinavia e il re di Boemia.
Holmes ha un buon rapporto solo con Watson, mentre appare emotivamente molto distaccato e disinteressato agli altri. Tende poi a non interessarsi alle donne per mantenere la mente sempre lucida e sgombra da pensieri inutili e svianti («l'amore è un'emozione, e tutto ciò che è emozione contrasta con la fredda logica che io pongo al di sopra di tutto» da Il segno dei Quattro), seppur le tratti quasi sempre in maniera assai cortese. Non viene raccontato molto della sua vita personale. Nutre, poi, una certa diffidenza sulle tecniche investigative di Scotland Yard, divertendosi alle spalle dell'ispettore Lestrade, pur aiutandolo.
Inizialmente, ogni volta che cade in uno stato d'inattività, per combattere la depressione e mantenere la sua mente in movimento fa uso di cocaina o di morfina:
Successivamente tale dipendenza sarà sostituita dalla pipa con un certo disappunto da parte di Watson, perché arriva, soprattutto per le indagini più complesse, ad affumicare completamente il soggiorno del loro appartamento.
Il personaggio applica il metodo scientifico alle investigazioni criminali (criminologia) osservando la realtà circostante e raccogliendo le prove e indizi per poi fare delle deduzioni.
Questo metodo lo differenzia dal fratello Mycroft – comparso per la prima volta in L'interprete greco – in grado di risolvere un'indagine senza mai muoversi dalla propria residenza; Sherlock afferma che le capacità deduttive del fratello sono addirittura superiori alle proprie ma che Mycroft non le impiega per pigrizia, dato che non si sposta mai più di poche centinaia di metri da casa.
Caratterizzazione apocrifa
La celebre esclamazione «Elementare, mio caro Watson!» («Elementary, my dear Watson!»), non viene mai pronunciata in questa forma nelle versioni originali dell'autore; il personaggio usa l'espressione «Elementare!» solo nel racconto L'uomo deforme mentre nel primo capitolo del mastino dei Baskerville, afferma invece «Interessante, anche se elementare»; in Un caso di identità – racconto della raccolta Le avventure di Sherlock Holmes – dice «Tutto ciò è divertente, anche se piuttosto elementare»; in L'avventura del soldato sbiancato – contenuta nella raccolta Il taccuino di Sherlock Holmes – il detective afferma che «[il problema] per quanto fosse elementare, presentava alcuni punti di interesse e novità».
In alcune traduzioni italiane, per scelta del traduttore, viene inserita l'espressione «Elementare!» assente nell'originale. Nella raccolta Le memorie di Sherlock Holmes, nel racconto L'uomo deforme e nel romanzo Uno studio in rosso, il personaggio, rispondendo a una domanda di Watson, esclama «Elementare!», riferito a un suo ragionamento; nel racconto L'avventura degli omini danzanti – dalla raccolta Il ritorno di Sherlock Holmes – rivolgendosi a Watson afferma: «Ogni volta che glielo si spiega, qualsiasi problema diventa per lei elementare»; ne Il segno dei quattro afferma: «La cosa è di una semplicità elementare».
La frase «Elementare, mio caro Watson!» è stata resa popolare dal cinema e appare per la prima volta in un film del 1907, The Return of Sherlock Holmes; la frase «Oh, this is elementary, my dear Watson» fu in realtà inventata dall'attore e drammaturgo statunitense William Gillette, per il dramma teatrale Sherlock Holmes del 1899, scritto in collaborazione con lo stesso Conan Doyle.Alberto Crespi, Sherlock Holmes senza più segreti. La celebre frase «Elementare Watson!» fu inventata da un attore: William Gillette
La classica immagine in cui il detective indossa il deerstalker (il cappellino da cacciatore) e fuma la pipa calabash (la caratteristica pipa ricurva) è a sua volta apocrifa e soltanto in un racconto Watson fa riferimento a un "berretto di stoffa aderente", ma non al deerstalker. In nessuna storia si trova invece traccia della pipa calabash, mentre Holmes fuma indifferentemente pipa, sigari e sigarette.
Sia la pipa sia il cappello, divenuti elementi distintivi del personaggio, sono in realtà apocrifi in genere di origine teatrale, riprese poi dal cinema. Fu William Gillette, uno dei primi e più celebri interpreti del detective, a usare il deerstalker e la pipa ricurva anche se era stato l'illustratore Sidney Paget il primo a disegnarlo con il caratteristico cappello. Gillette portò Holmes sul palco per oltre 1300 volte, interpretandolo inoltre in un film muto del 1916 e nel primo dramma radiofonico dedicato al personaggio.
Concezione e sviluppo Il personaggio compare in quattro romanzi e 56 racconti scritti da Arthur Conan Doyle. Tale ciclo di storie è suddiviso come segue: Uno studio in rosso (A Study in Scarlet, 1887), romanzo Il segno dei quattro (The Sign of Four, 1890), romanzo Le avventure di Sherlock Holmes (The Adventures of Sherlock Holmes, 1892), raccolta di 12 racconti Le memorie di Sherlock Holmes (The Memoirs of Sherlock Holmes, 1894), raccolta di 11 racconti Il mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles, 1902), romanzo Il ritorno di Sherlock Holmes (The Return of Sherlock Holmes, 1905), raccolta di 13 racconti La valle della paura (The Valley of Fear, 1915), romanzo L'ultimo saluto di Sherlock Holmes (His Last Bow, 1917), raccolta di 8 racconti Il taccuino di Sherlock Holmes (The Case-Book of Sherlock Holmes, 1927), raccolta di 12 racconti