La Pala Gozzi o Apparizione della Vergine è un dipinto di Tiziano, realizzato a tecnica mista su tavola, datato 1520 e conservato nella Pinacoteca civica Francesco Podesti ad Ancona. L'opera è datata e firmata sul cartiglio in basso al centro.
Fu dipinta per la San Francesco ad alto di Ancona su commissione di Alvise Gozzi, mercante della Repubblica di Ragusa e rappresenta la Vergine con il Bambino che appaiono tra le nuvole del crepuscolo a san Francesco d'Assisi e a san Biagio di Sebaste; quest'ultimo indica al committente inginocchiato al suo fianco l'evento miracoloso.
Storia Origine
Alvise Gozzi era un mercante di Ragusa che come molti suoi concittadini si era trasferito ad Ancona per seguire i suoi interessi commercialiAutori vari, Tiziano - la pala Gozzi di Ancona, Grafis edizioni, 1988 (pagina 34)Il palazzo che fu di Alvise Gozzi si trova all'angolo tra via della Loggia e via Bonda ed accoglie nel cortile interno un pozzo la cui vera è decorata con lo stemma di famiglia, Per il commercio del guado e per il palazzo Gozzi, si veda: ; le due città adriatiche, infatti, erano legate da ripetuti trattati di alleanza e ciascuna delle due ospitava comunità di cittadini nativi dell'altra. Nel caso di Alvise Gozzi, l'attività svolta tra Ragusa, Ancona, Roma e Venezia era il commercio del guado, colorante blu ricercato in tutta Europa ed estratto dallIsatis tinctoria, coltivata nel pesarese.
Gozzi, riconoscente alla città che lo aveva accolto e nella quale aveva fatto fortuna, decise di investire una parte dei suoi beni per abbellire la più antica chiesa francescana di Ancona, San Francesco ad alto, dove finanziò il rifacimento del coro e un nuovo altare maggiore; per la pala d'altare volle puntare in alto e la commissionò a Tiziano, che allora, e da una decina di anni, era unanimemente considerato il principe dei pittori. Quando fu realizzato il quadro, Alvise Gozzi aveva già sessantatré anni; morì diciassette anni dopo, potendo così godersi a lungo le opere che generosamente aveva donato alla città.
LApparizione della Vergine è stata dipinta su un supporto ligneo avente un'altezza di 3,12 metri e una larghezza di 2,15 metri; il supporto è composto da nove assi orizzontali di legno di pioppo congiunte da farfalleIn falegnameria, la farfalla è un tipo di incastro che serve ad unire due tavole di legno o a stabilizzare crepe che rischiano di dividere in due parti una tavola. Prendono nome dalla forma, che assomiglia ad una farfalla con le ali aperte. in faggio, su struttura portante in abete.
Un cartiglio dipinto al centro del lato inferiore della pala reca il nome del committente, la data 1520 e la firma del pittore:
La pala si pone dunque come importante e sicuro riferimento cronologico, essendo la prima opera datata di Tiziano, insieme allAnnunciazione della cattedrale di TrevisoLa data posta sullAnnunciazione è stata scoperta durante il restauro eseguito tra il 2021 e il 2022. Sino a quella data, lApparizione della Vergine era considerata la prima e unica opera datata. Si veda: Opera non firmata e datata, ma in cui l'autore e la data sono desumibili dal contratto, è l'affresco con i Miracoli di Sant'Antonio, che Tiziano dipinse per la Scuola del Santo a Padova, nel 1511.. Inoltre, è l'unica opera in cui Tiziano firma richiamando la sua terra natale: Titianus Cadorinus.
Tiziano ha realizzato il dipinto senza disegno preparatorio e usando una tecnica mista: colori ad olio, lacche, tempere grasse; il manto della Vergine, ad esempio, è realizzato a temperaIntervista alla direttrice della Pinacoteca nel 1987: .
Le ricerche di Michele Polverari, che ha diretto la Pinacoteca di Ancona per decenni, hanno suggerito la presenza di una predella a completamento della pala, rimossa in epoca imprecisata e comunque dopo la metà del Seicento. Nella predella erano presenti due figure di mano dello stesso TizianoL'ipotesi deriva dal testo di una querela, rivolta dal cittadino Marino Gondola a Luigi Gallo, allora vescovo di Ancona.. Ciò costituirebbe un caso unico nella produzione di Tiziano, che nei primi anni di risonanza internazionale sperimentava soluzioni particolari, innovative o antiquate, alcune delle quali poi abbandonò.
Eventi successivi
Nel 1652 o forse nel 1703, anni in cui vennero effettuati lavori nella cappella del coro, l'originaria forma rettangolare della pala fu ridotta all'attuale aspetto centinato.
Nel 1863, la chiesa ove si trovava l'opera venne demanializzata e trasformata in ospedale militare, e lApparizione della Vergine fu spostata varie volte: nel vicino orfanotrofio, nella chiesa di Santa Maria della Piazza e nella chiesa di San Domenico; nel 1884 fu istituita la Pinacoteca Podesti, ma il dipinto rimase ancora per alcuni anni a San Domenico, entrando finalmente a far parte delle collezioni della raccolta civica solo nel 1927, con l'inaugurazione della sede del convento di San Francesco alle scale.
Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1940, i dipinti più preziosi delle Marche e del Veneto, tra cui quelli della Pinacoteca di Ancona, e tra questi lApparizione della Vergine, furono portati in salvo dai bombardamenti, per opera del sovrintendente alle belle arti delle Marche Pasquale Rotondi, nella Rocca di Sassocorvaro, detta oggi per questo motivo "arca dell'arte". Quando, nel 1943, a causa dell'avvicinarsi del fronte, neanche quel rifugio fu considerato sicuro, i dipinti più preziosi ivi conservati furono trasferiti nei magazzini della Pinacoteca vaticana. Tutto ciò fu determinante per la salvezza delle opere: la sede della Pinacoteca fu infatti colpita da un attacco aereo nel corso dei bombardamenti del 1943-1944, e ne rimasero solo le rovine. Alla fine della guerra lApparizione della Vergine tornò nelle Marche, ma non ad Ancona, dove la sede della Pinacoteca era stata distrutta dai bombardamenti, bensì ad Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche, che era uscita indenne dagli orrori della guerra. L'opera tornò per un periodo ad Ancona nel 1950, per la mostra La pittura veneta nelle Marche, organizzata dal soprintendente Pietro Zampetti. Fu in gran parte grazie alla sua opera che, nel 1958, la pinacoteca dorica fu riaperta nella nuova sede del Palazzo degli Anziani; lApparizione della Vergine poté così tornare nella città per la quale era stata dipinta. Nel 1973, le collezioni della Pinacoteca furono trasferite nell'attuale sede di Palazzo Bosdari e lApparizione della Vergine fu esposta nella sala dedicata a Pietro Zampetti; l'allestimento attuale permette di vedere anche il retro della pala, che reca alcuni disegni preparatori.
In seguito al terremoto del 1972, la pala fu spostata per sicurezza in alcuni ambienti della sede anconetana della Banca d'Italia; il repertino cambio di condizioni ambientali causò però alcuni danni al supporto ligneo, che si fessurò. Nel 1973 venne trasferita al Palazzo Ducale di Urbino e sottoposta a un intervento di consolidamento d'urgenza, ad opera dei restauratori Carlo Giantomassi e Donatella Zari. L'opera fu quindi ricollocata nella Pinacoteca di Ancona.
Nel 1987 lApparizione della Vergine fu oggetto di un accurato restauro da parte degli stessi che avevano proceduto all'intervento d'urgenza operato a UrbinoOssia Carlo Giantomassi e Donatella Zari, in questo caso insieme a Paola Zari; essi vollero far precedere la loro opera da una serie di indagini tecniche: stratigrafie, riflettografie e radiografieLe radiografie vennero effettuate direttamente in Pinacoteca da Ugo Salvolini, primario di neuroradiologia dell'ospedale Umberto Iº, e rivelarono i "pentimenti" di Tiziano, in particolare relativi alla testa del Bambino. Si veda . Il restauro fu completo: fu risanato il supporto ligneo, stabilizzando le tavole di pioppo, fu pulita la pellicola pittorica, rimovendo i ritocchi di vecchi restauri e vaste ridipinture a olio, furono riportate alla luce molte velature originali, riportando finalmente il dipinto vicino alla cromia originaria.
Nel 2020, l'anniversario dei cinquecento anni dall'esecuzione della pala fu celebrato, nonostante la concomitante pandemia di COVID-19, con pubblicazioni, visite guidate, video-racconti e proiezioni di particolari del dipinto su vari monumenti cittadini.
Descrizione
Su una nuvola che appare in un cielo crepuscolare tinto di toni dorati, arancio e rossi, si manifesta l'apparizione di Maria col Bambino in mano, affiancata da un angelo vestito e due angioletti nudi, che porgono corone floreali votive. In basso, sulla riva deserta di un'isola, si trovano due santi con lo sguardo fisso verso l'apparizione sacra: Francesco d'Assisi, titolare della chiesa omonima, che mostra le stimmate, e san Biagio vescovo, protettore di Ragusa, che indica al committente inginocchiato la Madonna. Estremamente intenso è il ritratto del committente raguseo Alvise Gozzi, che mostra una tonsura molto originale, che ricorda quella dei monaci. Maria volge il suo sguardo verso il committente, mentre il Bambino guarda verso l'esterno del dipinto. I tre personaggi terreni si trovano in un'isola, separata da un braccio di mare dalla città di Venezia, visibile in lontananza. L'ora del giorno rappresentata è tradizionalmente interpretata come un'alba e più recentemente, da alcuni critici, come un tramonto.
Al centro del quadro un ramo di fico che nasce da un tronco spezzato si staglia verso l'alto e, per quanto stentato, porta frutto. Alla base dell'albero un insieme di piante erbacee è mosso dalla brezza marina.
Venezia è riconoscibile dal Palazzo Ducale, dalle cupole della basilica di San Marco e dal campanile; una imbarcazione a vela passa davanti alla Punta della Dogana. Si tratta della prima veduta pittorica del Bacino di San Marco, con i celebri monumenti che vi affacciano; questa veduta tizianesca, che è antecedente agli interventi di Jacopo Sansovino, diventò emblematica dalla fine del Cinquecento in poi.
Sulla sinistra del dipinto, dietro alla figura di San Francesco, Tiziano ha raffigurato un paesaggio ridotto nelle dimensioni, ma suggestivo per la presenza di una figura che dà le spalle all'osservatore, seduta su un prato scosceso, illuminato dalla luce del tramonto filtrata dagli alberi di un bosco. Tale piccola scena è stata avvicinata, per la posizione dell'uomo seduto, alla Tempesta del Giorgione e ad altre opere di Tiziano: il pastore della Madonna del Coniglio, all'anziano dellAllegoria delle tre età della vita, al pastore con il flauto nella Ninfa e pastore e alla figura maschile del Baccanale degli Andrii, ma soprattutto alla donna con liuto vista di spalle del Concerto campestreMaria Laura Gelmini, Un paesaggio dimenticato, in Tiziano - la pala Gozzi di Ancona, a cura di Michele Polverari, 1988. Il paesaggio in questione, per quanto limitato nelle dimensioni, ci ricorda che la pittura di Tiziano mira ad "esprimere il sentimento della realtà totale nella vitalità del frammento"Giulio Carlo Argan, Storia dell'arte italiana - Volume 3 (pagina 146).
Il confronto canonico della pala anconetana di Tiziano è con la Madonna di Foligno di Raffaello, di cui sviluppò alcuni elementi, arricchendo in pienezza i colori, incalzando l'eloquenza dei gesti e progettando una composizione più scioltaZuffi, cit., pag. 62.. Alla serenità imperturbabile del Sanzio, Tiziano sostituì qui un'eroica energia umanaValcanover, cit., pag. 102..
Il retro della pala presenta una serie di disegni schizzati a chiaroscuro e in parte ombreggiati a pennello, ritenuti autografi tizianeschiG. Marchini, La Pinacoteca Comunale di Ancona, Ancona 1979; a sostegno di questa ipotesi si porta la somiglianza tra una testa di bambino qui ritratta e la testa del Bambino Gesù raffigurata nella palaTiziano - la pala Gozzi di Ancona, a cura di Michele Polverari, 1988. Il retro è visibile al pubblico, grazie ad un allestimento particolare.
Interpretazione