La Villa di Torre a Cona si trova in via di Torre a Cona 49 a San Donato in Collina, frazione di Rignano sull'Arno (FI).

Storia La torre medievale al centro della villa, che le dà il nome, è il nucleo più antico dell'edificio, proprietà della famiglia dei Da Quona e risalente al medioevo. Nel 1373 la proprietà passò ai Rinuccini. La villa, tra le più grandi del territorio fiorentino, sorse nel Settecento per la stessa famiglia e fu edificata tra gli anni trenta e gli anni sessanta. Nel 1848 la villa passò ai marchesi Trivulzio di Milano. Nel 1882 venne acquistata poi dal barone Padoa.

Descrizione L'edificio di enormi dimensioni, posto in posizione rialzata rispetto al terreno circostante, è raccordato al viale d'ingresso mediante due terrazzamenti collegati da una scala a doppia rampa. La facciata è tripartita da paraste a tutta altezza, con la zona centrale doppia rispetto a quelle laterali, perfettamente quadrate.

La cappella, dedicata a santa Caterina d'Alessandria, fu edificata tra 1748 e 1749 ma fu decorata più tardi, tra 1761 e 1762. Anton Domenico Giarrè e Antonio Donati eseguirono le quadrature architettoniche mentre la parte di figura fu dipinta da Giuseppe Zocchi. Gli stucchi sono invece opera di Bartolomeo PortogalliLucia Bencistà, Rignano sull'Arno. Rileggendo il territorio tra arte e storia, in Arte e Restauro a Rignano sull'Arno, a cura di Lucia Bencistà, Elia Bruttini, Carlo Fabbri, Lucia Fiaschi, San Giovanni Valdarno, 2025, pag. 60..

Il parco, che si estende sul lato sinistro della villa mantenendo inalterato il suo aspetto originario, fu realizzato verso la fine del XVII secolo e i primi del XVIII secolo. Caratteristica del parco è la geometrica forma a losanga, dal cui centro si irradiano viali che vanno verso i vertici ed il centro dei lati. In questi punti sono collocate statue mitologiche e allegoriche realizzate in laterizio e muratura e ricoperte in stucco. Un'iscrizione su una di esse ricorda Giuseppe Cantini, cuoco che a tempo avanzato si dedicava alla scultura e all'architettura. Può darsi che egli intervenne anche nel disegno del progetto originario.

Due esemplari di cedro dell'Atlante fanno bella mostra di sé nello spazio di fronte alla villa; queste sono le due uniche essenze non autoctone presenti, infatti il parco è composto prevalentemente da imponenti cipressi, lecci e qualche esemplare di roverella.

Note

Bibliografia Ovidio Guaita, Le ville di Firenze, Newton Compton editori, Roma 1996.

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