I cinque libri delle Tusculanae disputationes costituiscono un'opera filosofica di Marco Tullio Cicerone, che vide la luce all'incirca nel 45 a.C.King, J., Tusculan Disputations: Introduction, Loeb Classical Library, (1927).

L’obiettivo dichiarato è quello di divulgare a Roma la filosofia greca, attingendo principalmente allo stoicismo ma con apporti dell’Accademia platonica e, in misura minore, dell’epicureismo. I temi trattati – la morte, il dolore fisico, la tristezza e le altre passioni – vengono affrontati in forma di dialogo tra maestro e discepolo, con un taglio pratico: insegnare a dominare le perturbazioni dell’animo per raggiungere la felicità. Il titolo richiama l’ambientazione fittizia delle conversazioni, che Cicerone afferma di aver tenuto proprio nel ritiro della sua villa di Tusculum.

Contesto storico e culturale L'opera fu scritta da Cicerone l'anno in cui Cesare ottenne la vittoria definitiva a Munda sull'ultimo baluardo di forze pompeiane che si erano nuovamente organizzate contro di lui, prendendo così il potere e segnando la fine della Repubblica romanaPani 2008, pp. 182-183.. In questo momento, gli interessi di Cicerone erano sempre più rivolti agli studi filosofici: i drammatici accadimenti della vita privata, ossia la morte di sua figlia Tullia e le derive assolutistiche del potere di Cesare, l'avevano condotto ad un allontanamento dalla politicaFerrary 1982, pp. 790-791.;Lepore, 1999 pp.878-879.. Ritiratosi presso la sua villa a Tusculum si dedicò allo studio della filosofia. Nel giro di un anno realizza la stesura di gran parte delle sue opere filosofiche: la Consolatio per la morte di sua figlia Tullia, l'Hortensius, gli Academica, il De finibus bonorum et malorum, le Tusculanae disputationes, il De natura deorum, il Cato maior de senectute, il De divinatione, il De fato, il Laelius de amicitia.Narducci 2005, p.173. Una costante nel pensiero ciceroniano sembra essere l'individuazione dell'utilità pratica della filosofiaFerrary 1982, p.736.. In conformità con la tradizione politica greca si era sempre proposto come il saggio che poteva affiancare e consigliare i personaggi politici alla guida del potere, cosa che emerge chiaramente da questi due frammenti tratti dalle Epistulae ad familiares:

"[...] che accetterai di buon grado che io, che non sono tanto inferiore a Lelio per l'amicizia che ci lega e per la visione politica sia accostato a te, che sei molto più grande di quanto non lo fu l'Africano)"Marco Tullio Cicerone, ad familiares, 5.7. ;BUR 2007.

"Riguardo al rimprovero che in qualche modo mi muovi, con mano delicata, sulla mia dimestichezza con Pompeo, non vorrei che tu pensassi che io abbia stretto vincoli con lui soltanto per assicurarmi un appoggio; purtroppo la situazione è tale che, se per caso regnasse un qualche dissidio tra noi due, sarebbe inevitabile l'annidarsi di discordie gravissime, in seno allo Stato. Per scongiurarle ho preso le mie precauzioni ed i provvedimenti di emergenza, non però nel senso di derogare a quella mia impostazione di principio, che considero ottima, ma mirando al fine di rendere migliore Pompeo e di farlo desistere un po' dal suo atteggiamento vagamente demagogico [...]. Che hai da dire se anche Cesare, che ora fila proprio con il vento in poppa, riesco a dirottarlo verso maggiore moderazione?"Marco Tullio Cicerone, ad Attico. 3 giugno 60, 2.1.6. UTET 1998..

Nei momenti di maggiore impegno politico, Cicerone vedeva nell'attività intellettuale e nella ricerca filosofica la base d'ispirazione per lo svolgimento di una giusta attività politica, non concede a queste una dimensione autonoma esente da un risvolto pratico perché ciò avrebbe condotto allotium, all'allontanamento dalla vita pubblica e dall'impegno civico. Nelle Tusculanae invece, scritte in un periodo di emarginazione di Cicerone dalla vita politica, sembra delinearsi un più ampio margine di autonomia della sfera intellettualeTusculanae disputationes 1996, introduzione p.6.. Questo tentativo di rivendicazione del primato di discipline artistiche e filosofiche si inscrive in un più ampio progetto di emancipazione della cultura latina dalla condizione di inferiorità rispetto a quella greca. La stessa cultura politica di Cesare operava proponendo la concessione della cittadinanza romana agli intellettuali greciTusculanea disputationes, 1996, introduzione, pp 7-8., contrariamente a quanto era accaduto nel 161 a.C. quando un decreto senatorio sancì l'espulsione da Roma di filosofi e retori di lingua grecaPani 2008, p.147.. Provvedimento che venne reiterato nel 92 a.C. quando dei censori fecero espellere da Roma retori latini il cui insegnamento andava al di là del mos maiorumPani 2008, p.147; Todisco 2008, pp, 168-169.. Era evidente che si trattava di un provvedimento politico, data la capacità della retorica di diventare una pericolosa arma politicaFerrary 1982, p. 726.. L'educazione greca a Roma iniziava ad essere avvertita dal ceto dirigente come una minaccia per la propria egemonia e qualcosa che avrebbe condotto al di là del solco della tradizione romanaPani 2008, p.147; Ferrary 1982, pp 731-736.. In Cicerone, tuttavia, non si troverà mai un completo distacco tra teoria e prassiFerrary 1982, pp. 766-767; Lepore 1999, p.879., seppure rivendica un ruolo di autonomia per la sfera intellettuale, continua ad attribuire alla cultura filosofica una finalità pratica di rigenerazione etico-politica della res publica da utilizzare come strumento educativo per i gruppi dirigenti di Roma e dell'ItaliaNarducci 2005, p.175; Tusculanae disputationes 1996, introduzione p.12.ivi Proemio II libro.. Emerge dalla lettura delle Tusculanae un Cicerone abbattuto che confida nella funzione consolatoria della filosofia, fino a rivolgerle quasi un inno nel proemio del libro V:“Ma sia per correggere questo sbaglio (il cedere alle passioni quando ci si trova in situazioni avverse piuttosto che mantenere un atteggiamento virtuoso) sia per tutti gli altri nostri errori e manchevolezze ci si deve rivolgere alla filosofia. E io, che fin da bambino mi ero gettato fra le sue braccia per scelta volontaria e con gran zelo, ora, sconvolto dalla tempesta di queste grandissime vicende, mi sono rifugiato nel medesimo porto da cui mi ero allontanato. Oh filosofia, che sei guida nella vita, che ricerchi la virtù e scacci i vizi! Senza di te, che cosa sarebbe potuto accadere, non dico di me, ma dell'intera esistenza umana? Tu hai dato origine alla città, tu hai chiamato a vita comune gli uomini dispersi, tu hai creato dei vincoli tra loro: prima l'abitazione, poi le nozze, poi la comunanza della scrittura e del linguaggio; tu hai istituito le leggi tu sei stata maestra di morale e di civiltà; in te cerco rifugio, a te chiedo aiuto, a te mi affido, se già prima in gran parte, ora completamente con tutto me stesso”Tusculanae disputationes 1996,V5.; Per l'analisi dell'inno che Cicerone fa alla filosofia: Grilli 1971, p. 179..

La struttura filosofica in Cicerone

Il corpus delle opere filosofiche Le Tusculanae disputationes sono state composte insieme ad altre opere filosofiche tra il 45 e 44 a.C. Data la mole e la velocità con cui Cicerone ha prodotto le opere, si sospetta che in realtà esse siano state frutto di una semplice revisione e che Cicerone si sia rifatto a dossografie. Ma in questo modo verrebbe meno il senso del lavoro filosofico svolto da Cicerone. Infatti egli si vantava di aver dato a Roma una letteratura filosofica valida, data la scarsa presenza di opere filosofiche latine e la loro bassa qualità. Si iniziava così a colmare quel divario culturale che vi era tra Roma e la GreciaOpera, Introduzione di Narducci pag. 8.

Per quanto riguarda la struttura nel complesso delle opere filosofiche, sembra che Cicerone abbia avuto in mente un piano espositivo generale, quasi che ci fosse un filo rosso tra le varie opere e che la loro stesura in senso cronologico corrispondesse ad un senso logico; a supporto di questa tesi, infatti, nel proemio al secondo libro del De divinatione, Cicerone mostra quale sia stato il senso della sua impostazione. Ma non bisogna cadere nella tentazione di vedere il complesso delle sue opere come un “sistema”, cercando di annullare le oscillazioni e le contraddizioni di pensiero che caratterizzano queste opere.

Adesione al probabilismo neoaccademico L'adesione di Cicerone al probabilismo neoaccademico avvenne per mezzo di Filone di LarissaDizionario d'antichità classiche, Oxford, p. 226. Per l'adesione di Cicerone al probabilismo neoaccademico: Pohlent 1967, p.558., filosofo greco che successe Clitomaco nella direzione dell'Accademia e che fu un maestro di Cicerone nell'88 quando durante la Guerra mitridatica trovò rifugio a Roma. Per Filone la percezione si distingue dall'evidenza, il fatto che una cosa è evidente non implica che sia effettivamente percepita, trattandosi per evidenza della semplice presenza delle cose nella nostra mente. Poiché della percezione non abbiamo segni tangibili, questo fa sì che il vero e il falso restino sempre probabili. Tuttavia Filone si discosta dal principio scettico della totale sospensione dell'assenso e considera la possibilità per l'uomo di accostarsi ad un minimo di certezza attraverso l'opinione e la ricerca di ipotesi più probabiliFerray 1982, p. 734.. Quindi la stessa probabilità diventa un criterio di attendibilità nella realtà delle coseEnciclopedia di filosofia, le Garzantine, 2008, p.377Narducci 2005, p.180..