La Governolo è stata una pirofregata di II rango a ruote della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna.

Storia I primi anni e la guerra di Crimea

Costruita tra il 1848 ed il 1850 nei cantieri britannici Pichter North al costo di 1.559.400 lire per conto della Marina del Regno di Sardegna, la nave risultò essere tra le migliori unità a ruote del periodo. Dopo il completamento lasciò il cantiere di Gravesend e si diresse a Genova, dove giunse il 24 maggio 1850.

Primo comandante della nave fu il luogotenente di vascello Emilio Faà di Bruno, al comando del quale la nave svolse un'operazione a contrasto del brigantaggio in Sardegna.

Nel 1851 la pirofregata, al comando del capitano di vascello Carlo Pellion di Persano, risalì il Tamigi fino a Sheerness senza pilota. Il 5 aprile Persano fu messo agli arresti per insubordinazione e vi restò per undici mesi. Nel 1853 la Governolo, nuovamente al comando di Persano, si arenò – mentre aveva a bordo il Re Vittorio Emanuele II, i principi Umberto ed Amedeo di Savoia ed il loro seguito, che si stavano recando in Sardegna per una partita di caccia – su uno scoglio non segnalato nei pressi della Maddalena: Persano poté disincagliare la nave con la manovra ma fu tuttavia processato per il fatto, venendone comunque assoltoErmanno Martino, Lissa 1866: perché? su Storia Militare n. 214-215 (luglio-agosto 2011). Questo incidente procurò però a Persano, futuro comandante della flotta italiana e protagonista della sconfitta di Lissa, il rancore del re, convinto di essere stato in pericolo di vita.

Nell'aprile 1855, durante la guerra di Crimea, la Governolo fece parte della Divisione Navale sarda inviata in Crimea (forte complessivamente di 23 navi di vario tipo, 126 pezzi d’artiglieria e 2574 uomini), partecipando alle operazioni di tale conflitto. Al comando del capitano di fregata Giovan Battista Albini (e con a bordo, tra l'altro, il chirurgo di prima classe Luigi Verde, futuro capo del Corpo Sanitario della Regia Marina) la Governolo lasciò Genova il 28 aprile 1855 imbarcando il comandante del corpo di spedizione in Crimea, generale Alfonso La Marmora.

La seconda guerra d'indipendenza e l'impresa dei Mille

Nel giugno 1859, nel corso della seconda guerra d'indipendenza, la Governolo fu dapprima impiegata per il trasporto di truppe e materiale bellico dai porti francesi a Genova, mentre successivamente venne dislocata in Adriatico, aggregata alla Squadra navale.

Il 4 aprile 1860 la Governolo e l'avviso Authion furono inviati a Palermo per valutare l'entità delle forze in campo nelle rivolte scoppiate in Sicilia. Nel maggio 1860 la pirofregata, agli inizi dell'impresa dei Mille, fu inviata a pattugliare le coste della Sardegna perché si temeva che Garibaldi potesse essere intenzionato a sottrarre l'Italia al dominio dei Savoia e ad iniziare dalla Sardegna. Successivamente, nel corso di tale campagna, la Governolo venne dislocata a Palermo con funzioni di osservazione.

Assegnata poi alla squadra comandata dall'ammiraglio Persano, la Governolo partì da Napoli il 13 (per altre fonti 11) settembre 1860 per prendere parte all'assedio di Ancona. Il 16 settembre la squadra giunse nei pressi del capoluogo marchigiano; dopo aver inviato la pirofregata Costituzione in ricognizione, la formazione di Persano diresse per Rimini e poi Senigallia per cercare il generale Fanti, col quale l'ammiraglio avrebbe dovuto concordare le operazioni per occupare la piazzaforte marchigiana; il generale si era tuttavia già spostato con le sue truppe a Castelfidardo, e qui lo contattò Persano. Il 18 settembre, pianificato l'attacco, la flotta italiana fece la sua comparsa nelle acque di Ancona, venendo fatta segno del tiro delle fortezze difensive ed aprendo quindi a sua volta il fuoco. In questa prima azione di bombardamento venne pesantemente danneggiata la batteria di Colle Cappuccini, ma alcune cannonate caddero anche sulla città provocando la morte di una donna e due bambini. Il 20 settembre fu posto il blocco navale (eccezion fatta solo per la pesca), mentre il 22 ed il 23 furono effettuate nuove azioni di bombardamento, dirette principalmente contro la batteria del Cardeto. Il 25 ed il 26 settembre vennero fatti tentativi con squadre che su scialuppe sbarcarono per rimuovere le catene che impedivano alle navi italiane l'accesso nel porto, ma in entrambi i casi le squadre italiane furono scoperte e dovettero ritirarsi. La situazione per le navi italiane stava inoltre divenendo piuttosto precaria: il carbone iniziava a scarseggiare e mancavano approdi per poter effettuare eventuali riparazioni. All'una del pomeriggio del 28 settembre Governolo, Costituzione ed una terza pirofregata, la Vittorio Emanuele, si ormeggiarono nei pressi della potente fortezza della Lanterna e, nonostante il continuo cannoneggiamento da parte del forte ed il vento di scirocco che complicava l'operazione, le tre navi (rinforzate poi dalla pirofregata Carlo Alberto), danneggiarono pesantemente la Lanterna ed affondarono tutte le imbarcazioni ormeggiate nei suoi pressi; infine la Vittorio Emanuele, avvicinatasi ulteriormente, colpì il deposito munizioni del forte, che saltò in aria (rimasero uccisi 125 artiglieri su 150), tra le cause principali della resa della città, avvenuta l'indomani.

Successivamente alla presa di Ancona la Governolo tornò a Napoli.

Pochi mesi dopo la nave, agli ordini del capitano di fregata Alessandro D'Aste partecipò al bombardamento ed alla presa di un'altra piazzaforte marittima, quella di Gaeta. Il 10 gennaio 1861 la Governolo salpò da Napoli unitamente al resto della squadra navale e si ormeggiò tra Castellone e Mola di Gaeta, prendendo poi parte all'assedio della città. Nel corso della prima azione di bombardamento (22 gennaio) le navi italiane, salpate alle 9.30, effettuarono un primo cannoneggiamento dalle 10.30 a mezzogiorno, poi reiterarono l'azione nel pomeriggio: in tutto vennero sparati circa 4.000 proiettili. Gran parte delle unità della flotta, inclusa la Governolo, riportarono dei danni a causa del tiro delle fortezze borboniche, mentre nel cannoneggiamento delle navi italiane fu affondato l'avviso borbonico Etna e gravemente danneggiata la fregata Partenope. Nei giorni successivi la Governolo prese parte ad altre azioni di bombardamento sino alla resa di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861 in seguito all'esplosione del deposito munizioni «Transilvania».

Il 17 marzo 1861, con la nascita della Regia Marina, la Governolo venne iscritta nei ruoli della nuova Marina.

La terza guerra d'indipendenza e gli ultimi anni

Nel luglio del 1866 la nave partecipò alle operazioni in Adriatico della terza guerra d'indipendenza. Al comando del capitano di fregata Antonio Gogola ed inquadrata nella divisione del capitano di vascello Guglielmo Acton (comprensiva anche delle pirofregate ad elica Principe Umberto, nave di bandiera di Acton, e Carlo Alberto) assegnata alla II Squadra dell'armata d'operazioni, la Governolo lasciò Ancona il 17 luglio 1866 – trasportando, insieme alle altre navi, una compagnia di fanti di Marina (destinata a rafforzate le forze sbarco) – per raggiungere il resto della II Squadra, che era già in mare impegnata, con la I e III Squadra, nell'attacco all'isola di Lissa. La pirofregata, insieme alle due unità sezionarie, si aggregò alla II Squadra nella mattina del 19 luglio, ed iniziò immediatamente a prendere parte alle operazioni belliche: nella giornata del 19 luglio le navi della II Squadra (tutte unità in legno, ovvero sette pirofregate ad elica e due a ruote, oltre ad una pirocorvetta ad elica), insieme alla flottiglia cannoniere del capitano di fregata Sandri (tre unità, più un avviso, un trasporto ed una nave ospedale), dapprima bombardarono i forti esterni di Porto San Giorgio, quindi effettuarono un tentativo di sbarco con 2.000 uomini a Porto Carober. Il tentativo di sbarco fallì in quanto il comandante della II Squadra, viceammiraglio Giovan Battista Albini, vedendo le scialuppe con le truppe destinate allo sbarco bersagliate da un forte tiro di fucileria, ordinò di riprendere a bordo tutte le truppe.