Per quae peccat quis, per haec et torquetur è una locuzione latina, che tradotta letteralmente significa «ognuno subisce la tortura per le colpe che commette». È tratta dal Libro della Sapienza () e più precisamente dalla traduzione della Vulgata:

Septuaginta Vulgata Clementina Bibbia CEI 15 ἀντὶ δὲ λογισμῶν ἀσυνέτων ἀδικίας αὐτῶν, ἐν οἷς πλανηθέντες ἐθρήσκευον ἄλογα ἑρπετὰ καὶ κνώδαλα εὐτελῆ, ἐπαπέστειλας αὐτοῖς πλῆθος ἀλόγων ζῴων εἰς ἐκδίκησιν, 16 Pro cogitationibus autem insensatis iniquitatis illorum,quod quidam errantes colebant mutos serpenteset bestias supervacuas,immisisti illis multitudinem mutorum animalium in vindictam; 15 Per i ragionamenti insensati della loro ingiustizia,da essi ingannati, venerarono rettili senza ragione e vili bestiole.Tu inviasti loro in castigouna massa di animali senza ragione, 16 ἵνα γνῶσιν ὅτι, δι᾽ ὧν τις ἁμαρτάνει, διὰ τούτων κολάζεται. 17 ut scirent quia per quæ peccat quis, per hæc et torquetur. 16 perché capissero che con quelle stesse coseper cui uno pecca, con esse è poi castigato.

È un'espressione ripresa da vari autori medievali, tra cui lo Pseudo-Isidoro, Beda il Venerabile, Salimbene de Adam, Stefano di Borbone, Tommaso d'Aquino e Guglielmo Peraldo. Dante potrebbe essersi ispirato a questo passo quando definì il criterio del contrappasso per stabilire le pene per lInferno della sua Divina Commedia riporta anche la locuzione neotestamentaria "Quantum [...] in deliciis fuit, tantum date illi tormentum" () – letteralmente, «nella misura in cui ha goduto, infliggetegli il tormento» – come possibile ispirazione al contrappasso dantesco. .

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Fonti

Categoria:Frasi dell'Antico Testamento in latino