Colico (Còlech in dialetto comasco, AFI: o ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecco in Lombardia.

Geografia fisica

Colico è l'ultima località della sponda orientale del lago di Como, dominata dall'imponenza del Monte Legnone, che con i suoi 2609 metri è la montagna più alta della provincia di Lecco e infatti appartiene al complesso alpino delle Orobie, mentre il resto del territorio lecchese viene considerato appartenente all'area prealpina. Anche il Monte Legnoncino con i suoi 1714 m è parte importante del panorama colichese. Nelle vicinanze di Colico si trova la Riserva naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, corridoio di migrazione per l'avifauna Pian di Spagna, appartenente alla Provincia di Como. I tre principali corsi d'acqua di Colico sono il torrente Inganna, il torrente Perlino e la valle della Merla. Il canale rettificato del fiume Adda fa da confine naturale con la Provincia di Como.

Caratteristici nel paesaggio di Colico sono i quattro montecchi (Montecchio nord, sud, del forte di Fuentes e di Piona- Olgiasca), piccole colline che si elevano in corrispondenza del lago sopra i depositi alluvionali della conoide coalescente formata dai torrenti Inganna e Perlino; Colico è anche chiamata "Città dei montecchi".

Origini del nome Sull'origine del nome "Colico" vi sono ancora diverse ipotesi. Carlo Castelli, all'interno del suo libro "Giano ragionato", riconduce l'etimologia al verbo latino "colligere", "radunare", anche se fin da subito essa è stata scartata. Una seconda spiegazione riporta l'origine ad una precisa posizione geografica, ovvero "caput lacus", "in capo al lago", ed è questa una delle ipotesi più accreditate. Un'altra teoria riporta al sostantivo latino "collis", ed è illustrabile osservando la presenza dei quattro montecchi (e del cosiddetto "Monteggiolo") entro i cui limiti è sorta la città.. Il nome di Colico citato Colek su alcune antiche carte potrebbe infine derivare dal termine latino collis e dal termine celtico lek-leuca per indicare una tappa, una località di sosta nei viaggi.

Storia Data la posizione a cavallo di due valli (Valtellina e Valchiavenna) e del Lago di Como fin dall'antichità la zona di Colico doveva essere centro di un fiorente stanziamento di abitanti.

A testimoniare tale fatto restano i numerosi massi cupelliformi. esistenti nella plaga, il più interessante dei quali è il sasso detto Comballo (la barca), che si trova nella gola della Garavina ad ovest del confine tra il comune di Colico e quello di Dorio, in vicinanza della strada provinciale. Il comballo è un sasso a forma di barca con centinaia di incisioni cupelliformi di varie dimensioni e forme.

Altri massi cuppelliformi sono stati ritrovati sul Montecchio di Fuentes, dove sono stati riportati alla luce anche i seguenti utensili in pietra: un raschiatoio, una rondella con foro ellettico e una pietra molare.

Similmente sono state ritrovate nel territorio scuri di pietra e manufatti di rame e bronzo (scure, pugnali e spade). Alcuni di questi reperti si trovano al Museo di Como e del Paradiso di Chiavenna. Questi oggetti testimoniano che a Colico era presente una popolazione dedita alla pastorizia, all'agricoltura, ai commerci e alla pesca.

I primi insediamenti di Colico in età Neolitica hanno lasciate tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto il rame.

Preistoria Le prime popolazioni che giunsero nell'Alto Lago arrivarono non prima del Neolitico; si tratta dei Liguri, dei Celti e dei Galli. I primi, chiamati più precisamente "Liguri alpini", lasciarono a Colico (e in generale a tutto il nord Italia) diversi toponimi con suffisso in "asca", "asco". Chiaro esempio è la località Tennasco, o ancora la vicina Perdonasco situata nel comune di Dorio.

Nella toponomastica a ricordo di popolazioni celtiche che abitavano nella regione, in luogo si hanno i nomi Montecchio (dal termine latino Mons e da quello celtico di tecchia-tegia-luogo recintato e munito di tetto) e forse in Colico - dal termine latino collis e lek-leuca (Colek è citato il nome di Colico su alcune antiche carte) per tappa, località di sosta nei viaggi. Il termine lek-leuca si ritrova anche nel torrente Lesina (Leucina-Lecina) che ora si getta nell'Adda a Delebio e che anticamente invece come è provato da documenti scorreva alle falde del Monte Legnone fino al territorio di Colico e da qui al lago.

Ai primi abitatori succedettero gli Insubri e i Comensi, che in realtà si sovrapposero alle popolazioni già presenti. Dei successivi, gli Etruschi, ci rimane un interessante reperto storico, ritrovato nel 1879 sulla Strada Regina durante alcuni lavori di ampliamento: si tratta di un vaso di terracotta sul quale è incisa la parola etrusca "kut", "vaso". Infine, sopraggiunsero i Reti, identificati dai Romani come gli abitanti a nord della Pianura Padana.

I primi anni dell'epoca romana Nel 46 d.C., secondo la Tabula Clesiana, il municipium di Como si era esteso sino alla Valchiavenna e alla Val Bregaglia, coprendo dunque anche il territorio colichese.

Tracce cospicue della dominazione romana si hanno in un sepolcreto trovato vicino al Trivio Fuentes nel 1848 nello scavo dell'alveo del fiume Adda, cento metri a monte del ponte sulla SS36, in due cippi marmorei trovati nel Pian di Spagna in uno dei quali si citano gli "ANEUNIATES" come abitanti della zona, nelle tracce di selciato di strada in vicinanza del sepolcreto, in frammenti di una lapide trovata ad Olgiasca e in alcune monete romane affiorate in occasione di scavi.

Lungo sarebbe enumerare i molti nomi della toponomastica di Colico aventi origine in questo periodo, come il toponimo "Centoplagio" (utilizzato per l'attuale frazione di Laghetto), che richiama alla centuriazione e dunque all'assegnazione delle terre ai coloni.

I Romani nei primi secoli dopo Cristo La latinizzazione dell'Alto Lago avvenne tra il I e il III secolo d.C. Un'epigrafe riguardante il vicino borgo di Olonio riporta l'esistenza di decurioni, cioè uomini aventi il diritto di partecipare alle riunioni e alle decisioni del Municipio di Como. Ma il primo fatto di notevole importanza riconducibile a Colico (seppur non completamente accertato e riportato dallo storico seicentesco Primo Tatti nei suoi Annali) risale al III secolo, nel quale il martire San Fedele, già evaso dal carcere milanese in cui era stato rinchiuso dall'imperatore Massimiano per la professione della fede cristiana, sbarcò al Laghetto di Piona (località facente parte della frazione di Laghetto) e da lì raggiunse Samolaco a piedi, dove venne catturato e giustiziato. Per questo motivo gli abitanti della frazione avrebbero dedicato a San Fedele la chiesa della frazione. Da Colico, in epoca romana, passava la via Spluga, strada romana che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga.

All'epoca romana risale anche una prima bonifica del Pian di Spagna, così come la costruzione di un castrum sui montecchi..

IV-V secolo: il Paganesimo persiste Nonostante la diffusione del Cristianesimo, l’Alto Lago conserverà ancora per decenni segni di paganesimo: risale al 1966, durante un riordino del pavimento della chiesa dell’Abbazia di Piona, il rinvenimento di un’urna-ossario (fine V - inizio VI secolo) dedicata dalla madre alla giovane figlia Festina. La conferma giunge con la testimonianza del vescovo di Como Agrippino, che nel 618-620 giunge in visita al monastero e fa costruire una chiesa dedicata a Santa Giustina. Il fatto è a sua volta verificato da un cippo lapidario conservato nel monastero.

Secoli VI-X: Goti, Longobardi e Carolingi Tra i secoli VI e VIII avvengono le invasioni barbariche con i Goti e i Longobardi, ma non ci giungono, ad eccezione della vicenda già riportata di Agrippino, informazioni di rilievo. Nel IX secolo inizia l’epoca carolingia, e risale all’879 un documento nel quale è riportato il “Lineone”, oggi Legnone, monte ai cui piedi sorge l’intera Colico. Fino ad allora era noto con il nome di “Tricuspide”.

Primo documento di grande rilevanza, opera di un certo Adelardo, è datato 905 e cita le località che formavano (e formano) la frazione di Centoplagio, ora Laghetto: Corte, ovvero “spazio chiuso con casa padronale e un certo numero di cascine per i lavoratori terrieri dipendenti”, e Logasc, ovvero la parte bassa affacciata sul lago oggi denominata “Laghetto di Piona” o più semplicemente “Piona”. Occorre ricordare che l’Abbazia di Piona non si trova qui, ma nella frazione di Olgiasca.

Di ancor più grande importanza uno scritto del 931, che parla di alcuni possessi a Collogo, in località Ponte (oggi Pontèe), ovvero tra il centro vero e proprio e via Bacco: un certo Riprando di Basilicaduce, figlio di Inderado, dona ai preti, diaconi e chierici della Chiesa di Gravedona (dalla cui Pieve dipendeva allora Colico) i suoi terreni, in memoria della sua defunta madre.

Nel 983, inoltre, tale Ariberto Busca sale da Como a Cosio; si tratta di un rappresentante di un signore feudatario che ordina la costruzione di alcuni castelli, tra i quali uno sul Montecchio nord (a cui sarebbero appartenute le due torrette ancora oggi visibili.).

Infine è da ricordare il viaggio di Ottone III verso Roma, al fine di ricevere l'incoronazione da parte del Papa: l'imperatore transitò a Colico il 27 maggio 996.

X-XI secolo: l'importanza di Colico a livello territoriale Risale al Mille, invece, una cartula vendicionis, ovvero un atto di vendita. Un certo Giovanni, figlio di Giseverto e Grisencia, abitanti a Fameliarca (in Centoplagio), vendono ad Anperto, figlio di Lorenzone, e a Baroncio (entrambi residenti a Cosio), alcuni beni sparsi nella località. Il toponimo Fameliarca, significante “prime famiglie”, indica oggi il nucleo storico di Fumiarga, posto a nord della chiesa.

Altro fatto rilevante è datato 1138, anno in cui il vescovo di Como Ardizzone consacrò la chiesa dell’Abbazia di Piona anche alla Madonna, in aggiunta alla già presente dedica a San Nicolò.

Si parla di castrum de Colego nel 1190: Enrico VI, successore di Federico Barbarossa, conferma ai fratelli Alberto, Giacomo e Alberico Vicedomini di Como numerosi privilegi su alcune terre, tra i quali spicca Colico. Qui, si specifica, è presente il maggiore dei castelli tra quelli della Bassa Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario.

XII-XIV secolo: i primi toponimi, le investiture Tra alcuni documenti riguardanti soprattutto Centoplagio, ne spicca uno risalente all’11 maggio 1231. Un certo Pollo di Lafranco de Agallo di Colico consegna a Vincenzo fu Giovannibuono de Carale (località posta tra Domaso e Vercana, sulla sponda opposta), ministro della chiesa di San Vincenzo di Gravedona, nove staia di prodotti in natura, dunque un pagamento in granaglie. La testimonianza è discretamente importante perché viene nominata una certa località Agallo. Per assonanza si può pensare all’odierna frazione di Posallo, posta sopra Laghetto, ma probabilmente si trattava di un terreno posto più in basso, a causa dell’impraticabilità della coltivazione di grano nel luogo. Colico si è costituito da poco libero comune.

Di nove anni dopo, invece, un’altra interessante testimonianza. L’arciprete di Gravedona Rugerio di Arderico investe per 10 anni Lavello Carlo di Villatico, fu Buonocarlo de Lavello de Colego, di due terreni situati sopra Colico, di cui uno ad Albaro, nei pressi dell’odierno cimitero del centro cittadino, e uno ad Fosatum (l’odierna via al Fossato di Villatico). Appare anche il nome di Burgonovo de Colego, odierna località di Laghetto posta tra Fumiarga e Borgonuovo.

Altra investitura avviene ad Olzasca (1241): il chierico gravedonese Cerbo detto de Cerbeto di Como dichiara di aver ricevuto da Crescimbene, priore del monastero di Piona, 15 denari nuovi come fitto o decima del territorio di Olgiasca. È del 1240, inoltre, la costruzione del chiostro all’Abbazia di Piona.