Il Liberty, a Torino, si diffuse all'inizio del Novecento.
Tuttavia, questa nuova corrente stilistica coinvolse varie discipline artistiche tra cui le arti applicate e, prevalentemente, l'architettura. Nello specifico panorama torinese il Liberty risentì, nelle sue maggiori opere, dell'influenza dell'importante scuola parigina e di quella belga divenendo uno dei maggiori esempi italiani di questa corrente, tanto da decretare Torino come una delle capitali italiane dello stile Liberty,. non senza subire anche inevitabili incursioni eclettiche e déco.
Per il successo di questa corrente stilistica e la tipologia di edifici che sorse nei primi decenni del Novecento, Torino divenne uno dei punti di riferimento del Liberty italiano, sovente rinominato "stile floreale",. tanto che si percepiscono ancora oggi cospicue testimonianze architettoniche di quel periodo..
Storia e contesto storico-artistico Il passaggio dal XIX al XX secolo in Europa fu caratterizzato da un fervente rinnovamento delle espressioni artistiche, fortemente influenzato dal progresso tecnico e dall'entusiastica esaltazione positivista degli importanti traguardi raggiunti dalla scienza. Le evoluzioni dell'avanguardia artistica di fine Ottocento coinvolsero dapprima le arti applicate, assumendo denominazioni differenti a seconda delle aree geografiche: nell'area francofona prese il nome di Art Nouveau, in Germania Jugendstil, in Austria sezessionstil, modern style in Gran Bretagna e modernismo in Spagna.AA.VV. La Nuova enciclopedia dell'arte, Garzanti, 1997.
In Italia, e particolarmente a Torino, la nuova corrente si affermò inizialmente come «arte nuova», declinando il termine direttamente dal francese. Nel complessivo e variegato panorama nazionale questa nuova corrente, che in seguito assunse anche il nome di «stile floreale», non si consolidò mai in una vera e propria scuola italiana di riferimento ma si affermò, seppur con un lieve ritardo rispetto ai maggiori paesi europei, vivendo il suo massimo splendore nei primissimi anni del Novecento. Nella sua prima decade, infatti, si può parlare di Liberty, termine che infine si affermò più diffusamente in Italia e derivante dai celebri magazzini londinesi di Arthur Lasenby Liberty, tra i primi a esporre e diffondere oggetti e stampe di gusto esotico che ostentavano le forme sinuose tipiche di questo nuovo stile..
Il Liberty, dunque, trovò nell'architettura il suo maggior successo, lasciando ai posteri una delle testimonianze più durature. All'inizio del XX secolo l'alta borghesia, ormai affermatasi definitivamente come classe egemone della società italiana, trovò nel Liberty il proprio specifico elemento distintivo, ovvero l'occasione per mostrare la propria superiorità e allo stesso tempo sottolineare il distacco dalla vecchia classe nobiliare e dalle sue dimore neoclassiche e barocche. ancora fortemente legate al più conservatore stile eclettico che aveva caratterizzato tutto l'Ottocento.. Tuttavia il suo aspetto innovativo non fu soltanto la contrapposizione al neogotico e all'eclettismo ma anche una maggiore considerazione delle arti applicate come implicito punto di forza, poiché il Liberty confidò, grazie anche al crescente sviluppo della tecnica, in una produzione su vasta scala di un'arte che nella sua emblematica bellezza fosse accessibile alla maggior parte del tessuto sociale dell'epoca; malgrado queste premesse anche a Torino quest'iniziale vocazione populistica del Liberty andò scemando, l'ideale di un «socialismo della bellezza». andò evolvendosi in un ricco trionfo di motivi floreali, nervature filiformi, ardite decorazioni metalliche di chiara ispirazione fitomorfa ma divenne presto soltanto un privilegio delle classi sociali più abbienti. Questa nuova corrente stilistica fu agevolata dalla presenza di molti industriali italiani e soprattutto inglesi o elvetici come: Abegg, Bich, Caffarel, Caratsch, Kind, Krupp, Leumann, Miller, Menier, Metzger, Remmert, Scott, che contribuirono a quel «respiro internazionale» e alla futura vocazione industriale del capoluogo piemontese, e che a Torino insediarono nuovi e numerosi stabilimenti proprio negli anni a ridosso tra Ottocento e Novecento..
A seguito di questa stagione stilistica, spesso considerata «frivola» e forse ingenuamente ottimista,. il valore aggiunto della tecnica e dell'industria prevalsero, così come la «funzione» prevalse sulla «forma» ma la modernità presto sfociò negli orrori della Grande Guerra che, non soltanto simbolicamente, decretò la fine della stagione del Liberty.
Torino tra Ottocento e Novecento: il Liberty Torino, pur vantando un panorama architettonico caratterizzato prevalentemente dalla connotazione juvarriana dei numerosi palazzi nobiliari e delle residenze sabaude, nel ventennio a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento si lasciò permeare da questa nuova corrente stilistica.
Inizialmente conosciuta come «arte nuova» o, secondo il giornalista torinese Emilio Thovez, «arte floreale», questo nuovo stile stupì per essere così «fedelmente naturalistico e nella sostanza nettamente decorativo».. A seguito delle edizioni dell'Esposizione internazionale d'arte decorativa moderna, Torino vide il crescente proliferare di questo nuovo stile in ambito prevalentemente architettonico, celebrando una sorta di «rinascimento delle arti decorative»,. avvalendosi di contributi dei maggiori autori dell'epoca come Raimondo D'Aronco e il torinese Pietro Fenoglio che si affermò per sua proficua attività di ingegnere e che fece del Liberty torinese uno degli esempi più fulgidi e coerenti del variegato panorama architettonico italiano del tempo..
Un significativo contributo venne anche dall'industria che, coinvolta in primo piano nel processo di rinnovamento del capoluogo piemontese, rivestì il ruolo di committente privilegiato ma altresì di interlocutore in grado di offrire la tecnica e un solido supporto a beneficio di quelle maestranze necessarie per la piena affermazione di questa nuova corrente a Torino. Decisivo, per citare un esempio, fu l'operato dellImpresa Porcheddu con sede a Torino,La prima sua prima sede fu in piazza Cavour, in seguito si trasferì in corso Valentino 20, oggi corso Guglielmo Marconi e poi stabilì succursali in tutta Italia. . che, grazie all'intraprendenza del suo titolare, l'ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, già dal 1894. acquisì l'innovativo Systéme Hennebique, il primo brevetto per la costruzione di «struttura e solai ignifughi» in calcestruzzo armato depositato dall'ingegnere francese François Hennebique.Titolare dello studio di ingegneria strutturale e dell'impresa costruttrice allo stesso tempo, Porcheddu fu colui che portò, di fatto, la tecnica del calcestruzzo armato in Italia, realizzando oltre 2700 progetti nell'arco di quarantanniArchivio Porcheddu, conservato presso il dipartimento DISEG del Politecnico di Torino. Il calcestruzzo armato ben si adattava alle necessità delle forme sinuose degli edifici Liberty, benché molti degli edifici residenziali utilizzarono, a Torino, ancora strutture portanti, lasciando al materiale nuovo più facilmente i solai, balconi, terrazzi, bovindi. I pilastri, gli orizzontamenti o le strutture totalmente a telaio furono invece adoperate estensivamente per i fabbricati industriali, terziari o di servizio, in particolare forte fu il sodalizio tra Giovanni Antonio Porcheddu e Pietro Fenoglio, quest'ultimo vicepresidente della società di ingegneria.
Le esposizioni universali e l'avvento del 1902 In questa compagine di vivace fermento culturale, Torino vide nascere nel 1884 l'edizione torinese dell'Esposizione generale italiana che portò, sull'onda del tardo Romanticismo, alla realizzazione di alcuni edifici di ispirazione neogotica, come la cosiddetta Casa dei Draghi in corso Francia. Molto diverso, giova ricordarlo, è la nascita del Borgo e Castello Medievale del parco del Valentino, inizialmente concepito come Padiglione della Regione Piemonte-Valle d'Aosta: la scelta del periodo storico fu senza dubbio influenzata dai gusti imperanti, ma non si trattò di inventare ex novo qualcosa "nello stile", perché tutti gli edifici contenuti nel complesso sono una riproduzione fedele, e nella maggior parte nella dimensione originale, di qualcosa che il viaggiatore curioso della Belle Époque poteva ritrovare viaggiando attraverso la Regione.
Dapprima tali eventi raccolsero un tiepido entusiasmo, tuttavia, le edizioni successive ebbero un crescente successo vedendo la graduale affermazione del Liberty e, a dare un decisivo impulso alla sua diffusione, fu il traguardo più ambizioso del 1902, con l'Esposizione internazionale d'arte decorativa moderna che, nei suoi numerosi padiglioni in stile, vide accogliere ospiti stranieri di rilievo tra cui Peter Behrens, Hendrik Petrus Berlage, Victor Horta, René Lalique, Charles Rennie Mackintosh, Henry van de Velde. oltre a favorire un clima che contribuì a far erigere svariati edifici pubblici e privati, decretando così la definitiva consacrazione del Liberty a nuovo stile artistico dominante..
Un ulteriore contributo lo diede anche l'editoria che a Torino contava la presenza di importanti realtà editoriali come la Camilla & Bertolero, la Crudo & Lattuada, la Editrice Libraria F.lli Fiandesio & C. e la più longeva di tutte, la Roux e Viarengo, tutte attive sin dalla fine dell'Ottocento..
La prima già dal 1889 pubblicava il periodico L'architettura pratica, rivista specializzata fondata dall'architetto Andrea Donghi e poi diretta dal collega Giuseppe Momo. Sempre edita dalla Camilla & Bertolero vi fu la rivista di settore L'Arte Decorativa Moderna, fondata nel 1902 a Torino su iniziativa del pittore torinese Enrico Reycend, avvalendosi di illustri colleghi, come Davide Calandra, Leonardo Bistolfi, Giorgio Ceragioli e lo scrittore Enrico Thovez. Altre pubblicazioni periodiche degne di nota furono Emporium, lArchitettura Italiana e La Casa Bella, testata in seguito diretta da Gio Ponti e che esiste ancora oggigiorno come Casabella..
Anche il settore dell'arredamento fu attivamente partecipe al fiorente periodo Liberty, ottimo campo per le arti applicate; seppur ancora non facente parte di una realtà industriale, esso poteva contare su competenti maestranze e rappresentava una realtà artigianale molto apprezzata. Alcuni esponenti da ricordare sono la Vetreria Albano&Macario che tra le svariate opere realizzò la Terrazza Solferino e il Mobilificio Torinese F. Cesare Gandolfo che produsse anche molti arredi per caffè, ristoranti e alberghi, tra cui lAlbergo Rocciamelone di Usseglio per cui realizzò l'intero arredo..
Torino visse dunque intensamente e a «tutto tondo» la stagione del Liberty che, seppur relativamente breve, divenne un importante punto di riferimento per l'Italia, capace di attrarre contributi di personaggi di rilievo internazionale come l'architetto friulano Raimondo D'Aronco che, reduce delle recenti realizzazioni a Istanbul, per l'esposizione torinese del 1902 progettò il Grande Vestibolo... Sull'onda del successo dell'esposizione, Torino continuò a essere terreno fertile di svariate sperimentazioni, seppur molto coerenti e sobrie, da parte di un folto gruppo di architetti e ingegneri, quali Vittorio Ballatore di Rosana, Angelo Evasio Barberis, Giovanni Battista Benazzo, Pietro Betta, Eugenio Bonelli, Paolo Burzio, Carlo Ceppi, Camillo Dolza, Andrea Donghi, Michele Frapolli, Giuseppe Gallo, Giuseppe Gatti, Giovanni Gribodo, Quinto Grupallo, Gottardo Gussoni, Giuseppe Hendel, Giacomo Mattè Trucco, Eugenio Mollino, Giuseppe Momo, Ludovico Peracchio, Alfredo Premoli, Giovanni Reycend, Annibale Rigotti, Paolo Saccarelli, Carlo Sgarbi, Annibale Tioli, Giovanni Tirone, Giovanni Vacchetta, Antonio Vandone di Cortemilia, Giuseppe Velati Bellini, Genesio Vivarelli; tuttavia il personaggio più prolifico, nonché protagonista indiscusso del Liberty torinese fu, indubbiamente, Pietro Fenoglio..
L'opera di Fenoglio