LAteneo Veneto o Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti è un'istituzione culturale attiva a Venezia dal 1812, con lo scopo di divulgazione delle scienze, delle lettere, delle arti e della cultura in generale. Svolge la sua missione con corsi, convegni e incontri, pubblici e gratuiti. Ha sede nella Scuola Grande di San Fantin, situata a Venezia nell'omonimo campo di fianco al Teatro La Fenice e alla chiesa di San Fantin.

Storia

Le origini dell'Ateneo Veneto

Le accademie originarie Tra la fine del '700 e gli inizi del '800 a Venezia esistevano diverse associazioni e accademie che nel corso degli anni si fusero o scomparvero, come i Sibillonisti (nata nel 1800 da giuristi amanti della letteratura), l'Accademia morale di San Samuele, le Accademie dei Sofronomi, o dei Patrologi, dei Filareti (1804-06) e la veneta di Belle lettere (1805). Quando le province austro-venete entrarono nel Regno d'Italia napoleonico erano rimaste attive solo quella dei Filareti e l'Accademia veneta di Belle lettere. Un'altra associazione era la Società veneta di medicina, l'unica estranea al contesto patrizio o ecclesistico di Venezia. Fondata nel 1789 da alcuni medici, quali Andrea Valatelli e Pietro Pezzi, aveva al suo attivo, tra l'altro, la redazione del Codice farmaceutico e lo studio delle condizioni sanitarie e della mortalità urbana. Il segretario era Francesco Aglietti che propose di riunire le osservazioni dei vari soci in un unico corpo documentale per rispondere a tre punti essenziali: 1) ricerche e note sulla struttura e sulle abitudini della città; 2) osservazioni sulla meteorologia; 3) descrizione delle malattie suddivise per sporadiche, endemiche ed epidemichePer avere un'idea delle pubblicazioni si può consultare . Essendo di vocazione illuminista, nel 1798 era stata sciolta dal governo austriaco, per poi essere ripristinata nel 1807 dal Regno d'Italia napoleonico, che, nel 1808, le concesse la sede dell'ex-confraternita di San Girolamo o dei Picai, a San Fantin.

La nascita dell'Ateneo Veneto Il decreto del 25 dicembre 1810, con cui Napoleone chiuse le varie accademie riconoscendone una sola per ogni città, fu l'atto istitutivo dell'Ateneo Veneto che viene inaugurato il 12 gennaio del 1812, quando la Prefettura dell'Adriatico dispose l'unione delle tre accademie esistenti a Venezia (Società veneta di medicina, Filareti e Accademia di Belle lettere):

Così si esprimeva il 12 gennaio 1812 Leopoldo Cicognara, il primo presidente dell'Ateneo Veneto, nel suo discorso di apertura, individuando come principale missione la divulgazione accessibile a tutti. I soci dovevano contribuire

Il percorso di nascita dell'Ateneo Veneto dura oltre un decennio: il primo regolamento è del 1822 e il primo statuto verrà approvato nel 1825. L'anno accademico iniziava a novembre e si chiudeva ad agosto, riunendo i soci in sessioni private ogni giovedì; ogni sei mesi l'Ateneo Veneto si apriva alla città con sedute pubbliche.

I primi anni (1812 - 1866) I primi anni dell'Ateneo coincidono con il passaggio dal Regno d'Italia di Napoleone al Regno Lombardo-Veneto degli Asburgo, al Regno d'Italia dei Savoia. La costituzione del 1812 fece confluire nell'Ateneo Veneto i soci delle tre accademie originarie, con una distribuzione di competenze nelle scienze e nelle arti e lettere. In particolare la Classe di scienze era formata per più della metà da medici e chirurghi mentre il 25% da chimici, fisici naturalisti, ingegneri e architetti.

Se gli anni del Regno d'Italia napoleonico furono anni fondativi per l'azione e l'influenza dell'Ateneo, durante la Restaurazione (1815-1848) le attività furono meno intense, anche se non cessarono. Nel periodo del Regno Lombardo-Veneto i presidenti dell'Ateneo furono soprattutto medici, ingegneri, fisici, quasi a ribadire il ruolo tecnico dell'Ateneo Veneto per la città di Venezia.

Alla vigilia della rivoluzione veneziana del 1848, molti soci di formazione umanistica o giuridica, come Daniele Manin, Niccolò Tommaseo, Giovanni Francesco Avesani, Samuele Romanin, erano coinvolti nelle attività e nei dibattiti che portarono alla nascita della Repubblica veneta, costituendo il nucleo portante della rivoluzione liberale.

I rapporti con le istituzioni asburgiche comunque non cessarono mai e sono testimoniati dalle continue richieste di pareri, come sul rinnovo dell'illuminazione cittadina, sull'onorario per i medici e sull'elaborazione di un progetto di nuove case per classi meno abbienti. Questo tipo di consulenze continuerà per tutti gli anni sessanta, fino al rilancio dell'Ateneo Veneto, che avvenne con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia a seguito della terza guerra d'indipendenza del 1866.

Dal Regno d'Italia al Fascismo (1866 - 1922) Con l'entrata di Venezia in Italia, l'Ateneo Veneto rilancia le attività sia scientifiche e culturali per la città. Dal 1866 al 1877 vengono istituiti numerosi gruppi di studio e commissioni. Le attività sono molto diverse : dal progetto per il restauro della base del campanile di San Marco al sostegno degli asili froebeliani, dagli studi per la deviazione dei fiumi alla nascita della Scuola superiore di Ca' Foscari e l'ampliamento delle bocche di porto del Lido.

Dal Regno d'Italia al primo dopoguerra Nel 1877 l'Ateneo si dota di un nuovo statuto che lo rende un'associazione riconosciuta, con la presenza di due vice-presidenti - uno per le scienze, l'altro per le arti e le lettere - e l'allargamento a 100 del numero di soci residenti. L'entrata di nuovi membri, anche di spessore nazionale e internazionale, stimolò le presidenze a rilanciare le attività, proponendo nuove iniziative o potenziando quelle già presenti, come il Gabinetto di lettura. Questo esisteva fin dalla fondazione dell'Ateneo Veneto, in ossequio alla missione di divulgazione culturale. Sostenuto dalla presidenza (1853-57) di Giovanni Querini Stampalia (dal cui lascito verrà poi istituita la Fondazione Querini Stampalia), tra il 1870 e il 1880 vide aumentare progressivamente gli iscritti e gli acquisti di nuovi quotidiani e periodici, tanto da portare, nel 1897, all'apertura della sede anche nelle ore serali. L'Ateneo Veneto ha pubblicato negli anni le lezioni tenute dai soci nelle "Esercitazioni Scientifiche e Letterarie", che dal 1881 assunsero la forma attuale di "Rivista Ateneo Veneto".

Nel 1873 venne istituito il corso di Storia veneta, nato dal corso di Storia patria tenuto da Samuele Romanin dal 1858-1859 e sospeso dopo il ritorno degli Asburgo.

Dal 1904 il presidente Filippo Nani Mocenigo (1902-1907) dotò l'Ateneo Veneto di un fondo di 10.000 lire, destinato a un premio biennale di 700 lire per uno studio inedito su temi veneziani, sia storici che artistici. In questo periodo entrarono nuovi soci e le attività furono rivolte al maggior radicamento dell'Ateneo Veneto nella società civile. Con la presidenza di Luigi Carlo Stivanello (1907-1911) si decise di ospitare nella sede di San Fantin l’Università popolare. Anche in questo modo si cercò di fornire, come evidenziato dalle parole del presidente,

Negli anni della Prima Guerra Mondiale l'Ateneo ospitò la Croce Rossa e gli sfollati, sospendendo le attività per poco più di un anno dopo Caporetto (1917). Le poche attività e le scarse risorse incisero sulla vita dell'Ateneo Veneto, ma furono gli anni del Fascismo a metterne a dura prova la naturale vocazione a luogo di luogo aperto a tutti.

Il periodo fascista (1922 - 1945)

Negli anni successivi alla Grande Guerra l'Ateneo Veneto si riassettò, a partire dallo statuto del 1920, che aumentò il numero dei soci da 100 a 300, istituì un unico vice-presidente e creò la figura di un unico segretario accademico. L'allargamento dei soci contribuì a diversificare le provenienze professionali, sociali, religiose e a rafforzare il numero delle donne, tanto che nel 1921 Maria Pezzé Pascolato sarà la prima donna a far parte del Consiglio Accademico. Su questa linea di maggiore apertura si esprimeva il presidente Giuseppe Jona (1921-1924) che, nel discorso del 5 gennaio 1924, ribadiva come, per tradizione, l'Ateneo Veneto si ponesse nel giusto equilibrio tra la produzione di nuovo sapere e a divulgazione della cultura.

Per questo furono dati nuovi impulsi alla biblioteca circolante, ai cicli di lezioni di storia del costume, della cultura e del teatro, oltre a quelli di storia. Questo periodo ricevette molti consensi come confermava un raffinato intellettuale quale era Gino Damerini Le entrate dell'Ateneo Veneto, che non aveva ricevuto lasciti negli anni passati, derivavano oltre che dalle quote dei soci, anche da qualche sovvenzione del Comune di Venezia, della Cassa di Risparmio e da occasionali donazioni dei soci o di benefattori.

Gli anni Trenta, nonostante l'elezione di presidenti vicini al regime fascista come Davide Giordano - che ricoprì la carica per tre mandati con la durata complessiva di dieci anni - furono anni difficili anche a causa della crisi economica nazionale. Nel 1933 il governo fascista rifece lo statuto dell'Ateneo Veneto, che divenne "di Venezia", nel tentativo di aumentare il controllo sull'istituzione, come avvenne anche per gli altri istituti di cultura in Italia, riservando al governo le nomine del presidente e del vice-presidente e limitando la presenza degli stranieri.

Tra i soci e i membri del consiglio molti erano vicini al regime, ma altrettanto nutrita era la presenza di progressisti, antifascisti ed ebrei. Nel 1930 le socie e i soci ebrei risultavano circa il 15% del totale, e fu per questo che le leggi razziali del 1938 ebbero delle conseguenze laceranti sulla vita dell'Ateneo Veneto. Se già le modifiche statutarie del '34 avevano portato alle dimissioni di soci importanti quali il direttore della rivista Manlio Dazzi, il segretario Ettore Bogno, il presidente Luigi Marangoni e il vice Alberto Musatti, le leggi razziali nel 1938 portarono all'espulsione di 45 soci "israeliti" nel 1938, tra cui lo stesso Giuseppe Jona.

Fino alla Liberazione l'Ateneo fu contiguo al regime, anche nell'ospitare l'Istituto fascista di cultura al posto dell'Università Popolare. Dal dicembre 1936 l'Ateneo Veneto divenne proprietario dell'immobile dell'ex-scuola dei Picai, o Scuola Grande di San Fantin, che fino ad allora era concessa pro tempore dal demanio; con questa cessione l'Ateneo e i suoi soci sono diventati proprietari pro indiviso dell'immobile e di tutte le opere d'arte conservate e ne rispondono in solido..

Dal secondo dopoguerra ad oggi Nell'estate del 1946 fu istituita una commissione per l'epurazione dei soci che collaborarono con il fascismo. Tale commissione, formata su disposizione del decreto n. 359 del 31 maggio 1945, indagò su ventidue soci cancellandone undici. Per sei di loro la motivazione fu la "mancanza di titoli adeguati", dal momento che erano stati iscritti solo per adesione al Partito Nazionale Fascista, mentre ad altri cinque furono contestati motivi politici (adesione alla Repubblica di Salò) o atti di violenza. Dopo un anno di commissariamento l'Ateneo - di nuovo Ateneo Veneto - elesse presidente Ernesto Pietriboni, tornando alle attività statutarie ma risentendo delle trasformazioni in atto a Venezia.