L’Alleanza italo-prussiana fu un patto militare stipulato dal Regno d’Italia ed il Regno di Prussia l'8 aprile 1866. Stabilì le modalità dell'entrata in guerra dei due stati contro l'Austria e i rispettivi compensi in caso di vittoria. Per l'Italia il compenso sarebbe stato il Veneto (ancora territorio austriaco); per la Prussia territori analoghi dell'Austria.

L'alleanza portò alla Guerra austro-prussiana che sul fronte italiano prese il nome di Terza guerra di indipendenza. Al termine del conflitto, grazie alle vittorie della Prussia, e nonostante le sconfitte di Custoza e Lissa, l'Italia ottenne il Veneto. La Prussia invece estese la sua influenza su tutta la Germania a nord del Meno ponendosi alla guida della Confederazione Tedesca del Nord.

Gli antefatti (1859-1866) I tentativi di Cavour e La Marmora Dopo l'armistizio di Villafranca (11 giugno 1859) con il quale si concludeva la seconda guerra di indipendenza e si stabiliva di lasciare all'Austria il Veneto, Cavour intuì che la liberazione di quella provincia sarebbe potuta avvenire grazie ad un accordo con la Prussia. Anche questa nazione, infatti, risentiva della potenza dell'Austria che al Congresso di Vienna aveva ottenuto nella sua sfera d'influenza la Confederazione germanicaBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 51..

Il Presidente del Consiglio Cavour (qualche mese prima di morire) nel gennaio 1861 inviò nella capitale prussiana Berlino il generale Alfonso Ferrero La Marmora, con l'incarico ufficiale di rappresentare il Regno d’Italia all'incoronazione di re Guglielmo I. La missione tuttavia aveva anche lo scopo segreto di sondare le intenzioni del governo prussiano su di un eventuale accordo contro l'Austria. La missione non ebbe esito positivo, soprattutto per il conservatorismo della Prussia che diffidava di una nazione definita troppo liberale.

Nel periodo 1861-1866 l'Italia fece ancora alcuni tentativi per ottenere il Veneto dall'Austria che, non riconoscendo il nuovo regno, costrinse il governo italiano a chiedere la mediazione di Francia o Gran Bretagna. In tal senso un primo passo fu fatto da Giuseppe Pasolini nel dicembre 1863 e un secondo da La Marmora nel novembre 1864. Entrambi i tentativi, però, non diedero risultati utiliBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 56..

Tutto ciò fino agli inizi di ottobre del 1865, quando la diplomazia italiana compì un ultimo passo per ottenere il Veneto senza spargimenti di sangue. La Marmora autorizzò, infatti, il conte Alessandro Malaguzzi Valeri ad aprire trattative segrete con l'Austria, alla quale fu offerta una ingente somma di danaro in cambio della regione. Anche questa missione fallìGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 58..

Le manovre di Bismarck

Tre anni dopo la sua ascesa al potere in Prussia, il Primo ministro Otto von Bismarck, nel 1865, decise di porre fine all'influenza austriaca sulla Germania con la guerra. Egli avviò pertanto dei contatti esplorativi con la Francia e con l'Italia.

Alla fine del luglio 1865 fece domandare al Presidente del Consiglio La Marmora da un suo diplomatico, Karl von UsedomKarl Georg Ludwig Guido, conte di Usedom (1805-1884), diplomatico prussiano a Firenze dal 1863 al 1869., a Firenze (allora capitale), quale atteggiamento avrebbe avuto l'Italia in caso di conflitto austro-prussiano. La risposta di La Marmora fu prudente: per non inimicarsi un vecchio alleato egli dichiarò che non avrebbe potuto prendere impegni senza conoscere le intenzioni di Napoleone III di FranciaBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, pp. 60-61..

Interrogato il 13 agosto 1865 sull'argomento dall'ambasciatore italiano a Parigi Costantino Nigra, il ministro degli Esteri francese Drouyn de Lhuys riferì che la Francia in caso di guerra austro-prussiana si sarebbe tenuta neutrale e che non si sarebbe opposta ad un coinvolgimento dell'Italia a favore della PrussiaBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, pp. 64-65.Giordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 56..

Intanto, per niente scoraggiato da un clima che si faceva più disteso fra Prussia e Austria con la Convenzione di Gastein, Bismarck a settembre confermò al rappresentante italiano a Berlino Quigini PulicaEfisio Quigini Pulica (1827-1876), conte, diplomatico, incaricato d'affari a Berlino dal 1864 al 1867. che lo scontro finale era solo rimandato. Tuttavia, per arrivare alla guerra senza pericoli di essere aggredito a sua volta dalle potenze vicine, si assicurò dell'atteggiamento sostanzialmente benevolo della Russia e del disinteresse della Gran Bretagna. Non gli rimaneva, quindi, che consultare anch'egli la FranciaGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 57..

Da ciò scaturirono gli incontri fra Bismarck e Napoleone III di Biarritz e di Parigi dell'ottobre e del novembre del 1865, durante i quali l'imperatore francese confermò che avrebbe mantenuto la neutralità. A Parigi, il 2 novembre 1865 Bismarck confidò a Nigra che occorreva fare presto poiché le finanze dell'Austria erano in cattive acque, mentre quelle prussiane erano in migliori condizioniBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, pp. 76, 78..

Tornato dalla Francia, Bismarck provocò un peggioramento delle relazioni austro-prussiane; dapprima provocando incidenti nei Ducati danesi oggetto della Seconda guerra dello Schleswig, poi, il 26 gennaio 1866, inviando all'Austria una dura nota di protesta con l'accusa di complottare con gli Augustenburg, pretendenti al trono dei ducati. Il 7 febbraio, il ministro degli Esteri austriaco, Alessandro di Mensdorff, protestò a sua volta contro l'intromissione prussiana nell'amministrazione del ducato dell'Holstein e contro il clima insostenibile venutosi a creare per colpa della Prussia. Alla fine, a Berlino, il 28 febbraio 1866, il Consiglio della Corona prussiano decise per la guerra contro l'Austria e per stringere un'alleanza con l'ItaliaBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 87..

Le trattative Durante il Consiglio della Corona del 28 febbraio 1866, la Prussia decise di chiedere al governo italiano di inviare a Berlino un ufficiale per trattare le questioni militari di un'eventuale alleanza, mentre uno prussiano sarebbe stato mandato a Firenze. In Italia l'incaricato della missione fu il generale Giuseppe Govone che il 10 marzo 1866 arrivò a BerlinoGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 60..

Il generale, partito da Firenze con istruzioni “poche e generiche”Bortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 95. ricavò dal suo primo colloquio con Bismarck un'impressione non molto incoraggiante. Il Primo ministro prussiano gli prospettò, infatti, un trattato generico con l'Italia che, essendo privo di elementi pratici, sembrava più adatto a determinare un'intimidazione all'Austria per ottenere vantaggi sulla questione dei Ducati danesi che altro.

Negli stessi giorni giungeva notizia da San Pietroburgo che la Russia si opponeva ad una proposta francese di concedere all'Austria i principati danubiani (sempre più indipendenti dal protettorato turco) in cambio del Veneto all'Italia. Analoghe perplessità avevano d'altronde espresso il ministro degli Esteri britannico Clarendon e lo stesso governo austriacoBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 105..

L'attenzione si concentrò, quindi, di nuovo su Bismarck e sulla sua proposta, la cui debolezza era dovuta al fatto che il primo ministro era avversato nei suoi disegni bellicosi sia alla corte di Guglielmo I che nel Paese. Per questi motivi Bismarck non avrebbe potuto stringere con l'Italia un trattato reciproco con l'obiettivo di una guerra decisiva, ciò che invece desiderava La Marmora. Tuttavia, l'incitamento di Napoleone III a cogliere comunque l'occasione e concludere un trattato convinse gli italiani a mettere da parte le riserveBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 108.. Da Parigi Costantino Nigra scriveva infatti a La Marmora il 23 marzo 1866 che l'imperatore consigliava all'Italia di accettare l'alleanza con la Prussia e che non avrebbe permesso all'Austria di attaccare l'Italia nel caso la Prussia si fosse, poi, ritirata dal conflittoBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, pp. 117-118..

La firma e il testo del trattato Dopo aver preso visione di uno schema di Bismarck del trattato, il 28 marzo 1866, il presidente del Consiglio La Marmora telegrafò al suo rappresentante a Berlino Giulio De BarralGiulio Camillo De Barral De Montauvrard (1815-1880), conte, rappresentante italiano a Berlino dal 1864 al 1866. per comunicargli la favorevole impressione che il progetto aveva avuto a FirenzeGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 64.. Il 31, un'altra comunicazione di Nigra a La Marmora trasmetteva il desiderio di Napoleone III di far scoppiare la guerra per trovare il modo di ampliare i confini della Francia sul Reno; nonché l'assicurazione che se l'Austria avesse aggredito l'Italia per prima, la Francia sarebbe intervenuta contro l'AustriaBortolotti, La guerra del 1866, Milano, 1941, p. 122..

A questo punto non rimaneva che concludere. Il trattato di alleanza italo-prussiana fu firmato a Berlino l'8 aprile 1866 da De Barral e Govone per l'Italia, e da Bismarck per la Prussia. Eccone il testoAA.VV., Storia delle relazioni internazionali, Bologna, 2004, pp. 59-60.:

[…] Art. 1. Vi sarà amicizia ed alleanza fra S.M.S.M. Sua Maestà. il Re d'Italia [ Vittorio Emanuele II ] e S.M. il Re di Prussia [ Guglielmo I ]. Art. 2. Se i negoziati che S.M. il Re di Prussia sta per aprire con altri Governi tedeschi in virtù di una riforma della Costituzione federale conforme ai bisogni della Nazione germanica non riuscissero, e S.M. per conseguenza fosse messa in condizione di prendere le armi per far prevalere le sue proposte, S.M. il Re d'Italia, dopo l'iniziativa presa dalla Prussia, appena ne sarà informato, in virtù della presente convenzione, dichiarerà guerra all'Austria. Art. 3. A partire da tale momento, la guerra sarà proseguita dalle LL.MM.LL.MM. Loro Maestà., con tutte le forze che la Provvidenza ha messo a loro disposizione, e né l'Italia né la Prussia potrà concludere pace o armistizio senza mutuo consenso. Art. 4. Il consenso [alla pace o all'armistizio] non potrà essere rifiutato quando l'Austria avrà acconsentito a cedere il Regno Lombardo-VenetoRidotto al solo Veneto dopo la Seconda guerra di indipendenza del 1859. e alla Prussia territori austriaci equivalenti come popolazione al detto Regno. Art. 5. Questo trattato cesserà di avere vigore tre mesi dopo la firma, se in tale intervallo la Prussia non avesse dichiarato guerra all'Austria. Art. 6. Se la flotta austriaca lascia l'Adriatico prima della dichiarazione di guerra, S.M. il Re d'Italia manderà un numero sufficiente di vascelli nel Baltico, dove stazioneranno per essere pronti ad unirsi alla flotta prussiana, appena si inizieranno le ostilità.

Appena firmato il trattato, Bismarck presentò alla Dieta di Francoforte (il parlamento della Confederazione germanica) la proposta che si riunisse un'assemblea scaturita da elezioni dirette, la quale esaminasse le proposte dei governi dei singoli stati germanici intorno ad una riforma federale. L'effetto doveva essere quello di creare scompiglio in Austria (guida della confederazione), invece la proposta venne accolta con diffidenza e sarcasmoChiala, Ancora un po' più di luce sugli eventi politici e militari dell'anno 1866, Firenze, 1902, p. 127..

La proposta austriaca di cessione del Veneto

Diffusasi la notizia di un trattato italo-prussiano, l'Austria compì vari tentativi per rompere l'alleanza. Il più serio fu la proposta di cedere il Veneto alla Francia (l'Austria ufficialmente non aveva rapporti con l'Italia) in cambio della neutralità francese e italiana in caso di conflitto austro-prussianoGiordano, Cilindri e feluche, Roma, 2008, p. 66..