Aquileia romana (l'odierna Aquileia in Friuli; in latino Aquileia) fu fondata nel 181 a.C. dai Romani,Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, I, 13.2. nel territorio degli antichi Carni:Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 126-127.

Importante città militare di frontiera fin dall'epoca repubblicana, divenne una delle capitali dell’Impero romano sotto Massimiano. Nel 452 fu infine distrutta dalle orde degli Unni di Attila, non tornando mai più agli antichi splendori.

Ecco come la descrive Erodiano, al tempo del suo assedio del 238, da parte delle truppe di Massimino il Trace:

Periodo repubblicano (181-31 a.C.) Fu fondata nel 181 a.C. nei pressi del fiume Natissa come colonia di diritto latino, da Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio, mandati dal Senato a sbarrare la strada alle popolazioni limitrofe di Carni e Istri, che minacciavano i confini orientali d'Italia.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXIX, 55; XL, 34.2-3; XLI, 1; XLI, 9-10; XLIII, 1. Fu retta inizialmente da duumviri e poi da quattuorviri con un suo senato.Luisa Bertacchi, Aquileia: l'organizzazione urbanistica, p.209. La città dapprima crebbe quale avamposto militare in vista delle future campagne contro Istri e Carni, più tardi come "quartier generale" per un'eventuale espansione romana verso il Danubio.

I primi coloni furono veterani, seguiti dalle rispettive famiglie provenienti dal Sannio, per un totale di circa persone, a cui fecero seguito dei gruppi di Veneti; più tardi, nel 169 a.C., si aggiunsero altre famiglie,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XLIII, 17.1. mentre in città si insediarono anche comunità orientali, come quella egizia, ebraica e siriana.

Aquileia costituì la base principale delle operazioni militari nell'Illirico dei consoli Lucio Cornelio Lentulo Lupo, Gaio Marcio Figulo e Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo, durante gli anni 156-155 a.C., contro le tribù dei Dalmati, che portarono poi alla conquista della città di Delminium.Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 11. Nel 129 a.C. il console Gaio Sempronio Tuditano attaccava le popolazioni degli Istri di Iapodi e Liburni dall'Italia settentrionale (dal suo "quartier generale" di Aquileia, come risulta da un elogio che gli venne dedicato)Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 129. e successivamente sconfisse anche le popolazioni Alpine dei Carni e dei Taurisci (della zona di Nauporto), meritandosi per questi successi il Trionfo.Fasti triumphales: Dieci anni più tardi, nel 119 a.C. Lucio Cecilio Metello portava a termine una nuova campagna vittoriosa contro i Dalmati, utilizzando Aquileia come base delle sue operazioni,Massimiliano Pavan, Aquileia città di frontiera, in Dall'Adriatico al Danubio, Padova 1991, p.126. celebrando l'anno seguente il trionfoFasti triumphales 625 anni ab Urbe condita. e meritandosi il titolo vittorioso di Delmaticus.Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 11 e 33; Tito Livio, Periochae 62; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IV, 23.2. Quattro anni dopo, nel 115 a.C., il console Marco Emilio Scauro, operò in Gallia Cisalpina sia contro i Liguri a ovest, sia contro i Carni e i Taurisci a est, utilizzando in questo secondo caso Aquileia, come "quartier generale".Aurelio Vittore, De Viris Illustribus, 72.7. Ancora due anni più tardi, nel 113 a.C., il console Gneo Papirio Carbone fu inviato a fronteggiare un'invasione di genti germanico-celtiche (tra cui i Cimbri), le quali erano penetrate nell'Illirico e poi nel Norico. Carbone, a capo di un esercito che aveva come quartier generale Aquileia,Appiano di Alessandria, Guerre celtiche, 13; Strabone, Geografia, V, 1.8. fu però sconfitto presso Noreia.

Dall'origine di base militare deriva la forma quadrilatera del presidio, divisa dal cardine massimo, l'attuale via Giulia Augusta, e dal decumano massimo. Pacificata e romanizzata la regione, la città, municipio dopo l'89 a.C. grazie alla lex Iulia de civitate (che conferiva la pienezza del diritto romano, assegnandola alla tribù della Velina) si ingrandì in fasi successive, come attestano le diverse cinte murarie. Divenne centro politico-amministrativo (capitale della X Regione augustea, Venetia et Histria) e prospero emporio, avvantaggiata dal lungo sistema portuale e dalla raggiera di importanti strade che se ne dipartivano sia verso il Nord, oltre le Alpi e fino al Mar Baltico ("via dell'ambra"), sia in senso latitudinale, dalle Gallie all'Oriente. Fin da tarda età repubblicana e durante quasi tutta l'epoca imperiale Aquileia costituì uno dei grandi centri nevralgici dell'Impero romano.Massimiliano Pavan, Aquileia città di frontiera, in Dall'Adriatico al Danubio, Padova 1991, p.124. Notevole fu la vita artistica, sostenuta dalla ricchezza dei committenti e dall'intensità dei traffici e dei contatti. La sua posizione faceva sì che la città fosse un crocevia del commercio di vetro, ferro e ambra; veniva anche prodotto un vino di nome Pucinum.

Aquileia proprio in questo periodo acquisì sempre più importanza strategico-militare. Doveva fungere da postazione avanzata a protezione dell'Italia settentrionale, contro eventuali invasioni da nord e da est, come accadde: al tempo delle guerre cimbriche nel 102 a.C.;A.Degrassi, Per quale via i Cimbri calarono nella Val Padana, in Scritti vari di antichità, II, Roma 1962, pp.991 seg. quando Mitridate VI del Ponto progettò un'invasione della penisola, grazie all'alleanza con Galli e Sciti. Egli sperava che molte delle popolazioni italiche, si alleassero con lui in odio ai Romani, come era accaduto durante la seconda guerra punica ad Annibale, dopo che i Romani avevano mosso guerra contro di lui in Spagna. Sapeva, inoltre, che quasi tutta l'Italia si era ribellata ai Romani in due occasioni negli ultimi trent'anni: al tempo della guerra sociale del 90-88 a.C. e nella recente guerra servile del gladiatore Spartaco, degli anni 73-71 a.C.Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, 109; Strabone, Geografia, VII, 4.3; Plutarco, Vita di Pompeo, 41.2; Cassio Dione Cocceiano, XXXVII, 11.1. per il formarsi del potente regno delle tribù daciche a opera del loro re Burebista.Strabone, Geografia, VII, 3, 11.

Sappiamo che durante il suo primo consolato del 59 a.C., Gaio Giulio Cesare, con l'appoggio degli altri triumviri (Pompeo e Crasso), ottenne con la Lex Vatinia del 1º marzoLa Lex Vatinia fu proposta dal tribuno della plebe Publio Vatinio, che poi sarà luogotenente di Cesare in Gallia il proconsolato delle province della Gallia CisalpinaLa Gallia Cisalpina corrispondeva ai territori della pianura padana compresi tra il fiume Oglio e le Alpi piemontesi e dell'Illirico per cinque anni e il comando di un esercito composto da tre legioniLe tre legioni affidate a Cesare dalla Lex Vatinia erano la VII, l'VIII e la VIIII). Poco dopo un senatoconsulto aggiunse anche quella della Gallia NarbonenseLa provincia della Gallia Narbonense era stata costituita nel 121 a.C. e comprendeva tutta la fascia costiera e la valle del Rodano, nelle attuali Provenza (che proprio da provincia deriva il proprio nome) e Linguadoca, il cui proconsole era morto all'improvviso, e il comando della X legioneLawrence Keppie (in The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, pagg. 80-81) suppone che la X legione fosse posizionata nella capitale della Gallia Narbonense, Narbona..

Il fatto che a Cesare sia stata assegnata inizialmente la provincia dell'Illirico come parte del suo imperium, e che all'inizio del 58 a.C. ben tre legioni fossero state dislocate ad Aquileia,Cesare, Commentarii de bello Gallico, I, 10. potrebbe indicare che egli intendesse cercare proprio in quest'area gloria e ricchezze con cui accrescere il suo potere e la sua influenza militare e politica. Cesare aveva infatti bisogno di importanti vittorie militari così da costruirsi un suo potere personale con il quale controbilanciare quello che Pompeo si era costruito con le vittorie ottenute in Oriente. A tal fine progettava probabilmente una campagna oltre le Alpi Carniche fin sul Danubio, sfruttando la crescente minaccia delle tribù della Dacia (corrispondente grosso modo all'odierna Romania), che si erano riunite sotto la guida di Burebista, il quale aveva poi guidato il suo popolo alla conquista dei territori dislocati a ovest del fiume Tibisco, oltrepassando il Danubio e sottomettendo l'intera area su cui si estende l'attuale pianura ungherese, ma soprattutto avvicinandosi pericolosamente all'Illirico romano e all'Italia. Le sue armate si erano però fermate all'improvviso, forse per il timore di un possibile intervento diretto di Roma nell'area balcano-carpatica. Così, invece di continuare nella sua marcia verso occidente, Burebista era tornato nelle sue basi in Transilvania, rivolgendo poi le proprie mire a Oriente: attaccò i Bastarni e infine assediò e distrusse l'antica colonia greca di Olbia (nei pressi dell'attuale Odessa).J.Carcopino, Giulio Cesare, Milano 1981, pp.255-260; A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, pp.432-433.

Sappiamo di numerosi soggiorni di Cesare ad Aquileia durante la conquista della Gallia: nell'inverno del 57-56 a.C., relativamente a operazioni militari/diplomatiche condotte dallo stesso proconsole nei pressi di Salona attorno al 3 marzo di quell'anno;Cicerone, In P. Vatinium ("Contro Publio Vatinio"), 38; Cesare, De bello Gallico, II, 35 e III, 7. nel 54 a.C. per condurre una breve campagna contro il popolo dei Pirasti che abitavano l'Illirico meridionale;Cesare, De bello Gallico, V, 1, 5-9. ancora negli inverni del 54-53 a.C.Cesare, De bello Gallico, VI, 44. e del 53-52 a.C.;Cesare, De bello Gallico, VII, 1.1. qui Cesare tornò insieme alla legio XV durante l'inverno successivo, dopo che la città era stata attaccata insieme a Tergeste dagli Iapidi,Aulo Irzio, De bello Gallico, VIII, 24.3; Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 18 e 52. quando il proconsole era impegnato in Gallia contro Vercingetorige. La conseguenza fu che gli abitanti di Aquileia, non solo furono costretti a riparare le mura danneggiate, ma iniziarono la costruzione di due castella difensivi: a Tricesimo (50 km a nord di Aquileia) ed a Iulium Carnicum.A.Degrassi, Per quale via i Cimbri calarono nella Val Padana, in Scritti vari di antichità, II, Roma 1962, pp.36 seg.

Nel 49 a.C., allo scoppio della guerra civile, Aulo Gabinio fu richiamato da Cesare e gli fu affidato il comando delle operazioni nell'Illirico. Sembra che disponesse di tre nuove legioni ad Aquileia (la XXXIII, la XXXIV e la XXXV, pari a 30 coorti totaliH.Parker, Roman legions, pp.64-65.) e che, a capo di 15 coorti e cavalieri, marciando verso sud in direzione della Macedonia, subì un improvviso attacco da parte dei Dalmati, riuscendo a riparare a Salona solo con pochi superstiti.Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 12. Alla fine riuscì a unirsi a Lucio Cornificio (che aveva alle sue dipendenze le legioni XXXI e XXXII) con i pochi armati rimasti, per combattere contro queste popolazioni.

Un quindicennio più tardi, tra il 35 e il 33 a.C., Aquileia rimase ancora "quartier generale" delle campagne militari di Ottaviano nell'Illirico. Si trovava al centro di tre differenti direttrici di marcia: quella più a sud-est verso le tribù della costa; quella "centrale" che portava nei territori dei Giapidi; e quella più a nord-est contro le popolazioni di Carni e Taurisci.Appiano di Alessandria, Guerre illiriche, 16-22.

Archeologia di Aquileia repubblicana