Ephydra è un genere di insetti della famiglia Ephydridae (Diptera: Schizophora). Oltre a fornire la radice al nome della famiglia, Ephydra è uno dei generi più importanti, fra gli Efidridi, per l'interesse biologico, il numero di specie, la distribuzione e la particolare rilevanza storica, per quanto molte specie siano state spostate, nel tempo, in altri taxa a seguito delle revisioni sistematiche.
L'aspetto più interessante, sotto l'aspetto biologico e quello ecologico, è l'associazione di molte specie con habitat acquatici d'acqua salmastra, talvolta quasi inospitali per l'elevata concentrazione salina. In virtù dell'adattamento a questi habitat, gli anglosassoni dedicano a questo genere un nome comune (brine flies, "mosche d'acqua salata") che li distingue dalla generalità degli Efidridi (shore flies, "mosche delle riviere").
Descrizione Adulto Come nella generalità degli Ephydrini, gli adulti hanno corpo di dimensioni medio-grandi, livrea dai riflessi lucenti e chetotassi ricca e ben sviluppata. Il genere non presenta particolari caratteri distintivi nell'ambito della tribù e si differenzia per esclusione dagli altri solo per particolari combinazioni che si individuano fondamentalmente nel numero e nello sviluppo delle setole fronto-orbitali, delle setole facciali e delle dorsocentrali. Morfologicamente, le Ephydra sono affini a Setacera, da cui si differenziano per l'assenza della caratteristica setola sul lato esterno del primo flagellomero.
Il capo ha fronte larga e faccia moderatamente prominente, occhi sporgenti e gene relativamente alte. Le antenne sono brevi e provviste di arista non pettinata. La chetotassi è composta da setole robuste differenti in numero e sviluppo secondo il sottogenere: Setole fronto-orbitali: tre o quattro paia di periorbitali lateroclinate; interfrontali assenti o deboli in Halephydra, un paio ben sviluppato in Ephydra, due paia lunghe e reciprocamente incrociate in Hydropyrus. Setole verticali e ocellari moderatamente sviluppate. Setole pseudopostocellari presenti ma meno sviluppate delle altre. Setole facciali: numerose, distribuite lungo i margini laterali e in quello inferiore. Setole genuali: brevi e numerose. Setole postoculari: brevi ma evidenti.
La chetotassi del torace comprende quattro o cinque dorsocentrali, di cui una o due presuturali, due intralari (una presuturale), una postalare, una postalare postsuturale, due notopleurali oltre a setoline sparse, una omerale più sviluppata e altre setoline più piccole. Non menzionate, in letteratura, le acrosticali. Scutello con due paia di setole, uno laterale e uno apicale. Abbondante la pubescenza sulle pleure, con numerose setoline sul prosterno, sul proepisterno, sull'anepisterno e sul katepisterno. Fra queste si evidenziano, per la lunghezza, una setola anepisternale presso il margine posteriore dello sclerite e una katepisternale diretta verso l'alto. Glabri gli scleriti posteriori.
Le zampe hanno come elemento caratteristico la conformazione dei tarsi tipica degli Ephydrini: presenza di peli idrofughi, assenza dei pulvilli e unghie lunghe e leggermente ricurvere. Le ali hanno la costa estesa fino alla terminazione della media e il secondo ramo della radio (R2+3). R2+3, R4+5 e media uniformemente distanziate. Un elemento diagnostico di particolare importanza è la conformazione della medio-cubitale discale (dm-cu), che differenzia il sottogenere Ephydra da Halephydra: nel primo forma un angolo retto con il ramo CuA1 della cubito, nel secondo forma un angolo acuto.
L'addome presenta cinque tergiti apparenti nel maschio, sei o sette nella femmina.
Stadi giovanili La larva è più o meno fusiforme, metapneusta quella di prima età, anfipneusta quella di seconda e terza. I segmenti toracici sono privi di zampe, mentre gli otto segmenti addominali sono provvisti di pseudozampe, di cui l'ottavo paio marcatamente più sviluppato. L'ultimo urite si prolunga caudalmente e dorsalmente in un tubo respiratorio bifido, recante all'apice gli spiracoli tracheali addominali. Il dorso è decorato da macchie composte da spine appiattite. A maturità, il corpo può superare il centimetro di lunghezza.
Biologia e habitat Come per la generalità degli Ephydrini, le larve di Ephydra sono organismi bentonici associati ad acque salmastre saline o alcaline, di paludi, stagni e laghi. Il genere annovera, tuttavia, alcune specie note per le condizioni proibitive degli habitat colonizzati, inospitali per la maggior parte degli invertebrati. Ampiamente citate, per la loro capacità di adattamento, sono alcune specie nordamericane: Ephydra hians, nota in inglese con il nome comune alkali fly per l'adattamento ad acque alcaline, è particolarmente resistente ad alte concentrazioni di bicarbonato di sodio e carbonato di sodio; Ephydra gracilis, la brine fly propriamente detta, resiste ad alte concentrazioni di cloruro di sodio; Ephydra bruesi, endemica del Parco di Yellowstone, è nota per sopravvivere fino a temperature dell'acqua dell'ordine di 43 °C, prossime al limite massimo compatibile con la vita animale; colonizza perciò le acque termali e quelle dei geyser di questo sitoP.J. Gullan, P.S. Cranston (2010). : 170-173. In The Insects: An Outline of Entomology. 4th edition. Wiley-Blackwell. ISBN 978-1-4443-3036-6.; Ephydra thermophila, altra specie endemica dello Yellowstone, ha una minore resistenza alle alte temperature, rispetto a E. bruesi, ma è nota per l'adattamento alle acque acide e può sopravvivere fino ad un limite inferiore di pH 2. L'elenco di adattamenti ad habitat estremi, in ogni modo, non si esaurisce con le suddette specie, in quanto in letteratura sono citati altri casi di specie del genere Ephydra che colonizzano acque termali o con elevate concentrazioni saline. Va anche detto che l'adattamento a condizioni estreme non è una peculiarità esclusiva di questo genere, ma si riscontra anche in altri efidrini (es. Ephydrella, Neoscatella).
La straordinaria capacità di adattamento di questi organismi è alla base del ruolo non trascurabile svolto nella rete alimentare di ecosistemi caratterizzati da un bassissimo livello di biodiversità. In generale, le larve di Ephydra sono microfaghe e si nutrono sviluppandosi su colonie di cianobatteri o alghe, che possono anche essere i soli rappresentanti degli organismi produttori di questi ecosistemi. A loro volta, i ditteri rappresentano la base alimentare su cui si evolgono popolazioni di artropodi predatori e di uccelli, questi ultimi al vertice della piramide alimentare. Le Ephydra sono perciò oggetto di studio della dinamica delle biocenosi di questi particolari ambienti.
Il regime dietetico microfago costituisce la base alimentare anche degli adulti, accertato e documentato per alcune specie nordamericane, in particolare E. bruesi..
L'adattamento a condizioni di vita estreme li rende anche interessanti, sotto l'aspetto biologico, per lo studio dei meccanismi di resistenza all'osmosi. Herbst (1999) ha analizzato la complementarità di quattro specie di Ephydra nella distribuzione nel territorio del Gran Bacino (Ephydra hians, Ephydra packardi, Ephydra gracilis, Ephydra auripes), in relazione alle concentrazioni di carbonati di sodio, responsabili dell'alcalinità, e di cloruri e solfati di sodio e di magnesio, responsabili della salinità, e alla variabilità stagionale di queste condizioni.. Lo studio ha posto l'attenzione sulla vicarianza di questi efidridi in rapporto alle capacità e specificità di adattamento: E. hians prevale nelle acque di laghi alcalini, E. gracilis, più osmofila della precedente, nelle acque di laghi salati. Le altre due specie, E. packardi e E. auripes, mostrano un maggiore adattamento a condizioni instabili e tendono a prevalere, rispettivamente, in acque temporaneamente saline o temporaneamente alcaline. Condizioni intermedie sono infine favorevoli alla coesistenza di una o più delle citate specie.
In merito al comportamento degli adulti, la morfologia dei tarsi, caratterizzata dall'assenza dei pulvilli, dalla forma allungata e quasi rettilinea delle unghie e dalla presenza di peli idrofughi, li rende adatti al movimento sull'acqua e su interfacce di transizione, mentre ne ostacola la stazione e la locomozione su superfici più o meno lisce. In particolare è nota la capacità di questi insetti di immergersi nell'acqua per muoversi sul materiale organico sommerso. Wirth (1971) descrisse questo singolare comportamento osservato nelle femmine di Ephydra hians e Ephydra gracilis.: la femmina sfrutta le unghie dei tarsi per far presa su ramoscelli o altri oggetti che emergono dall'acqua e camminando su questi si immergono trattenendo una bolla d'aria sotto le ali fino a raggiungere ammassi di alghe o di substrato organico. Lo stazionamento in sommersione avviene finché le unghie fanno presa sul substrato. Per emergere, l'insetto lascia la presa e risale in superficie trascinato dalla bolla d'aria.
Relazioni con l'uomo Danni alla risicoltura Nonostante il regime dietetico microfago delle larve di questo genere, in Ephydra è segnalata anche una specie fitofaga, Ephydra macellaria, risultata particolarmente dannosa alle coltivazioni di riso nella Mongolia Interna. Le larve danneggiano le radici delle giovani piantine, provocandone lo sradicamento e la conseguente morte. Pur essendo diffusa in tutto il Paleartico e segnalata la sua presenza nelle risaie, la dannosità di questa specie sulla coltura, in altre regioni, sarebbe del tutto marginale.
Alimentazione umana La presenza di grandi assembramenti di questi insetti, in aree semidesertiche e caratterizzate da una limitata biodiversità a causa delle inospitali condizioni per la vita animale, li ha resi importanti risorse alimentari presso alcune popolazioni del Nordamerica.
Esiste un'ampia documentazione, prodotta fra l'Ottocento e il Novecento sulla raccolta di larve e pupari di Ephydra da parte di popolazioni di nativi americani stanziate nel territorio del Gran BacinoGene R. De Foliart. . In (). Questa attività si concentrava nella tarda estate ed era finalizzata alla costituzione di scorte alimentari da consumare nel corso dell'inverno. Le testimonianze parlano di attività di raccolta che si svolgeva in alcuni laghi, più o meno salmastri, presenti in questo territorio: il Gran Lago Salato nello Utah, il Lago Mono e il Lago OwensIl Lago Owens è completamente prosciugato dagli inizi del Novecento. in California, il Lago Humboldt in Nevada. La maggior parte delle testimonianze fa riferimento, in particolare, ai laghi Mono e Humboldt, dislocati sui contrafforti orientali della Sierra Nevada, e le popolazioni interessate erano tribù appartenenti alle etnie dei Paiute settentrionali e degli Shoshoni, stanziate nei settori occidentali del Gran Bacino. Aspetti messi in evidenza da più Autori, in queste testimonianze, sono i seguenti: i laghi non erano colonizzati da pesci o molluschi; le popolazioni di larve o pupe di efidridi, in questi laghi, raggiungevano dimensioni tali da rendere particolarmente facile e fruttuosa la raccolta, con l'uso di canestri; alcuni resoconti riportano la formazione di vere e proprie andane di pupari accumulati dalle onde sulle rive del lago; la raccolta si svolgeva in piena e tarda estate e le mosche raccolte venivano fatte essiccare al sole per consentirne la conservazione; il prodotto veniva consumato soprattutto nel corso dell'inverno come ingrediente di piatti composti con prodotti vegetali provenienti dalla raccolta spontanea (es. ghiande, frutti di bosco, erbe grasse); il prodotto era sostanzialmente apprezzato dal punto di vista organolettico. Godfrey (1941) segnalava che il prodotto finale, preparato secondo l'usanza degli indiani Mono e Yosemite, aveva un sapore di gambero ma più delicato.