La era una nave da battaglia della Marina imperiale giapponese, la capoclasse delle due navi Classe Fuso. Impostata l'11 marzo 1912 nei cantieri navali Kaigun Kosho di Kure, fu varata il 28 marzo 1914 e completata il 18 novembre 1915. Fusō ero uno degli antichi nomi del Giappone.
Caratteristiche tecniche
I 12 cannoni da 356 mm (14") della batteria principale erano suddivisi a coppie in sei torrette, queste ultime disposte secondo l'inusuale schema 2-1-1-2. Alla nascita, la Fusō era la corazzata più pesantemente armata al mondo. Rispetto alla nave sorella Yamashiro, che aveva le torrette 3 e 4 centrali orientate con i pezzi verso la poppa, la Fuso aveva la torretta nº3 orientata in direzione opposta, cioè con i pezzi diretti verso la prua. Nonostante la scarsa potenza offerta dall'apparato propulsivo, l'elevato coefficiente di finezza dello scafo permetteva alla Fusō di raggiungere una velocità di 22 nodi.
Tra le due guerre Il primo dopoguerra La Fusō non prese parte a nessuna azione importante durante la prima guerra mondiale. Come la maggior parte delle altre navi della Marina imperiale giapponese, era impegnata principalmente in compiti di scorta e in altre mansioni che non richiedevano l'uso della linea di battaglia. Il 6 settembre 1923 la Fusō prestò soccorso alla popolazione colpita dal Grande Terremoto del Kanto, che il 1º settembre aveva devastato la pianura del Kantō sull'isola di Honshū causando oltre 140.000 vittime. Nel dicembre 1925 a bordo della Fusō prestò servizio, col grado di sottotenente di vascello, il Principe Nobuhito Takamatsu, fratello dell'Imperatore Hirohito. In seguito tornò a bordo come tenente di vascello, dal novembre 1933 al novembre 1934. Il 9 aprile 1928 la Fusō si unì alla flotta composta dalle corazzate e Mutsu, dall'incrociatore leggero Tenryū, da 16 cacciatorpediniere e dalla nave ausiliaria Tsurumi, che fece visita a Hong Kong.
Lavori di ammodernamento Dal 19 aprile 1930 al 12 maggio 1933 la Fusō fu sottoposta a importanti modifiche, come tutte le altre corazzate giapponesi in servizio, compresa la sorella Yamashiro. Fu allungata di 7,62 m, si adottò un unico fumaiolo in sostituzione dei due precedenti, che fu posto tra le due torrette di mezzo, le 24 caldaie furono rimpiazzate da 6 nuove caldaie Kampon a petrolio, e infine fu adottato il tipico albero a pagoda che caratterizzava le navi giapponesi del periodo. La corazzatura fu aumentata in quantità e qualità, principalmente nella zona degli apparati propulsivi e sotto la linea di galleggiamento. Tale scelta fu motivata dalle esperienze di navi britanniche colpite da siluri durante la prima guerra mondiale, come la Marlborough durante la battaglia dello Jutland. In particolare, la sostituzione delle caldaie consentì di ottenere più spazio, che fu usato per aumentare la corazzatura attorno alle sale macchine della zona centrale, furono anche installate controcarene anti-siluro. Complessivamente, la corazzatura fu portata a 12.199 t, pari al 42% del dislocamento.
Il nuovo apparato propulsivo, passato da 40.000 a 75.000 shp, consentì di innalzare la velocità a 25,4 nodi (47 km/h), a testimonianza del progresso tecnologico raggiunto nell'efficienza delle caldaie durante gli anni trenta. La Fusō fu inoltre dotata di una catapulta per aerei e di tre idrovolanti Mitsubishi F1M. Dopo un breve ritorno in attività, la Fusō fu sottoposta a nuovi lavori, che si protrassero dal 16 settembre 1934 al 19 febbraio 1935.
Seconda guerra mondiale 1941 Il 15 settembre la Fusō, il cui comando era passato al capitano di vascello Kinoshita Mitsuo, si unì, assieme alla sorella Yamashiro e alla Hyuga, alla 2ª Divisione Corazzate della 1ª Flotta, ai comandi del viceammiraglio Shirō Takasu. La Fusō, così come altre navi tra cui la sorella Yamashiro, nonostante le modifiche a cui fu sottoposta durante gli anni trenta fu ritenuta troppo lenta e troppo poco difesa per essere impiegata efficacemente in battaglia, e per questo durante le prime fasi della guerra fu tenuta in disparte nella Riserva strategica navale, relegata a operazioni di scorta ed esercitazioni. Durante l'attacco di Pearl Harbor, la 2ª Divisione Corazzate lasciò la baia di Hiroshima, nel Mare Interno di Seto. Assieme alla 1ª Divisione Corazzate, composta dalla Mutsu e dalla Nagato, e alla portaerei , scortata dagli incrociatori Kitakami e e da otto cacciatorpediniere, arrivarono nelle Isole Ogasawara. Il 13 dicembre 1941 la Fusō, assieme alla 2ª Divisione Corazzate, tornò nella Baia di Hiroshima, dove rimase in stato di allerta, partecipando ad alcune esercitazioni. In seguito fu chiamata in servizio effettivo, ma fu comunque impiegata poche volte in azione.
1942 Insieme alla 2ª Divisione Corazzate, tentò senza riuscirci di attaccare le portaerei statunitensi che l'18 aprile lanciarono l'incursione aerea su Tokyo sotto al comando di James Doolittle. Il 21 aprile tornò nei cantieri di Kure, dove furono sostituite le canne dei cannoni e installati sistemi anti-mine ai lati dello scafo, consistenti in spire demagnetizzanti. Il 5 maggio la Fusō partecipò ad alcune esercitazioni di tiro assieme alla sorella Yamashiro, alla Mutsu, alla Nagato e alla Hyuga. Durante le prove, la torretta numero 5 della Hyuga esplose improvvisamente, e per evitare l'affondamento fu necessario allagare repentinamente gli scompartimenti di poppa. Accertato che fosse in condizioni di navigare, la Fusō la scortò nei cantieri di Kure per le riparazioni. Il 29 maggio, durante la battaglia delle Midway, assieme alla Kitakami, alla Oi e a 12 cacciatorpediniere, rimase a protezione delle forze giapponesi nelle Isole Aleutine. La 1ª Flotta, il cui comando era passato il 14 luglio al viceammiraglio Mitsumi Shimizu, fu riorganizzata e la Nagato e la Mutsu si trasferirono alla 2ª Divisione Corazzate assieme alla Fusō, alla Yamashiro e alla Hyuga. Le cinque navi effettuarono insieme diverse esercitazioni, rimanendo sempre in stato di allerta.
In agosto, per compensare la pesante perdita di portaerei subita nella battaglia delle Midway, il dipartimento della Marina giapponese pensò di convertire la Fusō e la sorella Yamashiro in navi ibrido corazzate/portaerei. L'inizio dei lavori fu programmato per il giugno del 1943, ma il piano venne in seguito cancellato. Il 15 novembre tornò nella Baia di Hiroshima, trasferita temporaneamente all'Accademia navale di Etajima come nave scuola. Il 5 dicembre il comando della Fusō passò al capitano di vascello Keizō Komura. Nello stesso mese condusse alcune esercitazioni aeree assieme alla portaerei Zuikaku, alla nave sorella Yamashiro e alla corazzata Musashi.
1943 Il 1º giugno Komura fu scelto come nuovo comandante della Musashi, e il comando della Fusō passò al capitano di vascello Nobumichi Tsuruoka che il 7 giugno fece visita al capitano di vascello Teruhiko Miyoshi, comandante della Mutsu che per l'occasione fu ormeggiata a dritta della Fusō. Nobumichi e Teruhinko erano stati compagni di corso all'Accademia navale di Etajima, dove entrambi si erano diplomati in quello stesso anno. Il giorno seguente, alle 12:10, la Mutsu esplose improvvisamente, si spaccò in due e i tronconi affondarono nelle ore seguenti. La Fusō, ancora all'ancora nelle vicinanze, prestò immediato soccorso, traendo in salvo 353 uomini. Dal 9 giugno e per il mese successivo, la Fusō divenne la base operativa per le operazioni di salvataggio della Mutsu e della Commissione M, che aveva il compito di fare luce sulle cause dell'esplosione, dopo che l'ipotesi iniziale dell'attacco di un sommergibile nemico fu scartata. Alla fine delle indagini, la commissione d'inchiesta stabilì che a causare l'esplosione fu l'azione di protesta di un marinaio scontento, rimasto poi ucciso durante l'affondamento. Il 18 luglio, nei cantieri di Kure, la Fusō fu dotata di un radar aria-superficie Type 21 e di 21 cannoni contraeree da 25 mm, disposti in due torrette doppie e in 17 torrette singole, portando così a 37 il numero di armi contraeree da 25 mm.
Il 15 agosto i sopravvissuti della Mutsu, che nel frattempo erano rimasti sulla Fusō, furono trasferiti a bordo della Nagato. Il giorno successivo lasciò Kure assieme alle corazzate Nagato e Yamato e ai cacciatorpediniere Amatsukaze e Hatsukaze. Il giorno successivo si unirono alla Task Force anche la portaerei Taiyo, gli incrociatori pesanti Atago e Takao e i cacciatorpediniere Yugumo Akigumo e Ushio. Il 23 agosto la formazione effettuò alcune esercitazioni a Truk. Mentre il 18 settembre la flotta partiva in direzione di Eniwetok, in risposta ai raid aerei statunitensi effettuati su Tarawa, Makin e Abemama, la Fusō rimase a guardia di Truk, assieme alla nave ammiraglia Musashi e alle corazzate veloci Kongo e Haruna. Alcune intercettazioni radio fecero supporre che gli statunitensi avrebbero effettuato un nuovo raid sull'Isola di Wake e il 17 ottobre la Fusō lasciò Chuuk assieme a una numerosa flotta, comprendente anche le due corazzate Yamato e Musashi e tre portaerei. Le navi giapponesi non rilevarono però alcuna attività nemica, e il 26 ottobre fecero ritorno a Chuuk. Il 1º novembre il comandante Tsuruoka fu promosso al grado di contrammiraglio.
1944 La base navale di Truk fu evacuata il 1º febbraio e la Fusō, assieme a numerose altre navi, fece rotta verso Palau, dove arrivò il 4 febbraio. Durante l'evacuazione, il sommergibile statunitense Permit riuscì a tenersi a portata di tiro dalle navi giapponesi, ma fu impossibilitato ad attaccare. Il 23 febbraio il comando della Fusō passò al capitano di vascello Masami Ban. Il 30 maggio prese parte all'operazione Kon, con l'obiettivo di rafforzare la guarnigione di Biak sotto attacco dal 27 maggio. Nonostante sia stato più volte intercettato sia da navi che da aerei statunitensi, il convoglio non subì attacchi lungo la rotta. La sera del 3 giugno, mentre le navi erano ancora in rotta, il comandante della Flotta Combinata ammiraglio Soemu Toyoda annullò l'operazione. Il 4 giugno l'ordine fu però revocato, e la Fusō, raggiunta assieme alle altre navi la base navale di Davao, lì rimase non prendendo più parte all'operazione. Durante battaglia del Mare delle Filippine, indicata dai giapponesi col nome in codice di Operazione A-Go, la Fusō rimase in stato di allerta, ma non prese parte agli scontri. Deluso dalla sconfitta subita nel Mar delle Filippine, l'alto comando della Marina imperiale propose di inviare la Fusō e la Yamashiro ad attaccare la forza navale in appoggio alla Battaglia di Saipan. L'idea fu però rigettata da Toyoda, che la bollò come una missione suicida destinata a un sicuro fallimento.