Villa di Serio (Éla de Sère in dialetto bergamasco) è un comune italiano di abitanti posto all'imbocco della val Seriana, della provincia di Bergamo, in Lombardia. Dista circa 7 chilometri dal capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità montana della Valle Seriana.
Villa è anche chiamato "paese dei parchi" per i molti parchi presenti nel territorio comunale, come il principale Parco Carrara, vicino alla piazza del mercato.
Geografia fisica Territorio
Il territorio comunale di Villa di Serio è interamente situato sulla sinistra orografica della Val Seriana, allo sbocco di essa verso la pianura, ad un'altezza compresa tra i 260 del fondovalle e i 501 m s.l.m. della costa Ovest della valle Gavarnia, principale rilievo del comune.
Territorialmente è delimitato dal corso del Serio, che lo suddivide a Nord dai comuni di Nembro ed Alzano Lombardo, mentre a Nord-Ovest è sempre il fiume a fare da confine con Ranica. A Sud è invece demarcato dal crinale dei monti Bastia (424 m s.l.m.) e del Roccolo (464 m s.l.m.) che sovrastano l'abitato e lo suddividono da Scanzorosciate, comune con il quale condivide anche parte del fondovalle. Infine ad est è il corso del torrente Gavarnia a fungere da limite con Gavarno, frazione di Nembro.
Il nucleo abitativo per secoli è rimasto circoscritto attorno al centro storico, raccolto attorno alla chiesa parrocchiale, eccezione fatta per alcuni edifici rurali (tra cui le cascine Fontana, Frana, Artifoni, Pasini, Pigna e Carrara) posti sulle pendici delle propaggini circostanti, concentrate in località Caselle, e nella piana alluvionale del Serio. Nella seconda parte del XX secolo il paese si è sviluppato arrivando fino quasi agli argini del fiume Serio, ma soprattutto spingendosi verso Sud al punto di fondersi con Scanzorosciate in un grande insediamento abitativo.
Per ciò che concerne la viabilità, il paese è collegato ai vicini comuni tramite una serie di strade comunali, mentre all'esterno dell'abitato si trova la S.P.35, arteria di scorrimento della valle.
Per ciò che concerne l'idrografia, oltre al fiume Serio, vi sono anche altri corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale. Il più conosciuto, sia in ambito storico che geografico, è il torrente Capla, che solca la piccola omonima valletta che si sviluppa tra il monte del Roccolo e la costa Ovest della valle Gavarnia e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dai colli stessi. Discosto dall'abitato si trova inoltre il torrente Gavarnia, che percorre l'omonima valle e funge da divisione amministrativa con il borgo di Gavarno. La parte dell'abitato posta sul lato orografico destro infatti ricade nel comune di Nembro, mentre quella ubicata sul lato sinistro prende il nome di Rinnovata e risulta essere l'unica frazione del comune di Villa di Serio.
Notevole importanza è invece attribuibile ad un canale artificiale, denominato roggia Borgogna, che molto ha aiutato lo sviluppo agricolo ed industriale del territorio. Costruita nel periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, prende vita in località Corna dei Dragoni a nord di Villa di Serio nei pressi della centrale termoelettrica Italgen, dopodiché scorre quasi completamente interrata. Ampliata sul finire dell'epoca medievale da Bartolomeo Colleoni, ricopriva un ruolo fondamentale per i possedimenti del condottiero posti presso le campagne della pianura orientale bergamasca, importanza che crebbe nel XIX secolo con l'espansione industriale.
Storia Dalla preistoria alla dominazione romana
I primi segni della presenza umana sul territorio villese risalgono all'epoca preistorica: tra questi si segnalano resti legati allo sfruttamento ed alla lavorazione della selce, rinvenuti sul monte Bastia, che dovrebbero risalire ad un periodo prossimo alla fase finale del paleolitico.
Si trattava in ogni caso di insediamenti sporadici, tanto che il livello di antropizzazione rimase molto basso per parecchi secoli: i primi stanziamenti fissi di una certa consistenza risalirebbero invece al VI secolo a.C., quando in quest'area si stabilirono gli Orobi, popolazione di origine ligure dedita alla pastorizia, a cui si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. A tal riguardo interessante è la scoperta, effettuata nel 1897 nei pressi del guado del fiume Serio che conduce alla località Viandasso (in comune di Ranica), di una tomba risalente al II secolo a.C., nella quale erano conservati un piatto, una fusarola, un piccolo disco, cinque fibule, due vasetti, tre assi e dieci anelli.
Tuttavia la prima vera e propria opera di urbanizzazione fu opera dei romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole ed allevamento di bestiame. Di tale epoca numerosi sono le testimonianze e i reperti, tra cui spiccano una tomba risalente all'età repubblicana in cui erano collocate monete, la più preziosa delle quali recava l'effigie di Ostiliano Augusto (databile attorno al 250 d.C.), ma anche alcuni sarcofagi del III e del IV secolo.
Il villaggio si trovava discosto in direzione nord rispetto a dove ora si sviluppa il centro storico, dal momento che era posto nella piccola valletta solcata dal torrente Capla. Questa era percorsa dalla strada denominata via Antiqua Valeria (così chiamata probabilmente dal nome del suo fondatore) che, tramite il passo del Cagnolo (un valico posto più a monte, nei pressi del monte del Roccolo), metteva in collegamento sia con la zona di Gorle, in cui era presente uno dei ponti più antichi della provincia, che con Scanzo e la val Cavallina, da cui poi si poteva accedere alla val Camonica. È quindi presumibile che il borgo, denominato Borgum Caplae e delimitato da due porte di accesso (denominate Caplae e Floris) fosse una sorta di avamposto a protezione della città di Bergamo, come testimoniato dalla presenza di una fortificazione fatta erigere in quei tempi sul colle sovrastante, che da allora viene appunto chiamato monte Bastia. Resti tangibili di tale complesso sono ricordati dalla lapide affissa sulla cappelletta posta sull'altura del Vago, a fianco del corso del torrente Capla.
Il Medioevo
Il periodo successivo alla dominazione romana vide la zona soggetta alle invasioni barbariche, con la popolazione costretta a rifugiarsi in postazioni più elevate su colli e propaggini circostanti, in quanto considerate più sicure dalle scorrerie, con conseguente abbandono dei centri abitati.
Nel corso del VI secolo si verificò l'arrivo dei Longobardi, popolazione che si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino al XV secolo.
Nell'VIII secolo ai longobardi subentrarono i Franchi che, al contrario dei predecessori, rimasero estranei alla vita sociale e politica dei territori assoggettati, nei quali instaurarono un sistema feudale, inserito nell'ambito del Sacro Romano Impero.
A tal riguardo nel 974 l'imperatore Ottone II investì Ambrogio I, vescovo di Bergamo, del titolo di “Signore delle terre della valle Seriana”, sulle quali aveva giurisdizione in ambito civile, penale ed ecclesiastico. Nel frattempo il borgo andava via via ripopolandosi, sviluppandosi verso l'area alluvionale del fiume Serio, in quella che è chiamata via Locatelli.
Di poco precedente è il primo documento in cui viene citato il nome del paese: è l'anno 857 quando, in una permuta di terre effettuata tra il vescovado e i possedimenti della chiesa di san Pietro in Scanzo, compare Villa Ripae Serii, ovvero borgo posto sulle rive del Serio. Con questo nome il paese verrà identificato fino al XV secolo quando verrà sostituito dall'attuale Villa di Serio.
La fase successiva è piuttosto scarna di eventi, anche e soprattutto per via della mancanza di ulteriori documenti o atti: si sa che a Nord dell'abitato, nella zona detta delle Glere, si trovava un guado molto utilizzato che permetteva di raggiungere la località Viandasso, a Ranica.
Dal periodo comunale alle lotte di fazione
Ben presto comunque l'autorità vescovile cominciò a rivelarsi opprimente per i borghi che richiedevano una sempre maggiore autonomia: tra il XII ed il XIII secolo il borgo riuscì ad emanciparsi, redigendo quindi una serie di statuti ed ordinamenti ed ergendosi a comune autonomo posto sotto il controllo della città di Bergamo, che inserì Villa di Serio nella circoscrizione denominata “Facta della porta di Sant'Andrea”.
Questa nuova condizione permise al comune di gestire in autonomia lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli, di poter definire confini amministrativi e viabilità e di organizzare liberamente il culto.
A questo si aggiunse anche l'utilizzo delle acque sia del fiume Serio che della roggia, oggi conosciuta con il nome di Borgogna, che permetteva di soddisfare i bisogni delle campagne della pianura bergamasca orientale. Il comune, come riportato dagli Statuti della città di Bergamo redatti nel 1265, era retto da un proprio console, eletto dai capifamiglia e scelto tra le personalità più importanti del paese, ed adottò lo statuto della Valle Seriana.
Sul finire dell'epoca medievale il paese cominciò ad assumere una fisionomia ben delineata, simile a quella attuale. Era fiorente l'industria della lana, ed erano presenti due chiese: quella di santo Stefano, documentata dalla seconda metà del XIII secolo e situata nel borgo a tergo del corso della roggia Borgogna, ed il santuario di santa Maria dei Campi, discosto dall'abitato in zona Nord.
Tuttavia cominciarono a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Villa, così come gran parte dei centri vicini, venne a trovarsi tra i domini guelfi, tanto da essere vittima a più riprese degli attacchi ghibellini.
Tra il 1378 ed il 1440 il borgo fu attaccato tre volte e vittima di devastazioni, con edifici rasi al suolo, feriti, morti e prigionieri. Quest'epoca ha lasciato alcuni resti nel vecchio borgo, che si sviluppa attorno all'attuale via Papa Giovanni XXIII: tra queste i resti di una struttura difensiva di cui si può ammirare il portico e la torre della piazza, risalente al XIV secolo ed ora inserita in un edificio civile.
La Repubblica di Venezia
Il nuovo secolo iniziò con le dispute per il controllo della zona tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia, con il paese decisamente schierato dalla parte dei veneti. La situazione si definì nel 1428, quando la Serenissima ebbe il sopravvento. Questa decise di eliminare tutte le fortificazioni, con le torri che furono utilizzate come abitazioni, dando il via ad un periodo di tranquillità in cui l'intera zona riprese a prosperare, anche grazie alla diminuzione della pressione fiscale ed alla maggiore autonomia. Venne ampliata la roggia Borgogna, ad opera del condottiero Bartolomeo Colleoni, si svilupparono ulteriormente i commerci e vi fu nuovo impulso per l'agricoltura, l'allevamento e la produzione della lana, situazione che favorì lo sviluppo della piccola imprenditoria tessile.
Lo sviluppo proseguì anche nei successivi decenni, con la popolazione che, come riportato nella relazione del comandante veneto Giovanni Da Lezze, crebbe fino a raggiungere 264 unità nel 1596 e 360 della fine del XVIII secolo, nonostante tra queste due date vi fu l'ondata di peste di manzoniana memoria, che tra il 1629 ed il 1631 dimezzò la popolazione, uccidendo 150 persone su un totale di circa 300.
La quasi totalità degli abitanti svolgeva mansioni legate all'agricoltura, anche se cominciò a svilupparsi una nuova classe sociale benestante.