Le elezioni politiche in Italia del 1972 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 7 e lunedì 8 maggio 1972. Furono le prime elezioni anticipate della storia repubblicana, poiché per la prima volta il Presidente della Repubblica Giovanni Leone aveva sciolto le camere prima della naturale scadenza del quinquennio di legislatura.
Le consultazioni portarono ad una riconferma della Democrazia Cristiana come primo partito e riconsegnarono al centro-sinistra la maggioranza assoluta dei votanti e del Parlamento, con un lieve incremento, dovuto soprattutto all'avanzata dei repubblicani mentre socialisti e socialdemocratici confermano sostanzialmente i voti del disciolto PSU. L'opposizione di sinistra subì un arretramento a causa del declino del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che dimezzò il proprio risultato, mentre i comunisti, alla cui guida era da poco arrivato Enrico Berlinguer, si mantennero stabili. Sul fronte della destra, il Movimento Sociale Italiano raddoppiò i propri votanti, ottenendo il suo massimo storico, mentre i liberali subirono un forte arretramento.
Sistema di voto Le elezioni politiche del 1972 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.
Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.
I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.
Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.
Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.
Circoscrizioni della Camera dei deputati
Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia, Pordenone); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso, Isernia); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste).
Circoscrizioni del Senato della Repubblica
Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.
Quadro politico A seguito dell'autunno caldo del 1969, il centrosinistra visse una nuova spinta riformatrice che portò importanti risultati quali la legge sul divorzio (senza il sostegno della DC), lo statuto dei lavoratori, l'attuazione delle regioni e la costituzione della Commissione parlamentare antimafia. Tuttavia la stagione delle riforme si interruppe già l'anno successivo e venne sostituito da un lungo periodo di stagnazione politica. Nel frattempo fatti drammatici come la strage di Piazza Fontana, o inquietanti come la scoperta del tentativo del Golpe Borghese stavano creando un clima di inquietudine nel paese, rafforzato dalla radicalizzazione degli ambienti della sinistra extra-parlamentare nella quale cominciavano a prendere forma gruppi terroristici che consideravano la lotta armata come uno strumento legittimo della lotta politica.
Nel febbraio del 1972 i socialisti abbandonarono il governo Colombo, aprendo una crisi politica a cui cercò di porre rimedio Giulio Andreotti. Il suo tentativo però fallì e il suo primo governo non ottenne la fiducia del Parlamento. Il Presidente della Repubblica Leone decise quindi di sciogliere anticipatamente le Camere e indire nuove elezioni. Ciò provocò le dure contestazioni del Partito Radicale, il quale sosteneva che le camere fossero state sciolte in anticipo per sfruttare ad arte la norma che impediva di tenere referendum nello stesso anno in cui si fossero tenute elezioni politiche. Questo, secondo gli stessi radicali, al fine di evitare lo svolgimento del referendum sulla cosiddetta «legge Fortuna-Baslini» in materia di divorzio.
Le elezioni furono le prime senza forze esplicitamente monarchiche. Il PDIUM non si presentò alle elezioni sostenendo il Movimento Sociale Italiano, e pochi mesi dopo il voto si sciolse definitivamente confluendo nel MSI. Ciò rientrava nel disegno del leader missino Giorgio Almirante che, lanciando la formula della Destra Nazionale, mirava a rendere il movimento erede della Repubblica di Salò, specie dopo il successo in molte regioni alle elezioni regionali del 1970 e alle elezioni regionali siciliane dell'anno successivo, come il raccoglitore unico per tutte le forze di destra. Inoltre i missini ebbero particolare visibilità durante i Moti di Reggio e seppero sfruttare la Strategia della tensione per rilanciare l'esigenza di uno Stato forte. Queste elezioni segnarono anche la prima partecipazione alla competizione elettorale de Il manifesto, che si presentò con una propria lista per il Parlamento, mettendo Pietro Valpreda come capolista.
Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Arnaldo Forlani Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Enrico Berlinguer Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialismo democratico Francesco De Martino Movimento Sociale Italiano - DestraNazionale (MSI-DN) Estrema destra Neofascismo Giorgio Almirante Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Flavio Orlandi Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Giovanni Malagodi Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro Repubblicanesimo Ugo La Malfa
Risultati
Camera dei deputati
+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, ad eccezione della circoscrizione Aosta nella quale vi fu una lista unica DC-UV-RV-PSDI.12.912.46638,662660,46Partito Comunista Italiano (PCI)9.068.96127,151790,242Partito Socialista Italiano (PSI)3.208.4979,6161-Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)2.894.7228,67564,2232Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)1.718.1425,1429-1Partito Liberale Italiano (PLI)1.300.4393,89201,9411Partito Repubblicano Italiano (PRI)954.3572,86150,896Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)648.5911,9402,5123Il manifesto224.3130,670--Partito Popolare Sudtirolese (SVP)153.6740,4630,02Movimento Politico dei Lavoratori (MPL)120.2510,360--Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano (PCMLI)86.0380,260--DC-UV-RV-PSDI34.0830,101-1Altre liste79.0140,230-6 Totale33.403.548100,00630Fonte:
Senato della Repubblica
+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione della circoscrizione Valle d'Aosta dove vi fu una lista unica UV-DC-RV-PSDI.11.465.52938,071350,27PCI-PSIUPI due partiti si presentarono uniti in un'unica lista in tutte le circoscrizione, ad eccezione della circoscrizione Sardegna dove vi fu una lista unica dei due partiti con il Partito Sardo d'Azione e della circoscrizione Molise dove vi fu una lista unica dei due partiti con il PSI.8.312.82827,60912,4010Partito Socialista Italiano (PSI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione della circoscrizione Molise dove vi fu una lista unica PCI-PSIUP-PSI.3.225.70710,71334,512Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)2.766.9869,19264,6315Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione della circoscrizione Sardegna dove vi fu una lista unica PSDI-PRI, e della circoscrizione Valle d'Aosta dove vi fu una lista unica UV-DC-RV-PSDI.1.613.8105,3611-Partito Liberale Italiano (PLI)1.319.1754,3882,418Partito Repubblicano Italiano (PRI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni ad eccezione della circoscrizione Sardegna dove vi fu una lista unica PSDI-PRI.918.4403,0550,883PCI-PSIUP-Partito Sardo d'Azione (PCI-PSIUP-PSd'Az)I tre partiti si presentarono con una lista unica solamente nella circoscrizione Sardegna.189.5340,633-3Partito Popolare Sudtirolese (SVP)113.4520,3820,12PCI-PSIUP-PSII tre partiti si presentarono con una lista unica solamente nella circoscrizione Molise.41.8330,140--PSDI-PRII due partiti si presentarono con una lista unica solamente nella circoscrizione Sardegna.31.9530,110--DC-UV-RV-PSDII quattro partiti si presentarono con una lista unica solamente nella circoscrizione Valle d'Aosta.31.1140,101-1Tirol28.7350,100--Altre liste83.3330,180-2 Totale30.116.057100,00315Fonte:
Riepilogo assegnazione seggi Di seguito l'attribuzione finale dei seggi per ciascun partito alla Camera e al Senato:
Analisi territoriale del voto