Durante la resistenza romana, ideò e organizzò l'evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli. Fu prigioniero in Via Tasso. La sua attività politica e di giurista è legata all'introduzione del Codice di procedura penale italiano del 1989, detto: "Codice Vassalli". Professore emerito all'Università di Roma "La Sapienza", è stato socio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze morali, categoria VI delle scienze giuridiche.
Biografia Origini e formazione Figlio del civilista Filippo, frequenta il liceo classico Ennio Quirino Visconti e compie gli studi universitari negli anni del fascismo (durante i quali lo troviamo iscritto ai GUF, partecipando anche a un Littoriale della cultura e dell'arte). Si laurea in giurisprudenza all'Università di Roma nel 1936, relatore il penalista Arturo Rocco, coredattore con il più noto fratello, Alfredo, ministro della Giustizia, degli omonimi codice penale e codice di procedura penale. Quest'ultimo, nel 1989, sarà sostituito con quello redatto secondo i principi più democratici e moderni del suo allievo Vassalli.
L'impegno nel PSI e nella Resistenza Il 22-24 agosto 1943, Vassalli partecipò alla riunione in casa di Oreste Lizzadri, in Viale Parioli 44 a Roma, alla quale parteciparono Pietro Nenni, Sandro Pertini e Giuseppe Saragat per il "Partito Socialista Italiano - Sezione dell'IOS" costituitosi in esilio a Parigi nel 1930; Olindo Vernocchi, Oreste Lizzadri, Giuseppe Romita ed Emilio Canevari per il PSI ricostituito clandestinamente a Roma il 22 luglio 1942; Lelio Basso e Carlo Andreoni per il Movimento di Unità Proletaria, nato nel gennaio precedente a Milano e nell'Italia del Nord, i quali diedero vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).
Così il futuro Ministro della Giustizia descrisse l'evento: «Il 25 agosto del 1943 in clandestinità il Partito socialista [costituì] il Psiup, Partito Socialista di Unità Proletaria, che raggruppava personalità influenti della sinistra italiana antifascista come Ignazio Silone, Lelio Basso, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Giuseppe Romita, Carlo Andreoni. A diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni. Anche i Monaco (Alfredo Monaco e sua moglie Marcella Ficca Monaco - N.d.E.) vi aderiscono»Cfr. Giuliano Vassalli, 24 gennaio 1944. Fuga da Regina Coeli, in Mondoperaio, n° 12, 2014, pp. 79-80..
Dopo l'8 settembre 1943, Vassalli entrò nella resistenza romana come esponente del PSIUP. Dall'ottobre 1943 alla fine di gennaio del 1944 fece parte della giunta militare centrale del CLN.
Il 24 gennaio 1944 organizzò l'azione di un gruppo di partigiani delle Brigate Matteotti che permise la fuga di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, assieme ad altri cinque patrioti socialisti, dal carcere di Regina Coeli. L'azione, dai connotati rocamboleschi, fu ideata e diretta da Vassalli con l'aiuto di diversi partigiani, tra cui Massimo Severo Giannini, Giuseppe Gracceva, Filippo Lupis, Ugo Gala, Alfredo Monaco, medico del carcere, e sua moglie Marcella Ficca MonacoCfr. Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini, Quando liberammo Pertini e Saragat dal carcere nazista , in Patria Indipendente, pubblicazione ANPI del 20 aprile 2008, pagg.44-45Cfr. - Vedi anche Recensione del libro di Avio Clementi , in Patria Indipendente, pubblicazione ANPI del 23 marzo 2008, pagg.42-43. Si riuscì così prima a far passare Saragat e Pertini dal "braccio" tedesco del carcere a quello italiano e quindi a produrre degli ordini di scarcerazione falsi, redatti dallo stesso Vassalli. I due leader del PSIUP furono dunque scarcerati insieme agli altri esponenti socialisti Luigi Andreoni, Luigi Allori, Carlo Bracco, Ulisse Ducci, Torquato Lunedei. Pertini stesso narrò in seguito questi fatti nelle sue memorie« […] Si decide di sottrarre alla minaccia capitale Pertini, Saragat e altri cinque detenuti che sono nel braccio tedesco di Regina Coeli, sempre restando a disposizione della giustizia italiana. Gli autori del "colpo" partigiano sono Vassalli, Giannini, Lupis, Gracceva, Maiorca, Alfredo e Marcella Monaco. I primi due, entrambi professori universitari malgrado l’età giovanissima, sono stati fino all’8 settembre ufficiali al Tribunale militare di Roma. Essi non hanno abbandonato gli uffici senza provvedersi di moduli e timbri di scarcerazione. Collabora nell’azione Filippo Lupis, un giovane avvocato che, per la sua professione, può circolare senza troppa difficoltà a Regina Coeli. Gracceva, comandante partigiano, è alla testa, insieme con Vassalli, di un’organizzazione militare sorta dopo l’8 settembre. Maiorca, militante socialista, è tenente presso l’ufficio di polizia della PAI dove, per legge, i detenuti scarcerati debbono passare per un controllo dei documenti. Alfredo Monaco è medico a Regina Coeli e, come tale, ha sotto l’occhio ogni movimento del carcere. Marcella Monaco, infine, moglie del dottore, è addetta al luogo segreto dove i detenuti saranno portati se il colpo riesce. I soli a sapere del complotto sono Pertini e Saragat.
È toccato al primo comunicare al compagno che, per loro, le cose si sono messe male, e che la condanna a morte è data come sicura […] Arriva il falso ordine di scarcerazione perfettamente strutturato, in ogni elemento burocratico, e i detenuti sono invitati dai funzionari tedeschi a preparare la loro roba per lasciare Regina Coeli. Andreoni, Bracco e gli altri perdono un po’ di tempo nei preparativi di partenza ed ecco Pertini fulminarli con lo sguardo, non potendoli avvertire con le parole […] Finalmente i detenuti sono pronti, vengono regolarmente dimessi da Regina Coeli. Il gran colpo è andato a segno… Per quattro giorni il silenzio sulla clamorosa evasione è completo; poi, improvvisamente, esso è rotto dalla "Voce dell’Italia" della BBC britannica. Parlando da Londra nella sua rubrica "Al di qua e al di là del fronte" Paolo Treves dice testualmente: «Stasera la solita rubrica non avrà luogo perché il nostro animo è commosso per l’evasione da Regina Coeli di Sandro Pertini e di Giuseppe Saragat condannati a morte dal tribunale di guerra tedesco. I nostri due compagni hanno ripreso in Roma il loro posto di lotta». Ad ascoltare Radio Londra ci sono i tedeschi, che prendono appunti. Alla notizia balzano dalle loro postazioni d’ascolto e chiamano al telefono il direttore di Regina Coeli. La risposta è che i detenuti, forniti di regolari mandati di scarcerazione, autenticamente firmati e bollati, sono stati dimessi. Identica risposta dall’ufficio della PAI. I tedeschi minacciano di fucilare tutti. Iniziano le indagini: risalgono al Tribunale militare dove constatano che l’iter cospirativo è tutto formalmente autentico, tranne la firma sul mandato di scarcerazione.» in Vico Faggi (a cura di), Sandro Pertini: sei condanne, due evasioni, Mondadori, Milano, 1978. e in un'intervista concessa a Oriana Fallaci nel 1973Intervista di Oriana Fallaci a Pertini, pubblicata su L'Europeo, 27 dicembre 1973, riportata nel sito dedicato a Oriana Fallaci.. Quest'audace azione partigiana salvò probabilmente la vita dei due futuri Presidenti della Repubblica che, se ancora incarcerati a Regina Coeli, sarebbero stati sicuramente inseriti nell'elenco dei detenuti politici da fucilare alle Fosse Ardeatine.
Vassalli fu poi fatto prigioniero a Roma dai nazisti il 3 aprile 1944. Venne recluso nel carcere nazista di via Tasso (oggi sede del Museo storico della Liberazione) dove fu anche sottoposto a pesanti torture da parte delle SS ma non rivelò neppure un nome. Come cittadina statunitense ci fu anche un arresto eccellente: Virginia Agnelli confinata presso il convento di San Gregorio al Celio che subito si attivò a favore di Vassalli. Grazie alle sue altolocate conoscenze, data l'importanza della sua famiglia, riuscì ad attivare l'intervento favorevole (il vento stava cambiando: stava giungendo la capitolazione) del generale S.S. (e comandante supremo per l'Italia) Karl Wolff. Contravvenendo le follie della non-resa dell'ultimo periodo di Adolf Hitler, Wolff ebbe intenzione di contattare le potenze vincitrici richiedendo la mediazione pontificia. Per questo intervenne il salvatoriano padre Pancrazio Pfeiffer. L'incontro col pontefice avvenne il 10 maggio 1944. Durante il percorso agli appartamenti papali, Pfeiffer richiese la liberazione di Vassalli "su desiderio di Pio XII". Un legame esisteva: Francesco Pacelli fratello del papa e Filippo Vassalli (padre di Giuliano) avevano collaborato alla preparazione dei patti lateranensi, superando le precedenti venti tormentate versioni preparatorie. Wolff accetto di intervenire ben sapendo che Karl Hass, 6º reparto SS, era riuscito prima a salvare Vassalli con la scusa di avere ancora degli interrogatori.
Alla fine giunse l'ordine di scarcerazione per la pressione papale, mentre nella sua cella arrivò Herbert Kappler, zelante funzionario della "macchina" mortale nazistaDecisiva, in proposito, la testimonianza resa dal futuro papa Paolo VI: Fondazione Nenni, 1 PIETRO NENNI/2 DOCUMENTI/2 PARTITO/2187 DOCUMENTAZIONE RELATIVA A INCHIESTE SU DIVERSI CASI DI EPURAZIONE/SOTTOFASCICOLO 1 Il caso Giuliano Vassalli, 2 ottobre 1944, fondo federato con l'Archivio storico del Senato della Repubblica (ASSR), SEGNATURA ARCHIVISTICA: PIETRO NENNI, 1.2.2.2187.1, proprio alla vigilia dell'arrivo a Roma delle forze armate angloamericane il 4 giugno 1944 che in cella disse chiaramente a Vassalli "deve ringraziare il Papa se non viene messo al muro, come avrebbe meritato, non è forse vero?" Aggiungendo: " che io non possa rivederla mai più ". Il fatto fu testimoniato da padre Pancrazio Pfeiffer che ascoltò queste parole.
Carriera accademica e forense Avvocato e docente universitario, ordinario di diritto e procedura penale, insegna nelle università di Urbino, Pavia, Padova, Genova, Napoli e Roma dove concluderà la sua carriera accademica nel 1990. Fra i suoi allievi, Tina Lagostena Bassi, Angelo Raffaele Latagliata e Franco Coppi. È autore di una copiosa produzione giuridica in materia penalistica e processuale.
Tra i suoi successi forensi, spicca l'assoluzione, in primo grado, dei coniugi Claire Ghobrial e Yussef Bebawi, accusati dell'omicidio di Farouk Chourbagi, amante dell'imputata. Vassalli, insieme al collega Giuseppe Sotgiu, ideò la strategia difensiva che non permise ai giudici di stabilire con certezza quale dei due imputati avesse commesso il delitto, o se entrambi avessero agito di comune accordo, ottenendo per essi l'assoluzione per insufficienza di prove.
Ha contribuito a fondare, nel 1968, l'Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani.
Carriera politica nel secondo dopoguerra Dopo la Liberazione è stato, assieme a Massimo Severo Giannini, secondo cui divennero "il principale riferimento giuridico del Psiup per l'area giuspubblicistica"., tra i collaboratori più stretti di Pietro Nenni.
È stato consigliere comunale di Roma e capogruppo del Partito Socialista Italiano (PSI) al Consiglio comunale dal 1962 al 1966; deputato (eletto nella lista PSI-PSDI) dal 1968 al 1972; senatore e capogruppo parlamentare del PSI dal 1983 al 1987. Fa parte di tutte le commissioni insediate dal 1946 al 1968 e dal 1972 al 1978 per la revisione del codice penale e di quello di procedura penale. Da presidente della Commissione giustizia del Senato propizia l'introduzione dei limiti massimi di custodia cautelare per i detenuti in attesa di giudizio.
Durante l'elezione del Presidente della Repubblica del 1978 il suo nome è stato proposto dal segretario del PSI Bettino Craxi alla presidenza della Repubblica, insieme a quello di Antonio Giolitti e Sandro Pertini, ma alla fine venne eletto quest'ultimo.Già assurto alle cronache di quell'anno per la rivelazione del suo tentativo di salvare Aldo Moro: Ugo Intini, Vassalli, il partigiano che riformò la Giustizia. C’è l’uomo, poi lo Stato, Il Dubbio news , 22 ottobre 2019.
Ministro di grazia e giustizia e giudice costituzionale