Triva è stato una figura rilevante all'interno dell'arte veneziana nel XVII secolo e la sua pittura riprende una base tipicamente barocca. La sua attività comprende principalmente tele, ornamento per le residenze e le chiese della Baviera, ma anche una serie di incisioni ad acquaforte, ancora poco note.
Gli anni in Italia (1626 – 1669) Antonio Domenico Triva nasce a Reggio Emilia il 4 agosto 1626, ed è il primogenito di Francesco e Barbara Zanichelli. Durante la sua formazione iniziale il suo vero e primo maestro fu suo padre, Francesco Triva, pittore di talento. Suo figlio Antonio, poco più che quindicenne, entrò subito a far parte della cultura veneziana, pure se originario di Reggio (possiamo notare da alcuni documenti che, al di fuori della città di Venezia veniva chiamato il “Veneziano” o “Viniciano”).A. Corna, Storia ed Arte in S. Maria di Campagna, Bergamo 1908, pp. 193, 196 Durante il soggiorno veneto la sua arte, ancora in fase iniziale, si basava su uno stile classico e accademico e nonostante la sua presenza a Venezia non sembrava però voler emergere rispetto ad altri pittori di talento. Si spostò quindi in Emilia, dove le uniche opere riguardanti la sua attività, documentate e dipinte su tela per la chiesa santuario di S. Maria di Campagna a Piacenza, sono il Mosè salvato dalle acque (1648) ed Ester davanti ad Assuero (1648-1649). Inoltre, sempre durante il soggiorno a Piacenza, troviamo l'incisione ad acquaforte sul frontespizio dell'opera di Pietro Maria Campi intitolata Dell'Historia Ecclesiastica di Piacenza (1651-1652), la quale testimonia come il Triva fosse apprezzato in Emilia.
Dopo la permanenza emiliana, Triva si rispostò nel Veneto con importanti opere soprattutto a Padova e Venezia. Negli anni 1657-1658 Triva venne chiamato ad eseguire due opere per un ciclo di tele celebrative, all'interno della chiesa della Madonna del Soccorso a Rovigo, che coinvolse pittori come Maffei, Liberi e Zanchi. Le due opere in questione sono poste ai lati dell'altare: la prima raffigura la Vergine con il bambino, S. Rocco e un Provveditore alla sanità (1656-1657), e l'altra un Provveditore alla sanità in ginocchio davanti alla Madonna col bambino e S. Sebastiano. In entrambe le tele i vari elementi della composizione creano un'atmosfera particolare e la pittura si adegua perfettamente al ciclo. Altre tele dell'esperienza a Rovigo sono il Martirio di S. Aurelio (1686), L'incoronazione di spine, il Trasporto della Croce e la Crocifissione. Dopo questo breve soggiorno, Antonio Triva torna a lavorare a Venezia dove raffigura la Madonna col bambino con il ritratto di un guardiano (1659) per la Scuola della Carità, ed altri dipinti andati perduti . Durante questo periodo il Boschini, grande stimatore del Triva, tratteggia un profilo molto chiaro del pittore emiliano nella Carta del Navegar pitoresco (1660) e pittore che per dipingere usa la cosiddetta “mano del cuore”: « […] Triva, che in tre maniere va a ligando L'Arte con la Natura sì pulito, con invenzion, dessegno e colorito, che ‘l sa stupir ognun, de quando in quando .[...] “[…]No ghe xe Cavalier in sta Cità Che no ambissa di aver de sto sugeto Qualche bel quadro, per so gran divieto; E ‘l tien per esquisita rarità.[…]”M. Boschini, La Carta..., cit., pp. 538, 560 – 561, 568 In seguito Triva lavora anche a Torino e Brescia e al periodo torinese appartengono, in particolare, le pale d'altare della Sacra Famiglia e dellImmacolata Concezione (1665). Per quanto riguarda l'attività bresciana, essa viene segnata da opere particolarmente riuscite come la pala per la sagrestia del santuario di S. Maria delle Grazie, dove è rappresentata la Natività della Vergine (1665 – 1669). L'ultima opera eseguita prima della partenza per la Baviera potrebbe essere quella conservata nel Museo Civico di Padova, S. Veneranda (1667 – 1669), la cui narrazione può essere riassunta come efficace e dinamica e con tinte molto accese. Essa possiede molte affinità con alcune opere bavaresi come, ad esempio, la pala di S. Orsola a Landshut.
Opere (parziali) del periodo italiano (1648 – 1649) 1648 Mosè salvato dalle acque, chiesa santuario S. Maria di Campagna, Piacenza Ester e Assuero, santuario S. Maria di Campagna, Piacenza Il sogno di Giacobbe, santuario S. Maria di Campagna, Piacenza Mosè nel roveto, santuario S. Maria di Campagna, Piacenza 1650 Apelle e Campaspe, Bologna, collezione privata Carità Romana, Museo civico, Padova S. Caterina, collezione privata, Roma S. Apollonia, collezione privata, Roma 1656 Girolamo Pallantieri, Castelbolognese, Municipio La Madonna tra i Ss. Silvestro e Fermo, chiesa parrocchiale di S. Maria ad Nives, Arina di Lamon. Belluno Il provveditore alla Sanità Andrea Molin davanti alla Vergine col Bambino e San Rocco, chiesa della Beata Vergine del Soccorso (detta "La Rotonda"), Rovigo Il provveditore Minotto davanti alla Vergine col Bambino e S. Sebastiano, chiesa della Beata Vergine del Soccorso (detta "La Rotonda"), Rovigo Fulvio Franco, Vicenza, collezione privata 1658 S. Agostino vescovo, basilica di S. Maria della Salute, Venezia S. Ambrogio vescovo, basilica di S. Maria della Salute, Venezia S. Gerolamo vescovo, basilica di S. Maria della Salute, Venezia San Gregorio Magno, basilica di S. Maria della Salute, Venezia San Marco, basilica di S. Maria della Salute, Venezia S. Luca, basilica di S. Maria della Salute, Venezia S. Giovanni Evangelista, basilica di S. Maria della Salute, Venezia San Matteo, basilica di S. Maria della Salute, Venezia La Natività di Maria, chiesa di Sant'Andrea Apostolo Venegazzù di Volpago del Montello provincia di Treviso 1660 Annunciazione, Oratorio dell'Annunciata, Venezia Betsabea al bagno, collezione Credem, Reggio Emilia Giovane donna con colomba, Musei civici, Reggio Emilia Donna che spreme il latte dai seni, Musèe des Beaux-Arts, Francia Donna che spreme il latte dal seno, collezione privata, Firenze Allegoria femminile, Palazzo Rettorale, Dubrovnik, Croazia Ero e Leandro, Musée des Beaux – Arts, Lons-le-Saunier, Francia Coppia di amanti, collezione privata Mosè salvato dalle acque, collezione privata S. Antonio da Padova, chiesa parrocchiale dei SS. Giorgio ed Eufemia, Rovigno Croazia S. Giovanni Battista, Rovigno, Croazia Osvaldo Re di Northumbria, Rovigno, Croazia 1665 Sacra Famiglia, Lanslebourg, Mont – Cénis Chapelle, Francia Natività della Vergine, Basilica di S. Maria delle Grazie, Brescia 1667 Santa Veneranda impetra la liberazione di un'anima dal purgatorio, Museo civico, Padova
Gli anni in Baviera (1669 – 1699)
Nell'anno 1669 io Antonio Triva humiliss[i]mo et Osequiosiss[i]mo Servitore dell'Altezze Serenissime Elettorali Vostre hebbi l'honore d'esser chiamato a quest'Elettoral Servitio per dipingere, fui a quest'effetto richiesto, che ricognitione pretendevo, al che risposi, che in Venezia mia Patria, era il mio sivanzo annualmente di doi milla ducati di quella monetta, et che in ciò la rimettevo nella bontà di Vostre Altezze Elettorali; fu risposto a questa mia proposta con la rimessa del denaro per il viaggio, et che dovessi io qui portarmi senza ricercar altro, che di ciò il sig[no]r Gisberti ne può sempre atestare, mentre dal mede[si]mo n'hebbi l'ordine. Longo, Le pitture di Antonio Triva..., cit., p.96 Da questa lettera si deduce che il Triva conosceva il segretario e poeta di corte Domenico Gisberti e quanto proprio Gisberti sembra aver influito almeno in parte sulla decisione del Triva di trasferirsi in Baviera. Questo documento testimonia l'inizio dell'attività del cosiddetto “pittore di corte”, come era stato proclamato al suo arrivo a Monaco di Baviera nel 1669. Con questa importante assunzione si aprì il secondo e lungo periodo della sua carriera, anche se non vi sono modifiche essenziali per quanto riguarda la pittura. Nella seconda metà del Seicento la situazione europea, ed in particolare a Monaco, fu segnata da un profondo desiderio di rinnovamento artistico e culturale. Dopo la frammentazione della Germania alla fine della guerra dei Trent'anni, la necessità principale era quella di ricostruire la città e proprio questo bisogno attirò al Nord molti artisti, per la maggior parte provenienti dall'Italia settentrionale. Artisti come scultori, pittori, architetti e muratori, tutti aggiornati sulle nuove mode e i nuovi stili che si stavano diffondendo nella cultura europea. In Baviera era molto apprezzata anche la pittura italiana e il Triva con la sua pittura divenne un buon mezzo di conoscenza per l'attività culturale veneziana all'interno del Paese. L'operato di Triva proseguì fino al 1699, mentre il periodo 1669 – 1675 è dotato di una documentazione più ampia e minuziosa. Attraverso i vari contratti, il Triva entrò a far parte dell'ambiente di corte e venne infatti definito dal Boschini come “il virtuoso pittore molto ben venduto e trattato.”L. e V. Procacci, Il carteggio di Marco Boschini…, cit., p. 101 Molte opere andarono perdute in seguito alla ristrutturazione della Residenza nel 1827, mentre le altre pervenute testimoniano varie attività operate dal Triva durante gli anni Bavaresi. Partendo dalla decorazione di tre ambienti dell'appartamento di Enrichetta Adelaide, nella residenza di Monaco: La Galleria (1669 – 1673) con il ciclo pittorico composto da 25 tele, le quali rappresentano le virtù morali e politiche del principe Massimiliano I e simboleggiano la rinascita della Baviera e della corte. Posto sul soffitto della Galleria, questo ciclo pittorico viene definito come l'opera più impegnativa del pittore all'interno della Residenza. Altra parte decorata dal Triva fu il Gabinetto della carità (1670 – 1672), per cui realizzò 48 quadri allegorici di varie dimensioni, di cui 37 vengono oggi conservati al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco. In essi vengono simboleggiate allegorie (La carità, Cimone e Pero e Enea ed Anchise) che testimoniano l'amore tra genitori e figli. Infine abbiamo la decorazione più tarda, quella della Camera dell'Alcova (1673 – 1674), la quale è simbolo dell'unione tra la Casa di Savoia e quella di Baviera. Nel marzo 1674 il pittore esegue poi alcune tele per il Castello di Nymphenburg (il Tempio di Venere, Zete e Calais che mettono in fuga le Arpie, Bellerofonte a cavallo che sconfigge la Chimera). A causa di controversie con l'amministrazione di corte, per Antonio Triva si aprì poi un periodo di declino sia professionale che familiare. Poco prima della morte della moglie e del figlio, il pittore venne chiamato nuovamente a corte (dove lavorò fino al 1687) per omaggiare la defunta Enrichetta Adelaide di Savoia, ed è in quello stesso periodo che gli artisti e gli uomini di cultura italiani alla Corte di Baviera subirono una precarietà nel loro servizio. Al Triva non vennero commissionati particolari lavori e le uniche opere risalenti a quegli anni possono essere rilevate in decorazioni per pale d'altare, visibili in alcune chiese della Baviera (la più importante è sicuramente quella raffigurante la Glorificazione della Vergine (1679 – 1680), per la chiesa di Landsberg am Lech). Nel 1693 la situazione sembra però precipitare con il rifiuto da parte del “Consiglio Segreto” di concedere il ritorno in patria ad un Triva ormai malato, in cerca di denaro per sopravvivere, e al suo figlioletto. Tre anni dopo la paralisi alla mano lo bloccò completamente ed egli si trasferì in un piccolo villaggio alle porte di Monaco dove, il 18 agosto 1699, si spense. A ricordare i meriti di Antonio Triva, “pittore della corte di Baviera” fu, nell'Ottocento, il pittore Bavarese Ferdinand Piloty con un ritratto ripreso proprio da un autoritratto perduto dello stesso Triva.
Decorazioni pittoriche per la residenza a Monaco di Baviera