Il palazzo Amoretti è un edificio storico di Portici, situato nell'omonima via e parte del complesso delle ville vesuviane del Miglio d'oro.

Storia Fu edificato nel 1744 su iniziativa del canonico Giovanni Vincenzo Amoretti, che affidò il progetto all’architetto Giovanni del Gaizo. La famiglia Amoretti era proprietaria del terreno sin dall’inizio del XVIII secolo, come attestato dalla Mappa del Duca di Noja (1701). L’edificio si sviluppa intorno a due cortili interni e presenta una facciata decorata a stucco, con portale d’ingresso incorniciato e due edicole votive dedicate a San Nicola e all’Immacolata. Al suo interno disponeva di una cappella privata, costruita nel 1750 e intitolata all’Immacolata Concezione, oltre a una farmacia oggi ricordata da una lapide commemorativa. Nel Settecento il palazzo fu frequentato da viaggiatori stranieri attratti dalla vicinanza agli scavi di Ercolano e Pompei; tra gli ospiti illustri vi soggiornò anche l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena. Alla morte di Giovanni Vincenzo Amoretti (1764), la proprietà passò prima a un familiare e successivamente alla Congregazione delle Conferenze Spirituali di Napoli, che ne destinò le rendite a opere pie. In seguito fu acquistato dal cardinale Hohenlohe e, in epoca contemporanea, divenne proprietà del Comune di Portici, che lo adibì a funzioni scolastiche e istituzionali.

Dal 2009 il palazzo è stato completamente abbandonato, cessando ogni utilizzo pubblico, e oggi versa in condizioni di forte degrado, con segnalazioni di cedimenti strutturali e crolli parziali.

Architettura

L'edificio si sviluppa attorno a due cortili, ed è caratterizzato da una facciata decorata sobriamente a stucco in modo da mettere in risalto la parte centrale e il portale d'ingresso. Sono presenti due edicole votive, rispettivamente dedicate a San Nicola e alla Madonna Immacolata, nonché una cappella dedicata alla Concezione.

Il Nocerino riporta in particolare che la cappella sia stata costruita nel 1750, e che in origine avesse tre altari di cui però si è persa traccia. Del pari non vi è attualmente alcuna traccia della "sontuosissima farmacia" citata dalla grande lapide presente sulla facciata del palazzo. Quest'ultima, di valore celebrativo nei confronti di Giovanni Vincenzo Amoretti, elenca i vari interventi effettuati nella zona, che ne valsero la trasformazione da luogo selvatico ed inospitale ad una delle contrade più rinomate del Regno delle Due Sicilie.

Il palazzo ha subito nel corso del tempo numerosi rimaneggiamenti in risposta ai vari cambiamenti d'uso, che ne hanno in parte cancellata l'originaria configurazione. Resta però visibile lo scalone d'onore, anch'esso decorato a stucco, la cui funzione era quella di consentire l'accesso al piano nobile. Dall'altra parte della strada dove sorge il palazzo è tuttora visibile il corpo rustico, anticamente destinato all'alloggio dei contadini al servizio del canonico.

Lapide commemorativa

Come accennato, sulla facciata del palazzo è visibile un'ampia lapide marmorea, che celebra le opere del canonico Giovanni Vincenzo Amoretti. Si riporta di seguito il testo:

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