Biografia

Educazione e battesimo Pietro Alfonsi nacque nella seconda metà dell'XI secolo nella penisola iberica, ma le esigue informazioni biografiche non permettono di individuare un luogo di nascita né una data precisi. Dalle sue opere emerge una conoscenza approfondita sia dei testi religiosi ebraici, cristiani e musulmani (e delle rispettive lingue in cui sono scritti) sia di discipline secolari (in particolare astronomia, matematica e medicina). Per la varietà e qualità delle sue conoscenze si può affermare che sia nato e si sia formato in al-Andalus, la parte della penisola iberica che si trovava sotto il controllo islamico).M. L. Arduini, «Potere» e «ragione» nel «Dialogus» di Pietro Alfonsi (Mosè Sefardi). Linee preliminari per una ipotesi interpretativa in «Rivista di filosofia neoscolastica» 86, 1994, pp. 219-86: p. 249 Nel prologo del Dialogus contra Iudaeos dichiara di essersi convertito al cristianesimo il 29 giugno del 1106 a Huesca, nel Regno d'Aragona (il dominio arabo sul territorio si concluse nel 1096 per opera di Pietro I d’Aragona) e di essere stato battezzato da Stefano, vescovo di Jaca e Huesca.Dialogus, Praefatio (Der Dialog des Petrus Alfonsi: Seine Uberlieferung im Druck und in den Hand-schriften Textedition, ed. Klaus-Peter Mieth, Inaugural-Dissertation, Freie Universitat, Berlin, 1982, p. 1: PL 157, col. 537B) Il suo nome pre-battesimale, Mosè Sefardi, indicava la sua appartenenza alla comunità ebraica spagnola; per questo, in occasione del battesimo, decise di cambiare nome scegliendo quello di Petrus Alphonsi (Alphonsi è declinato al genitivo latino: Pietro di Alfonso).M. L. Arduini, «Potere» e «ragione» nel «Dialogus» di Pietro Alfonsi (Mosè Sefardi), cit., p. 220 Scelse il nome Pietro in onore dell’apostolo Pietro, fondatore della Chiesa di Roma, e santo a cui è dedicato il giorno in cui Alfonsi si battezzò, e il patronimico Alfonsi in onore del gloriosus Hispaniae imperator.Dialogus, Praefatio, ed. cit., p. 2: PL 157, col. 538A Riguardo all’identità di quest'ultimo sovrano, che avvicinò Pietro Alfonsi alla fede cristiana, gli studiosi si dividono: è forse più logico pensare che sia Alfonso I d’Aragona, essendo Huesca in Aragona; ma è necessario considerare anche la possibilità che il re interpellato da Pietro Alfonsi sia Alfonso VI di Castiglia e León, in ragione della sua politica di tolleranza verso gli ebrei e in virtù del fatto che in varie circostanze si sia voluto denominare “imperator”.M. L. Arduini, «Potere» e «ragione» nel «Dialogus» di Pietro Alfonsi (Mosè Sefardi), cit., p. 227

Il soggiorno in Inghilterra e gli spostamenti successivi Dopo la sua conversione, ma prima del 1116, Alfonsi si trasferì in Inghilterra, ove fu il medico personale di re Enrico I (che regnò dal 1110 al 1135).È infatti Pietro Alfonsi a essere identificato come medico del re in un manoscritto del suo Dialogus del XIV secolo (Cambridge University MS Ii.6.11, fol. 95.) In questo periodo fu probabilmente in contatto con Adelardo di BathJ. M. M. Vallicrosa, Pedro Alfonso’s Contribution to Astronomy in «Aleph» 10, 2010, pp. 137-168: pp. 162, 163 e fu maestro di Walcher di Malvern, a cui trasmise le consocenze arabe in materia di astronomia e il quale, traducendo e commentando il sapere del maestro, scrisse la Sententia Petri Ebrei, cognomento Anphus, De dracone, quam Dominus Walcerus prior Maluernensis ecclesie in latinam transtulit linguam.Ibidem, p. 144. Walcher di Malvern, nel suo trattato, si riferisce a Pietro Alfonsi come “magister noster” (Ivi)

Dopo il soggiorno in Inghilterra si trasferì in Francia, luogo in cui probabilmente scrisse l’Epistola ad peripateticos.Alfonsi, Petrus e I. M. Resnick, Introduction, in Id., Dialogue against the Jews, Washington, Catholic University of America Press, 2006, pp. 3–36: 19 Successivamente tornò in territorio iberico entro l’aprile del 1121, quando la sua firma testimonia un atto di vendita di una tenuta.Alfonsi, Petrus e I. M. Resnick, Introduction, cit., p. 22 Come per la nascita, il luogo e la data di morte sono ignoti.Ivi

Opere Dialogus contra Iudaeos Il Dialogus contra Iudaeos è un’opera scritta in prosa latina. Il dialogo appartiene e continua una lunga tradizione di letteratura polemica contro gli ebrei le cui origini risalgono alle stesse origini storiche del Cristianesimo.M. L. Arduini, «Potere» e «ragione» nel «Dialogus» di Pietro Alfonsi (Mosè Sefardi), cit., p. 271 Gli interlocutori, Pietro e Mosè, appartengono a due fedi diverse, rispettivamente quella cristiana e quella ebraica. I due protagonisti discutono ampiamente dei principi e degli insegnamenti veicolati dalle Scritture. Il Dialogus, scritto dopo il battesimo dell’autore, ha l’obiettivo di dimostrare la superiorità della fede cristiana rispetto a quella ebraica e musulmana.

Disciplina clericalis La Disciplina clericalis di Pietro Alfonsi è un’opera scritta in prosa latina. È composta da un prologo seguito da 34 sezioni in cui l’autore tratta diversi temi a scopo morale e educativo. L’opera alterna proverbi e sentenze di filosofi (talvolta i filosofi sono anonimi, altre volte c’è un’attribuzione spericolata delle massime, infatti è persino citato Socrate) a exempla morali che spesso nascono dalla richiesta di approfondire un argomento da parte o di un figlio al padre o di un discepolo al maestro. Gli aforismi e i dialoghi riportati hanno una portata universale, dunque, anche se spesso di origine araba, sono accettabili anche dai cristiani.M. Di Cesare, Petrus Alfonsi and Islamic Culture: Literary and Lexical Strategies, in Petrus Alfonsi and His «Dialogus». Background, Context, Reception cur. Carmen Cardelle de Hartmann - Philipp Roelli, posf. John Victor Tolan, Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo, 2014, pp. 203-26: 212 Inoltre, tutte le connotazioni religiose sono sfumate, sempre in modo che gli insegnamenti possano essere condivisi da uomini di religioni diverse.

Opere scientifiche

De dracone

Contenuto e obiettivo dell'opera Il De dracone è un’opera di prosa scritta in arabo e consiste in un trattato di astronomia.M. L. Arduini, «Potere» e «ragione» nel «Dialogus» di Pietro Alfonsi (Mosè Sefardi), cit., p. 229

Il titolo è indicativo del contenuto: il “drago” è un termine in questa sede utilizzato per descrivere i nodi ascendenti e discendenti della Luna.C. Burnett, Petrus Alfonsi and Adelard of Bath Revisited. in Petrus Alfonsi and his Dialogus. Background, Context, Reception cur. Carmen Cardelle de Hartmann - Philipp Roelli, posf. John Victor Tolan, Firenze, SISMEL. Edizioni del Galluzzo 2014, pp. 77-91: 78 Si tratta del concetto di drago celeste, anche noto come jawzahar, di origine indiana. Il “drago” è presentato come diviso in due parti: il capo (caput draconis) rappresenta il punto in cui la Luna incrocia l’orbita del Sole in direzione settentrionale; la coda (cauda draconis) rappresenta il punto in cui la Luna incrocia l’orbita del Sole in direzione meridionale. L’obiettivo del trattato è quello di fornire adeguati strumenti per determinare le posizioni del Sole e della Luna in modo da poter calcolare le eclissi (infatti, l’eclissi può avvenire quando la Luna incrocia l’orbita del Sole).J. M. M. Vallicrosa, Pedro Alfonso’s Contribution to Astronomy, cit., p. 144 Il sistema adottato consiste nella divisione astronomica in gradi elaborata dagli arabi.

Composizione L’anno e il luogo di composizione sono incerti, ma, se accettiamo come vero che la Disciplina clericalis sia stata scritta in Inghilterra, ci sono buoni motivi per credere che anche il De dracone sia stato composto durante il soggiorno inglese: infatti, in uno dei due manoscritti che riportano il testo completo del De dracone, è presente anche la Disciplina clericalis.Si tratta del manoscritto Erfurt, Wissenschaftliche Allgemeinbibliothek (in deposito presso la Universitätsbibliothek), Amplon. 4° 351 Quale che sia il luogo di composizione, si può affermare che sia stato composto prima del tratto di Walcher di Malvern, dunque prima del 1120.J. M. M. Vallicrosa, Pedro Alfonso’s Contribution to Astronomy, cit., p. 155

Fortuna L’opera sopravvive in tre manoscritti. Il De dracone costituì un importante ponte tra il sapere scientifico persiano e indiano e il mondo latino. L’opera fu tradotta e commentata in latino da Walcher di Malvern, discepolo di Pietro Alfonsi.

Epistola ad Peripateticos

Contenuto dell'opera L’epistola è scritta in prosa in latino ed è indirizzata agli studiosi francesi. Pietro Alfonsi ha l’obiettivo di convincerli della superiorità dell’astronomia come disciplina e, in particolare, della superiorità delle dottrine astronomiche elaborate dagli studiosi arabi.Alfonsi, Petrus e I. M. Resnick, Introduction, cit., p. 19 In questa sede propone un elenco differente, rispetto al tradizionale, delle arti liberali ed è lo stesso che aveva già esposto nella Disciplina clericalis. L’autore propone una diminuzione di numero delle arti liberali da sette a sei: infatti, sempre secondo lui, la grammatica (come la retorica) non può essere tra le arti perché diversa da lingua a lingua.J. M. M. Vallicrosa, Pedro Alfonso’s Contribution to Astronomy, cit., p.154 Le discipline che dovrebbero appartenere alle arti liberali secondo Pietro Alfonsi sono: la logica, l’aritmetica, la geometria, la medicina, la musica e l’astronomia.Ibidem, p. 142 Dunque, l’autore inserisce tra le arti liberali la medicina, che non appartiene al settenario normale delle arti e toglie la grammatica e la retorica. Da questo elenco è chiaro che l’autore considera prioritarie le discipline scientifiche, ovvero quelle del quadrivium. L’astronomia è la disciplina che ritiene più importante e, immaginando di rispondere a delle critiche, afferma che lo studio dell’astronomia non dovrebbe intimidire gli studiosi perché non è difficile quanto appare e non contraddice la religione, come si potrebbe pensare.Ibidem, p. 155

Alcuni studiosi come Vallicrosa pensano che l’epistola possa essere una sorta di prologo alla traduzione dell’autore delle tavole di al-Khwarizmi.Per approfondimenti: J. M. M. Vallicrosa, Pedro Alfonso’s Contribution to Astronomy, cit. L’incertezza riguardo alla validità di questa ipotesi deriva dal fatto che i due testi sono contenuti in manoscritti diversi.

Contesto storico e fortuna L’epistola ad peripateticos sopravvive in un solo manoscritto: il London, British Library, Arundel 270. L’opera testimonia di un momento importante per gli studiosi europei. Infatti, la scienza stava prendendo una nuova direzione, avvicinandosi ad una scienza che era fiorita in luoghi lontani dall’Europa latina e cristiana.

Edizioni J. M. M. Vallicrosa, La aportaciòn astronomica de Pedro Alfonso, «Sefarad», 3, 1943, 65-105 (pp. 97–105) John Tolan, Petrus Alfonsi and his Medieval Readers Fla, Gainesville, 1993, pp. 164–72

Tabulae

Contenuto e destinatari dell'opera Le tavole astronomiche di Pietro Alfonsi sono una traduzione in latino dall’arabo delle tavole di al-Khwarizmi. Alfonsi, nell’opera, si identifica come lo studioso che per primo, con grande lavoro, trasferì sapere arabo, persiano ed egizio in latino perché fosse utile agli studiosi di cultura latina.C. Burnett, Petrus Alfonsi and Adelard of Bath Revisited, cit., p. 79 È possibile notare una continuità tra il De dracone di Pietro Alfonsi e le Tabulae perché la terminologia è pressoché identica.