La famiglia Procida (, Pròixita o Pròxita, talvolta preceduti dalle preposizioni da, de o di) è stata una famiglia nobile italiana.
Originatasi da un conte Azzone vissuto nell'XI secolo, nel corso della sua storia ottenne – tra i vari feudi – la signoria sull'isola di Procida, da cui trasse il nome; ; .. Principale esponente della casata fu il terzo Giovanni da Procida, consigliere, diplomatico e medico del re Federico II di Svevia e del figlio Manfredi, nonché ispiratore della rivolta dei Vespri siciliani, i cui discendenti nel XIV secolo si trasferirono nel Regno di Valencia, dove possedettero – tra gli altri – la contea di Almenara fino alla loro estinzione nel XVII secolo; .
Storia Origini e imprese italiane
L'origine della famiglia non è univocamente definita; i più la ritengono longobarda e di Salerno, ma secondo lo scrittore Salvatore De Renzi sarebbe greca e di Napoli, seppur con vari possedimenti nel salernitano; ; ; .. Questi inoltre colloca il possesso dell'isola di Procida anteriore alla caduta del Principato di Salerno, avvenuta nel 1077, ricostruzione rafforzata dal fatto che non viene menzionata né nel Catalogus baronum del re Ruggero II di Sicilia e né nell'elenco redatto dal sovrano Guglielmo il Buono..
Al conte Azzone, capostipite della casata, vissuto nell'XI secolo, successe il figlio Giovanni, a sua volta padre di Pietro, attestato all'inizio del XII secolo, dal quale nacquero Adenolfo e Landolfo.. Adenolfo ebbe tre figli e una figlia, Giovanni, Pietro, Matteo e Marotta, il primo dei quali nel 1194 possedeva l'isola di Procida e veniva perciò denominato De Procida, più altri beni in Aversa, Montecorvino Pugliano e Rovella, Napoli e Salerno; ; ..
Dal matrimonio con Clemenza Logoteta, figlia di Andrea, gran protonotario del Regno di Sicilia, scaturì il terzo Giovanni da Procida, principale esponente della famiglia, consigliere, diplomatico e medico del re Federico II di Svevia e del figlio Manfredi, il quale fu creato gran cancelliere dal sovrano Pietro III d'Aragona il 31 gennaio 1284.. A seguito della disfatta di Benevento nel 1266, suo fratello Andrea lo seguì nell'esilio, trasferendosi in Aragona come scudiero reale alla corte di Pietro III.. Rientrato nella penisola italiana, istigò la rivolta dei Vespri siciliani per poi divenire, tra il 1282 e il 1284, capitano di Catania.. Ritornò infine alla corte di Giacomo II d'Aragona..
Dei figli di Giovanni, il primogenito Francesco seguì il padre nei suoi ultimi anni a Roma e alla sua morte si trasferì in Aragona, dove nel 1292 acquistò la signoria di Almenara; . Il secondogenito Tommaso rimase invece in Italia e nell'anno 1300 riuscì ad ottenere i feudi di Capri, Ischia e ProcidaDopo i Vespri siciliani, tra il 1286 e il 1299 l'isola di Procida era stata occupata dalla flotta dell'ammiraglio Ruggiero di Lauria ed assegnato dal re Carlo II d'Angiò al navigatore Arrigo De Mari. Cfr. ; . passando nel campo guelfo-angioino e distinguendosi negli scontri del re Carlo II d'Angiò e del figlio Roberto in Albania, Italia settentrionale e Sicilia; ; .. A questi succedette il figlio Giovanni che combatté nel 1326 nell'isola sicula e nel 1328 contro la lega del re Giovanni I di Boemia; ; ; .. Morì giovane, ma ebbe comunque tre figlie, Margherita, Gisolda e Colella/Giacoma, e un unico figlio, Adenolfo, il quale nel 1340 vendette il feudo all'ammiraglio Marino Cossa, trasferendosi anch'egli in Aragona, dove acquistò la signoria di Almenara che era già stata del prozio Francesco e ponendo fine alla linea dei Procida in Italia; ; ..
Vicende spagnole e prestigio Entrato alla corte del re Pietro IV d'Aragona, Adenolfo fu nominato governatore di Cagliari nel 1355 e di Maiorca nel 1365, ambasciatore in Sicilia nel 1362 e capitano delle galee che nel 1370 riaccompagnarono papa Urbano V da Roma ad Avignone; ; ; .. Nel 1360 aveva guidato inoltre la flotta incaricata di condurre Costanza d'Aragona dal re Federico IV di Sicilia, il quale gli assegnò anche la signoria dell'isola di Lipari nel 1363; ; .
Dopo di lui la signoria di Almenara passò al figlio Niccolò, marito di Elvira di Centelles, da cui ebbe più figli. Di essi, Giovanni Francesco rimase coinvolto in una contesa attorno alla diocesi di Elna, nel Rossiglione, nell'ambito dello scisma d'Occidente, fu quindi arcivescovo di Palermo dal 1400 al 1410.. Gli altri suoi fratelli Adenolfo, signore di Almenara, Tommaso e Gilberto, poeta e trovatore, nel 1392 parteciparono ad una spedizione in Sicilia condotta dal duca Martino il Vecchio in soccorso di Martino il Giovane.
Il re Alfonso V d'Aragona elevò la signoria di Almenara al rango di contea nel 1447, rimanendo, seppur con alterne vicende, alla famiglia Procida fino alla sua estinzione nel XVII secolo. Nel 1560 uno dei discendenti, Pietro, ottenne dal sovrano Filippo II di Spagna anche il titolo di marchese, mentre suo figlio Giuseppe fu commendatore di Montesa; ..
Albero genealogico Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia Procida a partire dal conte Azzone, vissuto nell'XI secolo, fino agli ultimi discendenti, estintisi nel XVII secolo, secondo quanto riportato dalla Gran Enciclopèdia Catalana e dallo scrittore Salvatore De Renzi; :
Risulta aver contratto matrimonio anche con la famiglia de Luca..
Stemma Stemma: D'azzurro alla torre merlata di quattro pezzi d'oro, aperta e finestrata del campo, sormontata da un leone leopardito dello stesso, tenente con le zampe una bandiera di rosso svolazzante a destra e la campagna dello stesso, caricata da uno squadro d'oro, accostato da due rotelle dello stesso; .. Alias: Bandato d'oro e d'azzurro, al capo del primo.
Tuttavia lo scrittore Salvatore De Renzi, che trattò ampiamente la famiglia Procida, trascrivendo un estratto del 2º volume del manoscritto Prignano, da lui rinvenuto nella Biblioteca Angelica di Roma, riporta che la sua blasonatura era la seguente: La torre d'argento, campo azzurro, con le onde sotto..
Nella letteratura
Un Giovanni di Procida è protagonista della sesta novella della quinta giornata del Decameron del poeta Giovanni Boccaccio con il nome di Gian di Procida, descritto come il figlio di Landolfo, fratello del celebre esponente Giovanni.. In realtà, secondo quanto afferma lo scrittore Salvatore De Renzi, l'unico Landolfo documentato della famiglia Procida sarebbe un prozio di quest'ultimo, fratello del padre Adenolfo, a loro volta figli di Pietro. Nel racconto si narra l'amore di Gian di Procida per la giovane Restituta sullo sfondo delle guerre del Vespro.
Nella novella i due giovani amanti stanno per essere bruciati sul rogo a Palermo, quando vengono riconosciuti dall'ammiraglio Ruggiero di Lauria, che così li descrive al re Federico III di Sicilia:
Tuttavia, secondo alcune ricerche, la giovane amata da Gian di Procida sarebbe in realtà Restituta Ingaldo, figlia di Landolfo Ingaldo, governatore di Ischia e Procida all'epoca di Federico III di Sicilia. La vera identità della ragazza sarebbe stata nascosta dal Boccaccio per salvaguardare l'onore della sua famiglia.
Note Annotazioni
Riferimenti
Bibliografia
Voci correlate Giovanni da Procida Gilberto da Procida
Collegamenti esterni
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