Biografia Nacque da Maria Luigia Mascarin e da padre ignoto, membro di una benestante famiglia pordenonese di orafi ed artisti, tra cui lo scultore Antonio Marsure (Pordenone, 1807 – 1855). Dopo una permanenza a Fagnigola di Azzano Decimo, nel 1912 si trasferisce a Trieste, importante città dell'Impero austro-ungarico, ma nella primavera del 1915 è costretto a fuggire assieme alla madre in quanto sudditi del Regno d’Italia, per via della evacuazione del Trentino e del Litorale austriaco. Stabilitosi ad Isernia, nel Molise, apprende i primi rudimenti artistici frequentando artigiani locali e si diploma alla Regia Scuola d’arte applicata all’industria. Ritorna a Trieste solamente nel 1920 alla conclusione della Guerra. Qui frequenta la Scuola per capi d'arte dell'Istituto industriale "Alessandro Volta", dove si forma con Alfonso Canciani diplomandosi nel 1924 come scultore ornatista (livello superiore rispetto allo scalpellino). Lavora per un breve periodo nello studio di Franco Asco, dove approfondisce la tecnica scultorea.

Il primo a notare le sue capacità è il giornalista e critico d'arte Silvio Benco nel 1924, a cui segue una prima mostra personale nel 1925 esponendo alcuni gessi al Circolo artistico di Trieste.

Nel 1926 partecipa con l’architetto triestino Aldo Cervi al Concorso Nazionale per il Monumento ai Caduti di Como ed inizia ad ottenere incarichi per monumenti funerari e pubblici. Nel 1928 realizza, su invito dell’architetto Umberto Nordio, alcuni bassorilievi per il foyer del nuovo Teatro Politeama Rossetti di Trieste. Partecipa inoltre ai concorsi per il Ponte dell’Accademia di Venezia nel 1933, per il Palazzo Littorio a Roma nel 1934 e per il Palazzo della Civiltà Italiana (E.U.R.) nel 1937, realizzando per quest’ultimo due delle ventotto statue in marmo tuttora collocate al pianterreno: L’Archeologia e Il Genio del Teatro.

Dal 1931 a tutte le prime dieci rassegne della Quadriennale romana, con sale personali nelle edizioni 1948 e 1959-1960; alle Triennali di Milano nelle edizioni 1933, 1936, 1951, 1960; a partire dal 1934, a ben undici edizioni della Biennale Internazionale di Venezia con sale personali nel 1938, 1942, 1954, 1962 e ricevendo nel 1950 il Primo Premio per la Scultura ex aequo con Luciano Minguzzi; alle Biennali d’Arte Triveneta e Concorsi Internazionali del Bronzetto di Padova (ininterrottamente dal 1951 al 1973). In particolare la I Quadriennale del 1931 gli permette di entrare in contatto con la scultura di Medardo Rosso, ma soprattutto di Arturo Martini, assieme alla scoperta dell’arte etrusca nel Museo di Villa Giulia a Roma. Alla V Triennale di Milano del 1933, nel salone centrale del Palazzo dell'Arte per la Mostra Internazionale dei Trasporti ordinata da Gustavo Pulitzer Finali con disegni di Bruno Munari, espone la grande opera in gesso Icaro per cui riceve il Diploma di medaglia d’argento. L’anno successivo l’opera verrà riallestita, nella “Sala d’Icaro” dello stesso edificio dall’architetto Giuseppe Pagano con una pittura murale nuovamente di Bruno Munari, per l’Esposizione dell’Aeronautica Italiana. La collaborazione con Gustavo Pulitzer Finali gli procurerà anche gli incarichi per opere decorative nelle nuove città minerarie di Arsia in Istria (1937) e Carbonia in Sardegna (1938). Mentre alla Biennale di Venezia del 1938 è notato dalla critica, complice l’ammirazione per l’idealismo classico del francese Aristide Maillol, raggiungendo un sentimento plastico riconosciuto in importanti rassegne nazionali; nel 1940 ottiene da Benito Mussolini il Premio Unico dell’Accademia d’Italia per la scultura; nel 1941, per Eva (1939), il Primo Premio per la Scultura “Medardo Rosso” alla III Mostra del Sindacato Nazionale Fascista Belle Arti a Milano; per Venere marina (1942) il Primo Premio Nazionale di Scultura “Donatello” a Firenze nel 1943 e nello stesso anno il Primo Premio per la Scultura alla Mostra Nazionale d’Arte a Verona.

Nel 1931, su invito di Giò Ponti e Gustavo Pulitzer Finali, esegue i due profili in bronzo Il Duce e Il Re per la Sala delle Feste della motonave Victoria I. Entra in contatto con lo scultore Libero Andreotti, il pittore Augusto Cernigoj e gli architetti Gustavo Pulitzer Finali e Giò Ponti, iniziando così una lunga attività di collaborazione con artisti ed architetti di fama per la realizzazione di opere d’arte collocate in transatlantici e navi da crociera: Calitea (1933), Vulcania (1934), Saturnia (1936), Roma (turbonave, 1938), Roma (corazzata, 1940), Italia (1948), Esperia (1949), Conte Biancamano (1949), Australia (1950-51), Augustus (1951), Homeric (1954), San Giorgio (1956), Ausonia (1957), Federico C. (1958), Franca C. (1959), Leonardo da Vinci (1960), Guglielmo Marconi (1962), Oceanic (1964), Italia (1965), Raffaello (1965), Angelina Lauro (1966), Achille Lauro (1966).

Nel 1940, su segnalazione di Giò Ponti, viene invitato a collaborare al riallestimento della sede del Rettorato dell’Università di Padova, il Palazzo del Bo, assieme ad altri importanti artisti, tra i quali Arturo Martini, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Gino Severini, Bruno Saetti e Achille Funi, realizzando i battenti figurati bronzei Minerva e Apollo del portale del Senato Accademico e della Basilica, nonché il Crocefisso per la stanza del Rettore. È l’occasione di conoscere l’artista padovano dello smalto Paolo De Poli, con cui stringerà un lungo sodalizio. La collaborazione con noti architetti prosegue con il Primo Premio del Concorso della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra nel 1951 per una grande scultura da porre sulla facciata della Chiesa Nuova di S. Antonio Abate a Recoaro Terme (Vicenza), innovativo progetto dell’architetto Giuseppe Vaccaro.

Le sue partecipazioni si spingono oltre i confini nazionali, raggiungendo prestigiosi riconoscimenti dall’estero: nel 1936 riceve il Diploma d’Onore alla Esposizione d’Arte Italiana Contemporanea a Budapest, il Diploma di Medaglia d’Argento all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937 e la Medaglia d’Oro per la Scultura all’Esposizione Internazionale di Budapest nel 1938, mentre nel 1939 viene invitato all’Esposizione Universale di New York. Decisiva è la I Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile del 1951 (la seconda biennale più longeva dopo quella veneziana), ritornandovi alla II edizione del 1953, vincendo il Premio Acquisto per il Museo d'Arte Contemporanea dell'Università di San Paolo. Dal 1953 partecipa ad otto rassegne della Biennale di Scultura di Anversa, facendo conoscere la propria opera in vari musei europei. Nel 1957 il critico e storico dell'arte tedesco Bernhard Degenhart promuove con forza una sua mostra personale a Monaco di Baviera, che diventerà itinerante toccando le maggiori città tedesche. Espone in innumerevoli mostre di scultura italiana itineranti all’estero, come il tour in Giappone tenendo a Tokyo due mostre personali nel 1968 e 1972. Musei giapponesi conservano sue opere, tra cui i grandi bronzi Chimera alata (1958) e Primavera (1968), entrambi al The Hakone Open Air Museum a Yokohama. Risulta poi vincitore del Premio Parigi 1951 a Cortina d’Ampezzo e nel 1953 compie il suo primo viaggio nella capitale francese, dove tiene un’importante personale alla Galerie Drouant – David. S’inserisce così temporaneamente nell’ambiente artistico parigino, frequentando ed entrando in amicizia con lo scultore cubista russo Ossip Zadkine, lo scrittore musicista jazz Boris Vian e il regista-attore Jean Louis Barrault, che lo avvicinano al teatro d'avanguardia. Il soggiorno francese si completa con la visita allo studio di Costantin Brancusi e il viaggio a Chartres alla cattedrale gotica, esperienze che offrono ulteriori stimoli preziosi alla sua ricerca plastica, che, pur attraverso la rivisitazione del linguaggio cubista, raggiunge negli anni '50 forme autonome, stilizzate, di ricercata grazia compositiva.

Nel 1948 esordisce come scenografo e costumista al Teatro Verdi di Trieste con Cartoni animati, balletto di Mario Bugamelli. L'attività spettacolare procede con la fondazione nel 1957 del gruppo teatrale La Cantina (similmente a quello che accadrà nelle cantine romane degli anni '70) presentando opere d'innovazione, talvolta in prime nazionali come Lultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett con la regia e recitazione protagonista di un giovane e sconosciuto Gian Maria Volontè. Fino al 1974, le numerose collaborazioni con il Teatro Verdi e il Teatro Stabile di Trieste si contano oltre venticinque spettacoli nel ruolo di scenografo, costumista e regista. Due produzioni romane da ricordare sono le scene e i costumi per il balletto contemporaneo Tautologos di Aurel Milloss (musiche di Luc Ferrari) e il Don Giovanni di Mozart al Teatro dell’Opera di Roma, rispettivamente nel 1969 e nel 1970.

Conclude la carriera artistica con il periodo dei Fiori, da cui uscirà una preziosa collaborazione con l'editore Vanni Scheiwiller. Nel 1970 riceve a Milano il Premio Nazionale “Umberto Biancamano 1970” per la Scultura (gli altri premiati sono Giorgio De Chirico per le Arti Figurative, Eugenio Montale per la Cultura, Ettore Sottsass per il Design, Arnoldo Mondadori per l’Editoria, Riccardo Morandi per l’Architettura, Aldo Aniasi per la Politica). Nello stesso anno tiene una mostra antologica alla Internationale Sommerakademie fuer Bildende Kunst di Salisburgo, dove è invitato a tenere un corso di scultura, che ripeterà l’anno successivo. I due nudi Pomona e Bagnante del 1981, rievocanti lo stile raffinato degli anni cinquanta, e i busti di James Joyce (1981) del Giardino Pubblico di Trieste e di Monsignor Antonio Santin (1982) del Seminario Vescovile concludono idealmente l’intensa attività dell’artista, che muore a Padova il 19 febbraio 1983.

Opera artistica

L'opera, soprattutto scultorea, di Mascherini potrebbe essere riassunta in "periodi", tuttavia deve essere considerato come idee e forme per un artista siano confluenti e sotterranee tra di esse anche a distanza di decenni. Dopo la scuola per capi d'arte formandosi con Canciani, diventa assistente di Asco impregnandosi di una matrice mestrovicciana. Il giovane artista raccoglie commissioni più "decorative", come è il caso del Cimitero di Sant'Anna e altri cantieri edilizi di Trieste. Questo primo periodo strettamente legato all'architettura necessiterebbe tuttavia di ulteriori approfondimenti. Si nota già un interesse nel modellato di alcuni rilevanti protagonisti nazionali come Medardo Rosso. Nei tardi anni '20 le forme si fanno più abbondanti e rigide, razionaliste. Nei primi anni '30 l'ammirazione per il gusto martiniano è evidente. Il 1931 è un anno di svolta, lo scultore visita infatti il sito romano di Villa Giulia, rimanendo affascinato dalla collezione antica, provocandogli una spinta - di forza istintivamente "warburghiana", riguardante una sopravvivenza dell'antico - che non lo abbandonerà mai più come si evince sia tematicamente nei numerosi riferimenti ai titoli delle opere (dalla mitologia mediterranea) sia formalmente. Non è da escludere che una certa influenza sull'opera mascheriniana sia dovuta alla scultura nuragica, ma non è chiaro quando questa influenza si debba far iniziare, ma un sicuro impatto l'hanno avuto i piccoli bronzi etruschi con il loro caratteristico modellato: