Servizio pubblico è stato un programma televisivo e radiofonico d'approfondimento politico condotto da Michele Santoro, a partire dal 3 novembre 2011 al 18 giugno 2015 e successivamente diventato il nome della factory multimediale di Michele Santoro, ossia dei programmi realizzati dalla sua società Zerostudio's S.p.A., quali "Italia", "M" e "Animali come noi" tutti autoprodotti e venduti alla Rai che li ha trasmessi.
Il programma era realizzato nel Teatro 3 di Cinecittà e dal 25 ottobre 2012 andava in onda, in prima serata, su LA7.
In Italia è stato uno dei primi esperimenti di trasmissione "multipiattaforma": particolarmente nel corso della prima stagione, Servizio pubblico, non trovando posto in alcun emittente nazionale in chiaro fino al 2011, poteva essere seguito su internet, in televisione tramite una rete di emittenti locali su digitale terrestre e tramite satellite, e in radio, salvo poi approdare anche su Cielo nel 2012.
Storia La trasmissione nacque dall'interruzione in Rai dello storico talk-show politico Annozero e fu contrassegnata da accese polemiche sulla libertà d'informazione in Italia, in particolare con riferimento al controllo della RAI da parte dei partiti politici. Lo stesso Santoro dichiarò nel suo monologo d'introduzione alla prima puntata, che l'idea di un programma sostenuto dal contributo economico di numerosi cittadini, diffuso fuori dai tradizionali poli televisivi su una multipiattaforma TV, web e radio, costituiva il tentativo di una «rivoluzione civile, democratica e pacifica», «contro il degrado della TV generalista occupata dai partiti, sia nel pubblico che nel privato».
Le polemiche in RAI e la chiusura di Annozero
I rapporti tra Michele Santoro, RAI e mondo politico sono caratterizzati da innumerevoli polemiche già a partire dai primi anni 2000, dove il giornalista è travolto da critiche e accuse di faziosità da parte degli esponenti politici di centro-destra e, nel 2002, dal cosiddetto "editto bulgaro" dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, evento quest'ultimo che preluderà il suo licenziamento dalla RAI effettuato per «motivi di tutela aziendale».
Il ritorno del conduttore in RAI avviene dopo una sentenza del 2005 del Giudice del lavoro del Tribunale di Roma (successivamente impugnata dal CdA Rai a maggioranza di centro-destra, tuttavia confermata in appello nel marzo 2009) che riconoscendo il licenziamento non motivato da giusta causa ordina la reintegrazione del giornalista: nel 2006 inizia il nuovo talk-show Annozero.
Anche la nuova trasmissione sarà contrassegnata da numerose controversie, che culmineranno nuovamente, nel giugno 2011, con la risoluzione del rapporto di lavoro tra il giornalista e la RAI. In particolare nel 2010 si accende un dibattito sulla censura in Rai a seguito della diffusione di alcune intercettazioni telefoniche nell'ambito dell'inchiesta di Trani tra il commissario dell'AGCOM Giancarlo Innocenzi, l'allora Presidente del Consiglio Berlusconi e il direttore generale della RAI Mauro Masi. Dall'inchiesta – come precisato dalla stessa Procura – emergeranno da parte di Berlusconi delle «pressioni sull'AGCOM per arrivare alla chiusura di Annozero» nonché ulteriori pressioni per la chiusura degli altri programmi RAI Ballarò e Parla con me. Nell'aprile 2011 Santoro subirà un ulteriore ricorso presentato dal direttore generale RAI Mauro Masi alla Corte d'appello di Roma, in cui si invocava la sospensione di Annozero in attesa del giudizio di terzo grado sulla vicenda del suo licenziamento; ricorso anch'esso respinto. In questo clima di tensione il 6 giugno 2011, alla vigilia della sentenza di terzo grado che avrebbe posto definitivamente termine al contenzioso, viene definitivamente concordata la «risoluzione consensuale» del rapporto di lavoro tra Santoro e la RAI, e viene annunciato che Annozero non sarà presente nei palinsesti per l'autunno successivo.
L'approdo mancato a LA7 Visto il gran successo di Annozero in termini di ascolti e introiti pubblicitari, dopo il divorzio consensuale tra la RAI e il suo conduttore, l'emittente televisiva LA7 si interessa di Santoro per produrre il talk-show. Tuttavia nonostante entrambe le parti dichiarino nel corso delle trattative di esser giunti a un accordo quasi definitivo e nonostante il titolo della società Telecom Italia Media (editrice di LA7) il giorno seguente la notizia sia oggetto in borsa di un rialzo del 17%, l'accordo, tra svariate polemiche, non si chiude «a causa d'inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore».
Secondo Santoro «un accordo praticamente concluso», «vanificato senza nessuna apprezzabile motivazione editoriale», è una «eloquente e inoppugnabile prova dell'esistenza nel nostro Paese di un colossale conflitto di interesse», che impedisce a Telecom Italia, proprietaria della maggioranza delle azioni di TI Media (LA7), di svolgere in libertà la sua campagna acquisti, per non esporsi altrimenti a possibili ritorsioni da parte del governo e del suo premier Silvio Berlusconi, che avrebbero l'interesse a mantenere invariato il duopolio televisivo RAI-Mediaset.
La tesi del conflitto d'interessi nel caso Santoro-LA7 è ulteriormente rimarcata da un'inchiesta condotta da il Fatto Quotidiano, e sostenuta in particolare dal giornalista Marco Travaglio, che mette in evidenza come nel giorno 28 giugno fosse in discussione in Parlamento una prima bozza della manovra finanziaria del governo (approvata poi a luglio) in cui compariva un'inaspettata norma che imponeva a Telecom Italia (che controlla TI Media) l'esproprio delle strutture della rete telefonica fissa dopo averla potenziata a proprie spese, sempre nella stessa inchiesta si fa notare inoltre come il 30 giugno, giorno della rottura con Santoro, fosse contemporaneamente scomparsa tale norma dalla manovra.
Nell'edizione delle 20 del TG LA7, il direttore di testata Enrico Mentana, dopo aver mandato in onda un servizio sull'argomento, si rivolge all'editore del canale chiedendo pubblicamente delle spiegazioni, perché «altrimenti si è autorizzati a pensare che qualcuno non volesse questo risultato», e cioè che Mediaset avesse voluto impedire l'ingresso di Santoro a LA7 per evitare il rafforzamento della rete concorrente operando una «censura di mercato». In risposta TI Media ribadisce le motivazioni ufficiali della rottura con Santoro e commenta le ipotesi di collegamento con i passaggi parlamentari sulla manovra finanziaria come «prive di fondamento reale».
Santoro, per le sue dichiarazioni sul conflitto d'interessi del premier sul caso LA7, viene citato in giudizio da Mediaset per danni.
Il nuovo programma
Fallito l'ingaggio a LA7, Santoro, seguendo il modello delle sue esperienze pregresse Raiperunanotte e Tutti in piedi!, decide di autoprodurre il suo nuovo programma per trasmetterlo su una multipiattaforma Web e di emittenti TV locali e satellitare, avvalendosi anche del finanziamento volontario dei telespettatori tramite sottoscrizioni a partire da 10 euro.
L'11 settembre 2011 Santoro, ospite alla festa del secondo anniversario de il Fatto Quotidiano in Marina di Pietrasanta, annuncia ufficialmente la sua nuova trasmissione con il titolo di Comizi d'amore, in omaggio a Pier Paolo Pasolini e al suo film-inchiesta del 1965, annunciando inoltre la costituzione dellAssociazione Servizio Pubblico dedita alla raccolta fondi dei telespettatori. Nella stessa occasione il direttore de il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro rivela pubblicamente l'intenzione del giornale di sostenere economicamente il progetto divenendone socio editore.
Il giorno 8 ottobre 2011 viene attivato il sito web del programma e ha inizio la raccolta delle donazioni. Nel suo primo giorno il sito registra visitatori unici, in quattro giorni di raccolta la redazione dichiara di aver raggiunto euro, e nel corso della diretta della prima puntata lo stesso Santoro annuncia il raggiungimento di sottoscrizioni per un totale di circa un milione di euro.
Molti sono i personaggi celebri che hanno pubblicamente dichiarato la loro sottoscrizione, tra i più noti il premio Nobel Dario Fo, i politici Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Luigi De Magistris, Flavio Tosi, Michele Emiliano, Flavio Zanonato, Massimo Zedda, e ancora Umberto Ambrosoli, Lucia Annunziata, Edoardo Bennato, Alessandro Bergonzoni, Alessio Boni, Adriano Celentano, Daria Colombo, Francesca Comencini, Luisella Costamagna, Serena Dandini, Teresa De Sio, Pierfrancesco Favino, Fabio Fazio, Isabella Ferrari, Sabrina Ferilli, Mario Borghezio, Rosario Fiorello, Elio Germano, Monica Guerritore, Ficarra e Picone, Leo Gullotta, Riccardo Iacona, Lucrezia Lante della Rovere, Franca Leosini, Lillo e Greg, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Mario Martone, Corradino Mineo, Claudia Mori, Gianluigi Nuzzi, Barbara d'Urso, Max Paiella, Flavia Perina, Pif, Nicola Piovani, Franca Rame, Claudio Santamaria, Roberto Saviano, Riccardo Scamarcio, Daniele Silvestri, i Subsonica, il Trio Medusa, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Dario Vergassola.
Il 24 ottobre 2011 è annunciato definitivamente il nuovo nome del programma: Servizio pubblico.
Il 3 novembre 2011 la prima puntata di Servizio pubblico ottiene uno share medio televisivo del 12% configurando la multipiattaforma TV come il terzo canale più visto a livello nazionale, e primo per l'informazione. Nel Web la stessa puntata ottiene un livello di ascolti record mai registrato in Italia con più di utenti medi contemporanei e con 5 milioni di contatti complessivamente, il sito ufficiale della trasmissione risulta il primo canale sulla rete per 5 ore consecutive, e su iPhone e iPad l'evento è il più seguito di sempre con un picco di 4 000 utenti contemporanei, infine l'hashtag #serviziopubblico diventa trending topic su Twitter a livello italiano e, per poco tempo, mondiale.
L'approdo a LA7 A partire dalla seconda stagione, il programma venne trasmesso in tv dal canale televisivo LA7. L'accordo prevedeva un pagamento "chiavi in mano" per ogni puntata e piena libertà autoriale con l'assunzione da parte della Zerostudio's di tutti i rischi legali.
Il programma ha utilizzato anche la piattaforma LiquidFeedback per consentire alla rete dei donatori di portare avanti proprie proposte politiche.
Il 10 gennaio 2013 Michele Santoro ospita il leader del PdL Silvio Berlusconi, la puntata viene seguita da quasi 9 milioni di telespettatori.
L'annuncio della chiusura di "Servizio Pubblico", comunicato da Michele Santoro In una lettera ai telespettatori-donatori Michele Santoro annuncia che la quarta sarà l'ultima stagione di Servizio Pubblico vista la stanchezza del genere televisivo di approfondimento giornalistico causata dall'eccessiva e paradossale crescita dell'offerta di questi programmi a causa del loro ridotto costo di produzione, ciò malgrado il calo della domanda. Dalla stagione televisiva successiva ci sarà, oltre che eventualmente Announo condotto da Giulia Innocenzi, un nuovo tipo di "viaggio" che si presume sarà caratterizzato da contaminazione tra diversi generi televisivi e da una minore presenza in video nell'arco della stagione dell'anchorman salernitano che sarà dunque più autore-ideatore-direttore che conduttore.
La chiusura con "Rosso di sera" Il 18 maggio 2015, Michele Santoro annuncia di non avere intenzione di rinnovare il proprio contratto con LA7, ormai in scadenza: il conduttore campano pertanto conferma la decisione di abbandonare la conduzione di Servizio Pubblico, sancendo quindi la chiusura ufficiale del programma. Santoro motiva la sua decisione dichiarando di volersi dedicare a nuovi progetti televisivi, che comunque non saranno destinati ad avere una tale longevità (quasi quattro anni), in modo da consentire all'anchorman di poter finalmente sperimentare una pluralità di diversi formati che, se si soffermasse per lungo tempo su uno solo, non riuscirebbe a realizzare per evidenti limiti di età anagrafica.