Con il nome di Stendardo di Lepanto sono noti due vessilli, benedetti da Papa Pio V, issati sulla flotta cristiana, a protezione della Lega Santa, durante la battaglia di Lepanto (in greco moderno Nàupaktos e Nàfpaktos) contro le navi turche.

Storia

Lo stendardo consegnato da Pio V a Marcantonio Colonna L'11 giugno 1570, il papa Pio V benedisse lo stendardo nella basilica di San Pietro in Vaticano e lo consegnò all'ammiraglio Marcantonio II Colonna., ponendolo al comando della flotta pontificia; solo l'anno successivo fece scalo nella rada di Gaeta per poi partire ed unirsi al resto della flotta cristiana che verrà comandata da don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Carlo V e fratellastro di Filippo II di Spagna..

Tale vessillo fu realizzato dal pittore Girolamo Siciolante da Sermoneta su incarico del cardinale Onorato Caetani, suo mecenate e amico. Realizzato con la tecnica della pittura a tempera su seta pregiata, era a forma di vessillo, con sfondo rosso e bordatura in oro, nel quale è rappresentata la scena di Gesù sulla croce tra gli apostoli San Pietro e San Paolo, avente in basso la scritta a lettere d'oro IN HOC SIGNO VINCES e una lunga coda (circa otto metri) che venne eliminata nel corso dei secoli successivi.

Il 22 giugno 1571 Marcantonio II Colonna, partito da Civitavecchia, giunse in Gaeta,. passò in rassegna tutta la propria flotta e poi si recò nel Duomo di Gaeta a chiedere la protezione di Sant'Erasmo sull'impresa che si accingeva a compiere: fece solenne voto che, qualora fosse tornato vincitore grazie alla sua intercessione, avrebbe donato il sacro stendardo al santo.

Il seguente 24 giugno, la flotta pontificia, al suo comando, salpò da Gaeta per congiungersi con il resto della flotta cristiana a Messina, da dove partì a ranghi completi il 24 agosto 1571 per muovere contro i turchi..

Lo stendardo consegnato dal cardinale de Granvella a don Giovanni d'Austria

Il 13 agosto 1571, nella chiesa di Santa Chiara, venne consegnato a Don Giovanni d'Austria uno stendardo della Lega da parte di Pio V per mano del cardinale Antoine Perrenot de Granvella, a seguito delle intense trattative tra Spagna e Santa Sede riguardo alla persona che avrebbe dovuto avere il comando della Lega..

Non si hanno descrizioni coeve di tale vessillo.

Conservazione e memoria Al ritorno da Lepanto, Marcantonio II Colonna si recò presso a Gaeta per sciogliere il voto solenne e consegnò lo stendardo al vescovo Pietro Lunello; nei secoli successivi, il vessillo venne conservato presso la cattedrale di Sant'Erasmo..

La presenza del dipinto a ridosso della parete di fondo dell'abside, costruita nel 1584-1597 e pesantemente modificata dai Lazzari nel secolo successivo, è testimoniata fin dal 1673; esso, come descritto nel documento della visita pastorale del vescovo Carlo Pignatelli del 1722, si trovava nella parte superiore della parete, protetto da un vetro, al di sopra delle due pale dellAssunzione di Maria (perduta, che nel 1751 verrà sostituita da un dipinto di identico soggetto realizzato da Sebastiano Conca e distrutto nel bombardamento del 1943S. Macioce, Tra Roma e Napoli: Sebastiano Conca a Gaeta, in ) e del Martirio di Sant'Erasmo di Carlo Saraceni (1610-1612 circaM.G. Aurigemma, Carlo Saraceni nel rinnovamento della cattedrale di Gaeta, in .). Nel 1779, il vescovo Carlo Pergamo modificò l'assetto della parete, addossandovi l'altare maggiore (che originariamente si trovava al di sotto dell'arco absidale) e realizzando al di sopra di esso una decorazione plastica in stucco di gusto neoclassico con tre campi suddivisi la lesene, collocando in quello centrale lo stendardo (accompagnato da un'iscrizione andata perduta) e in quelli laterali i suddetti dipinti.M. Moretti, (2016), Il 'vessillo di Sua Santità'. Lo stendardo di Lepanto nell'iconografia e nella letteratura, in . Fu in occasione di tale allestimento che il vessillo venne ridimensionato secondo le misure odierne per adattarlo al formato delle due pale poste ai suoi lati. e collocato su un nuovo supporto in lino grezzo.M. Moretti, Il 'vessillo di Sua Santità'. Lo stendardo di Lepanto nell'iconografia e nella letteratura, in . Nel corso del XIX secolo lo stendardo venne girato, rendendo visibile la parte fino ad allora coperta e per questo meno deteriorata..

L'8 settembre 1943, una bomba sganciata da un aereo inglese colpì la cattedrale causando ingenti danni alla struttura della chiesa e allo stendardo, al quale procurò profondi strappi; il dipinto, custodito in Vaticano a partire dal 28 novembre successivo e poi ricollocato nella cattedrale al termine del conflitto,. venne restaurato una prima volta nel 1952 da Silvio Grossi e poi nuovamente nel 1976 da Gianluigi Colalucci,. il cui laboratorio ha curato anche un terzo restauro nel 2007-2008.L. Sorabella, Gli ultimi dieci anni della cattedrale e di altri edifici circostanti, in . Dopo il secondo intervento, venne rimosso dalla cattedrale e collocato presso l'attiguo palazzo De Vio, all'interno della pinacoteca del Centro Storico Culturale. In occasione del riallestimento del Museo diocesano all'interno dello stesso palazzo a cavallo tra la fine degli anni 1990 e gli inizi degli anni 2000, lo stendardo è entrato a far parte del percorso espositivo di quest'ultimo.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Lepanto Lepanto Categoria:Battaglie delle guerre turche Categoria:Dipinti sulla crocifissione di Gesù Categoria:Duomo di Gaeta Categoria:Opere d'arte tessile Categoria:Vessillologia