Il Museo Civico e Diocesano di Fucecchio è un museo territoriale che ospita collezioni di carattere archeologico, storico-artistico e naturalistico, di proprietà comunale, statale e ecclesiale.

Il museo ha sede dal marzo 2004 all'interno del Palazzo Corsini, edificio principale del complesso della Fattoria Corsini, in piazza Vittorio Veneto nella parte alta di Fucecchio; fa parte della Rete Museale del Valdarno di Sotto e del Sistema Museale Terre del Rinascimento.

La sezione archeologica, caratterizzata da reperti di varie epoche e testimonianze di archeologia medievale, consente di ricostruire le antiche case del nucleo urbano con le mura e le porte, oltre all'analisi del complesso della Fattoria Corsini all'interno del quale è ospitato il museo. Il primo piano è destinato completamente al Museo d'Arte Sacra, mentre l'ultima sezione del palazzo presenta la collezione ornitologica acquistata dal Comune di Fucecchio nel 1978 dal medico Adolfo Lensi come testimonianza della ricchezza avifaunistica della zona.

Il complesso Corsini è costituito da un nucleo di edifici che ospitano, oltre al Museo, la Biblioteca e l'Archivio storico di Fucecchio. Il parco annesso conserva al suo interno una fortificazione trecentesca dotata di diverse torri, sorgendo infatti sull'antica area fortificata corrispondente prima al castello di Salamarzana e poi alla Rocca fiorentina. Ad oggi una delle torri, denominata Torre di Mezzo, è visitabile rivolgendosi presso il Museo Civico e Diocesano di Fucecchio, dalla sua sommità è possibile osservare un panorama a 360 gradi dal padule al mare.

Storia

Il museo, inaugurato nel 1969, fu istituito nella soppressa Compagnia della Madonna della Croce, adiacente alla chiesa di San Salvatore. La sua sede era un antico oratorio dall'architettura elegante, posto sul Poggio Salamartano, il centro più antico e più denso di storia di Fucecchio. Il museo era composto principalmente da un ristretto numero di opere, che includevano dipinti, parati ed oreficerie - provenienti dalla collegiata e dalle altre chiese di Fucecchio.

Negli anni, soprattutto per merito dei lavori di ristrutturazione effettuati nel centro storico, il museo si è notevolmente arricchito di materiale archeologico. In seguito a tale incremento si è reso necessario un ampliamento degli spazi espositivi.

Nel 1981 il Comune di Fucecchio ha acquistato la fattoria Corsini, trasformandola in un centro culturale che ospita l'Archivio e la Biblioteca. Nel 1989 il museo chiuse a causa della vendita della ex cappella della Misericordia alla chiesa collegiata di San Giovanni Battista, e solamente nel 1993 iniziò la progettazione dell'allestimento del museo nella nuova sede di proprietà comunale di palazzo Corsini.

Il 6 marzo del 2004 venne aperto al pubblico il Museo civico, articolato in diciassette sale distribuite sui tre piani del palazzo.

Sezione archeologica La sezione archeologica, situata al piano terra di Palazzo Corsini, illustra aspetti del popolamento e della storia degli insediamenti nel territorio di Fucecchio e nelle aree contigue attraverso materiali databili tra il Paleolitico inferiore e il XVIII secolo, raccolti nel corso di ricerche archeologiche di superficie e scavi.

I materiali naturalistici e archeologici permettono di seguire la storia del paesaggio naturale e antropizzato dell'area comprendente l'altopiano delle Cerbaie, la bassa Valdinievole e il Valdarno, tra la fine del Terziario e l'Età moderna.

Sala 1 - Le trasformazioni dell'ambiente naturale e la preistoria dell'uomo La sala illustra l’evoluzione fisica del territorio dal mare del Pliocene alle prime fasi continentali del Villafranchiano. Contesti di organismi fossili vertebrati e invertebrati documentano la varietà faunistica che contraddistingueva i diversi tipi di ambiente del mare preistorico. Le prime faune continentali tra il Villafranchiano e il Pleistocene inferiore e medio sono esemplificate da una associazione di fossili dei mammiferi che popolavano un ambiente simile alle savane africane.

Inoltre, qui sono anche esposti i reperti che documentano le prime fasi della presenza umana nel Valdarno, che va dal suo arrivo circa 400.000 anni fa fino all’età del Bronzo. Durante questo lunghissimo periodo, in cui si alternarono Homo erectus, Homo sapiens neandertalensis e Homo sapiens sapiens sullo sfondo di profonde variazioni climatiche, si verificarono importantissime conquiste tecniche e economiche. Gli strumenti in pietra scheggiata documentano la presenza di insediamenti temporanei di cacciatori/raccoglitori del Paleolitico e Mesolitico sulle colline prospicienti le pianure alluvionali, seguiti dai primi abitati stabili di agricoltori/allevatori in grado di realizzare ceramica e strumenti in metallo.

Sala 2 - L'età etrusca e romana La documentazione archeologica esposta in questa saletta e le notizie di vecchi rinvenimenti permettono di ricostruire l’assetto del territorio in età etrusca e romana e la rete di piccoli abitati sparsi. In questo quadro, oltre le estese tracce di centuriazioni nella pianura, acquistano rilevanza, per l’età augustea, i dati epigrafici di Cappiano tra cui il titolo funerario di Tiberius Iulius Rhodon, del I secolo d. C., rinvenuta nel 1700 nella chiesa di S. Bartolomeo a Cappiano e conservata nella collezione fiorentina Aldobrandini Antinori e qui esposta in calco.

L’ara votiva in marmo, recuperata alla fine del 1700 durante lo smantellamento del muraglione di sbarramento del Lago di Fucecchio e ritenuta perduta per lungo tempo, venne nuovamente rintracciata nel 1973 in un muro d’orto in via Castruccio Castracani a Fucecchio, appartenuto al canonico e erudito locale Gaetano Rosati che per primo la trascrisse.

Collezione archeologica Lotti La collezione archeologica Lotti, acquistata dal Comune di Fucecchio ed esposta in questa sala, ha una funzione complementare rispetto alla sezione archeologia permettendo al visitatore di estendere lo sguardo oltre le documentazioni locali per conoscere i prodotti in ceramica circolanti nell'area tirrenica antica e da questi comprendere fenomeni storici di più ampia portata. Il materiale, originario di aree esterne al Valdarno, documenta alcuni momenti delle produzioni ceramiche etrusche e dei rapporti commerciali mediterranei dal VII secolo a.C. al V secolo d.C. Di estremo interesse sono due olpai etrusco-corinzie, utilizzate per contenere vino e prodotte a Vulci tra il 630 e il 540 a.C. ispirandosi alle ceramiche importate in Etruria da Corinto. Il nucleo di ceramiche a vernice nera esemplifica il vasellame da mensa più diffuso in Italia e nel Mediterraneo occidentale, tra IV e I secolo a.C., prodotto da moltissime officine su imitazione dei prodotti attici. Il nucleo di ceramica prodotta a Tarquinia o a Vulci tra l'VIII e i primi decenni del VII secolo a.C., presenta la tipica decorazione ispirata alle contemporanee produzioni greche dell'Eubea. I vasi etruschi in bucchero furono invece prodotti indifferentemente a Vulci, Chiusi, Orvieto e Tarquinia tra la fine del VII e la prima metà del VI sec. a.C. Un'anfora del V secolo d.C., prodotta nell'attuale Tunisia, era utilizzata per il trasporto marittimo di olio o salsa di pesce della provincia e appartiene a un tipo diffuso in tutto il Mediterraneo. Tra i bronzi, si segnalano infine due esemplari di produzione egizia: il pendente con la testa della dea Sekhmet e la singolare statuetta della dea Iside nell'atto di allattare il figlio Horus, databili tra il 600 e il 300 a.C

Sala 3 - Il paesaggio in età altomedievale Dal IX secolo la pianura alluvionale a sud dell’attuale collegamento Ponte a Cappiano – Fucecchio comincia ad essere maggiormente abitata, mentre non abbiamo indizi sul popolamento ai margini meridionali del Padule di Fucecchio. Gli insediamenti sono invece concentrati sui rilievi collinari circostanti in un paesaggio cosparso di piccoli abitati e singole abitazioni sparse nelle campagne. È probabile che queste siano dovute al progressivo sfruttamento del territorio da parte di piccoli proprietari che è stato riconosciuto con particolare evidenza in età Carolingia in Valdinievole. Un esempio di queste abitazioni ancora di tradizione altomedievale sono quelle individuate in località Poggio al Vento e Vedute.

Sala 4 - Dai Cadolingi all'età comunale La sala è dedicata alla nascita del castello di Salamarzana e alle vicende che diedero luogo al castello di Fucecchio. La vasta signoria territoriale dei Cadolingi aveva il suo baricentro amministrativo nel castello di Salamarzana, fondato intorno al 982 da Lotario figlio del capostipite Càdolo, nel punto dove la via Romea attraversava l’Arno. Qualche anno più tardi, al castello si affiancò l’abbazia di San Salvatore, come nello schema gemello, composto dalla stessa famiglia più a monte in riva sinistra dell’Arno, presso Firenze, con il castello di Montecascioli e l’abbazia di San Salvatore a Settimo. Oltre l’esposizione degli elementi in cotto che decoravano la sommità della chiesa abbaziale alla fine del 1100, nella sala si possono osservare per la prima volta tutte le epigrafi prodotte dalla famiglia e qui riunite mediante ricostruzioni 3D ad altissima definizione in un video che ne aiuta la lettura. Il successivo sviluppo del castello di Fucecchio è tracciato da un video che ricostruisce l’aspetto che aveva ancora nel 1503, quando Leonardo da Vinci lo disegnò nella carta del Valdarno inferiore.

Sala 5 - Fornaci e vasai dal Cinquecento all'Ottocento Individuata quarant’anni fa, dopo quasi due secoli di oblio, la produzione di ceramiche venne introdotta a Fucecchio da vasai della Valdinievole e della Valdelsa immigrati nella prima metà del 1500. Il numero delle fornaci, che producevano esclusivamente ceramiche ingobbiate e graffite, crebbe rapidamente fino al 1700, quando se ne contavano ventiquattro, ma già nella prima metà del 1800 ne sopravvivevano soltanto due. È un tipico esempio del destino dell’economia nella Toscana d’età leopoldina, quando un assetto produttivo sostanzialmente ancora d’impronta tardo medievale, si trovò a confrontarsi con le prime esperienze industriali. I dati storici e archeologici descrivono per intero la parabola di quest’attività produttiva, che per quasi tre secoli costituì uno dei cespiti più importanti dell’economia di Fucecchio, ma anche la tipologia dei prodotti e il loro raggio di mercato.

Sala 6 - Una storia dell'Arno La sezione espositiva dedicata al tema del commercio lungo la valle dell’Arno nel lungo periodo è stata sviluppata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze tramite un’ampia esemplificazione di contenitori da trasporto (anfore) attestati lungo la valle dell’Arno dal IV sec. a.C. al V sec. d.C. come documenti del commercio fluviale in età antica. Da questi contenitori, ormai ben noti dalla letteratura specifica, è infatti possibile risalire alle aree di produzione e al contenuto trasportato in modo da ricostruire quali derrate alimentari transitassero lungo l’Arno, da quali porti mediterranei provenissero e quindi dedurre le modificazioni dei flussi commerciali tra il mare e l’entroterra toscano nel lungo periodo.

Sezione arte sacra

Disposta al primo piano del palazzo, la sezione riunisce opere pittoriche e oggetti d'arte sacra provenienti dalle molte chiese del centro di Fucecchio e del suo territorio, ma principalmente dalla chiesa abbaziale di San Salvatore e dalla chiesa collegiata di San Giovanni Battista, dove confluirono anche opere provenienti dalle chiese e dalle congregazioni religiose soppresse in età leopoldina, datate tra il XIII e il XVIII secolo.

Nel salone principale trovano sistemazione: le opere di Giovanni Larciani, un tempo noto come Maestro dei paesaggi Kress. Sua la Natività e santi, sormontata da una lunetta rappresentante la Trinità tra gli Evangelisti;