Il furriadroxiu (o anche furriadroxu), che deriva dal sardo furriài (ritirarsi, abitare), è un insediamento agropastorale monofamiliare, tipico della struttura fondiaria e agraria del Sulcis (Sardegna) e delle zone immediatamente limitrofe, in disuso dalla seconda metà del XX secolo. Insieme al medau, che è un'aggregazione di cellule abitative che variano da 4 a 15 unità, costituisce un tipo di insediamento di habitat disperso che caratterizza quell'area geografica.
Nato nel corso del XVIII e del XIX secolo, dalla seconda metà del XX secolo, il furriadroxiu ha perso la sua importanza primaria come insediamento socio-rurale, in quanto assorbito nel processo di espansione degli agglomerati urbani o abbandonato nell'ambito del processo di spopolamento delle campagne o trasformato nell'azienda agraria di moderna concezione, integrata in un'agricoltura di mercato e in una struttura socioeconomica e infrastrutturale più complessa e variegata. A seguito di questa evoluzione, il furriadroxiu è rimasto un elemento strutturale ricorrente nella cultura e nella memoria storica, nella toponomastica territoriale e nel paesaggio rurale del Sulcis.
Terminologia e toponomastica Gli insediamenti sparsi del Sulcis fanno capo a due unità abitative-produttive fondamentali, il furriadroxiu e il medau.
Il termine furriadroxiu (plurale furriadroxius), ricorrente anche nelle varianti furiadroxiu, furriadroxu, furriadorgiu e furriadorzu, è una declinazione che associa ad un sito fisico il verbo furriai, che significa "ritirare", "rincasare" e, in forma più estesa, "tornare o riportare indietro". Nell'accezione diffusa nella Sardegna sudoccidentale, il termine si riferisce all'insediamento residenziale stabile della famiglia contadina esteso alle funzioni di ricovero del bestiame e degli attrezzi. Lo stesso termine compare anche in altre regioni della Sardegna, ma con un'accezione differente e che fa riferimento alla funzione di ricovero degli animali. Ad esempio, in Logudoro, il termine furriadorzu si identifica con l'accezione di ovileGiovanni Spano (1852) Vocabolariu Sardu-Italianu. A cura di Giulio Paulis . Ilisso Edizioni, Nuoro, 2004. ISBN 88-87825-95-5.. Per quanto conosciuto nella regione, tuttavia, il termine furriadroxiu o le sue varianti non compaiono nei toponimi all'esterno del Sulcis, neppure in aree limitrofe come l'Iglesiente o la piana costiera occidentale del Golfo degli Angeli.
Il termine medau (plurale medaus) o nella variante madau, fa invece riferimento, nella Sardegna sudoccidentale, ad un insediamento destinato all'esercizio della pastorizia, . L'accezione non è esclusiva del Sulcis, in quanto la parola medau è piuttosto diffusa nei toponimi di aree collinari a bassa densità di popolazione, di interesse agropastorale o forestale. La parola deriverebbe dal latino metatum ("delimitato", "recintato") e farebbe riferimento ad un recinto in cui confinare il bestiame al ritorno dai pascoli..
Fra gli insediamenti antropici del Sulcis va citato anche il boddeu (plurale boddeus), che rappresenta la transizione tra l'insediamento isolato, il furriadroxiu, e il villaggio. I boddeus, nati come piccoli agglomerati di furriadroxius integrati da una cappella o da una chiesetta rurale, sono i primi nuclei di inurbamento da cui deriva la maggior parte dei centri abitati del Sulcis.
La toponomastica delle carte dell'Istituto Geografico Militare riporta entrambi gli insediamenti, associando la tipologia ad un nome identificativo, che nella generalità dei casi è il cognome di una famiglia. In generale sono denominati furriadroxius quelli di maggiore estensione, dislocati in pianura o, in collina, in corrispondenza di valli e conche di facile accesso, spesso in prossimità di vie di comunicazione e corsi d'acqua di una certa rilevanza. Sono invece denominati medaus quelli di piccola estensione, dislocati generalmente, ma non necessariamente, in aree più impervie, spesso accessibili attraverso carrarecce e mulattiere. La denominazione tradizionale, invece, non faceva riferimento esplicito alla tipologia di insediamento, in quanto i siti erano indicati semplicemente con il cognome della famiglia originariamente insediata.
L'incongruenza è evidente confrontando i toponimi delle località rurali secondo gli usi locali e quelli riportati nelle carte dell'Istituto Geografico Militare. Questa incongruenza fu oggetto di un breve saggio del geografo Luigi Vittorio Bertarelli, pubblicato nel 1907 nella rivista mensile del Touring Club Italiano. Il Bertarelli fa notare che, in genere, nella lingua locale si indicano i siti facendo precedere al cognome di una famiglia (al plurale) la locuzione su de is o, più semplicemente, is (es. Su de is Pinnas o Is Pinnas), mentre nella toponomastica dell'Istituto Geografico Militare si indicano i siti facendo precedere la denominazione specifica dalla parola furriadroxiu (es. Furriadroxiu Pinna). In sardo, su è un pronome dimostrativo ("quello"), de è una preposizione semplice ("di"), is è l'articolo determinativo ("i"). La denominazione locale pertanto sottintende la tipologia indicando l'insediamento con la forma "quello dei" (Su de is Pinnas, "Quello dei Pinna") o, più semplicemente, "i" (Is Pinnas, "I Pinna"). La forma di questi toponimi è piuttosto frequente nel Sulcis: ad esempio, il comune di Santadi, caratteristico per l'alto numero di insediamenti sparsi nel suo territorio, comprende varie frazioni che usano questi toponimi (Is Canis, Is Cattas, Is Vaccas, Is Collus, Is Pinnas, Is Sinzus, Is Pisanus, Is Sabas, Is Lois, Is Scanus, Is Piroddus, ecc.).
L'ambiente naturale
La conoscenza dell'ambiente fisico del Sulcis è fondamentale per inquadrare il contesto storico e ambientale che è all'origine della colonizzazione dispersa del suo territorio. Pur presentando caratteristiche ricorrenti in molte subregioni della Sardegna, il Sulcis mostra una sostanziale peculiarità quando si prendono in considerazione, nel complesso, la geografia, la geologia, il clima, la vegetazione.
Architettura
L'unità base dell'insediamento sparso, nel caso del furriadroxiu, si identifica in una cellula elementare a cui è associato un nucleo famigliare. La cellula del furriadroxiu comprende locali ad uso residenziale, rappresentati dalla cucina e dalle camere da letto, con le pertinenze accessorie della funzione residenziale (es. la dispensa), e locali necessari per l'esercizio dell'attività, rappresentati da rustici impiegati per il ricovero degli attrezzi, delle scorte e del bestiame da lavoro. All'unità base sono associate pertinenze esterne, rappresentate dalla corti, dal recinto per il bestiame, dal forno per la panificazione, dal pozzo per l'approvvigionamento idrico.
La differenza principale che contraddistingue il medau o il furriadroxiu dalla casa campidanese è l'integrazione della struttura con l'ambiente.. La casa campidanese è integrata in un centro abitato, pertanto si configura come unità insediativa in cui il fattore limitante è rappresentato dallo spazio. Al contrario, l'insediamento nel Sulcis è integrato, come elemento isolato, in un ambiente rurale dove lo spazio non è un fattore limitante. La morfologia del territorio e altre caratteristiche ambientali (presenza di corsi d'acqua, vie naturali d'accesso, prospettiva, ecc.) sono invece determinanti sulla dislocazione delle unità edilizie. Contestualmente a questo aspetto va segnalata anche la tendenza a limitare l'impiego di materiali da costruzione e i lavori di scavo. Medaus e furriadroxius si costruivano perciò in posizioni "strategiche" sia rispetto ai campi e ai pascoli sia rispetto alle vie naturali di comunicazione, in corrispondenza di pendii di facile accesso, promontori, terrazze naturali, oppure nei fondivalle, presso corsi d'acqua, ma in posizioni non soggette al rischio di esondazioni o di condizioni di insalubrità. Lo sviluppo planimetrico, nei limiti del possibile, tendeva a adattarsi alle linee di livello, al fine di evitare scavi o contenere riporti di materiale. Gli ampliamenti si effettuavano per giustapposizione in modo da sfruttare, nei limiti del possibile, la condivisione di murature e il risparmio di elementi costruttivi.
La tipologia primitiva, quasi del tutto scomparsa, è rappresentata da un fabbricato monocellulare, a pianta rettangolare, con muri portanti e tetto generalmente a doppia falda, frontone con timpano triangolare a vista e con una sola apertura centrale. Le dimensioni lineari della cellula sono contenute entro i 4 metri, la luce massima consentita dalla travatura in legno. Gli ampliamenti si sono realizzati per moduli. Gli ampliamenti, come si è detto, sono stati eseguiti per giustapposizione di elementi modulari per sfruttare muri divisori in comune. Nella variante più diffusa l'ampliamento avviene per giustapposizione in profondità, secondo l'asse longitudinale, e con prolungamento del tetto a doppia falda a coprire più cellule, al massimo quattro per ragioni di funzionalità nella distribuzione degli spazi. In altri casi, l'ampliamento avviene per giustapposizione in larghezza, con raddoppio o prolungamento della falda. La tipologia costruttiva così derivata è rappresentata da corpi edilizi pluricellulari, sviluppati su un solo piano. Non sono tuttavia infrequenti gli ampliamenti per sovrapposizione di un primo piano o, raramente, di un secondo, con realizzazione di cellule provviste generalmente di un accesso indipendente tramite scala esterna.
Le strutture originarie sono ancora facilmente individuabili nei ruderi o negli insediamenti che hanno mantenuto un sostanziale isolamento o nelle borgate che non si sono discostate, nel tempo, dalla fisionomia degli originari boddeus. Nei centri abitati, invece, i processi di espansione e urbanizzazione hanno portato alla realizzazione di molteplici varianti che si integrano secondo schemi più o meno complessi.. Nei centri abitati compaiono perciò anche tipologie costruttive più complesse con varianti architettoniche non usuali, come ad esempio il portale di accesso alla corte sul retro o l'occultamento del timpano triangolare con un muro d'attico provvisto di cornicione.
I rustici di servizio presentano una struttura più semplice delle unità residenziali, con tetto a falda unica, spesso con uno sviluppo in altezza più contenuto. Nei casi più frequenti hanno la connotazione di loggiati (lollas) aperti su un lato, privi di archi in muratura, con elementi portanti rappresentati da pilastri in legno o in pietra. La disposizione dei rustici è spesso sfruttata per delimitare la corte o il recinto per il bestiame.