La Crisi finanziaria islandese del 2008-2011 è stata la più grande crisi politica ed economica dell'Islanda che coinvolse il crollo di tutte e tre le più grandi banche del paese a seguito della difficoltà nel rifinanziamento del loro debito a breve termine. Relativamente alla grandezza della loro economia, il crollo delle banche islandesi è il più pesante mai sopportato da un paese nella storia economica.
Descrizione
Alla fine di settembre 2008 venne annunciato che la banca Glitnir sarebbe stata nazionalizzata. La settimana seguente, il 7 ottobre 2008, il controllo della Glitnir e della Landsbanki passò in liquidazione coatta amministrativa sotto il controllo dell'FME, la locale autorità vigilante sui mercati finanziari. Due giorni dopo la stessa procedura venne seguita per la più grande banca islandese, la Kaupthing. Secondo quanto dichiarato in quei giorni dal primo ministro Geir Haarde queste misure furono necessarie per evitare il tracollo e la bancarotta dell'intera nazione islandese. Alla fine di agosto 2008 il debito estero islandese era pari a miliardi di corone (circa 50 miliardi di euro), oltre l'80% dei quali era in mano al settore bancario. Da notare che il prodotto interno lordo islandese del 2007 era stato pari a miliardi di corone (circa 8,5 miliardi di euro). Gli asset cumulati delle tre banche nazionalizzate erano pari ad agosto 2008 a miliardi di corone,Glitnir miliardi di corone ; Landsbanki miliardi di corone "Interim Financial Statement 2008Q2" (PDF); Kaupthing miliardi di corone "Interim Financial Statement 2008Q2" (PDF). I debiti delle tre banche nello stesso periodo erano questi: Glitnir miliardi di corone; Landsbanki miliardi di corone; Kaupthing miliardi di corone. pari ad oltre 11 volte il PIL islandese, il che vanificava qualsiasi possibilità di intervento della banca centrale islandese come prestatore di ultima istanza quando sarebbero iniziati i problemi finanziari. La legge di nazionalizzazione stabiliva anche che tutti gli asset interni sarebbero confluiti in nuove banche a proprietà pubblica, mentre gli asset esteri sarebbero rimasti in liquidazione. Con questa mossa si voleva proteggere l'economia nazionale, evitando conseguenze più gravi alla popolazione islandese in seguito alla crisi dell'intero settore bancario.
Nonostante questo, la crisi finanziaria ebbe un fortissimo impatto negativo sull'economia islandese: la moneta nazionale perse immediatamente di valore, i cambi con le divise estere vennero virtualmente sospesi per settimane e la capitalizzazione azionaria della borsa islandese perse oltre il 90%. In seguito a questa crisi l'Islanda entrò in recessione ed il suo prodotto interno lordo calò in valori reali del 5,5% nei primi sei mesi del 2009. All'esterno dell'Islanda, oltre mezzo milione di correntisti (quasi il doppio dell'intera popolazione islandese) si ritrovò con i depositi bancari congelati, come risultato della liquidazione degli asset esteri delle 3 banche nazionalizzate.
Le principali contromisure adottate per combattere la crisi furono le seguenti: rafforzamento dei controlli sui movimenti di capitali (compresa una temporanea sospensione di ogni cambio in valuta estera) a partire dal 6 ottobre 2008; attivazione il 17 novembre 2008 di un pacchetto di aiuti economici pari a 5,1 miliardi di dollari (dei quali 2,1 miliardi a carico del Fondo Monetario Internazionale ed i rimanenti 3 miliardi a carico dei paesi nordici), in modo da limitare il deficit di bilancio ed aiutare la creazione di banche nazionali; implementazione di misure di austerità per consolidare la parte fiscale; attivazione di un prestito che sarebbe servito a ripagare una parte dei depositi esteri quasi azzerati in seguito alla crisi (pari ad 1,2 miliardi di euro ricevuti dalla Germania, mentre un simile prestito di 4 miliardi dai Paesi Bassi e dalla Gran Bretagna non vennero mai accettati).
Gli aiuti economici allo stato islandese terminarono ufficialmente il 31 agosto 2011, senza venire prorogati con ulteriori prestiti o linee di credito condizionate. L'Islanda, come concordato col Fondo Monetario Internazionale, iniziò a riguadagnare un completo accesso ai mercati finanziari mondiali per coprire le proprie esigenze di finanziamento, iniziando a ripagare alcuni degli aiuti economici ricevuti a partire dal 2012. Nel 2013 il controllo imposto sui flussi di capitali è ancora necessario per proteggere la corona islandese, e benché il FMI abbia raccomandato di toglierlo per richiamare gli investimenti stranieri nell'isola, la stessa organizzazione ha sostenuto che questo non dovrebbe avvenire prima che la bilancia dei pagamenti si sia stabilizzata e che la banca centrale sia riuscita a costruirsi una sostanziale riserva in valuta estera. Nel 2011 il PIL ha ricominciato a crescere ed il tasso di disoccupazione a scendere. Il deficit pubblico, che era stato ben oltre il 10% nel 2009 e 2010, nel 2012 è sceso al 3,4%; il rapporto fra debito e PIL è sceso dal 101% del 2011 al 97% del 2012. Resta invece alto il tasso d'inflazione (salito al 6% nel 2012), .
La crisi finanziaria islandese iniziata nel 2008 è ufficialmente terminata il 31 agosto 2011, cioè il giorno in cui il piano di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale è terminato, benché alcune misure imposte dalla crisi (come il controllo sui flussi di capitali) siano ancora pienamente in vigore.
Sviluppo La corona islandese
La corona islandese ha perso oltre il 35% del suo valore contro l'euro fra gennaio e settembre 2008, l'inflazione era salita al 14% ed il tasso d'interesse nazionale era stato alzato fino al 15,5% per contrastare l'elevata inflazione.Il tasso venne innalzato dal 13,75% al 15% il 25 marzo 2008 ed al 15,5% il 10 aprile 2008:
La notte di mercoledì 8 ottobre 2008 la Banca centrale islandese abbandonò il tentativo di mantenere il tasso di cambio della corona ancorato ai 131 corone contro euro. Il giorno dopo la corona islandese veniva scambiata a 340 contro euro, in seguito alla nazionalizzazione dell'ultima grande banca da parte del FME ed alla conseguente perdita di ogni camera di compensazione finanziaria. Il giorno seguente la Banca centrale limitò fortemente l'acquisto di valuta estera all'interno dei confini nazionali. Fra il 9 ottobre ed il 5 novembre la Banca centrale europea fissò un tasso di cambio fra corona ed euro pari a 305.
+ Bilancia dei pagamenti islandese:esportazioni (importazioni) di beniin milioni di euro 2007 2008 Settembre () () Ottobre () () Novembre () () Escluso il traffico navale ed aereo. Dati provenienti dall'ufficio di statistica islandese e dalla Banca centrale islandese: tasso di conversione calcolato sui tassi medi mensili della Banca centrale islandese.Come termine di paragone, le esportazioni (importazioni) mensili di servizi furono pari a € M (€ M) fra maggio e agosto 2007; € M (€ M) fra maggio e agosto 2008.
Per facilitare il commercio estero il 15 ottobre la Banca centrale mise in piedi un sistema temporaneo di aste quotidiane di moneta, in cui domanda e offerta determinavano il valore della corona. La prima di queste aste vendette 25 milioni di euro ad un cambio di 150 corone. Il cambio delle corone islandesi all'esterno del paese ricominciò il 28 ottobre ad un cambio di 240 contro euro, dopo l'innalzamento del tasso d'interesse islandese fino al 18%.
A novembre il cambio reale (calcolato cioè scontando l'inflazione) della corona, come riportato dalla Banca centrale islandese, era circa un terzo più basso del cambio medio del periodo 1980 - 2008, e il 20% in meno del minimo storico nello stesso periodo; il cambio riportato dalla Banca centrale europea era ancora peggiore. Il 28 novembre la Banca centrale islandese cambiava la corona a 182,5 contro l'euro, mentre la Banca centrale europea la cambiava a 280. Quello stesso giorno la banca centrale ed il Ministero dell'economia modificarono la regolamentazione imposta dalla Banca centrale all'inizio della crisi. Venivano così vietati i movimenti da e verso l'Islanda senza un'esplicita autorizzazione da parte della banca centrale. Si stima che gli investitori stranieri possedessero circa 2,9 miliardi in titoli in corone, soprannominati glacier bond.
Le nuove regole obbligavano inoltre la popolazione islandese a depositare ogni somma in valuta straniera in una banca islandese, anche se vi sono prove riguardanti operazioni effettuate da esportatori islandesi sui mercati esteri, che cambiavano corone islandesi contro euro e sterline al di fuori del controllo della Banca centrale islandese e svuotando così il mercato interno di valuta estera. La Banca centrale dovette quindi vendere 124 milioni di euro di proprie riserve valutarie per compensare la differenza, paragonato ad un avanzo commerciale stimato in 13,9 milioni di euro.
L'ultima asta si tenne il 3 dicembre 2008. Il giorno seguente il mercato interno interbancario dei cambi riaprì con tre intermediari finanziari, tutti di proprietà pubblica. Nei primi due giorni di contrattazioni, la corona perse circa il 22% del proprio valore contro l'euro (stabilito durante l'ultima asta monetaria), salendo fino a 153,3.
Le banche
Il 29 settembre 2008 venne annunciato un piano per la nazionalizzazione della banca Glitnir mediante l'acquisto del 75% delle quote per 600 milioni di euro. Il governo dichiarò che non vi era l'intenzione di mantenere la proprietà della banca per un lungo periodo e che si aspettava che la banca stessa continuasse ad operare normalmente. Secondo quanto dichiarato dal governo, la banca sarebbe fallita entro poche settimane se non si fosse intervenuti con il salvataggio. Successivamente si scoprì che la Glitnir aveva un debito di 750 milioni di dollari in scadenza al 15 ottobre. In ogni caso la nazionalizzazione della Glitnir non venne mai conclusa, poiché la banca venne posta in liquidazione coatta amministrativa dall'autorità vigilante prima che il piano di acquisto del 75% delle azioni potesse essere approvato dagli azionisti.
L'annuncio della nazionalizzazione della Glitnir fu contemporaneo alla nazionalizzazione forzata della banca Bradford & Bingley da parte del governo britannico, con la conseguente vendita delle sue filiali al Gruppo Santander. Fra il 4 ed il 5 ottobre sui quotidiani britannici comparvero molti articoli che parlavano della nazionalizzazione della Glitnir e della leva finanziaria di molte altre banche islandesi. In seguito a questi articoli molti correntisti della Icesave (la divisione della Landsbanki operante nei Paesi Bassi e Regno Unito) iniziarono a spostare i propri risparmi dalla banca via internet. In seguito a diversi problemi di accessibilità del sito, si sparse il panico e vi fu una corsa al prelievo.
Il 6 ottobre diverse aziende private che operavano nei prestiti al mercato interbancario islandese vennero chiuse. Il primo ministro Geir Haarde fece un discorso alla nazione annunciando un pacchetto di nuove misure regolatorie che sarebbero immediatamente state discusse nel parlamento islandese, da approvare con la cooperazione dei partiti di opposizione. Fra di esse vi era la possibilità da parte del FME (l'ente regolatore del mercato islandese) di assumere la direzione delle banche islandesi senza prima nazionalizzarle, e trattamenti preferenziali per i risparmiatori nel caso della liquidazione di una banca. Vennero inoltre garantiti i depositi nelle banche e nelle loro filiali islandesi. Solo il giorno precedente le misure d'emergenza erano state giudicate come non necessarie da parte del governo.
Quella sera la filiale della Landsbanki a Guernsey venne posta in amministrazione controllata volontaria con l'approvazione del Guernsey Financial Services Commission, l'ente regolatore per il mercato finanziario di Guernsey. Secondo quanto dichiarato dagli amministratori, il problema principale delle difficoltà economiche era dovuto a dei fondi legati alla filiale britannica, Heritable Bank.