LUnione Nazionale è stato un partito politico antifascista fondato da Giovanni Amendola all'indomani del delitto Matteotti (10 giugno 1924) e della secessione aventiniana (26 giugno 1924).
Storia del partito
L'8 novembre 1924, su impulso del leader liberal-democratico Giovanni Amendola, si riunì un gruppo di uomini politici, professionisti e intellettuali antifascisti, per costituire un'associazione politica in rappresentanza di quei principi di libertà e di democrazia, "fondamento dell'Unità d'Italia e delle lotte risorgimentali, prevaricati e perseguitati dall'insorgente regime fascista"Il Mondo, 18 novembre 1924.
Al nuovo partito politico, denominato Unione nazionale delle forze liberali e democratiche, aderirono personalità di diversa estrazione politica quali i liberal-democratici Nello Rosselli e Luigi Einaudi, radicali come Giulio Alessio, socialdemocratici come Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini e Luigi Salvatorelli, indipendenti come Carlo Sforza, e, in seguito, repubblicani come il giovane Ugo La Malfa. Tra i firmatari del documento v'erano undici deputati, sedici ex-deputati e undici senatori, che si costituirono in gruppo politicoManifesto dell'Unione Nazionale di Giovanni Amendola , e: Francesco Bartolotta, Parlamenti e Governi d'Italia, Vito Bianco Editore, Roma, 1970.
Nel giugno 1925, il movimento tenne a Roma il suo primo (e unico) Congresso; in seguito mutò il proprio nome in Unione democratica nazionaleAlessandro Galante Garrone, cit., pag. 405.
Il 20 luglio 1925 Giovanni Amendola fu aggredito dalle squadre fasciste in località La Colonna a Pieve a Nievole (in provincia di Pistoia). Non si sarebbe più ripreso dall'aggressione: Amendola perì a Cannes il 7 aprile 1926, a seguito delle percosse subite.
La stessa Unione Nazionale non sopravvisse al suo leader. Con l'approvazione delle leggi eccezionali del fascismo (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848), infatti, il partito fu - anche formalmente - disciolto dal regime. Nella "Pentarchia" costituita al fine di porre in liquidazione il movimento, figura anche il giovane La Malfa.
Nel movimento radical-socialista Giustizia e Libertà, sorto in esilio a Parigi nel 1929, si possono ritrovare in parte le iniziative di Nello e di Carlo Rosselli (che nel libro Socialismo liberale ha cercato di integrare il meglio del pensiero liberale e di quello socialista)Il messaggio politico dei fratelli Rosselli - integrato dal pensiero mazziniano - costituì successivamente il substrato ideologico del Partito d'Azione, guidato da Parri, Valiani e La Malfa. Il PdA sarà protagonista della Resistenza partigiana contro il nazifascismo, del CLN e della Liberazione..
Altri firmatari del manifesto dell'Unione Nazionale, furono protagonisti dei governi: di «unità nazionale», come Ivanoe Bonomi (presidente del Consiglio dal giugno 1944 al giugno 1945) e del dopoguerra, quali Carlo Sforza (ministro degli esteri dal febbraio 1947 al luglio 1951) e Ugo La Malfa (ministro del bilancio, del tesoro e vicepresidente del Consiglio). Luigi Einaudi sarà presidente della Repubblica Italiana tra il 1948 e il 1955.
Esponenti principali
Mario Abbiate Giulio Alessio Giovanni Amendola Giustino Arpesani Roberto Bencivenga Mario Berlinguer Riccardo Bollati Ivanoe Bonomi
Piero Calamandrei Alberto Cianca Umberto Cipollone Francesco Cocco-Ortu Cesare De Lollis Guido De Ruggiero Luigi Einaudi Guido Laj
Ugo La Malfa Giorgio Levi Della Vida Novello Papafava Nello Rosselli Meuccio Ruini Luigi Salvatorelli Carlo Sforza Vito Volterra
Note
Bibliografia Giovanni Amendola, La Nuova Democrazia. Discorsi politici (1919-1925), Milano, Istituto propaganda libraria, 1992. Giovanni Amendola, L'Aventino contro il fascismo. Scritti politici (1924-1926), Milano-Napoli, Ricciardi, 1976
Voci correlate Secessione dell'Aventino Giustizia e Libertà Partito d'Azione Partito Democratico del Lavoro (Italia) Partito Radicale Italiano
Collegamenti esterni
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