Nel periodo staliniano fu l'arbitro della linea culturale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e presidente del Praesidium del Soviet dell'Unione (1946-1947).

Biografia

Ždanov, bolscevico dal 1915, dopo una gioventù trascorsa tra l'attività politica nell'esercito e la partecipazione alla guerra civile russa, fu segretario del partito a Nižnij Novgorod dal 1924 al 1934; in tale veste, partecipò alla lotta per la collettivizzazione dell'agricoltura e per l'industrializzazione socialista del paese. Il 29 gennaio 1934, al XVII Congresso del partito, pronunciò il suo primo grande discorso.

Nello stesso anno Ždanov partecipò ai lavori del I Congresso degli scrittori sovietici, ed ebbe un ruolo fondamentale nell'elaborazione dei principi del realismo socialista. Disse, in particolare, nel suo discorso del 17 agosto:

Nella seconda metà degli anni trenta prese parte alle epurazioni nel partito e di esse formulò, al XVIII Congresso, un'ampia autocritica, condannandone gli eccessi e gli erroriAndrej Ždanov, Politica e ideologia, Edizioni Rinascita, Roma 1949.Traduzione inglese del suo rapporto al Congresso: Zhdanov: Amendments to the Rules of the C.P.S.U.(B.).

Durante la seconda guerra mondiale, Zhdanov si trovò a organizzare la resistenza di Leningrado assediataR. Medvedev e Ž. Medevedev, Stalin sconosciuto, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 65-66. Dopo la sospensione di Lev Zakharovič Mekhlis dalla carica di responsabile dell’amministrazione politica centrale nel giugno 1942, Stalin gli offrì di occupare quest’ufficio, ma Zhdanov in una lettera personale chiese gli fosse negato tale nomina, citando il fatto che la sua partenza da Leningrado assediata avrebbe indebolito le forze difensive. In un’intervista del 2012 l’ex direttore di BDT Gennadij Sukhanov rammentò che «vidi una volta sola lui (Zhdanov) in un corridoio di Smol’nyj a quei tempi. Egli era come tutti noi. Giacca grigia, magro, volto pulito e rasato, un po’ gonfio, mi sembrava inoltre che avesse un edema. Aveva un brutto aspetto. Egli non era grosso, come prima di questo incubo».

Membro della commissione sull’indagine delle atrocità degli occupanti tedesco-fascisti (1942), tuttavia, come nota la candidato in Scienze Storiche M.I. Sorokina, nel suo lavoro di studio Zhdanov quasi non accettò. Tra 1944 e 1947 guidò la Commissione di Controllo Alleata in Finlandia, lavoro al quale partecipò attivamente come capo della delegazione a Helsinki: condusse trattative col governo finlandese e supervisionò il lavoro dei rappresentanti sovietici in Finlandia.

Tuttavia subito dopo la guerra Stalin trasferì Zhdanov a Mosca. Come membro del Politburo e del Segretariato del CC, fu responsabile per l’ideologia e la politica estera, nell’aprile 1946 assunse la dirigenza dell’Ufficio di agitazione e propaganda (capo Grigorij Aleksandrov) e del Dipartimento di politica estera (direttore Mikhail Suslov), in agosto presiedette insieme a Malenkov le riunioni del CC. Presiedette la commissione istituita nel 1946, che propose una bozza del nuovo programma di partito. Secondo suo figlio, Stalin lo considerava “un possibile successore, anche se in un futuro lontano“.

Nel dopoguerra, con un'influenza sulle decisioni del partito ormai superiore a quella dello stesso StalinR. Medvedev e Ž. Medevedev, Stalin sconosciuto, cit., p. 219., Ždanov pose in atto una serie di iniziative atte a combattere le influenze occidentali sulla cultura sovietica. Così, nell'agosto 1946, si scagliò contro il decadentismo e il pessimismo nella letteratura, e in particolare contro lo scrittore satirico Michail Zoščenko e la poetessa Anna Achmatova, cercando di imporre la propria dottrina sull'arte sovietica. Nel giugno dell'anno successivo, espresse severe critiche nei riguardi delle tesi di G. F. Aleksandrov sulla storia della filosofia e indicò gli obiettivi del fronte filosofico in URSS. Da amante della musica classica, Ždanov criticò infine, nel gennaio 1948, le tendenze al formalismo nel panorama musicale, attaccando in particolare Prokof'ev e Šostakovič.Andrej Ždanov, Arte e socialismo, cit.

In forte sovrappeso, morì nel 1948 a causa di un arresto cardiaco; Nikita Chruščëv scrisse nelle sue memorie che Ždanov era un alcolista e che nei suoi ultimi giorni di vita, Stalin - il quale stava pensando a lui come suo successore alla guida dell'URSS - gli chiese di bere solo succhi di fruttaSimon Sebag Montefiore, Stalin: The Court of the Red Tsar, ISBN 1-4000-4230-5..

Dal 1948 e fino al 1989 la sua città natale in suo onore ha preso il nome Ždanov.

Il figlio di Ždanov, Jurij (1919–2006), nel 1949 sposò la figlia di Stalin, Svetlana Allilueva. Il matrimonio ebbe termine nel 1950 con un divorzio. La coppia ebbe una figlia, Ekaterina.

La dottrina Ždanov

A partire dal 1946 e fino all'inizio degli anni cinquanta, il codice ideologico di Ždanov, conosciuto come "dottrina Ždanov" e noto anche come "ždanovismo" o ždanovščina (), stabilì i canoni della produzione culturale nell'Unione Sovietica. Ždanov intendeva creare una nuova filosofia per le creazioni artistiche mondiali. Il suo metodo ridusse tutta la cultura a una sorta di grafico, in cui un dato simbolo corrispondeva a un semplice valore morale. Ždanov e i suoi collaboratori si prefiggevano inoltre di eliminare qualsiasi influenza estera dall'arte sovietica, definendo "arte degenerata" quella di ogni ideologia differente dal comunismo.Richard Stites (1992). Soviet Popular Culture. Cambridge University Press. pag. 117.

Questa dottrina suggeriva che il mondo era diviso in due fazioni opposte, quella "imperialista", guidata dagli Stati Uniti d'America; e quella "democratica", capeggiata dall'Unione Sovietica. Una sua celebre esternazione che arrivò a definire la dottrina fu la frase: "l'unico conflitto possibile nella cultura sovietica è il conflitto tra il buono e il migliore". Questa politica culturale venne rigorosamente applicata, censurando scrittori, artisti e intellettuali di vario genere, con punizioni che venivano inflitte a chi si rifiutava di conformarsi agli standard ritenuti accettabili da Ždanov stesso. Questa politica ebbe termine nel 1952, in quanto ritenuta culturalmente colpevole di impatto negativo sull'Unione Sovietica.Lewin, Moshe. The Soviet Century. London: Verso, 2016, 129

L'origine della dottrina Ždanov risale al periodo di poco precedente al 1946 quando alcuni critici avanzarono l'ipotesi (sbagliando secondo Ždanov) che i classici russi della letteratura erano stati influenzati da celebri scrittori esteri, ma ebbe la sua prima piena applicazione nel condannare le opere "apolitiche, borghesi e individualiste" dello scrittore satirico Michail Michajlovič Zoščenko e della poetessa Anna Andreevna Achmatova. Il 20 febbraio 1948, la ždanovščina si concentrò sulla condanna del formalismo nella musica, prendendo di mira compositori come Sergej Sergeevič Prokof'ev, Dmitrij Dmítrievič Šostakovič, Aram Il'ič Chačaturjan e altri. Quello stesso aprile, molti dei musicisti perseguiti furono costretti a pentirsi per aver mostrato tendenze al formalismo nella loro musica in un congresso speciale del sindacato dei compositori sovietici. Ždanov era il più apertamente colto del gruppo dirigente sovietico e il suo trattamento degli artisti fu comunque mite per gli standard sovietici dell'epoca. Egli scrisse anche un pamphlet satirico ridicolizzando l'attacco al modernismo.

Note

Bibliografia

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