Figlio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, fu educato secondo i valori dell'Umanesimo, incardinati sulla conoscenza degli antichi latini e greci sia linguisticamente, sia nella prospettiva più culturale. Crudele e vendicativo, era «un homo che faceva grandi pazzie et cose dishoneste da non scrivere»Galeazzo Maria Sforza, di Cesare Violini, 1943, p. 141..
Di temperamento instabile e sregolato, ebbe ripetuti contrasti con la madre, che esplosero al momento dell'ascesa al trono ducale dopo la morte del padre e che terminarono, secondo alcuni, in un matricidio. Di carattere altero e tendente alla superbia, Galeazzo Maria si dimostrò al contempo governante capace e saggio, proseguendo in questo campo la oculata politica di risanamento economico-sociale avviata già dal padre.
Coadiuvato dal segretario Cicco Simonetta, inaugurò una nuova politica monetaria e favorì le coltivazioni e le irrigazioni. Amante dell'arte e della cultura, si fece promotore dell'abbellimento del castello di Porta Giovia (Castello Sforzesco) chiamandovi artisti per decorarlo.
Benché avesse dimostrato attenzione nei confronti dei Medici e avesse protetto gli alleati contro le mire piemontesi, il duca dimostrò la repentinità con cui cambiava le alleanze annullando da un lato il matrimonio del fratello Sforza Maria Sforza con Eleonora d'Aragona, figlia del re di Napoli e membro effettivo della lega; dall'altro, combinando un matrimonio con l'odiata dinastia dei Savoia per pressioni politiche da parte del Re di Francia. Fu proprio quest'ultimo a favorire una congiura che lo uccise il 26 dicembre 1476, a 32 anni d'età, mentre presenziava alla messa di Santo Stefano nell'omonima basilica. Tuttavia, ciò non fu sufficiente per frenare il potere degli Sforza sulla città meneghina; gli succedette il figlio di 7 anni, Gian Galeazzo Maria Sforza.
Biografia Infanzia, educazione e apprendistato
Figlio primogenito di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, nacque il 14 o il 24 gennaio 1444 alle ore 21 a Fermo, città della quale il padre deteneva la signoria, presso la rocca detta del Girone o del Girifalco (posta in posizione dominante in cima al Colle Sàbulo, ove sorge la città di Fermo), dov'era la residenza della famiglia Sforza.. La permanenza a Fermo venne interrotta nel 1445, quando le città della Marca Fermana si ribellarono alla signoria sforzesca e in modo particolare i residenti della capitale, Fermo, assediarono la rocca che fu messa a ferro e fuoco ("quel giorno le pietre infuocate andavano dal basso verso l'alto" racconta un testimone), costringendo gli Sforza ad abbandonare definitivamente Fermo e tornare nel Nord Italia, rifugiandosi in un primo momento a Pesaro, poi a Cremona.
Il nonno materno, Filippo Maria Visconti, volle chiamarlo Galeazzo in memoria di suo padre e Maria in ottemperanza al voto dello stesso, sancendo in questo modo la continuità della casata viscontea nella giovane dinastia Sforza.. Dopo che il padre riuscì ad abbattere, con un colpo di mano, l'Aurea Repubblica Ambrosiana (entità politica creatasi alla morte di Filippo Maria nel 1447), Galeazzo Maria fu presentato come erede del Ducato di Milano e insignito del titolo di conte di Pavia. Visse i successivi anni tra il castello di Abbiategrasso e Pavia, sotto la custodia della nonna materna Agnese del Maino.
Il padre desiderò che il primogenito (così come la sorella Ippolita, estremamente dotata intellettualmente) ricevesse l'istruzione migliore da parte di eccellenti precettori umanisti, tra i quali figurava anche quel Cola Montano che sarà l'educatore dei futuri assassini di Galeazzo Maria nel 1476.. Tra i principali educatori, si ricorda in primo luogo Baldo Martorelli, umanista marchigiano erede della pedagogia umanista di Vittorino da Feltre, che compose un manuale di Grammatica latina per i giovani principi..
Questi impartì a Galeazzo Maria, secondo l'educazione umanista, la conoscenza della storia, della geografia, della musica, della danza, della poesia e delle lingue classiche. In seguito fu posto sotto le cure di Guiniforte Barzizza che, entrato in servizio nel 1457, completò l'educazione del giovane principe dandogli quei primi rudimenti politici necessari perché potesse giostrarsi negli intrighi politici (il Barzizza fu infatti segretario di Filippo Maria Visconti, il che lo rendeva estremamente adeguato per il compito). Il Ratti, però, ricorda che non fu solo l'educazione umanistica a essergli stata impartita:
Primi compiti ufficiali Gennaio 1452: Ferrara Per fargli prendere confidenza con gli affari di Stato, il padre Francesco Sforza inviò il piccolo Galeazzo Maria, accompagnato dal precettore e, in alcuni casi, anche dalla madre, a far da rappresentante del Ducato di Milano. La prima ambasciata del giovane Sforza fu quella ferrarese, quando aveva soltanto 8 anni.: obiettivo era migliorare i rapporti con Federico III d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero in viaggio per raggiungere Roma ove avrebbe cinto la corona imperiale. Questi aveva accolto malvolentieri la presa di potere da parte di Francesco Sforza senza avere prima il suo consensoIl Ducato di Milano era nato nel 1398 per investitura imperiale. Estintasi la dinastia dei Visconti nel 1447, soltanto all'imperatore spettava decidere il da farsi. Quando lo Sforza conquistò Milano nel 1450, Federico si sentì gravemente offeso perché fu minata la sua autorità imperiale. Cfr. ., e l'ambasceria del figlioletto avrebbe potuto mitigare i risentimenti imperiali. Grazie a un'orazione preparata da Francesco Filelfo, il giovane fece buona impressione sia su Federico, sia sul duca di Ferrara Borso d'Este. Quest'ultimo, come segno di buone intenzioni verso la nuova dinastia meneghina, si diresse lui stesso a piedi verso Galeazzo Maria a cavallo come segno d'ossequio..
Primavera 1459: Firenze
Due anni dopo, il giovane Galeazzo Maria fu inviato nella primavera del 1459 come ambasciatore a Firenze, città amica degli SforzaCfr. Francesco Sforza e Cosimo de' Medici dove era di passaggio papa Pio II, intento a raccogliere il più vasto numero possibile di alleati italiani per la spedizione contro l'Impero ottomano. Durante il soggiorno fiorentino, Galeazzo Maria viene accolto con tutti gli onori: Pio II gli permette di fiancheggiarlo a cavallo, onore concesso a pochiIl papa concede questo onore, come sottolinea , perché s'attende da Francesco Sforza gli aiuti militari più consistenti nella Crociata contro i Turchi.; Cosimo de' Medici lo invita nella sua casa di Via Larga, concedendogli onori principeschi e intrattenendolo con feste sontuose. Il ricordo fu così piacevole che il giovane Sforza ebbe a dire:
Maggio 1459: Concilio di Mantova
Quando nell'aprile del 1459 il Papa lasciò Firenze, Galeazzo Maria lo seguì fino a Mantova, ove il pontefice senese aveva indetto il Concilio eponimo per organizzare una spedizione contro gli Ottomani che avevano preso Costantinopoli nel 1453. Tale concilio, che si rivelò presto un fallimento totale per la mancanza di partecipanti e per le divisioni interne dei principi italiani e stranieri (tra questi ultimi, era ostile alla crociata Carlo VII di Francia), risultò propizio per le sorti degli Sforza: Bianca Maria, amica della marchesa Barbara di Brandeburgo consorte di Ludovico Gonzaga, favorì il matrimonio tra Galeazzo Maria e la figlia dei marchesi mantovani Dorotea, in quanto i Gonzaga aiutarono lo Sforza nella guerra contro i Veneziani di pochi anni prima.
1461-1465: apprendistato politico Dopo queste prime ambascerie di carattere diplomatico, Galeazzo Maria fu chiamato dal padre per supervisionare gli affari di Stato e prendere dimestichezza con l'esercizio del potereNel 1461, Francesco Sforza ebbe un violento attacco di gotta che lo ridusse in fin di vita. Sapendo del suo precario stato di salute, volle preparare il primogenito a prendere in mano il timone dello Stato., aiutato in questo compito dall'abile segretario ducale Cicco Simonetta. Si venne così a creare una solida armonia tra i tre uomini, dalla quale rimase però esclusa la madre, con suo grave dissentire.
Guerre in Francia (1465-1466) Nel 1461 divenne re di Francia Luigi XI, al quale spettò il compito di consolidare ulteriormente l'autorità monarchica dopo la vittoria nella guerra dei cent'anni a discapito dei feudatari restii a cedere i loro privilegi al monarca francese, scatenando la rivolta del bene Pubblico.. Tra questi nobili riottosi, spiccava la figura di Carlo il Temerario, duca di Borgogna, il quale ingaggerà fino al 1477 (anno della sua morte), una lotta mortale col re francese.
Galeazzo Maria in Francia Allo scoppiare dei primi scontri, Francesco Sforza cercò di migliorare i rapporti con la nazione d'oltralpe inviando un contingente armato al comando del primogenito Galeazzo Maria perché fiancheggiasse re Luigi contro l'aristocrazia ribelle. La guerra fu, per il giovane Sforza, l'ultimo tassello per il completamento del suo curriculum.. Poiché era fiancheggiato da esperti generali (tra i quali figurava il fedele Gaspare Vimercati.), Galeazzo Maria poteva osservare il funzionamento della macchina bellica senza avere alcuna responsabilità effettiva.
Governo del Ducato (1466-1476) Successione inaspettata e il rientro a Milano
L'8 marzo del 1466, dopo due giorni di una improvvisa malattia, Francesco Sforza morì.. Richiamato urgentemente a Milano dalla madre, Galeazzo, lasciato Giovanni Scipione in Francia quale suo sostituto, si mise quindi in marcia, traversando in incognito - era vestito da mercante. - i territori dell'ostile duca di Savoia Amedeo IX e .. L'odio verso gli Sforza era dovuto al rancore di Maria di Savoia che, in quanto moglie abbandonata dal nonno di Galeazzo Maria, Filippo Maria Visconti, nutriva profonda avversione verso i nuovi duchi di Milano, da lei considerati usurpatori di quanto le sarebbe dovuto spettare dal matrimonio con Filippo Maria. Nonostante le precauzioni, il 16 marzo Galeazzo Maria e il suo seguito furono attaccati e dovettero rifugiarsi per alcuni giorni nella chiesa della Abbazia di Novalesa ai piedi del Colle del Moncenisio nei pressi di Susa. La situazione fu risolta grazie all'intervento di Bianca Maria, la quale convinse il marchese Antonio di Romagnano, politico piemontese, delle minacce francesi che il Ducato di Savoia avrebbe ricevuto qualora fosse stato fatto del male al novello ducaIn , il Romagnano sembra aver preso da sola l'iniziativa, liberando da Novalesa Galeazzo Maria e i suoi compagni dal gruppo ostile legato ai Savoia..
Galeazzo Maria entrò a Milano il 20 marzo./29 marzo. 1466 passando da porta Ticinese e in mezzo a una folla acclamante. I festeggiamenti per il suo ingresso erano stati preparati con sollecitudine dalla madre per mettere a tacere coloro che osavano dubitare della legittima successione.. Nel contempo, da tutte le grandi potenze italiane (con l'eccezione di Venezia, nemica tradizionale dello Sforza.) e dai domini ducali giunsero messaggi di cordoglio per la morte del duca Francesco..
L'indicibile crudeltà di Galeazzo Maria
Il giovane duca (aveva 22 anni, al momento della sua ascesa al potere) era assai lontano dall'incarnare la moderazione, la gentilezza e la temperanza dei genitori nell'esercizio del potere. Come rivelerà già all'indomani della sua incoronazione, Galeazzo Maria dimostrò di possedere un carattere sì volitivo, ma con accenni di sadismo e di brutalitàIn si ricorda, tra le altre cose, che «fu crudele e fece morir di fame un sacerdote [...] Altri fece serrar vivi nelle case, e seppellire sotto terra come morti»..