Novi Ligure (IPA: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria in Piemonte. Comune principale della regione del Novese, a cui dà il nome, e più in generale dell'Oltregiogo genovese, Novi è uno dei centri-zona della provincia di Alessandria in quanto sede dell'ospedale, del polo scolastico superiore e di altri servizi per i cittadini.
Già importante città della Repubblica di Genova, fu capoluogo dell'omonima provincia di Novi durante il Regno di Sardegna. Il suffisso "Ligure", venne aggiunto con il regio decreto dell'11 gennaio 1863, in seguito al passaggio in Piemonte avvenuto quattro anni prima a causa della Legge Rattazzi. La decisione fu presa per rimarcare l'antica appartenenza territoriale alla Regio IX Liguria.
Nel corso della propria storia, in ragione della strategica collocazione geografica, divenne prima oggetto di contesa da parte di antichi stati italiani medievali e in seguito maggiore centro della Repubblica di Genova nella regione storica dell'Oltregiogo, quale crocevia dei traffici commerciali e monetari tra il Genovesato e la Pianura Padana.
Oggi è un'attiva realtà commerciale e industriale che basa la propria economia sulla produzione vinicola, in particolare del Cortese di Gavi DOCG, sull'industria siderurgica e su un polo dolciario che vanta importanti marchi come Novi-Elah Dufour, Pernigotti, Campari e Saiwa.
Geografia fisica
Territorio
Novi Ligure sorge nella zona sud-orientale dell’Alto Monferrato, territorio definito storicamente anche come Oltregiogo. Questo termine era ed è utilizzato dai genovesi per definire le aree immediatamente a nord dell’Appennino che sovrasta il capoluogo ligure. Più generalmente, la città è collocata nel Basso Piemonte, non lontano dal confine con la Liguria.
L'abitato è situato sulle estreme pendici settentrionali dell'Appennino Ligure, che qui si addolcisce in colline ondulate, per la maggior parte coltivate a vite e per la restante boscose. Difatti il territorio comunale è caratterizzato dalla compresenza dei rilievi collinari, subito retrostanti il centro storico e i quartieri a questo adiacenti, e dalla piana alluvionale che digrada verso il fiume Scrivia.
Novi dista, misurando dai confini cittadini: dal confine con la Liguria a sud; da Alessandria, a nord ovest; da Genova, a sud; da Torino, a nord.
Clima
La presenza della pianura antistante e la vicinanza dell'Appennino ligure determinano un clima temperato ad estate calda, con frequenti giornate di vento e occasionali nevicate nei mesi più rigidi. La temperatura media del mese più freddo (gennaio) è di , mentre quella del mese più caldo (luglio) è di .
La tabella sottostante riporta i valori medi di temperatura che si registrano in città nel corso dell'anno:
Storia
Le origini e i primi secoli
Nota come Curtis Nova, probabilmente costituita da una comunità rurale non riunita in un borgo, raccogliendo parte della popolazione della vicina città romana di Libarna, dopo l'abbandono di quest'ultima poco prima del disfacimento dell'Impero romano d'Occidente.
Inizialmente parte della Marca Obertenga, fu donata nel 969 da Ottone I al monastero di San Salvatore di Pavia e divenne castello a cavallo dell'anno Mille.
Libero comune nei primi decenni del XII secolo, si mantenne in precario equilibrio tra le città di Tortona e Pavia, in lotta tra loro, e Genova, alleata dei pavesi. Entrata nell'orbita tortonese, restò soggetta a questa città anche dopo la pace di Costanza (1183).
Tra i Marchesi del Monferrato e i Signori di Milano Ceduta al marchese del Monferrato per un breve periodo (1223-1232), tornò nuovamente a Tortona fino al 1264 per poi passare sotto il dominio di Guglielmo VII Lungaspada. Oggetto di contesa tra il Monferrato e i signori di Milano, fu assediata dalle forze viscontee nel 1320 e conquistata da Giovanni Visconti nel 1353, che nel frattempo aveva anche assunto la signoria di Genova. Parte del Marchesato del Monferrato nei periodi 1164-1192, 1223-1232, 1264-1281, 1283-1347, 1355, 1358-1380Fonte: , che ne resse le sorti complessivamente per poco meno di un secolo e mezzo di storia. Donata a Genova nel 1392, fu occupata da Facino Cane nel 1409 che la tenne fino alla morte (1412). Tornata nell'orbita milanese, fu infeudata alla famiglia genovese dei Fregoso.
L'epoca genovese (1447-1797) Nel 1447 la comunità di Novi decise di sottrarsi alla sfera milanese, dopo la morte del duca Filippo Maria Visconti e si diede a Genova con la sottoscrizione di una convenzione, che non fu mai completamente operativa, in seguito all'avvento degli Sforza. Passata sotto il dominio francese dopo la disfatta di Ludovico il Moro, restò sotto il dominio feudale dei Fregoso, fino all'avvento a Genova di Andrea Doria. La Repubblica di Genova, infatti, abbandonato l'alleato francese e rivolte le proprie attenzioni verso l'imperatore Carlo V, in cambio dell'indipendenza, provvide a ampliare il proprio entroterra conquistandola nel 1529. Da quel momento, Novi passò sotto il dominio diretto di Genova (diventando la città più importante del territorio chiamato Oltregiogo) e vi rimase fino alla fine della Repubblica di Genova (avvenuta nel 1797 e, dopo una breve restaurazione l'anno prima, nel 1815) prima e della Repubblica Ligure (nell'anno 1805) poi, se si esclude l'occupazione austro-piemontese durante la guerra di successione austriaca (1745-49), momento nel quale Novi ottenne il titolo onorifico di cittàFonte: . Fu dunque parte della Repubblica di Genova negli anni che vanno dal 1392 al 1412, dal 1447 al 1745, dal 1749 al 1797 e dal maggio 1814 al gennaio 1815.
Le battaglie di Novi e l'ingresso nel Regno di Sardegna
Nel 1799, all'epoca della Repubblica Ligure di cui fu parte dal 1797 al 1805, Novi fu teatro di un'aspra battaglia, sostenuta tra i corsi del Lemme e dello Scrivia e combattuta fra gli austro-russi guidati dai generali Melas e Suvorov e i francesi comandati dal generale Joubert (che trovò la morte nelle fasi iniziali dello scontro, lasciando il comando nelle mani di Moreau). In seguito alla sconfitta i francesi furono costretti a ripiegare su Genova. Nei mesi seguenti, in seguito ad un'offensiva progettata dal generale Championnet, Novi fu ripresa dalle forze francesi e ospitò nuovamente gli scontri tra i due eserciti il 24 ottobre ed il 6 novembre dello stesso anno.
Entrò quindi a far parte del Primo Impero francese, compresa nel territorio del Dipartimento di Genova, di cui fu parte dal 1805 al 1815, anno in cui, conseguentemente agli accordi del Congresso di Vienna, il dipartimento venne abolito e la città annessa al Regno di Sardegna e inclusa nella nuova Divisione di Genova. Capoluogo di provincia dal 1818, dopo la promulgazione del Decreto Rattazzi nel 1859 assunse il nome di "Novi Ligure", sia per sottolineare un importante periodo storico della città, sia per evidenziare l'opinione contraria creatasi in seguito alla riforma amministrativa voluta dal primo ministro Rattazzi, che soppresse la provincia nel 1859, incorporandola in quella istituenda di Alessandria e quindi di conseguenza al futuro PiemonteLe regioni italiane divennero effettivamente operative solo dal 1970. Fonte: .
Dall'unità d'Italia alla seconda guerra mondiale
La seconda metà dell'Ottocento si rivelò essere per la città un periodo di forte espansione, grazie all'arrivo della ferrovia Torino-Genova (1850). La strategica posizione geografica, unita alla disponibilità di ampi spazi, manovalanza (garantita dall'inurbamento degli abitanti delle campagne e delle valli circostanti) e alle nuove infrastrutture (che garantivano il rapido trasferimento delle merci prodotte) favorì il sorgere di nuove industrie. Tra queste degne di nota fu la "Carbonifera" del novese Edilio Raggio, che sul finire del XIX secolo produceva le mattonelle di carbone per la trazione delle locomotiveFonte: . Fu proprio l'aumento dei traffici reciproci tra Novi e il porto di Genova uno dei motivi della realizzazione, nel 1889, del "secondo valico" appenninico (noto anche come 'Linea succursale dei Giovi'). L'ormai forte vocazione industriale fu ulteriormente accresciuta dall'insediamento, avvenuto nel 1900 della "Ferriera di Novi Ligure", una grande acciaieria posta alla periferia dell'abitato, in prossimità del parco ferroviario di San Bovo. Il lasso di tempo che va dalla prima guerra mondiale alla seconda fu caratterizzato da un rallentamento dello sviluppo; in particolare, fu la seconda guerra mondiale a lasciare le ferite più pesanti in città. Già all'inizio della guerra, il 13 giugno 1940 la Francia aveva mandato in città, a causa delle sue infrastrutture ferroviarie strategiche, i suoi bombardieri Lioré-et-Olivier LeO 451. Ma la vera tragedia accadde 4 anni dopo. Il terribile bombardamento dell'8 luglio 1944 causò oltre cento vittime e parecchie centinaia di feriti, riducendo in macerie molti edificiDal sito dell', Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria. Una lapide ricorda il terribile evento. Il periodo successivo all'armistizio fu caratterizzato dall'azione di formazioni partigiane (quali la Divisione Pinan Cichero) contrapposte a quelle nazi-fasciste. Per quanto riguarda le sorti belliche di Novi vanno ricordate anche la battaglia di Pertuso e la precedente strage della Benedicta.
Al referendum istituzionale del 1946, i novesi votarono in maggioranza schiacciante per la Repubblica col 69,7% e solo il 30,2% votò per mantenere la monarchia.
Simboli Stemma comunale
Descrizione araldica dello stemma:
Lo stemma comunale prende spunto dallo stemma di Genova.
Gonfalone Il gonfalone civico è stato concesso con D.P.R. dell'11 gennaio 1952, si tratta di un «drappo partito di bianco e di rosso».
Bandiera
La bandiera della città è costituita da una croce rossa su campo bianco (sul modello della croce di San Giorgio, bandiera di Genova), al cui centro insiste una croce greca di colore bianco. È possibile osservare tale stendardo sventolare in piazza Repubblica, insieme a quelle dell'Italia, dell'Unione europea e della Regione Piemonte.
Onorificenze Titolo di Città, conferitole nel 1746 da Carlo Emanuele III di Savoia, durante il breve periodo di occupazione sabauda incorso nell'instabile momento storico della guerra di successione austriaca. Successivamente alla pace di Aquisgrana (18 ottobre 1748), ristabilita l'appartenenza alla Repubblica di Genova, il doge Cesare Cattaneo Della Volta confermò alla comunità di Novi tale titolo onorifico.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Centro storico
Centro di villeggiatura delle ricche famiglie genovesi nel XVII e XVIII secolo, il centro storico della città si caratterizza per la presenza di numerosi palazzi nobiliari, molti dei quali dalla facciata dipinta. Di rilievo è pure Palazzo Negroni, ricco di decorazioni dello stesso secolo e dotato di due meridiane, una delle quali basata sul calendario rivoluzionario francese. Conserva sul lato del cortile notevoli tracce della decorazione originaria seicentesca. La più importante piazza del centro storico è detta Delle Piane, dal nome della storica famiglia nobiliare genovese, sulla quale si affacciano, oltre all'omonimo Palazzo Delle Piane, la chiesa Collegiata e Palazzo Negroni.
Ville ,
La Marchesa, il nome con cui dal 1700 la tenuta è citata nelle visite pastorali e nei testamenti.
Architetture religiose Collegiata di Santa Maria Assunta
La collegiata di Santa Maria Assunta, nota anche con il titolo di Santa Maria Maggiore, fu ricostruita in epoca barocca, ma le sue origini affondano forse all'epoca paleocristiana.
Chiesa di Santa Maria Maddalena Nell'oratorio di Santa Maria Maddalena si conserva un imponente Calvario composto da 21 statue lignee e da due cavalli a grandezza naturale, opera di intagliatore ignoto nonché un Compianto sul Cristo costituito da 8 figure in terracotta, entrambi risalenti alla seconda metà del Cinquecento.
Cimitero comunale