Biografia

Cresciuto nel Bronx, si iscrisse alla Bronx High School of Science, diplomandosi nel 1942, e quindi alla New York University. Ottenne un Ph.D. nel 1955 presso la Harvard University con una tesi su Contributions to the Problem of Type (sulla Superficie di Riemann), avendo come relatore di Lars Ahlfors. Iniziò a insegnare presso la Stanford University nel 1957, dove rimase fino alla morte in qualità di professore emerito. Per la sua riconosciuta e duratura professione svolta nell'ambito della docenza universitaria, gli fu assegnato nel 1985 un importante premio dedicato al valore dell'insegnamento, il Dean's Award for Outstanding Teaching.

Nel 1990, oltre alla cattedra a Stanford, assunse anche l'incarico di vicedirettore del Mathematical Sciences Research Institute di Berkeley (California),Biografia su MSRI dove, com'egli stesso racconta, poté usufruire della vasta biblioteca, che unisce e ordina insieme opere e documenti di matematica e astronomia in "felice combinazione", a cui attinse per la scrittura di Poetry of the Universetrad.it. di L.Sosio. Robert Osserman"Poesia dell'Universo -L'esplorazione matematica del cosmo"- ed.Longanesi & C. 1996., il suo libro più famoso e più pubblicato a livello internazionale, nel quale riepilogava una sintesi del corso interdisciplinare attuato nella prima metà degli anni novanta all'Università di Stanford in collaborazione con altri colleghi.

In sua memoria a Stanford (organizzata dagli istituti dove Osserman lavorò), il 21 e 22 aprile 2012, è stata indetta una conferenza focalizzata sui suoi contributi e scritti (con particolare riguardo per quelli geometrici) partoriti durante la carriera di scienziato e professore.

Poesia dell'Universo - L'esplorazione matematica del cosmo

In tale saggio espose principalmente la parte riferita ad evoluzione e applicazione del pensiero geometrico indispensabile all'osservazione e interpretazione delle proprietà naturali e strutturali dell'universo; con puntualizzati richiami storici, ad iniziare dal genio dei precursori matematici e filosofici greci, quali Pitagora ed Eratostene di Cirene del quale spiega l'uso dello gnomone e la semplice trigonometria con cui ricavò una prima misura, abbastanza precisa, della circonferenza terrestre. Soffermandosi poi sugli studi pionieristici di fine'800 concernenti la metrica quadridimensionale e il calcolo dei tensori, dando così risalto all'opera di Bernhard Riemann. E incentrando il nòcciolo del contenuto sulle teorie einsteniane della Relatività (quella "speciale" e la "generale"): considerate il fondamento dello studio astrofisico moderno; principalmente l'inviolabilità della costante c (velocità limite della luce e d'ogni segnale trasmissibile nello spazio vuoto) in quanto condiziona la capacità di misura del cosmo, rendendone possibile solo un esame empirico retrodatatoL'Autore denomina appunto col termine "retroverso" la porzione sferica tridimensionale dei confini dello spazio cosmico che ogni osservatore percepisce dalla propria prospettiva, internamente ad un universo complessivamente quadridimensionale(Op.cit.capp.7-8). delle sue leggi e caratteristiche globali, come le distanze fra le masse galattiche e l'attuale portata della costante di Hubble che, unitamente alla curvatura dello spazio-tempo dovuta alla gravità: danno forma e destino all'insieme della materia universale.R.Osserman,Op.cit.;vedi anche pag. finale di "Ringraziamenti".

L'opera pone l'accento sulla visione d'un cosmo in continua evoluzione, i cui confini vanno sistematicamente modificandosi ed aumentando a partire dal big bang: la genesi propulsiva in cui si estrinsecò l'estrema concentrazione di tutta l'energia, allora in forma di radiazione e materia subnucleare, che s'è trasformata nell'universo a noi visibile. Consegue che visto a ritroso, periodo dopo periodo, diveniamo spettatori d'uno spazio in generale via via volumetricamente più ridotto e caldoE dunque con densità media, della sua materia distribuita per cm cubico, gradualmente più elevata. (ovviamente se la sua espansione è rimasta almeno sempre costanteAi giorni in cui fu pubblicata la 1ª edizione del libro ancora non era chiaro se l'espansione fosse o no in decelerazione, e l'Autore su questo e i relativi effetti rimase possibilista). Così scrutando l'arco celeste in profondità si rivela progressivamente a noi il passato cosmico, con la successione dei processi che ne hanno costruito l'insieme, a cominciare dai suoi corpi più antichi come Quasar e protogalassie fin alle diverse generazioni riguardanti il tipo delle singole stelle. Al proposito il contenuto del testo s'apre con l'illustrazione della mappa tracciata dal satellite COBE, che racchiude una "istantanea" dell'universo primordiale risalente ai primi trecentomila (o poco più) anni d'età. E lì Osserman, in modo originale, commenta che né i divulgatori "...né i loro lettori erano preparati a comprendere la natura paradossale di un'immagine che offre simultaneamente una visione della Terra verso l'esterno in tutte le direzioni e una visione verso l'interno da tutte le direzioni, dal big bang."da "Prefazione", Op.cit.

Nella nutrita appendice del volume, riservata alle note dei capitoli, l'Autore è sostiene le sue tesi con un supporto più tecnico. Lì viene illustrato (come espressione di limite cognitivo d'ogni appercezione del mondo) il modello classico dell'universo Einstein-deSitterRobert Osserman; op.cit.-Appendice: nota n°11 a cap.7"Guardando a ritroso..."., nel diagramma cartesiano in cui l'ordinata è denominata asse z e indica le cifre della successione temporale, sincrona con la visione di eventi posti su un orizzonte (circolare e variante) che ha le sue coordinate spaziali x fissate sull'ascissa. Chi osserva da un punto dell'asse z capta la luce partita in precedenza dall'orizzonte: che gli conduce quindi informazioni empiriche sulla rispettiva emittente com'era in quel momento; ma che ignora quel che ad essa può esser accaduto successivamente, o nell'intervallo fra la proiezione dell'evento x e la sua rilevazione nel tempo z. Ergo, egli non sa dinamica, né aspetto e/o ampiezza effettiva assunti dall'orizzonte al momento del ricevimento del segnale emesso, né l'attuale posizione (e lontananza) della rispettiva fonte. Ottiene, con l'osservazione diretta, solo una conoscenza storica di quei punti (sorgente) localizzati sulla complessiva curva cosmica. Ma nonostante quest'insormontabile frontiera può ricostruire un'immagine almeno compatibile con i dati di tali ricezioni, mettendone insieme i fattori via via e ad uno ad uno misurati che recano un'impronta delle variazioni relative al crescere del tempo e configurandoli in un modello teorico coerente col bagaglio di conoscenze già sperimentalmente acquisite, e compatibile con esse.

Ed Osserman non si esime, in coda alla pubblicazione, dal suggerire una velata obiezione verso qualche esposizione scientifica, del periodo in cui scrisse, che (a suo dire) non dava la debita importanza ai limiti temporali in cui è circoscritta ogni osservazione e deduzione astronomicaVedi,Op.cit.in Appendice,l'estesa notifica n°11 al capitolo 7(pag.189).

Un pregio dell'opera sta nella lucida esplicazione, asseverata dagli esempi storici, che mette in risalto l'intuizione e l'immaginazione su cui s'erige il pensiero matematico d'ogni epoca. Che (a giudizio dell'Autore) malgrado sembri così distaccato dalla contingenza quotidiana, si rivela la fonte più attendibile di potenza euristica, capace di raggiungere una comprensione concreta e solida del mondo ma non priva di fascino e spesso affine alla poesia: per l'eleganza e la sintesi con cui porta alla luce segmenti profondi, altrimenti per sempre nascosti, della struttura naturale.

Infatti l'ultimo capitoloCap.9 "Una galassia di forme"-Op.cit. termina con la riepilogante panoramica sugli sviluppi, del secolo scorso, della geometria applicata; arrivando fin quasi alle soglie del periodo in cui l'Autore scrive. Riservando uno scorcio alla scoperta della molecola del carbonio (C60) chiamata fullerene proprio per la particolare simmetria come un incastro di forme esagonali e pentagonali, evocante l'architettura di R.Buckminster Fuller. E in conclusione illustra la cognizione della dimensione frazionaria studiata da Benoît Mandelbrot che la denominò frattale e i suoi risvolti nella disamina dei sistemi fisici, al proposito il capitolo accenna alla sua affinità con l'articolata e ripetuta simmetria suggerita dalla distribuzione delle galassieRiguardo alle varie connessioni dei frattali, specialmente in ambito cosmico, si veda anche l'articolo di L.Pietronero,M.Montuori,F.Sylos Labini "La struttura frattale dell'universo"-Le Scienze-quaderni,n°117 anno 2000., che ad una determinata scala (più definita, incentrata sull'osservazione in profondità di lunghe strisce di cielo) appaiono disposte a gruppi simili a bolle (com'è qui riportato), quale emerse da una innovativa ricerca nel centro astronomico dell'Harvard University (a metà degli anni'80).

Con l'aggettivo "matematico", inserito nel sottotitolo, l'Autore probabilmente intende il modo di far procedere le idee, il metodo logico seguito nel pensare, l'elaborazione d'un'autoconsistenza teorica rapportabile ai riscontri empirici, ossia quei consueti meccanismi mentali disciplinati dalla matematica applicata allo studio sperimentale, più che il modo tecnico costituito da simboli e numeri in formula; ché la stesura di queste sue pagine (esclusa l'appendice) è approfondita da schematici e accurati grafici, diagrammi e disegni esplicativi dei concetti ivi esposti col linguaggio comune, sovente affine allo stile filosofico, solo arricchito occasionalmente da qualche necessario termine specialistico (qual curvatura positiva costante) ma con rari enunciati e scevra di formulari.

Il libro qui presentato, a testimonianza della risonanza e ampio respiro didattico delle sue pagine: ove non manca riferimento (nel cap.5"Lo spazio curvo") all'Empireo dantesco (nei versi in cui è descritto, Osserman, ravvisa il tratteggio storicamente anticipato d'una struttura ipersferica), figura nei titoli d'approfondimento dedicati allo studio di "Storia del pensiero scientifico" nell'anno accademico 2008-2009, per la relativa Cattedra della "Facoltà di Lettere e Filosofia" all'Università di Palermo (Italia).