Non è noto il luogo dove giacciono ora i suoi resti, anche se esso fu certamente meta di pellegrinaggi. Viborada fu la prima donna ad essere ufficialmente proclamata santa: ciò avvenne per opera di papa Clemente II nel 1047. Nell'iconografia viene rappresentata in abiti monacali, reggente un libro in una mano e un'alabarda nell'altra (simbolo dello strumento con il quale venne martirizzata).
Fonti Ancora nel X secolo venne redatta, su proposta del vescovo Ulrico di Augusta, una prima Vita di Viborada. Circa un secolo dopo ne venne redatta una seconda, impostata sulla base della precedente ma più ampia e con diverso stile. Questi due scritti costituiscono la fonte principale d'informazione sulla vita della santa. Inoltre essi forniscono interessanti notizie sulla cultura e la storia di quei tempi. Solo l'inclusione del capitolo della vita di Viborada del 916, può in parte essere considerato convincente. Ciò è dovuto al fatto che i redattori della Vita erano meglio informati sui loro tempi che su quelli della giovinezza di ViboradaEva Irblich: Die Vitae sanctae Wiboradae, literarhistorische Analyse S. 33–122.. L'analisi storica si rivela difficoltosa, poiché entrambe le Vite, come tipiche agiografie, servono alla formazione ed all'insegnamento religiosi. Essi presentano schemi e temi che generalmente sono diffusi nelle Vite dei santi ed alterano la figura storica.
Vita I La Vita più antica indica nel suo epilogo il decano Ekkeardo I come redattore. L'epilogo riconduce ad un miracolo l'esistenza della Vita I: Ekkeardo si ammalò gravemente ed avrebbe promesso di scrivere la storia della vita della santa nel caso fosse guarito, il che sarebbe avvenuto grazie al cilicio di Viborada. Il vescovo Ulrico di Augusta, già allievo della scuola dell'abbazia di San Gallo, gli avrebbe chiesto, durante una sua visita, il motivo per cui fino a quel momento Ekkeardo non aveva adempiuto alla promessa fatta. In questo modo egli avrebbe di fatto incaricato il monaco benedettino di scrivere la sua opera. A questo epilogo si riferisce anche l'autore della più recente Vita, Erimanno di San Gallo, nel suo dettagliato prologo.
Per evitare il rimprovero di mancanza di rispetto nei confronti del suo predecessore nell'aver rielaborato il medesimo soggetto, agli aggiunse a questo, nel punto adatto, quello dell'incursione degli Ungari a San Gallo, una citazione (Vers 51, citata in c. 34) – non documentata nell'edizione critica – da un suo lavoro giovanile, il Waltharius Gereon Becht-Jördens: Sprachliches in den Vitae S. Wiboradae (II). Dabei: ein Walthariuszitat in der jüngeren Vita. In: Mittellateinisches Jahrbuch 24/25, 1989/1990, S. 1–9, hier S. 7–9.. In altre fonti l'autore della Vita I non viene citato.
La Vita I è costituita da tre manoscritti. Essa è tramandata nel terzo volume del Passionale di Stoccarda (Bibl. fol. 56–58), il pezzo più importante dei manoscritti dell'abbazia di Zwiefalten, che dal 1802 è conservato nella Biblioteca Nazionale del Württemberg a Stoccarda.
Il terzo volume del Passionale di Stoccarda è giunto a noi pressoché al completo e contiene, oltre alla biografia di Viborada, 45 ulteriori leggende sulla santa, fra le quali le leggende di San Gallo, di Sant'Otmar e di San Magno. Il volume fu scritto verso il 1144Walter Berschin: Vitae Sanctae Wiboradae, S. 10. e proviene, come emerge dall'analisi dei capilettera Albert Boeckler: Das Stuttgarter Passionale. Augsburg 1923., dall'abbazia di Hirsau, dalla quale fu portato in quella di Zwiefalten e dopo la relativa secolarizzazione, fu posto nella Biblioteca statale del Württemberg. La Vita consta di 46 capitoli. Il secondo manoscritto, datato 1464, proviene dall'Abbazia di sant'Ulrico e sant'Afra ad Augusta ed è ora conservato nella Biblioteca civica e nazionale di Augusta. Di due manoscritti della Vita I nelle abbazie di Dillingen e di Wiblingen, che stanno alla base di un'errata edizione dei bollandisti del XVII secolo e che erano dati per dispersi, quello di Wiblingen è stato ritrovato e riconosciuto il suo valore come sistemazione del testo Gereon Becht-Jördens: Recentiores, non deteriores (siehe Literatur).
Vita II
La Vita più recente è stata redatta intorno al 1075, cioè circa un secolo dopo la prima e 28 anni dopo la canonizzazione di Viborada Johannes Duft: Sankt Wiborada in der Literatur eines Jahrhunderts. (Broschüre) S. n., S. l. 1984, S. 4.. Autore della Vita II, calligraficamente cifrata, si definisce un monaco di nome Erimanno, che presumibilmente è identico a quello dello scrittore dei versi dedicati alla santa nel vecchio manoscritto. Questo si trova nel Corpus delle leggende di santi (Codex 560) della biblioteca dell'abbazia di San Gallo ed è probabilmente anche una stesura autografa del redattoreWalter Berschin: Vitae Sanctae Wiboradae, S. 23.. Su di esso si basano le copie dei Codici 564, 610 e 1034 della biblioteca sangallese. Inoltre il Codex 586, scritto fra il 1430 ed il 1436, tramanda, oltre ad altre leggende di santi, la più antica sintesi della Vita II. Esso contiene anche la più antica rappresentazione di Viborada, con un libro ed un'anacronistica alabarda. Prima del 1451/60 c'è una traduzione con 53 miniature, contenute nel Codex 602 della biblioteca sangallese.
Biografia Poiché l'anno di nascita e l'età alla quale Viborada subì il martirio non sono indicati in nessuna delle fonti disponibili, non si sa esattamente quando fosse nata. Le molteplici ricerche per localizzare la casa dei suoi genitori non portarono a nulla e quindi abbiamo solo alcune supposizioni in meritoEva Irblich: Die Vitae sanctae Wiboradae, S. 114–115..
Secondo gli Annales Sangallenses maioresWiberat reclusa est. In: Georg Heinrich Pertz, u. a. (Hrsg.): Scriptores (in Folio) 1: Annales et chronica aevi Carolini. Hannover 1826, S. 78 (Monumenta Germaniae Historica Testo digitalizzato ) e la Cronaca Universale di Ermanno di ReichenauApud Sanctum Gallum beata virgo Wiborada arcius inclusa est. In: Georg Heinrich Pertz, u. a. (Hrsg.): Scriptores (in Folio) 5: Annales et chronica aevi Salici. Hannover 1844, S. 112 (Monumenta Germaniae Historica Testo digitalizzato ) Viborada entrò nella sua reclusione nella chiesa di San MangForma locale per San Magno di Füssen a San Gallo nel 916. Dell'ufficio divino della chiesa, fondata il 13 ottobre 898 dall'imperatore Arnolfo di Carinzia, era investito allora il fratello di Viborada, Hitto.
La data del martirio, che Viborada patì il 1º maggio 926 per mano degli Ungari invasori, fu annotata dai monaci dell'abbazia di San Gallo nel loro registro. Essi scrissero: «KALENDIS MAIIS WIBERAT reclusa a paganis interempta»Citato da: Walter Berschin: Vitae Sanctae Wiboradae, S. 1. (Alle calende di maggio la reclusa Wiberat [Viborada] venne uccisa dai pagani). Gli Annales Sangallenses maiores annotano il 2 maggio come giorno della morte di Viborada. La difformità di date fra le fonti può essere facilmente spiegata con il fatto che l'incursione magiara sia effettivamente avvenuta il 1º maggio e in tal data la santa abbia conseguito ferite molto gravi, che ne abbiano però provocato il decesso solo il giorno successivoEva Irblich: Die Vitae sanctae Wiboradae, Die Datierung von Wiboradas Tod, S. 148–150..
Leggende Infanzia e giovinezza Viborada, che proveniva da una nobile famiglia almanna, viene descritta come una bambina molto virtuosa e pia. Secondo le Vitae, lei vedeva, come suoi modelli Marta di Betania (esempio di Vita activa) e Maria di Betania (esempio di Vita contemplativa).
Nelle Vitae viene citata una sorella minore di Viborada, che morì giovane e che, invece di giocare con le sue coetanee, pregava il Signore per la redenzione dei mortali.
Anche nella sua giovinezza Viborada conduceva una vita eccezionalmente pia. Ogni giorno andava in chiesa e sollecitava incessantemente anche i suoi genitori a fare altrettanto. Nella Vita II viene descritta la sua profonda virtù, la sua pratica del frequente digiuno e della mortificazione del corpo. Mentre in un giorno festivo Viborada, con la madre ed altri compagni, si recava a cavallo alla chiesa, sentì all'improvviso una vocazione, lasciò in conseguenza i suoi gioielli e scese da cavallo: da allora abbandonò ogni abbondanza.
Tempi delle apparizioni a San Gallo
Secondo le descrizioni di entrambe le Vitae, Viborada decise di servire il fratello Hitto, prete a San Gallo. Ella gli mandò vestiti ed altre cose necessarie e preparava copertine per i testi liturgici. Hitto incominciò ad insegnarle i Salmi. Dopo il 49º Salmo però, egli smise le lezioni. Tuttavia, dopo che un'apparizione lo esortò ad ottemperare al suo dovere, insegnò a Viborada anche il 50º. I rimanenti 100 salmi vennero appresi da Viborada più tardi, grazie all'ispirazione dello Spirito Santo. Poiché ad Hitto la prima domenica del Tempo di Settuagesima mancavano i cantori per la Santa Messa, venne aiutato dalla sorella che cantò i 90 Salmi ed il suo bel canto venne riconosciuto come un risultato miracoloso. Dopo la morte del padre, Viborada curò da sola la madre. Inoltre si preoccupava di curare gli ammalati stranieri, che il fratello portava a casa. La Vita I narra di un pellegrinaggio a Roma, che Viborada avrebbe intrapreso con il fratello, mentre nella Vita II tale capitolo manca. Successivamente Hitto, seguendo un consiglio di Viborada, entrò come monaco nell'abbazia di San Gallo. Viborada visse sei anni nel mondo laico. Le Vitae però raccontano dettagliatamente, che lei in quel periodo condusse una vita ascetica, con digiuni, veglie, sonni sul duro pavimento ed autoflagellazioni.
Nella Vita II si narra di un'apparizione del demonio sotto le spoglie di un maiale: Viborada si segnò. II demonio si era portato dietro una delle sue servitrici, che iniziò a denigrarla finché, su disposizione del vescovo, si sarebbe deciso in merito alle accuse calunniose di costei contro Viborada, con un'ordalia che avrebbe rivelato la veridicità o la falsità delle accuse. Viborada si dimostrò innocente ma non punì la calunniatrice. Costei lasciò la casa di Viborada, così narra la Vita II, e continuò a diffamarla, finché Iddio la colpì facendola finire pazza e morire in povertà.
Il vescovo di Costanza Salomone prestò allora attenzione a Viborada e la invitò a Costanza. Il suo consiglio fu quello di entrare nel convento di Lindau, ma ella declinò l'invito, poiché le comparve la visione di San Gallo, che la sconsigliò. Questo capitolo della vita della santa manca nella Vita I.
La vita a San Gallo
Entrambe le Vitae illustrano ora, come Viborada, insieme al vescovo, che era anche abate di San Gallo, si fosse recata a San Gallo. Ella visse quattro anni a San Giorgio (oggi una località a sudovest di San Gallo ed in esso incorporata), insieme alle due domestiche Kebeni e Bertherada, in rigida ascesi. Il soggiorno di Viborada a San Giorgio è conforme alle regole del Concilio in Trullo prescritte per la vita da reclusi. Nella Vita II viene riportato che una notte comparve a Viborada un angelo e che cantò tre volte il 21º salmo.
Nel frattempo venne approntata presso la chiesa di San Magnus, su ordine del vescovo, una cella ove Viborada venne reclusa dal vescovo stesso fra le preghiere del popolo. Subito il demonio tentò di distoglierla dalla preghiera ma venne scacciato dal segno di croce. Le Vitae riportano di numerosi miracoli e profezie durante la vita da reclusa. Così comparve nuovamente a Viborada San Gallo che le annunciò una sciagura per le persone del convento sul lago di Costanza, il che in effetti accadde.
Ad un allievo del convento, di nome Ulrico, il futuro sant'Ulrico, avrebbe annunciato la sua futura nomina episcopale (un incontro fra Viborada ed Ulrico come allievo del convento risulta tuttavia cronologicamente impossibile.Eva Irblich: Die Vitae sanctae Wiboradae, S. 130ff.)
Il martirio