La teoria della scelta razionale, nella criminologia, è la convinzione derivata dall'utilitarismo per cui si ritiene che l'individuo compie reati in base ad una scelta autonoma tra mezzi e fini, costi e profitti, bonus e malus.

Descrizione La scelta razionale è legata alla teoria della deriva di David Matza Matza, Delinquency And Drift, New York, John Wiley and Sons, (1964) in cui le persone utilizzano le tecniche di neutralizzazione per entrare ed uscire dal comportamento delinquenziale, e alla teoria della criminalità sistematica (un aspetto della teoria della disorganizzazione sociale elaborata dalla Scuola di Chicago), dove Edwin Sutherland sosteneva che il fallimento delle famiglie e dei gruppi parentali ampliati estende l'ambito dei rapporti non più controllati dalla comunità, e mina alla base i controlli statali. Ciò induce ad una persistente criminalità "sistematica" ed alla delinquenza.

Sutherland sosteneva anche che tale disorganizzazione provocasse e rafforzasse le tradizioni culturali e i conflitti culturali che sostengono le attività antisociali. La qualità sistematica del comportamento era un riferimento a reati ripetitivi, fantasiosi od organizzati rispetto ad eventi casuali. Egli rappresentava la cultura della legalità come dominante e più ampia rispetto ai punti di vista culturali criminogeni e capace di superare il crimine sistematico se organizzata a tale scopo Sutherland, 1939: pagg. 8-9.

Teoria sulla routine

L'attività di routine è una branca della scelta razionale in criminologia, sviluppata da Marcus Felson e Lawrence Cohen. Il nocciolo della teoria si focalizza sul delitto considerato come un'attività normale e dipende dalla opportunità disponibili. Se un bersaglio non è protetto a sufficienza, e se la ricompensa è conveniente, il reato avrà più possibilità di riuscire. La criminalità non ha bisogno di colpevoli recidivi, né super-predatori, né criminali condannati o persone malvagie, ma solo di un'opportunità. Note

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