Il Sacro Convento di San Francesco in Assisi, sorge nella città serafica accanto all'omonima basilica la cui costruzione fu inaugurata da papa Gregorio IX il 17 luglio 1228, all'indomani della canonizzazione del Poverello. L'accesso principale è dalla piazza inferiore di San Francesco.

Una fonte quattrocentesca motiva l'attributo "sacro" al fatto che il convento - cosa certamente singolare - sarebbe stato consacrato insieme alla basilica da papa Innocenzo IV nel 1253«Circa la consacrazione, non solamente consacrò la altare, ma ancora tutta la chiesa con il convento, però se dice il Sacro Convento» (). L'uso dell'aggettivo "sacro" sembra però «abbastanza comune nel medio evo; rimasta con titolo legittimo antico solo a questo cenobio» ..

Nell'anno 2000, insieme ad altri siti francescani del circondario, il complesso monumentale costituito dalla Basilica e dal Sacro Convento è stato inserito nella Lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO..

Origini, evoluzione strutturale e restauri del complesso

Dopo la morte di san Francesco fu papa Gregorio IX, già cardinale vescovo di Ostia (che lo stesso Francesco aveva ottenuto da papa Onorio III come "protettore" dell'Ordine; per i suoi rapporti con Francesco vedi: .) a voler la costruzione in Assisi di una specialis ecclesiaBolla Recolentes del 29 aprile 1228, in dove custodire il corpo del Santo già sepolto nella chiesa di San Giorgio: , entro le mura della città.

È frate Elia da Cortona, per conto dello stesso Pontefice, a ricevere la donazione da parte di Simone di Puzarello (o Pucciarello) di «unam terre positam in vocabulo collis inferni in comitatu Assisiensi» perché vi sia costruito un luogo, oratorio o chiesa «pro beatissimo corpore sancti Francisci»Atto notarile del 30 marzo 1228 conservato presso l'Archivio del Sacro Convento di Assisi (Istrumenti, II/1) e trascritto in . Per il giorno (30 anziché 29 marzo come quasi generalmente) si veda la precisazione nella descrizione del documento .. Collis inferni (volgarizzato in Colle dell'inferno), forse per il suo aspetto selvaggio, ma più probabilmente inferius perché posto in basso rispetto alla città. Lì erano erette le forche per l'impiccagione dei condannati a morte ed è probabile che vi trovassero rifugio i lebbrosi. Una tradizione fa risalire la scelta del luogo al desiderio dello stesso Francesco di essere sepolto «Dove sonno le forche deli malfactori»«Onde quando poi el nostro padre Santo Francesco fu appresso alla morte li soy compagni lo adomandarono dicendo: "Padre dove voli essere sepellito?" et illo rispuose: "Dove sonno le forche deli malfactori", la qual cosa poi fo facta imperocché dove è mo lo altare maiore ivi era il luoco della justitia» (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. Vat. 4354, c. 108, citato in: ., mentre qualcuno vi indica uno dei luoghi dove Francesco si ritirava in solitudine e preghiera. Il 17 luglio 1228, papa Gregorio IX - dopo che il giorno precedente aveva solennemente iscritto Francesco nell'albo dei santi: - diede avvio alla costruzione della nuova chiesa accanto alla quale vennero contemporaneamente edificati i primitivi spazi (i loca della Regola non bollataVII, 13: o domus in quella del 1223Regola bollata, VI, 1: ) per i frati, con ogni probabilità sul terreno donato il 31 luglio successivo - questa volta direttamente alla chiesa di San Francesco - sito nella piaggia del colle della medesima chiesa, sopra il TescioAssisi, Archivio del Sacro Convento, Istrumenti, II/2, trascritto in . Il primo riferimento esplicito al convento è in un documento del 27 maggio 1239: una promessa di risarcimento fatta da frate Elia dominus et custos della chiesa di S. Francesco di Assisi e frate Giacomo da Bevagna, sindaco e procuratore della detta chiesa et conventus ipsius, atto redatto - scrive il notaio - apud dictam ecclesiam Sancti Francisci, in quadam camera ipsius ecclesieAssisi, Archivio del Sacro Convento, Istrumenti, II/3, trascritto in .

Il primo nucleo abitativo sorse sul retro della costruenda basilica e costituiva il lato nord e, per la parte inferiore, quello ovest dell'attuale chiostro maggiore (detto di Sisto IV). La cosiddetta domus Gregoriana doveva far parte di questi ambienti come spazio che, all'occorrenza, veniva destinato all'ospitalità del pontefice.. Di un palatio Gregoriano, un grande palazzoIl termine "palazzo" è utilizzato nei documenti relativi al Sacro Convento sia per indicare l'edificio a quattro piani sul fronte ovest, sia una modesta infermeria e addirittura una sola stanzia a uso barberia. Nel linguaggio dell'epoca il termine era sinonimo di fabbricato, ambiente, locale (cfr. ). «in loco fratrum Minorum de Assisio» fatto costruire da Gregorio IX sia per onorare san Francesco che per alloggiarvi nelle sue visite alla sua tomba, parla frate Salimbene de Adam nella Cronica, nel contesto della undicesima colpa di cui accusa frate Elia.. Si tratta con ogni probabilità di un corpo fatto aggiungere, accanto alla dimora dei frati, non da papa Gregorio (morto nel 1241), ma da Innocenzo IV, e che Salimbene vide, verosimilmente finito, nel 1265, quando è documentata la sua presenza ad Assisi.. A tale residenza papale si accedeva dal convento, attraverso il cortile interno, ma probabilmente anche da un ingresso autonomo, a nord est, tramite un terrapieno ricavato tra la chiesa e la selva a cui si poteva giungere attraversando il transetto d'ingresso - una sorta di nartece - alla chiesa inferiore che allora iniziava dalla prima campata della navata..

Gli studiosi sono concordi nell'affermare che comunque «seguire le vicende costruttive e, talora, parzialmente distruttive del convento francescano è arduo e perfino impossibile»; cfr. . per la scarsità delle fonti documentarie sull'argomento. Nulla rimane dell'ente (in antico "Opera") che prese in carico la fabbrica dopo che frate Elia (nel 1232 eletto generale dell'Ordine e poi deposto nel 1239 e scomunicato con l'accusa di eresia), dovette lasciare la direzione dell'impresa..

Nella prima metà del secolo XIII il primitivo convento doveva probabilmente occupare l'area «immediatamente dietro la zona absidale e dal profilo della chiesa, che ancora non era arricchita dalla cappelle laterali, sporgeva appena e in modo simmetrico da entrambi i lati, occupando un'area pressoché quadrata».. L'ingresso era a sud, all'altezza dell'abside della Basilica, lasciando perciò libero l'intero lato della stessa. Nel 1282 viene edificato sul lato sud il refettorio "maggiore" (o "grande"), con copertura in legno e portico gotico esterno (detto "del Calzo"), mentre è nel 1360 che il complesso si svilupperà a ovest con l'edificazione del cosiddetto "Palazzo Albornoz"Il fabbricato prende il nome dal cardinale Egidio Albornoz, legato e vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, che alla morte lasciò duemila fiorino d'oro per la conclusione dell'opera (cfr. ). Su quel lascito intervenne il 17 maggio 1373 Gregorio XI che da Avignone ordinava al vescovo di Perugia di costringere i frati ad utilizzare l'eredità dell'Albornoz esclusivamente per i lavori della chiesa e del convento (cfr. ( in cui verrà collocata l'infermeria, poi detta "antica".. Un ulteriore ampliamento interesserà nel 1441 il lato sud con la costruzione (a est, a fianco del refettorio) di un dormitorio, sostenuto all'esterno da tredici archi..

Durante il pontificato del papa minorita Sisto IV (1471-1484) diversi furono gli interventi sul complesso conventuale: nel 1472 il fabbricato ovest fu rinforzato sul lato a valle da una "scarpa" in cui (verso Santa Maria degli Angeli) fu collocata la statua dello stesso pontefice; qualche anno dopo, nel 1476, lo stesso palazzo verrà completato e vi troverà nuova sistemazione la residenza papale che lasciò così posto al noviziato che venne poi detto "antico"; si provvide in quel periodo anche alla sistemazione della zona absidale della Basilica con la realizzazione di un chiostro rinascimentale a due ordini - detto appunto "di Sisto IV" - su disegno di Antonio da Como e Ambrogio Lombardo.. Al centro del lato ovest, una lapide con lo stemma "parlante" del Pontefice (Francesco della Rovere) indica l'anno 1474. Pare di quel periodo anche l'avanzamento ad est, verso la città, dell'ingresso al convento (porta della "battaiola") ove si trova tuttora.

L'ultimo grande intervento che definì la struttura del complesso nella sua forma attuale, fu, nei primi anni del secolo XVII, la sopraelevazione del dormitorio quattrocentesco per intervento munifico di Filippo III re di Spagna., così come ricordato da un'iscrizione - senza data - sulla parete esterna dell'ingresso ovest del corridoio superiore.. Lì fu trasferito il noviziato, detto per questo "nuovo"..

Tra il 1745 e il 1748 viene restaurato il refettorio "grande" su progetto dell'architetto Giovanni Fontana: le capriate in legno vengono sostituite da una volta a botte con lunette. Probabilmente sono di quel periodo i ventidue grandi medaglioni ovali, appesi entro cornici in stucco sulle due pareti longitudinali, con i ritratti dei pontefici (da Onorio III a Clemente XIV) benemeriti dell'Ordine francescano e del santuario assisano..

Nel 1929 - dopo la restituzione all'Ordine del Sacro Convento - fu ristrutturato l'ampio salone (oggi "papale", ma già detto "sala dei musici"Inventario dell'antica biblioteca del S. Convento di S. Francesco in Assisi compilato nel 1381 pubblicato con note illustrative e con raffronto ai codici esistenti nella comunale della stessa città dal bibliotecario Leto Alessandri [...], Assisi, Tip. Metastasio, 1906, p. XVI, citato in: Gino Zanotti, Assisi, la Biblioteca del Sacro Convento, conventuale-comunale (sette secoli di storia), Assisi, Casa editrice francescana, 1990, p. 23.. perché vi si conservavano gli strumenti della Cappella musicale della basilica) all'ultimo piano del fabbricato ovest. Il lavoro fu curato dall'architetto Arnaldo Foschini, per volere del Ministro generale Alfonso Orlich (italianizzato Orlini), e dedicato a papa Pio IX, l'ultimo pontefice ad aver dimorato al Sacro Convento il 7 e 8 maggio 1857., in occasione del cinquantesimo della sua ordinazione presbiterale. Fu posato un pavimento in maiolica di Giuliano Aretini di Deruta mentre la pittrice romana Maria Biseo realizzò la decorazione pittorica su programma iconografico di frate Bonaventura Marinangeli.

Non tanto per la significatività dell'intervento, quanto per quella del rinvenimento, si segnala il rifacimento del pavimento del refettorio "grande" del 1968. In quell'occasione, sotto la vecchia pavimentazione, fu rinvenuta la più antica collezione di ceramiche medievali umbre, ora conservata, e in parte esposta, presso il Museo del Tesoro.

Elementi decorativi

A differenza dell'attigua Basilica il complesso conventuale non presenta - salvo qualche eccezione che - particolari elementi di tipo decorativo. Nell'estrema essenzialità degli ambienti primitivi (ancor oggi detti "di frate Elia") fa notizia il capitello della colonna al centro della sala del Capitolo, che sì può giustificare con il fatto che quell'ambiente sia nato insieme al cosiddetto palazzo papale, all'epoca di papa Innocenzo IVTestimoni oculari attestano che fino al 1875 nella sala capitolare era visibile lo stemma di papa Sinibaldo Fieschi (Cfr. ). Da un punto di vista architettonico qualche elemento decorativo comincia a comparire nel secolo XV nel porticato (chiamato "il calce"), sul lato sud del refettorio grande, e nel chiostro della zona absidale che fu rinnovato per volere di Sisto IV, di cui porta ancora il nome.