Fu senatore del Regno di Sardegna.

È noto principalmente per la sua opera di traduzione dei classici greci: fu infatti il primo traduttore integrale in versi delle commedie di Aristofane e il secondo traduttore italiano delle Argonautiche.

Come poeta lirico, si dedicò alla composizione di canzoni d'occasione e, sulla scia degli Inni Sacri del Manzoni, scrisse I Sacramenti, che ricevettero apprezzamento dai contemporanei. Allievo prima dell'abate di Caluso, poi di Carlo Boucheron, coltivò rapporti con importanti letterati del suo tempo, tra cui Alessandro Manzoni. Fu amico intimo della poetessa Diodata Saluzzo Roero, di cui curò l'edizione postuma delle Poesie del 1843.

Sua figlia Luisa Minervina sposò Gustavo Ponza di San Martino e suoi nipoti furono i generali Coriolano Ponza di San Martino e Cesare Ponza di San Martino.

Biografia Infanzia ed educazione

Coriolano di Bagnolo nacque a Torino il 17 agosto 1790, figlio del conte Luigi e di Laura D'Oria di Ciriè.Estratto dell'atto di nascita e di battesimo del poeta, tratto dal Registro degli Atti della Parrocchia Metropolitana di Torino, anno 1790, pag. 194 Il capostipite della sua famiglia era Aimée Malingri, importante poeta in lingua occitanaPer ulteriori informazioni su Amedeo Malingri v. anche:

"Poesies d'un noble Savoyard-Piemontais. Bollettino dell'Associazione fra Oriundi Savoiardi e Nizzardi Italiani, nº 4, Officina Poligrafica Editrice Subalpina, Torino, dicembre 1915"

Il volume alla nota precedente è la traduzione di questo lavoro.; la madre, proveniente da una delle principali famiglie del Piemonte, era scrittrice dilettante, autrice del Penitent du Mont-Viso. Fu lei a preoccuparsi che il figlio ricevesse un'educazione di stampo umanistico, e lo fece esercitare fin da piccolo nelle lettere antiche e moderne e nella filosofia.

Il giovane Coriolano, quando fu il momento, intraprese gli studi di Legge all'Universitá di Torino, allora chiamata Accademia Imperiale a causa dell'occupazione francese. In questi anni cominciò a frequentare eminenti letterati ed eruditi della Torino dell'epoca, primo fra tutti Tommaso di Caluso. Costui infiammò il giovane trasmettendogli la sua passione ed esortandolo a seguire l'esempio del suo notissimo amico, Vittorio Alfieri, con il quale Coriolano era tra l'altro imparentato.La nonna paterna di Coriolano di Bagnolo, Eleonora Alfieri di Magliano, era nipote di Carlo Giacinto Alfieri, terzo marito di Monica Tournon e dunque patrigno di Vittorio Alfieri. Questo rendeva la nonna di Coriolano ben più vicina all'Alfieri per parentela acquisita (l'equivalente di una cugina prima) di quella di sangue (i due rami a cui appartenevano Eleonora e Vittorio si erano infatti separati nel '200). Per comprendere parte dell'opera di Coriolano di Bagnolo è importante tenere presente l'influenza dell'astigiano, anche se indiretta, che si riflesse soprattutto nelle sue tragedie. L'ammirazione per l'Alfieri, la frequentazione dei salotti colti di Torino grazie all'abate di Caluso, oltre agli esempi letterari dell'antenato Amedeo e della madre, indussero Coriolano ad abbandonare la giurisprudenza e a dedicarsi a tempo pieno alla letteratura.

Carriera militare

Nel 1814 Coriolano di Bagnolo aveva aderito al corpo nobile di rappresentanza che aveva accolto e onorato il Re Vittorio Emanuele I al suo trionfale ritorno in Piemonte dopo la prima capitolazione del Bonaparte. Inizialmente privato dal Congresso di Vienna di parte della Savoia, durante i "cento giorni" il Re mosse guerra a Napoleone inviando a combattere in Francia un corpo di spedizione al comando di Vittorio Amedeo Sallier della Torre; il Bagnolo entrò nella cavalleria leggera con il grado di Sottotenente nel Reggimento Cavalleggeri del Re, per poi passare in fanteria quale ufficiale alfiere del Reggimento Monferrato e partecipando alla vittoriosa campagna del 1815 (di cui l'evento più noto è la battaglia di Grenoble) che permise a Vittorio Emanuele di riottenere l'intera Savoia.

Scrive Lodovico Sauli d'Igliano:

Nell'agosto del 1817 Coriolano Malingri di Bagnolo fu promosso Tenente nel Reggimento di fanteria Monferrato.

Il Bagnolo lasciò l'Armata Sarda nel 1820 per tornare a dedicarsi all'occupazione prediletta. L'amor patrio che lo aveva portato a prendere le armi in difesa del Regno non lo abbandonò mai, e anzi divenne uno degli argomenti più frequenti nella sua poetica.

Attività letteraria Conclusa la breve carriera militare, il Bagnolo cominciò a dedicarsi a tempo pieno allo studio e alla scrittura. Nel frattempo, nel 1817, il conte si era sposato con una sua cugina terza,La bisnonna materna di Coriolano, Costanza Eleonora Damiano Del Carretto, e la bisnonna paterna di Barbara, Maria Cristina San Martino di Agliè erano sorelle, figlie entrambe di Vittorio Amedeo Ferrero Fieschi di Masserano e di Giovanna Irene Caracciolo di Santobuono. Barbara Capris di Cigliè, pittrice dilettante, da cui ebbe tre figli.

In principio, il Bagnolo si dedicò alla produzione teatrale, e in particolare il suo esordio fu la traduzione in vista di una rappresentazione delle principali tragedie di Pierre Corneille. Si ha notizia certa dell'impegno dell'autore in questo lavoro fin dal 1825 (è datata al 23 ottobre di detto anno la lettera dell'amica Diodata Saluzzo che lo incoraggia a modificare la struttura della tragedia Polyeucte"[...] quanto accenna da farsi al Polieucte mi sembra ottimo. Felice in quella tragedia è un ultimo attore, tolga via questa misera parte di un egregio lavoro. Crescerà forza a Corneille medesimo siccome ha fatto nel Cid."

Il Romanticismo in Piemonte, Olschki 1993, pag. 163); tuttavia, per citazioni interne alla stessa lettera"[...] siccome ha già fatto nel Cid.", v. nota precedente, è lecito supporre che l'opera fosse già stata intrapresa da tempo. Le tragedie di Corneille nella traduzione del Bagnolo furono rappresentate nel 1829, ottenendo un buon successo di pubblico, e furono pubblicate insieme nel 1830, in un volume dal titolo Teatro tragico. L'insuccesso di critica o forse il desiderio di una produzione originale portarono il Bagnolo a non intraprendere più opere di traduzione di scrittori moderni.Eccezion fatta per le Romanze dei greci moderni

Nel settembre del 1831 morì sua moglie Barbara; questo fu un grande colpo per Coriolano, legato a lei da un tenero affetto.L'amica Diodata Saluzzo, in due lettere successive del 14 e 17 settembre, incoraggia il Bagnolo a rimanere presente a se stesso nonostante il duro colpo, per il suo bene e quello dei suoi figli:

"Si ricordi che la sua vita, e la sua sanità appartengono ai suoi figli."

e:

"Non cerco la via di consolarla, poiché non la so trovare per me stessa, spero bensì di vederla a Torino, ed intanto le ricordo ch'Ella è Padre [...] una sua lunga infermità, che nascerebbe dallo stato angoscioso dell'anima necessariamente, rovinerebbe l'educazione lo stato, la vita di tre innocenti ai quali ella solo rimane; pensi ai figli prima, pensi agli amici, alla Madre [...]" Nonostante ciò, la sua carriera continuò senza subire grandi battute d'arresto e nel 1832 fu rappresentata la sua prima tragedia originale, Gismonda. Seguirono la rappresentazione e pubblicazione, nei due anni successivi, delle tragedie Maria di Sassonia (1833) e I Maccabei (1834), che ottennero un mediocre successo. Lasciata definitivamente la produzione teatrale, incoraggiato e aiutato da Carlo Boucheron il Bagnolo incominciò l'opera di traduzione delle Argonautiche di Apollonio Rodio, che uscì nel 1836 per i tipi di Giuseppe Pomba; fu questa la prima versione poetica in italiano del poema ellenistico. Il conte intraprese dunque il lungo lavoro di traduzione di Aristofane, che giunse a pubblicare solo molti anni dopo, nel 1850."Sì che indarno mi brama / del comico d'Atene il dolce verso / con cui lottar m'astrinse"

Questi versi della canzone In morte del cavaliere Carlo Boucheron provano che il Bagnolo abbia lavorato alla traduzione di Aristofane almeno dal 1838.

Nel 1837 furono dati alle stampe I Sacramenti, un'opera di chiara ispirazione manzoniana: nessun critico esitò a riconoscerne il modello negli Inni Sacri. I Sacramenti ricevettero comunque una buona accoglienza, soprattutto da parte della critica ecclesiastica.V. infra la recensione di Michele Ponza sull'opera. Negli anni successivi il Bagnolo dovette far fronte a due nuovi lutti per lui significativi: nel marzo del 1838 morì il suo maestro Carlo Boucheron, cui dedicò una canzone di elogio funebre; nel 1840 venne invece a mancare la sua amica Diodata Saluzzo. Risale a questi anni il periodo meno prolifico della sua carriera: continuando a lavorare sulla traduzione di Aristofane, il conte non pubblicò opere di grande rilievo fino al 1850. Tuttavia, oltre ad alcune produzioni minori e alla seconda edizione delle sue Argonautiche, nel 1843 fu pubblicata un'importante edizione postuma delle poesie della Saluzzo di cui fu il curatore.

Vecchiaia e carriera politica

Per lunghi anni il poeta ricoprì la carica di sindaco di Bagnolo, feudo dove passava vari mesi di villeggiatura all'anno nel palazzo di famiglia. Negli ultimi anni della sua vita, in contemporanea con l'attività letteraria, fu chiamato a partecipare alla vita politica del Regno di Sardegna: il 18 dicembre 1849, al principio della IV legislatura, fu nominato membro del Senato Subalpino, per censo e per prestigio personale. Giurò due giorni dopo ed ebbe la convalida il 28 dicembre dello stesso anno. Il 21 dicembre 1853, all'inizio della V legislatura, fu nominato segretario del Senato, incarico che ricoprì fino al 29 maggio 1855, pochi giorni prima della morte.

Nel 1850 era finalmente uscita, nel frattempo, la sua traduzione integrale delle commedie di Aristofane, frutto di anni di fatiche e che, prima del suo genere in Italia, ebbe il merito di avviare una felice stagione di traduzioni del comico ateniese. Nel 1853, all'entrare al capezzale della morente figlia Ottavia, per il dolore ebbe un forte mancamento. È forse da individuare in questo probabile attacco di cuore l'inizio del declino fisico che lo portò alla morte, avvenuta a Torino il 17 giugno 1855.

Opere Tragedie

Gismonda

La prima tragedia originale del Bagnolo fu Gismonda, basata sulla prima novella del quarto giorno del Decameron di Boccaccio, Tancredi e Ghismunda. Tratta dell'infelice amore di Ghismunda, figlia del principe di Salerno Tancredi, con Guiscardo, servitore del padre. La gelosia di Tancredi non gli permette di accettare la tresca della figlia e la sua ira ha come tragiche conseguenze l'uccisione di Guiscardo e il suicidio di Ghismunda.

Sulla "Antologia" del Vieusseux Gismonda fu commentata nei seguenti termini:

Sullo "Annotatore Piemontese" di Michele Ponza, invece, la critica fu positiva:

Maria di Sassonia Tragedia ad argomento storico ambientata alla corte di Ottone III di Sassonia. La moglie di Ottone, Maria, per ottenere l’amore del generale Olderico inventa una tresca dell’innocente moglie Giulia con l’imperatore. Le calunnie di Maria, unite all’invidia di corte per il suo crescente potere, portano alla condanna a morte del protagonista, creduto amante dell’imperatrice. Maria, pentita e nobilmente rifiutata da Olderico, svela le sue trame e si suicida.

I Maccabei